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24.12.04

Introduzione e Schema generale di Perceber

Care voi, cari voi, perceber.com ferma per le vacanze la sua appena iniziata attività. Ma perché non vi sentiate soli, vi lascia in compagnia di qualcosa su cui meditare: l'introduzione e lo schema generale del romanzo Perceber.

Buon divertimento.

Leggi l'Introduzione e lo Schema generale del romanzo Perceber in formato Pdf (76K).

Posted by giuliomozzi at 10:02 | Comments (3)

23.12.04

Dubbi e ubbie

di Azione Parallela

[Azione parallela ha pubblicato un'interessante annotazione sul saggio di Leonardo Colombati Il silenzio, il bianco, lo zero. Mi permetto di riportare qui per intero il suo post].

E’ in arrivo un poema eroicomico sul nulla che s’annuncia come un capolavoro (Don Quixote o Sancho Panza nell’età del nichilismo – che hanno contribuito ad aprire). Nell’attesa, potete leggere un lungo saggio diviso in due parti (qui e qui) dell’autore del poema. Tema: il silenzio, il bianco, lo zero (i "luogotenenti del nulla"). In mezzo a molte cose interessanti (su alcune delle quali magari torno), mi limito a segnalare la questione per me principale, che si trova in prossimità della conclusione:

L’indeterminatezza dello zero assomiglia a quella del silenzio: un qualcosa che non c’è ma che modifica l’esistente. Si pensi ad esempio alle pause nel discorso e nelle forme musicali: “c’è una nozione basilare di pausa: un fischio cessa e poi riprende. Questa descrizione sarà probabilmente accettata da tutti, ma implica qualcosa di strano, ossia il fatto che il fischio sia lo stesso prima e dopo la pausa. Questa posizione è filosoficamente sospetta. Il filosofo sobrio dirà che ci sono due fischi, separati da una pausa (Roberto Casati e Achille V. Varzi).
Ciò equivale a dire che nella “frase” in questione vi sono tre elementi: un fischio, il silenzio, un altro fischio. Ma se il silenzio è definibile solo in negativo – e dunque come non-suono, come qualcosa che non esiste – togliendolo dalla frase, essa non dovrebbe cambiare. E allora come mai otteniamo un unico, lungo fischio?.

Nel gustoso e amplissimo materiale bibliografico (e ognuno hai suoi gusti: il bianco più bianco, ad esempio, è per me la neve della Montagna incantata; e il silenzio più ostinato quello di Filebo. O quello di Bartleby?) spicca però, a lenti filosofiche, l’assenza del problema del Sofista. E dico: non tanto il problema di cui si tratta nel Sofista (perché anzi di quello) quanto il problema che il Sofista stesso rappresenta, per aver con abile mossa fatto scomparire di sotto al tavolo della filosofia (e non ci voleva molto, visto ciò di cui si trattava) il ‘nulla affatto’, il me on inteso in senso assoluto. Il quale me on se ne impipa del corretto ragionare di Platone, che lo esorcizza come “adianoeton te kai arreton kai aphthegton kai alogon [impensabile, indicibile, impronunciabile, illogico]”. L’esorcismo riesce però con Colombati (e non solo con lui), visto che per lui si tratta piuttosto di mostrare quanto significativo sia l’altro nulla, quello che sta, civile e grazioso, tra gli enti e le parole, il nulla che punteggia l’essere e articola il discorso, il nulla che riesce insomma ben significativo (e che quindi tanto nulla non è).
Certo, l’altro nulla è forse solo una fisima, “un’ubbia dell’intelletto puro”. Può darsi. Ma come diceva Bennato? Abbi ubbie.

Posted by giuliomozzi at 09:43 | Comments (1)

21.12.04

Il silenzio, il bianco, lo zero [2]

di Leonardo Colombati

Mentre i nomi di tutti gli altri numeri ci derivano dal latino (UNUS, DUUS, TRES, QUATTUOR, QUINQUE, SEX, SEPTEM, OCTO, NOUEM, DEKEM), il nome dello zero ci deriva dall'arabo zifr, da cui proviene anche la parola che significa qualsiasi numero: cifra. Lo «strano numero» fu introdotto in Europa dal matematico e viaggiatore pisano Leonardo Fibonacci, che all'inizio del XIII secolo nel suo Liber Abaci trascrisse il metodo utilizzato dagli arabi per fare di calcolo senza il pallottoliere.
Lo zero è il numero che assegna al concetto sussumente la mancanza di un oggetto, ovvero la prima cosa non reale del pensiero. Lo zero non è un’assenza, non è un niente, non è il segno di una cosa, non è una semplice esclusione. Se i numeri naturali sono segni, esso è un significante. Non è un intero, ma un metaintero, una regola intorno agli interi e alle loro reazioni...

Leggi la seconda parte del saggio Il silenzio, il bianco, lo zero di Leonardo Colombati in formato Rtf.

La prima parte del saggio è disponibile qui.

Posted by giuliomozzi at 09:43 | Comments (4)

17.12.04

I primi passi, titubanti, del giovine scrittore

di giuliomozzi

Nel 2000 Leonardo Colombati ricevette un riconoscimento speciale dalla giuria del Premio Arona (composta da Donata Aphel, Giacomo Battiato, Andrea Camilleri, Angelo Canevari, Giulio Cattaneo, Oriella Dessì, Laura Toscano) per il racconto La repubblica delle lettere anonime. Riconoscimento consistente, peraltro, in una "raccolta in confezione esclusiva della collezione completa dell’Almanacco dell’Altana" (tutti i particolari).
Ma non gli bastò, al Colombati. Lo stesso anno conquistò anche una segnalazione d'onore, nella sezione racconto inedito, alla diciottesima edizione del Premio Firenze. La giuria in quel caso era composta da Vittorio Vettori, Anna Belli, Giuseppe Cancemi, Uberto Frediani, Franco Manescalchi, Enrico Nistri, Gloria Giudizi Pattarino, Pierandrea Vanni (tutti i particolari).
Li aspettiamo, tutti questi illustri giurati, al varco. Loro che, già quattr'anni fa, avevano "visto". Loro almeno lo compreranno, il libro Perceber, quando uscirà. Quindici copie garantite, se non altro.

Posted by giuliomozzi at 22:38 | Comments (14)

Il silenzio, il bianco, lo zero [1]

di Leonardo Colombati

Il turista, il critico d’arte e lo storico accolgono senza scandalo i geroglifici che il gesuita tedesco Athanasius Kircher iscrisse sull’obelisco di Santa Maria sopra Minerva, a Roma. È un’opera che non delude, sebbene l’arte del falso sia generalmente deprecabile. Converrebbe riflettere sulla circostanza che nulla è mistificazione, se tutto lo è, come possiamo sperimentare quando ogni mattina ci svegliamo «giudiziosi dopo essere passati attraverso le zone d’ombra e i labirinti dei sogni», per dirla con Groussac. Abbiamo l’impressione che tra il mondo della veglia e quello del sonno vi sia una sfasatura, quasi fossero due mondi separati che si guardano l’un l’altro attraverso una lente sfocata. Così, se noi possiamo sognare di essere uno scarafaggio, non potrebbe darsi che quando ci crediamo svegli siamo in verità uno scarafaggio che sogna di essere noi?
Lo dice, con una metafora, Shakespeare...

Leggi la prima parte del saggio Il silenzio, il bianco, lo zero di Leonardo Colombati in formato Rtf.

Posted by giuliomozzi at 16:19 | Comments (7)

16.12.04

Sulla misteriosa Perceber

di Leonardo Colombati

Nel 1932 dalle rive di un luogo incantato noto con il nome di Perceber giungevano i fruscii dei datteri e le imprecazioni delle donne, le prime domande – «¿Dónde está?», «¿Qué es eso?» – e dal largo un’Oscillazione lunga e cangiante barriva innalzandosi a guisa di proboscide, abbattendosi con spruzzi di tartarughe moribonde, meros, fondali, langostas, conchiglie e una vasta crisi economica echeggiava da La Coruña ad Almería il Crollo di Wall Street di tre anni addietro. Calo delle esportazioni di settantasei punti, ottocentomila operai disoccupati… un’Onda Anomala che in cresta reca le effigi di Gil Robles e Goicoechea e schiaccia il Governo repubblicano, frantumando le riforme azañiste...
A quei tempi Perceber era quasi tutta di legno...

Leggi un estratto dal primo capitolo di Perceber

Posted by giuliomozzi at 08:54 | Comments (16)

15.12.04

Cronistoria di un inizio

di giuliomozzi

leonardo_colombati_con_libro.jpgBene, ragazzi, si comincia. Vi ricordate la faccenda del capolavoro misterioso? Cominciò a parlarne, un giorno, a sorpresa (a sorpresa anche per i più diretti interessati) Giuseppe Genna nel suo e-magazine I Miserabili: dopo uno, due, tre suoi interventi (Prime considerazioni sul Capolavoro Misterioso; Di fronte all'altrui Capolavoro; Configurazione del Capolavoro Misterioso) si sollevò (in quel mondo separato, eppure non incomunicante con Reale, che è la Rete) un tale vespaio che dovetti intervenire nel mio diario a placare un po' gli animi, con un pezzo (non so quanto, in realtà, placatorio) intitolato Pubblicità per un capolavoro (avevo appena finito di leggere Pubblicità per me stesso di Norman Mailer, Lerici 1962).

Ora, il capolavoro misterioso è un romanzo che s'intitola Perceber (parola spagnola: si pronuncia persebèr), e l'autore del capolavoro misterioso è un sano ragazzone che risponde al nome di Leonardo Colombati (ritratto qui sopra in una foto di Kìmota). Il romanzo, pubblicato da Sironi, casa editrice per la quale lavoro, sarà in libreria in aprile, o fine aprile, comunque in tempo per la Fiera del libro di Torino (che si tiene, tradizionalmente, attorno al primo fine settimana di maggio).

Leonardo Colombati ha nel frattempo fatta un po' di strada. Si è lasciato irretire dalla rete (vabbe', è un po' colpa mia) e prima ha avviato Il catalogo è questo?, luogo nel quale instancabilmente monologa della sua musica preferita (che è, tanto per spiegarsi, tutta quella che sta tra Bruce Springsteen e Bruce Springsteen), poi si è inventato di fare Medicine Show, ossia una rivista musicale deliberatamente e sfacciatamente ciarlatanesca nella cui redazione, ahimè, ha coinvolto anche persone normalmente serie, o quanto meno seriose, come Niccolò Borella, Davide L. Malesi, Seia Montanelli, Alessandro Piperno, Bernardino Sassoli e Armando Trivellini (oltre che, doppio ahimè, il sottoscritto).

Ma non solo nella rete si sono agitati i destini di Leonardo Colombati e di Perceber: anche nel mondo della carta stampata. Un estratto del romanzo è stato pubblicato prima dell'estate 2004 dalla prestigiosa rivista Nuovi Argomenti, diretta da Enzo Siciliano; e la stessa rivista ospita, nel numero che arriva in libreria in questi giorni, un saggio su Thomas Pynchon nel quale Leonardo, con lo spirito ciarlatanesco che gli è proprio, ha infilato uno dei più stupefacenti refusi-lapsus degli ultimi ventidue anni.

Qualche settimana fa, Leonardo e il sottoscritto si sono guardati negli occhi. Avevamo fantasticato un po', in precedenza, sulla possibilità di fare un sito-work-in-progress per Perceber. Bene: questo che state leggendo è il sito-work-in-progress del romanzo Perceber.

Pubblicheremo diari di bordo, foto delle varie location del romanzo, estratti, pagine rifiutate o ripudiate (l'editore rifiuta, l'autore ripudia), sciocchezzuole, severi interventi critici (quando il libro sarà uscito), scritti divaganti ed extravaganti.

Siori e siore, si comincia. Seguìteci con fiducia.

Posted by giuliomozzi at 09:53 | Comments (8)