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23.12.04

Dubbi e ubbie

di Azione Parallela

[Azione parallela ha pubblicato un'interessante annotazione sul saggio di Leonardo Colombati Il silenzio, il bianco, lo zero. Mi permetto di riportare qui per intero il suo post].

E’ in arrivo un poema eroicomico sul nulla che s’annuncia come un capolavoro (Don Quixote o Sancho Panza nell’età del nichilismo – che hanno contribuito ad aprire). Nell’attesa, potete leggere un lungo saggio diviso in due parti (qui e qui) dell’autore del poema. Tema: il silenzio, il bianco, lo zero (i "luogotenenti del nulla"). In mezzo a molte cose interessanti (su alcune delle quali magari torno), mi limito a segnalare la questione per me principale, che si trova in prossimità della conclusione:

L’indeterminatezza dello zero assomiglia a quella del silenzio: un qualcosa che non c’è ma che modifica l’esistente. Si pensi ad esempio alle pause nel discorso e nelle forme musicali: “c’è una nozione basilare di pausa: un fischio cessa e poi riprende. Questa descrizione sarà probabilmente accettata da tutti, ma implica qualcosa di strano, ossia il fatto che il fischio sia lo stesso prima e dopo la pausa. Questa posizione è filosoficamente sospetta. Il filosofo sobrio dirà che ci sono due fischi, separati da una pausa (Roberto Casati e Achille V. Varzi).
Ciò equivale a dire che nella “frase” in questione vi sono tre elementi: un fischio, il silenzio, un altro fischio. Ma se il silenzio è definibile solo in negativo – e dunque come non-suono, come qualcosa che non esiste – togliendolo dalla frase, essa non dovrebbe cambiare. E allora come mai otteniamo un unico, lungo fischio?.

Nel gustoso e amplissimo materiale bibliografico (e ognuno hai suoi gusti: il bianco più bianco, ad esempio, è per me la neve della Montagna incantata; e il silenzio più ostinato quello di Filebo. O quello di Bartleby?) spicca però, a lenti filosofiche, l’assenza del problema del Sofista. E dico: non tanto il problema di cui si tratta nel Sofista (perché anzi di quello) quanto il problema che il Sofista stesso rappresenta, per aver con abile mossa fatto scomparire di sotto al tavolo della filosofia (e non ci voleva molto, visto ciò di cui si trattava) il ‘nulla affatto’, il me on inteso in senso assoluto. Il quale me on se ne impipa del corretto ragionare di Platone, che lo esorcizza come “adianoeton te kai arreton kai aphthegton kai alogon [impensabile, indicibile, impronunciabile, illogico]”. L’esorcismo riesce però con Colombati (e non solo con lui), visto che per lui si tratta piuttosto di mostrare quanto significativo sia l’altro nulla, quello che sta, civile e grazioso, tra gli enti e le parole, il nulla che punteggia l’essere e articola il discorso, il nulla che riesce insomma ben significativo (e che quindi tanto nulla non è).
Certo, l’altro nulla è forse solo una fisima, “un’ubbia dell’intelletto puro”. Può darsi. Ma come diceva Bennato? Abbi ubbie.

Posted by giuliomozzi at 23.12.04 09:43

Comments

Buon Natale, Perceber!
andrea

Posted by: andrea at 24.12.04 10:09