« Philip Roth e l'antisemitismo | Main | Come ho scritto (in undici anni) Perceber »
06.03.05
Dal Domenicale / I capolavori del nulla
di Davide Brullo
[Nel settimanale Il domenicale di sabato 5 marzo 2005 è pubblicato un lungo articolo di Davide Brullo intitolato: Il capolavori del nulla. Su quelli che con spavalderia spacciano la mediocrità per genio. Riportiamo la parte iniziale dell'articolo, nella quale si parla di noi. Mi permetto di rettificare, nel testo di Brullo, il titolo del romanzo (Perceber e non Percebar come scrive Brullo), l'url del sito (www.perceber.com e non www.percebar.it come scrive Brullo) e il nome dell'editore (Sironi e non Sirone come scrive Brullo). gm]
[L'articolo per intero si può leggere qui, nel sito del Domenicale. gm]
Nell'era in cui mancano i capolavori premono il colpo come funghi appena irrorati di una lieta e rugiadosa pioggia i "capolavori-prima-di-essere-pubblicati". Nell'era in cui più che mancare i critici (che ci sono, che lavorano, si veda ad esempio la lunga inchiesta che il trimestrale Atelier ha condotto dal numero 32 di Dicembre 2003, fino a questo ultimo, il 36, targato Dicembre 2004) mancano gli autori, sono questi ultimi allora a sponsorizzare come mai le proprie opere, alleandosi a compagni di bevute, amichetti e corpo di ballo saltellante.
Cosa nota e arcinota, si dirà, pari alle leccornie, per dire, che si scambiavano gli alfieri del modernismo di stampo anglofono, for example: Eliot che s'indora il "miglior fabbro" Pound e il campione del "parlar materno" Joyce, gli altri due che ricambiano gradevolmente, e Windham Lewis dietro la tenda che spernacchia il mondo, ma quelli se li culla. Già, solo che difficilmente scoveremo capocce tante tra gli scrittorelli d'oggi, e se s'edificavano prospettive critiche e opzioni letterarie per far sfiatare meglio una Waste Land o un Ulysses, allora accettiamo qualsiasi maneggiamento disponibile.
Così, tanto per intrattenervi, a quei tre (Eliot-Pound-Joyce) andiamo ora sostituendo la triade blasfema Genna-Mozzi-Colombati che dal gennaio 2004 c'intrattengono su una sorta di "capolavoro misterioso", così lo definiscono (i primi due), che verrà edito però non prima del maggio 2005. Che s'è detto in tale siderale quantità di tempo? Di tutto e oltre. «Questa esperienza misteriosa verso cui ci fionda il Capolavoro è al di là di ogni possibile genere letterario»; «Ecco, il misterioso autore del Capolavoro Misterioso fa una cosa pazzesca: mi fornisce di più mappe del labirinto. Tutte vere, tutte valide. Questo significa: le pareti del labirinto si muovono. Il labirinto è vivo. Non sono in un labirinto. Sono in uno sconfinato essere vivente, o in uno sterminato automa semovente», stravacca il magnetico Teseo-Genna, che lasciamo nei suoi labirinti sperando che si perda, ma poi continua e spera di fare un enorme complimento al censito, invece abbattendolo come fece (guarda un poco!) il buon cristiano Eliot dando del "miglior fabbro" a Pound, ovvero, tu sarai pure il bravo artigiano Arnaut o Arnaldo (Daniello) ma io sono Dante, divertiti un po' a sciogliere il paragone, e così il Genna che è abilmente abilitato a promuovere i suoi romanzetti noir, che se fossero solo tali si potrebbero pure sleggiucchiare, come fossero Opere alchemico-letterarie, mentre se uno ha il talento di scrivere bene le biografie non ufficiali di certi idoli televisivi (vedi l'ultima trovata - e con nuovo editore, of course, perché questi "alternativi" al niente ti passano da Mondadori a Tropea in un soffio - sul Costantino costanzesco), che s'accontenti, che non ce la meni troppo con la Letteratura e sia fiero del suo assodato talento, il Genna rombante a cui hanno fornito molteplici bocche sussurra: «Questa replica perfetta di Pynchon è italianità purissima. Questo è un grande romanzo italiano». Già a sentirsi dare della "replica" di qualcuno, foss'anche dello Jahwista, io m'inalbererei come per poche altre cose, molto più che se m'accoppassero sul colpo la madre.
Un sito e tanta Cabbala
Mozzi, che nel frattempo svela che il romanzone ha titolo ed editore (Perceber è il nome, Sironi l'editore), e svela che i tre s'incontrano e parlottano dietro pizze e birre, è, come è par suo, molto più parco e "frenato", uno con la capa sulle alate spalle, nel suo diario-blog sussurra, «Io non so se il romanzo di Leonardo Colombati è davvero un "capolavoro". Per me la parola "capolavoro" indica soprattutto un genere letterario». Bene, direte. Trombe strombate. Non poi tanto.
Attorno al libro nasce un sito Internet (www.perceber.com) dentro a cui l'autore, che nella foto è sornione e paffuto e ci piace, scrive un moloch-testo sulla sua, s'immagina, disciplina letteraria (s'intitola Il silenzio, il bianco, lo zero), in cui, molto postmodernamente (benché dovremmo far bene i conti prima o poi e dire che il postmoderno è roba da museo delle cere, da medioevo, romanticheria fatta e finta), mistura Cage agli apocrifi a Poe a Newton a Proust e via scorrendo e scoordinando.
Non domo, il medesimo ci sciorina a tratti e bocconi indizi del "capolavoro", capitoli, funzioni, e la nota d'ingresso al romanzo e lo "schema generale" che lo riassumerebbe. Ecco, veniamo a sapere, per esempio, che «il romanzo è costruito in base alla dubbia cosmologia che dal III al XVI secolo d. C. quei mistici ebrei chiamati cabalisti si premurarono di organizzare per il nostro divertimento», e a parte il fatto ch'essi più che divertirsi cercavano d'escogitare mezzi e scappatoie per rispondere a quelle entusiasmanti domandine come, chessò, il motivo del male nell'esistente, il vero significato assunto dalle cose e dalla presenza di Dio nel mondo vegeto e vivente e via così, quesiti insomma a cui ogni vera opera aspira a rispondere, perché la letteratura, e proprio per il suo carattere non divino, cambia la vita davvero e per sempre e perché la sola verità a noi possibile fiorisce nella finzione, nella fiction, romanzesca o poetica che sia, a parte questo Colombati Leonardo, tutte queste corrispondenze tra parti del libro, rioni di Roma, lettere dell'alfabeto ebraico, Sefirot e rotture dei vasi e comunioni con Dio ce le propina come se poi veramente tutto, anche il nulla, potesse essere raccolto, raccontato, detto nelle sue viscerali viscere, senza sottili sfasature nel creato caglio o disarcionamento dei binari costituiti.
Pare quel Joyce, per tornare alla triade d'inizio, che esternò le sue molto più modeste "schede di lettura" dell'onnicomprensivo Ulysses, ma sghembe, differentemente modellate, agli amici Quinn (2 settembre 1920), Linati (21 setembre 1920) e Larbaud (6 novembre 1921), così lasciando luogo, potenza delle potenze della parola nuda e dura, all'aperto, al non concluso, alla foriera scorrettezza (lui che pensava ogni parola fin nel più infimo lessema, nella più misera sillaba).
Sul "romanzo-non-romanzo"
Eppure, lo dice uno che con le lettere ebraiche tutte angoli e spini ci gioca da quando era infante, le infila nel tubetto ei duoio e ci fa come coi dati, il romanzone lo leggeremo, lo studieremo certo, benché più che Pynchon pare il Foucault pendolante di Eco, perché ben venga uno che se la gioca con Joyce e compagni piuttosto che quello che crede che gironzolando per i quartieri di mala fama e compilando il diarietto di bordo scriva meglio, illustri più decentemente la "realtà" (come se a chi è capace non bastasse il niente da cui viene, il niente dei suoi muraglioni a dire il mondo: vizio solito dell'uomo che vuole "esperire" quando non può "sapere") nonostante con invidia non incerta illividiamo quando il sommo cabalista Colombati viene citato dalle pagine dorate, entraci e la malia del successo è tua, di Nuovi Argomenti insieme al Moresco caotico e al D'Arrigo mobydickesco come artefice del "romanzo non romanzo": è chiaro, più "romanzo-non" di quello che neppure è stato pubblicato ancora! Per non contare poi che un'altra micidiale triade, quella Joyce-Céline-Broch ha sincreticamente chiuso, buttando via la chiave, porta e strada a qualunque possibilità di ulteriore espansione del romanzo. […]
Posted by giuliomozzi at 06.03.05 12:47
Comments
non conosco questo giornale che dice queste cose molto negative, ma secondo me un esempio positivo è quello di Alessandro Piperno che non si é fatto pubblicità prima di pubblicare, così non potevano parlare male di lui prima ancora che il suo libro era stampato, lui ha pensato a scrivere e poi il libro è uscito e é piaciiuto tantissimo a noi lettori popolari, che con il nostro passa parola spontaneo lo abbiamo fatto diventare il più amato degli scrittori nelle classifiche del passa parola. perciò Mozzi e Colombati vi consiglio spassionatamente di prendere esempio da lui, cioè dal suo romanzo "Con le migliori intenzioni" che si trova nelle librerie, nelle edizioni Mondadori.
Posted by: luciano d. at 06.03.05 14:30
Mi colpisce la lunghezza di quest'articolo su un libro ancora non letto! Siamo al limite della contraddizione performativa.
(Io ho appena (ri)-cominciato, ma l'impressione è che sia l'esatto contrario del "come se poi veramente tutto, anche il nulla, potesse essere raccolto, raccontato").
Posted by: massimo at 07.03.05 08:47
Al Domenicale gli rode il c**o. Perché?
Posted by: il colosso di rodi at 07.03.05 12:12
E' bello essere spavaldi. Ci vuole coraggio e passione. Che il Domenicale si faccia da parte e aspetti a parlare. Ignorare vuol dire stroncare, recensire vuol dire insignire.
andrea
Posted by: andrea at 07.03.05 20:44
C'è solo un modo, mi sembra, per leggere con profitto (traendo, sia chiaro, qualsiasi conclusione, pro o contro ecc.) il solito delirante e folgorante Brullo: quello di astrarsi per un momento dal contesto, quello di sostituire a "Domenicale", "Genna", "Colombati" ecc. con nomi neutri e cogliere, quindi, la tensione drammatica e utopica (provocazione insensata? fruttuosa? come ciascun vorrà...) verso una letteratura che non sia "solo letteratura", intrattenimento, pasticca alla vanità della nostra vita (il nome di Brullo può rimanere perché è già comunque neutro, di uno che non ha potere). Detto altrimenti: troppo facile chiedersi: che cosa rode al Domenicale oppure chi è questo Brullo ecc. Credo che la provocazione vada prima di tutto capita, e ad essa occorre reagire. Poi, ma solo dopo, inseriamo tutto nel "gioco della parti" della società letteraria
Posted by: Marco Merlin at 08.03.05 15:14
Credo di non capire. Che cosa si vuole ancora dalla letteratura? Non è sufficiente che sia intrattenimento e "pasticca alla vanità della nostra vita"? Lo fosse, avrebbe già assolto a due compiti meritori, di cui peraltro nessuno ha il diritto di oberarla.
Se poi si parla invece di critica letteraria, mi pare che Leonardo ne faccia di più efficace del Genna o di questo Brullo. Si potrà ancora distinguere, no?
Posted by: giovanni at 09.03.05 06:49
"il solito delirante e folgorante Trullo" beh a uno che scrive questo, come si dice, basta la parola.
Posted by: francesco totti at 09.03.05 13:16
Bah, non volevo dire nulla di particolare, se non cercare di evitare passaggi trancianti, tipo "siccome lo dice lui, non conta" oppure "basta la parola": allusioni, strizzatine d'occhio, giochi di specchi sul vuoto. Se poi per qualcuno la letteratura è una caramella da ciucciarsi per passatempo, a me va benissimo: del resto, la frase di può intendere come indizio di quell'arte, nobilissima, di sopravvivere al nulla: arte che ciascuno pratica come crede. Al di là dei toni e dei contesti, Brullo lancia una provocazione chiara e forte, e se vogliamo anche semplice (fa più questo, mi pare, che giudicare un libro peraltro non ancora pubblicato).
W Totti!
Posted by: Marco Merlin at 09.03.05 14:06
Merlin, l'atelier è strapieno e ti hanno mandato fuori a fumare, si vede che ti fumano, la centrifuga si è rotta, è inutile centrifugare i nomi. Ramona ha perduto il lavoro, è morto il Vate, il Water non è più da ripulire. Merlin, Brullo è dell'oratorio novarese insieme a te. Merlin sei cicca sotto la suola più famosa del mondo, la suola di vita, mentre la riformna dei professionali. Singulti al tuo caro professore che sempre veglia, Uoluìmman piemotese con tanta di quella fonduta nelle orecchie, con tanta bavarese crogiolatasi nel caramello, che brucia, brucia molto. Non è provocazione, non c'è il pro e neanche la vocazione. Trentatré trentini ti hanno abbandonato, sei rimasto solo con il fiammifero in mano, invano tenti di venderlo al miglior offerente che non c'è, perché ormai se l'è accaparrato la rivista l'Incantiere, Dante Màffia e tutto il resto, compreso il pudicissimo Marco Guzzi, produttore di moto storiche della letteratura con tanto di laurea permanente. Ti sei fatto la permamente novarese. Bleah a tutti voi e con disdoro! Il convegnino dove si parla di sconosciuti, peggio, non pervenuti. All'antologia, ovvio. Brunello di Montalcino scorre nel sangue del catasto umano raccolto in cò del monte: è Brullo! Bella la fotina tra i collaboratori dell'Atelier d'alta moda, talmente alta che non la si può afferrare, talmente afferrare che non la si può alta. Mah. Spedizioni in abbonamento gratuito con richiesta di pagamento: è questo il modo? E' modo il questo? Con le catenine di rosari al collo, il santino acquaceo nella tasca destra posteriore, la madonnina non correre papà. L'antologia della nostra degenerazione. I poeti del limbo e quelli del dumbo. Settantaduemilaottocentotré, tutti allievi di Franco Loi e Manlio Sgalambro, tutti a Trento, te solo sul colle delle langhe a rimpiangere che il fango non abbia stupefatto le sudate carte: che puzza, le sudate carte!, dàtegli un rinfresco, un deodorante, del borotalco. Sostanza profonda della tua poesia cattolicotoscana, anche tu perfetto pingitore di campagne rurali asolane, come Andrea Ponso Quondo Sono. Barbellini Amideo, amido della bianca, lavapiatti, torna nell'Atelier, si è svuotato, non c'è più nessuno, la moda vola ormai rasoterra, che peraltro è brulla da sempre, grazie.
Posted by: nanni motoretti at 09.03.05 17:32
Mamma mia che strapotenza intellettuale, sono annichilito. Sai proprio tutto, di me, mi annusi perfino nelle mutande. Wow, che onore! Proprio non mi spiego perché io non so nulla di te, manco il nome, e io son tal idolo per te da essere osannatamente combattuto, vilipeso, calunniato, letto fin nelle segrete pieghe del cuore, laddove pulsano le intenzioni più subdole e schifose che tu dimostri di conoscere come se le leggessi nel tuo stesso specchio spocchioso.
Posted by: Marco Merlin at 10.03.05 13:33
Finora non ho ritenuto opportuno dire la mia sull'articolo apparso sul Domenicale, nè ho intenzione di farlo in futuro.
M'intrometto solo per chiedervi di non varcare il confine tra la polemica e l'insulto.
Brullo, nel suo pezzo, scrive alcune cose condivisibili, alcune poco chiare, altre non veritiere. Tra queste ultime segnalo la "Teoria della Combriccola", solo per ribadire sommessamente la verità circa la pubblicazione del romanzo. Le cose sono andate così: nell'autunno del 2003 ho inviato "Perceber" alla Sironi e ad altri editori, da perfetto sconosciuto e senza alcuna lettera di raccomandazione. Dopo due mesi Mozzi mi ha risposto e mi ha proposto un contratto con la Sironi. Prima di decidersi, la casa editrice ha dato il libro in lettura ad alcune persone, per raccogliere pareri. Una era Genna,che qualche tempo dopo, senza avvertire nessuno, ha recensito il romanzo sui Miserabili. Ho chiesto allora a Giulio di darmi l'indirizzo di posta elettronica di Giuseppe, perchè volevo ringraziarlo delle belle parole spese nei miei confronti. Da tutto questo è nata una cena a tre in un ottimo ristorante indiano di Milano. Oggi posso dire di essere felice ed onorato ad avere due amici come Giulio e Giuseppe. Punto.
Quanto al resto, non mi sogno (e non mi interessa) di ragionare sul "perchè Brullo lo ha fatto". La dietrologia nelle intenzioni è un esercizio che non sopporto. Ognuno è libero di criticare, lodare, ignorare ciò che vuole.
Quindi mi scuso con Marco Merlin (che non conosco - ormai bisogna specificare...) per gli insulti ricevuti da "Nanni Motoretti" e con quest'ultimo (che non conosco) per "le intenzioni più subdole e schifose" che gli attribusice Marco Merlin.
E d'ora in poi spero di dovermi scusare solo di ciò che ho detto io.
Posted by: Leonardo Colombati at 10.03.05 14:10
Caro Leonardo, mi dispiace se il mio intervento ultimo ti ha stizzito: se era sopra i toni è perché il Motoretti ha diversi precedenti a mio danno. Avrei dovuto forse fare spallucce e lasciar perdere, ma se ho ribattutto, le spallucce le ho fatte ugualmente, nel senso che intervenivo per amor di logica, non tanto per amor proprio ferito. Tant'è vero che anche il mio primissimo intervento voleva servire a cogliere la provocazione di Davide togliendo tutti quegli aspetti che inducono forzatamente il confronto verso derive pietose e inconcludenti. In soldoni: se il tema è la combriccola, siamo tutti intellettuali da pettegolezzo; se vogliamo ragionare, appunto, qualcosa di provocante (su cui pure sarà lecito dissentire) il Brullo lo dice... e mi fa piacere che tu l'abbia colto.
Posted by: Marco Merlin at 11.03.05 11:22
Non erano insulti, erano poesie di Andrea Temporello, che apre l'ombrello anche quando il tempo è bello! Non era provocazione, ma provacapzione, è diversissimo, è la combriccola che cola e coccola in quel di memoria liceale? Scilicet. Ciccibùm. Questo il dibattito. Battito duplice, cioè: uno alla porta, l'altro a Portobello. Attacchi a zona, quattroquattrodue, Ibrahimovic sulla fascia destra, dove si colloca il Brullo compressore. Genna, io, il più crudele dei mesi. Mo' zi' Toni con i lupini. Colomba ti sembra raddoppiata nel prezzo questa pasqua cattolica, doviziosamente celebrata secondo rito. Jazzi la New Thing, per la rivista bollettino che doviziosamente si raccomanda. Moltissimi gossip incombono. Aldo Nove il più gran poeta mondiale, Schumacher il più gran artista del volante, tutti voi inseriti in unico calderone combriccolo: Mozzi, Genna, Colombati, Merlin, Aldo Nine, Aldo Ninive, Andrea Ponso, Mario Desiati, Alessandro Piperno, Vecchi e Nuovi Argomenti, insomma un casino, che noi lettori non si viene a capo. Tribù.
Posted by: nanni motoretti at 11.03.05 14:02
Si chiede sul Foglio di oggi Ferrara, a proposito delle reazioni alla sovraesposizione di Piperno: "Che cosa c'è di male a presentare un nuovo autore in tv e a dar voce a un critico che lo stima?... Il successo semina disgusto. Regola senza eccezioni". Beh, almeno il successo Piperno l'ha già raggiunto. Colombati no (non ancora, almeno). Si può parlare dunque, a proposito dell'attacco sferrato dal Domenicale, di "invidia preventiva"?
Posted by: il colosso di rodi at 11.03.05 15:30
Sì, ma poi cosa dice di tanto scandaloso Brullo?
Posted by: Sì ma poi at 11.03.05 15:55
Merlin, sei tu l'anello che non tiene!
Posted by: Lord of the Rings at 11.03.05 15:59
E Piccini ov'è? Ove. Chi? Tanto va la gatta al bardo che ci lascia la Zampini. Chi? Coccolo bello Di Merlin.
Posted by: Nanni Motoretti at 13.03.05 12:17
Nella gran caldana parlano le statue, la romana, schierate quattoquattodue e diconsi: ov'è Piccini? Non li avranno incatenati al termosifone dell'asilo? Je danno i formaggini Mio? Sono mio!, no je li vojo dà a quelli, so' Piccini quanto la bici una Mercede! Sono nani! Sulle spalle dei giganti! Come la forfora! Se li scrollano di dosso, 'sti piccini in fila per tre col resto di uno! Di quelli era pieno l'Atelier! Mio cugino Vincenza.
Posted by: nanni motoretti due at 19.03.05 17:09
Come Piperno lo sforzo di Colombati e' accozzaglia inautentica e vuota. Rappresentano una letteratura regressiva di cui speravamo esserci liberati.
Nel nuovo medioevo del mondo, Roma capitale di vuoti esercizi retorici per il divertimento dei salotti. Un peto lungo 11 anni.
Posted by: morfina at 18.07.05 17:26
Moretti, ma perche' non muori un giorno di questi?
Ci faresti a tutti noi uomini onesti un gran favore.
Ci daresti un gran sollievo.
Nel caso non accadesse proprio subito comunque non importa. Non ti preoccupare.
Posted by: morfina at 31.08.05 00:51
in altre parole
ma va' a morì ammazzato, va!
Posted by: morfina at 31.08.05 08:07
Ferrara con Piperno su la sette. Una vergogna. Certo che e' stata palese sovraesposizione colposa.
Tutta la pseudo informazione in italia e' sovraesposizione,
e si vede non tanto dai contenuti ma dai modi, dalla forma.
Piperno imbarazzato davanti al video e imboccato da mamma ferrara. boh?!
Credo che oltre alla sovraesposizione ci sia anche un problema si sovralimentazione.
saluti
Posted by: renzo at 31.08.05 08:19