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15.03.05
La letteratura italiana non sarà bella ma ci prova
di Alessandro Zaccuri
[Alessandro Zaccuri (giornalista di cultura nel quotidiano L'Avvenire) è intervenuto nell'ultimo numero del Domenicale rispondendo all'articolo di Davide Brullo, pubblicato la scorsa settimana, intitolato I capolavori del nulla. Poiché la cosa in qualche modo ci riguarda, ecco l'articolo di Zaccuri]
Il mondo letterario italiano è talmente piccolo da far sembrare grande tutto il resto. Me ne sono reso conto la settimana scorsa, mentre Davide Brullo e Massimiliano Parente erano impegnati a fornire la versione Domenicale del dibattito su letteratura, letteratura popolare, controletteratura eccetera (se Moresco sia comparabile a Faletti avendo Piperno come minimo comun denominatore, insomma). Io, nel frattempo, stavo a pensione nella sala stampa del Festival di Sanremo, tutto preso dall'incombenza più complessa che possa toccare a un neofita dell'ambiente, qualunque esso sia: stabilire una correlazione tra firme nomi e facce, decifrare gli intrecci relazionali, intuire le gerarchie di potere. Non si va a Sanremo per parlare della bellezza di fiori e canzini. Ci si va perché qui, durante il Festival, si verifica un riassestamento di equilibri altrimenti occulti. Da questo punto di vista Sanremo è smisurato. Niente a vedere con la Fiera del Libro di Torino, per dire. Siamo più vicini alla Buchmesse, soltanto che qui tutti parlano italiano, o almeno così credono.
E' un piccolo mondo, il nostro dei libri e degli scrittori. Quello dei critici letterari, poi, è un Club della Mezza Porzione, e non soltanto perché molti dei romanzi recenti sono stati letti soltanto a metà. Mi rendo conto che impostato così, sulle dimensioni della letteratura oggi in Italia, il ragionamento infastidirà Brullo e infiammerà lo sdegno di Parente. Ai quali mi permetto di ricordare che anche "meno siamo e meglio stamo" è stato il motto di una trasmissione televisiva, per quanto assai diversa dal Festival di Sanremo. Sarà una presa di posizione, ma non credo si possa citare Pound senza ricordare che durante la guerra il poeta dei Cantos considerò proprio dovere parlare per radio (era la televisione di allora, e anche la televisione di adesso è, per molti aspetti, una radio di guerra). E non ci si può mettere sotto il nume tutelare di Balzac come se nella costruzione della Commedia umana i diritti d'autore non abbiano giocato un ruolo decisivo, non è corretto eleggere Verga a unità di misura facendo finta che Tigre reale stia alla pari con I Malavoglia... In una parola, non si può guardare al passato come se questo non abbia mai avuto un presente.
Al presente, dunque, la letteratura italiana non sarà la più bella del mondo, eppure sta provando a essere una letteratura. E questo non accadeva da molto tempo. Colombati, Genna, lo stesso Piperno, Raimo e Lagioia, Mozzi e la sua factory: tutta gente che non si accontenta di pubblicare romanzi, ma cerca di suggerire un'idea di letteratura. Il problema, in questa prospettiva, è che la critica continua a occuparsi dei libri senza percepire questo momento più vasto. Per buttarla in proverbio, la critica guarda la foglia e non si accorge della foresta, probabilmente perché non ha mai preso in considerazione l'ipotesi dell'esistenza di una foresta. Quello che sto cercando di dire è che, nel panorama italiano, non si tratta tanto di comparare tra loro scrittori grandi e piccoli, quanto piuttosto di prendere atto dell'esistenza di un gruppo - abbastanza omogeneo dal punto di vista anagrafico - che segna una brusca discontinuità rispetto alla tradizione del roman zo medio italiano così come l'abbiamo finora conosciuto: 180 pagine, protagonista un intellettuale di poco oltre i quaranta, di solito in crisi coniugale, da cui l'amante giovane, l'amico vecchio, Sabaudia e Ventotene. Libri in cui l'unico vero colpo di scena era rappresentato dalla gomma che si bucava di ritorno dal Circeo, con l'io narrante che non sapeva come sostituirla perché, essendo un intellettuale, non era il tipo da sporcarsi le mani. Da qualche tempo, invece, la letteratura italiana le mani se le sta sporcando: con la realtà e con il reality (Covacich ha peccato di furbizia, ma non è detto che lo spunto fosse infelice), con Sanremo e con la narrativa di genere, perfino - orrore! - con il giornalismo, come già faceva il Balzac predetto. Il peggio che possa capitare, a questo punto, è che i critici indichino la stanza del bagno, mostrando la salvietta per gli ospiti e invitando a darsi una ripulita. Non è l'intenzione di Brullo, certo, e di sicuro non è quel che vuole Parente. Quanto a me, mi congedo con un'altra scheggia di Pound, che per spiegare il proprio mestiere ai contadini del Tirolo (sua figlia Mary era a balia da quelle parti) non si proclamava Dichter, poeta, ma traeva vanto dall'apparentemente generico Schrifsteller, scrittore. Ciò che tutti noialtri parolai dovremmo cercare di essere, senza per questo montarci la testa. Anche il Festival di Bonolis, tra l'altro, deve parte della sua fortuna agli autori, no?
Posted by giuliomozzi at 15.03.05 09:30
Comments
Sono d'accordo con Zaccuri. Fino a un certo punto. Sono d'accordo quando dice che esiste una "foresta" (l'idea di letteratura) che la critica non sa/non vuole vedere, troppo occupata ad occuparsi delle "foglie" (i libri).
Ma credo pure che è dalla qualità delle foglie che va giudicata la foresta.
Zaccuri fa dei nomi. Io ne aggiungo altri due: Scarpa e Moresco. Da tempo sostengo che l'idea di letteratura di questi due scrittori sia più importante dei loro libri. E non sto dicendo che i loro libri non sono importanti, anzi. Ma alla fine io leggo molto più volentieri un intervento di Scarpa su Nazione Indiana che un suo romanzo.
Insomma, la letteratura italiana contemporanea è largamente caratterizzata da questo: alcuni dei suoi scrittori più rappresentativi stanno diventando sempre più maitre à penser e sempre meno scrittori.
Magari è anche un bene. Di sicuro è importante parlarne.
Posted by: Federico Platania at 15.03.05 12:42
Credo che Brullo e Parente evidenzino qualcosa di più sottile: l'overhyping (cioè la grancassa, anche incrociata) attorno ad un gruppo di persone molto aggiornate, molto sulla notizia, ben introdotte, capaci di scrivere libri interessanti (aggettivo quasi dispregiativo, sottilmente stroncatorio), capaci dunque di fare un minimo di trend o ben strumentalizzate come gruppo. Questa grancassa si fonda sulla possibilità di poter mescolare chiacchiere, pettegolezzi e giudizi letterari, secondo un modello che mira ad intrattenere più che informare o discutere. Lo fanno anche al "Domenicale", ma la loro radicalanza ultimamente li conduce ad un punto focale: dove sta lo stile, la forma letteraria di molti di questi scrittori? Ed è qualcosa di rappresentativo al punto di divenire importante per la comunità, o solo marketing estremo? Zaccuri cita Pound ma ne prende l'aspetto meno letterario. Platania, qui sopra, mette assieme Scarpa e Moresco, ma Moresco si rappresenta benissimo dai suoi libri, una forma ce l'ha ed è quella che gli conferisce reputazione, solo quella! Io credo che una critica seria e trasparente debba dichiarare la propria appartenenza-militanza-confine, a questa limitandosi, e costruire griglie letterarie a questa coerenti; mettendo assieme le mappe delle varie militanze avremmo una rappresentazione attendibile. Le scritture, le *forme*, non hanno bisogno di movimento, di curriculum, di anzianità o di factory. Capisco che debbano vendere, ma cercare nelle scritture altro che la forma apre a mistificazioni e strumentalizzazioni ben cavalcate da portatori d'interesse diverso dalla qualità letteraria. E una critica seria deve tenersi fuori da ciò che non le compete direttamente, deve solo certificare la vita di forme letterarie liddove esistono.
Posted by: GiusCo at 15.03.05 13:16
Soltanto una precisazione: per me il Pound radiofonico è "letterario" (è scrittore) quanto quello dei "Cantos". Ed è proprio la consuetudine con le forme che gli permette di avventurarsi in un territorio in apparenza spurio. In ogni caso, grazie per il reprint e per l'attenzione.
Posted by: Alessandro Zaccuri at 18.03.05 19:49