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30.03.05
Roma color pastello. Elegia cromatica sul Giubileo del 2000
di Leonardo Colombati
Perceber è un romanzo ambientato a Roma nel 2000, l’anno dell’ultimo Giubileo. Se l’ansia del “mille e non più mille” è stata, universalmente, un fastidioso tormentone, per i romani ha rappresentato qualcosa di drammatico: la sparizione della propria città.
Fino al 1999, se dal basso Roma poteva apparirti diversa di decennio in decennio, la visione dall’alto era rimasta più o meno la stessa: un continuo saliscendi di architetture di un rosso quasi violaceo, o giallo piscio, una lunga teoria di muraglie marroni che s’infilavano tra i pini. Una zozzata stordente, un lurido che ti prendeva il cuore. Dopo l’ultimo Giubileo, però, non possiamo più dire d’essere immersi nel fango di Roma, ma solo sepolti in questo suo sonno.
Qualche tempo fa ho imparato che ‘giubileo’ viene dall’ebraico ‘jobhel’, che significa corno di montone; suonandolo veniva annunciato, ogni sette anni, l’anno sabbatico. Agli amministratori comunali di “Roma Capitale” avrebbero giovato maggiormente un bel paio d’orecchie d’asino. Mi auguro che tali somari abbiano fatto il giro delle quattro chiese per guadagnarsi l’indulgenza plenaria; quanto all’indulgenza mia e d’altri cittadini inveleniti, avranno ancora molto da marciare.
Ma prima di rendere la pariglia a costoro, devo rapidamente ripercorrere il lungo elenco di abomini di cui nel 2000 si resero protagonisti certi geni della finanza vaticana...
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Posted by giuliomozzi at 30.03.05 15:24