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15.03.05

Una citazione tra plausi e botte

E una citazione il nostro Perceber se l'è guadagnata anche in un ampio servizio del quotidiano Il Giornale, a cura di Luigi Mascheroni, uscito sabato 12 marzo e intitolato: Plausi e botte in Rete fra critici e scrittori. Descrivendo quella zona della rete nella quale s'incontra la "contro-cultura telematica" (cioè la zona di cui Giuseppe Genna sarebbe il "gran cerimoniere", e che starebbe tra Miserabili e Wu Ming, Macchianera e Lipperatura, passando anche per giuliomozzi o Frenulo a Mano), Mascheroni nota alcuni atteggiamenti di fondo: un'idea forte di "che cosa sia fare rete", "un lavoro continuo e impietoso di analisi critica sui romanzi di massa", e infine il "seguire da vicino i nostri giovani esordienti o semi-esordienti (molto battute sono le opere prime che escono da Pequod e Sironi): alcuni nomi sono quelli di Sandro Volpe, Enzo Fileno Carabba, Danilo Arona. Ma attenzione soprattutto a Leonardo Colombati, che ad aprile, dopo 11 anni di lavoro, pubblicherà da Sironi Perceber, un 'romanzo eroicomico sul nulla' scritto in 11 anni (con tanto di sito apposito linkato al diario di giuliomozzi)".

[L'articolo di Luigi Mascheroni è riportato per intero qui, nel blog di Vittorio Macioce.]

Posted by giuliomozzi at 15.03.05 11:28

Comments

In quell'articolo, però, c'era una chiusa spiacevole: i blog, quelli letterari inclusi, come palestra per "aspiranti". E un'idea generale, e già nota, di "casta chiusa" che è esattamente contraria alla realtà...

Posted by: La Lipperini at 15.03.05 13:16

Anche il titolo non è dei più originali: plausi e botte. Sa il giornalista al desk che Boine si è reso defunto poco meno di 90 anni fa?
"Casta chiusa" si può leggere soltanto sui giornali italiani, dove suppongo ogni tanto si indaghi pure sulle "caste aperte" e altro del genere.
Se i blog fossero palestre per aspiranti, non ci vedrei niente di male, comunque.

Posted by: giovanni at 15.03.05 17:16

No, infatti: ma non sono solo quello. Nel senso che molti, da quanto ho avuto modo di capire, scrivono per scrivere, ed è la gratuità della scrittura che rivendicano. per dirla tutta: non c'è bisogno, a come la vedo io, di aggiungere il commentino "tanto la carta stampata è superiore".

Posted by: La Lipperini at 15.03.05 20:28

Quelli che scrivono sui giornali e pubblicano libri, esclusi beninteso i presenti, sono convinti di costruire monumenti più duraturi del bronzo: anche se il giorno dopo, coi giornali ci si incarta il pesce e i libri finiscono sulle bancarelle al 50 per cento del prezzo di copertina una settimana dopo.
Ma la pagina del 'Giornale' sui blog era così terribile? Perché non l'ho vista (una volta che mi si cita, e ovviamente me la perdo)

Posted by: giovanni at 16.03.05 09:37

Credo che fra un po' i vari quotidiani (da Repubblica, Stampa - vedi blog di giuliomozzi - e Corriere, fino ad arrivare a Giornale e compagnia bella) si stuferanno di intitolare articoli "Plausi e botte in Rete fra critici e scrittori" oppure "Discussioni in rete tra lettori e scrittori" o ancora "Falsi commenti in rete da scrittori camuffati"...
Ahò, giornalisti, scriviamo qualcosa di nuovo.
Ahò, bloggers (e critici con blog e autori con blog), anche voi però: piantatela di riportare gli articoli di questo tipo solo perché parlano di voi. Ormai è da due anni, se non di più.

Posted by: emmina at 16.03.05 12:12

Ma infatti. Italiani, ancora uno sforzo: tornate a leggere. Oppure studiate quel tanto di finanza che serva a guadagnare qualcosa dai 4 soldi che vengono erogati come stipendio, salario, busta paga o altro del genere. Il resto è letargo di talpe / abiezione etc.

Posted by: giovanni at 16.03.05 12:16

No, scherzi a parte. Io non riesco a trovare per esempio un buon "indicizzatore di blog". Certo, anche questo è il bello dei blog (saltare di link in link), ma in Italia a parte Blogitalia (che in realtà ne "indicizza" pochissimi e in maniera molto approssimativa, per Regione e per argomento - che però è scelto dal blogger) mancano riferimenti che invece ho trovato in altri Paesi. Se si deve saltare di link in link allora si puo' effettivamente parlare di piccole caste (talvolta spocchiose talaltra paradisiache - o magari definibili con uno di quegli strani aggettivi usati da Nicoletti).
Invece si conoscono i giornali che si acquistano e si trovano forum e newsgroup. Comunque. Moltissimi scrittori oggi hanno un blog (personale o collettivo). Perché non indicizzare almeno questi? Così anche 'sti benedetti critici o giornalisti potrebbero magari parlare con più cognizione di causa, o leggerne qualcuno in più dei soliti 20-30. Perché se parlano della "Rete", miodio, almeno che sappiano che non è TUTTA la rete, che ne conoscono una sola parte. E allora potrebbero scrivere, che so, "nei blog di tizio e caio si dice..:", o nei "blog dell'ala rivoluzionaria si discute.." o "nei blog della tal corrente si pensa..." e non la solita pappa fritta generalista. O "apparentemente universale", ma che nel concreto rispecchia i "soliti pochi".
Sembra più una moda, quella di citarsi addosso... Io scrivo un libro, il giornale recensisce, poi ne parlano in un paio di blog, poi il giornale lo riporta e dice che ne parlano "in rete", poi apro un blog in cui dico che sul giornale dicono che parlano in rete del libro che ho scritto e che hanno recensito... E checcaz, non è un parlarsi addosso vano?
Ma non è nemmeno più moda. Sa di stantio. E si rischia di perdere quel qualcosa di nuovo, l'idea di blog come mezzo. Di non farlo fruttare davvero. Cosa che per ora mi sembra funzioni solo per Nazione Indiana, e neanche sempre.

Posted by: emmina at 16.03.05 14:39

Ho dubbi. Il blog è nuovo in quanto tale? La sua è una novità di rango ontologico? A parte questo, sono convinto che almeno chi scrive dovrebbe prima dopo durante leggere moltissimo, fino a stripparsi di scrittura (così dice Romano Prodi, riferito ad altro). Quel che si legge, in giornali libri blog, è scrittura poco nutrita di altre letture. Per questo suggerivo senza nessuno scherzo, lo studio della finanza, che è una roba precisa e non ammette dilettanti.

Posted by: giovanni at 16.03.05 15:45

Sullo sprone alla lettura non posso che concordare.
Un altro articolo (da prendere con le pinze) apparso (oggi, credo) su Repubblica.it mi sembra interessante:

http://www.repubblica.it/2005/b/rubriche/scenedigitali/ammerikani/ammerikani.html


Posted by: emmina at 17.03.05 12:13

Zambardino è uno che ha letto molto e continua a farlo. Si interessa del Web da molto prima di altri e ne capisce pure. L'articolo non è forse tra i suoi migliori, ma è preciso: per un giornalista (e per chiunque, in realtà), non è poco.

Posted by: giovanni at 17.03.05 18:13