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21.04.05

Il trentacinquesimo anno

di Leonardo Colombati

colombati_copertone.JPGOggi è il mio trentacinquesimo compleanno. Insieme a me festeggiano la città di Roma (che ne compie 2.758) e il grande Toninho Cerezo, che nella stagione 1983-’84 costituì assieme a Paulo Roberto Falcao, Carlo Ancelotti e Bruno Conti (con Di Bartolomei libero “atipico”) il più bel centrocampo della storia del calcio moderno.
Non mi soffermerò su queste madeleine giallorosse – anche perché i tempi son tornati ad essere cupi e il ricordo di certe prodezze fa male – e andrò dritto al punto: fra quattordici giorni esatti, il 5 maggio, uscirà finalmente ‘sto benedetto Perceber, il mio primo romanzo.
Il buon Giulio mi ha chiesto di scrivere qualche impressione “della vigilia”, come si fa coi calciatori prima di una finale di Champions League. E io mi sono domandato se dissimulare o meno la mia angoscia; che faccio, un pezzo spiritoso-falso-pretenzioso in cui dichiaro che la pubblicazione del mio libro non è poi tutta ‘sta gran cosa, oppure mi sdraio sul lettino, davanti a uno specchio, e lascio che i miei fantasmi si agitino a spaventare tutti i futuri scrittori all’esordio?
Bisogna che io dica la verità. D’altronde, Perceber è così pieno di panzane, bugie, improbabilità, che il lettore potrebbe ricavarne l’idea che io sia un contaballe di prima categoria; e siccome la cosa non è poi così lontana dalla realtà, mi accingo qui a riequilibrare la mia immagine compromessa, parlandovi con il cuore in mano.

* * * * *

Da circa dieci giorni ho perso il sonno. Mi sveglio nel bel mezzo della notte e immagino ad occhi aperti una di queste scene:
La prima: Il libro esce, i più importanti critici letterari del Paese si sperticano in elogi di una grassezza rablesiana, la gente fa la fila davanti alle librerie come nell’estate del 1967 per Sgt. Pepper, la nazione intera è contagiata non solo dalla genialità del romanzo, ma anche dalla simpatia, intelligenza e profondità del sottoscritto; c’è una gara ad estorcermi pareri sulla crisi di Governo, sul probabile ritorno di Zeman sulla panchina della Roma, sul programma preconciliare del nuovo Papa, su Shakespeare e il teatro elisabettiano, sul rincaro della benzina, sull’Essere…
La seconda: Il libro esce, insieme ad una recensione favorevole sul giornale “X”, che però non fa vendere un libro. Una settimana dopo esce una stroncatura del giornale “Y”, cui si accodano altri tre-quattro critici. Nelle settimane successive continuo a chiamare in casa editrice per chiedere il rendiconto delle copie e mi sento rispondere: “Si muove. Lento, ma si muove”. Alla Feltrinelli di Largo di Torre Argentina mi presento alla cassa con otto copie di Perceber, senza poter usufruire della tessera che dà diritto allo sconto perché sarei ignobilmente smascherato come uno di quegli autori che si comprano per far vedere all’editore che non si è sbagliato. La ragazza prende i libri e i centotrentasei euro in contanti (di cui l’editore mi avrebbe restituito, dopo un anno il sette per cento) e battendo il prezzo sul registratore di cassa sbiascica: “È il secondo, oggi”.
“Il secondo cosa?”
“A comprare Colombati.”
“Ah. E ne avete venduti molti?”
“Con lei, nove su nove.”
“Scusi?”
“Nove ne avevamo e nove ne abbiamo venduti”, dice la ragazza. “Ma la cosa incredibile… non m’era mai capitato prima… è che la signora che ha comprato l’altra copia, stamani, ha pagato con la carta di credito…”
“Non mi sembra una cosa…”
“No. Vede… La signora di cognome faceva Colombati. Credo che fosse la madre.”
Oggi è il 12 luglio.
Il ventotto per cento delle copie del mio romanzo vendute a Roma si trova sotto un telo di plastica, accanto alla BMW station-wagon parcheggiata nel garage di casa dei miei genitori. Il quattordici per cento è nascosto dietro la prima fila di libri in basso a sinistra della libreria del salotto del mio appartamento. Un altro dieci per cento fu acquistato dagli amici e parenti che si degnarono di intervenire alla presentazione da Bibli, in Trastevere. Per l’occasione avevo indossato il mio completo di velluto verde marcio e una cravatta di maglia bordeaux comprata al volo da Schostal…

* * * * *

Quando riesco a non sognare ad occhi aperti due dei mille possibili destini cui andrà incontro il mio romanzo, mi prende una strana euforia. Non perché la smetta di pensare a Perceber - ci penso continuamente - ma perché riesco a vedere il lato buono della cosa.
Il “lato buono” è l’oggetto che sto sfogliando in questo momento. Non è il mio romanzo, quelle cinquecento e rotte pagine che sono andato affastellando nell’ultima decade; è un libro – che è un altro affare.
Innanzitutto ha una copertina (su cui Giulio, su questo sito, ha svolto esaurienti considerazioni…), una copertina che mi piace perché è stata assemblata con “pezzi” prodotti da due miei grandi amici: il disegno è di Haluk Akakçe e la bandella l’ha scritta Alessandro Piperno. Il loro due nomi, stampati lì sopra, fanno compagnia al mio – sembra che ci siano per darmi un po’ di coraggio.
Poi, aprendo il volume, non posso fare a meno di andare subito in fondo, alla pagina dei Ringraziamenti. In testa ho messo i miei due datori di lavoro, quei “Mr. Booth e Mr. Thompson” che a leggerli così fanno pensare ad un vecchio duo da Music Hall. Dal 1996 lavoro per una ditta inglese che produce cavi in fibra ottica. Diciamo che m’hanno assunto più o meno quando iniziavo a scrivere Perceber; vi renderete conto che del tempo che per scrivere ho rubato al lavoro dovevo per forza ringraziare Mike e Paul.
Passo poi a ringraziare Bernardino Sassoli, con cui parlo di letteratura e di musica da quando avevo quindici anni. Se non ci fosse stato lui nella mia vita, dubito che avrei letto tutti i libri che ho letto ed ascoltato tutti i dischi che ho ascoltato.
Renato Marini è “Tato” sin dal giorno in cui ci siamo ritrovati nella stessa classe, in prima elementare. Si dà il caso che oltre ad essere “Tato” il nostro sia anche un valente avvocato. Della sua consulenza mi sono avvalso quando ho dovuto imbattermi (non di rado) in norme e cavilli giuridici che la trama del libro mi imponeva.
I Ringraziamenti si chiudono con cinque nomi. Alessandro Barbero è uno scrittore che mi è sempre piaciuto moltissimo; a lui inviai il primo capitolo di Perceber: mi rispose con una lettera che fu il primo incoraggiamento da parte della Repubblica delle Lettere. Marco Monina è l’anima di PeQuod, una casa editrice che mi propose di pubblicare il libro. Il fatto che poi Perceber andò a Sironi non mi ha vietato di instaurare un’amicizia di cui vado orgoglioso, corroborata dalla comune predilezione per la buona tavola. Giuseppe Genna mi rese la persona più felice del mondo quando nel febbraio del 2004 pubblicò a sorpresa sul suo sito una serie di elogi sperticati nei confronti del mio romanzo. Ci siamo conosciuti poco tempo dopo ed ora siamo grandi amici. Durante tutto il tempo che è trascorso dalla fine della stesura di Perceber alla sua pubblicazione, ogni volta che mi sentivo insicuro di quanto avevo scritto, chiamavo Giuseppe e mi facevo tirare un po’ su. Posso dire che il Genna è stato il mio antidepressivo. Mario Desiati e Alessandro Piperno li ho conosciuti un anno fa, quando Perceber era stato già (quasi tutto) scritto. Diedi loro il libro e tornarono con una serie di giudizi così precisi e così importanti per me, che ho voluto ringraziarli ex post. Tra l’altro devo dire che Mario ed Alessandro mi sembra di conoscerli da sempre: si è instaurata tra noi una di quelle amicizie che credevo fosse possibile inaugurare solo nell’adolescenza.
Prima di questi ultimi Ringraziamenti, ne ho fatti degli altri. Alla Sironi. In particolare a Giuseppe Vottari, che per primo lesse Perceber, e a Paola Borgonovo, l’editor più appassionata e pignola del mondo. Quando dico che una cosa è il Romanzo e una cosa è il Libro, penso a lei.
E poi c’è Giulio. L’Artefice. Be’, se sono qui a sproloquiare, lo devo a lui.

* * * * *

Perceber è dedicato a mia moglie Gaia e ai miei due figli, Margherita e Matteo. Quando uno scrittore dice d’aver “sottratto tempo alla propria famiglia” dice una cosa inesatta, perché presuppone un calcolo delle ore passate a scrivere. Non c’è solo quello. Chi edifica un castello – o un gioco – e gli dà la forma di un libro ha molte colpe in più da farsi perdonare: è colpevole di avere sempre la testa fra le nuvole, è colpevole di vanità, è colpevole delle mille attenzioni che avrebbe dovuto rivolgere alle persone che ama e che invece ha destinato a personaggi fittizi – vecchi pazzi, giornalisti omosessuali, pediatri pedofili…
Ora che l’avventura è finita (e al tempo stesso sta per cominciare) è a te, Gaia, è a voi, Margherita e Matteo, che voglio dire pubblicamente questo: che in tutto questo tempo, anche pensando ad altro, non ho mai smesso un solo istante di pensarvi e di amarvi, e che non c’è libro – nemmeno Guerra e pace, nemmeno Re Lear – che possa competere in bellezza con la vostra bellezza.

Posted by giuliomozzi at 21.04.05 00:01

Comments

dopo aver tanto letto di Perceber sul sito di giuliomozzi, questa è la mia prima visita qui. Molto bello questo post, da fazzoletto le ultime righe (e per me questo è un complimento grandissimo);mi prenderò un po' di tempo per esplorare tutto il resto, prima che esca il libro.
e siccome immagino che succederà al Salone - ops Fiera - di Torino, magari, Leonardo, verrò pure a stringerti la mano.
a dopo.

Posted by: milo at 21.04.05 02:02

Auguri, Leonardo.
Non faccio previsioni, non comunico impressioni, e spero di riuscirmi a impegnare per formulare un giudizio all'altezza del libro.

Posted by: massimo at 21.04.05 10:20

Tranquillo, a Firenze ne compro un pò di copie io...;-)
abbi fede...
andrea

Posted by: andrea at 21.04.05 10:44

Ci straccerai tutti, Leonardo. Sarà un vero piacere rosicare per causa tua!
;-) Gianni

Posted by: gianni biondillo at 21.04.05 10:53

And for my nineteenth birthday I got a union card and a wedding coat
We went down to the courthouse
and the judge put it all to rest
No wedding day smiles no walk down the aisle
No flowers no wedding dress

[è un po' come la vigilia del matrimonio, no?]
Auguri (tristi per le vicende amarissime delle Maggica...]
ezio

Posted by: ezio at 21.04.05 11:39

Io non vedo l'ora di comprare il tuo libro.
Dopodichè, ma solo dopo averlo letto, ci prendiamo un gelato da San Crispino a via Acaia e me lo autografi.

Posted by: giuseppe mauro at 21.04.05 17:35

Anch'io mi son commosso alle ultime righe. Ma il centrocampo piu' forte e' il seguente: Donadoni, Rijkaard, Ancelotti, Evani.

Posted by: Emanuele at 21.04.05 18:11

Tanti auguri, Leonardo.

Posted by: Francesco Gallo at 21.04.05 21:44

Grazie a tutti.

Posted by: Leonardo Colombati at 22.04.05 10:05

in bocca al lupo amico mio, proverò a leggerlo, così finalmente avremo qualcosa di cui parlare nelle nostre cene da "baffo".

Posted by: luca at 22.04.05 15:41