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18.04.05
Le copertine di Perceber [4 - fine]
di giuliomozzi
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Haluk Akakçe piombò dunque su Roma. Nella sua cartelletta aveva una scimmia. Che scimmia? Una scimmia, una vera scimmia. Quella scimmia, precisamente, a proposito della quale nel quarantunesimo e ultimo episodio di Perceber (il cui titolo è ovviamente: Roma) si legge:
La scimmia più vecchia, quella con la protesi alla zampa destra - quella, insomma, su cui i Cinesi contavano di più - aveva al collo un nastrino rosso da cui pendeva un fermaglio forgiato a formare i seguenti ideogrammi:
Il significato di questi tre ideogrammi mi è ignoto. In Perceber è spiegato da qualche parte che, interpretandoli come se fossero una scrittura sillabica, comporrebbero la parola: Ro-mo-lo. Che peraltro non so se è il fondatore di Roma, o il povero Romolo Carpi: l'uomo la cui gamba, amputatagli da una ruota di tram, è al centro (almeno apparentemente) dell'intreccio di Perceber.
Vista la scimmia, Leonardo concepì istantaneamente una serie di copertine a forma di scimmia. Il disegno di Haluk Akakçe aveva un bellissimo sfondo di colore rosso. Bisogna dirlo: era un disegno così forte e preciso, che c'era poco da girarci attorno. Si poteva mettere la scimmia un po' più a destra o un po' più a sinistra, ma poco cambiava. Il problema non era quello. Il problema era che ormai, dopo tanta fatica e tante discussioni, noi ci eravamo fermati. E, tutto sommato, non avevamo tanta voglia di cambiare ancora. Già il libro Perceber è una cosa pazzesca, ci dicevamo, cerchiamo di non fare pazzie anche sulla copertina... Ma Massimiliano, direttore editoriale di Sironi, non fece una piega. Dovevamo metterci pazientemente a discutere, di nuovo. Preparò un bozzetto, lo spedì a tutti (le discussioni più avvincenti, dalle nostre parti, si fanno per posta elettronica) e scrisse: "Ecco la proposta con l'immagine dell'uomo-scimmia su sfondo rosso. Dobbiamo decidere quale tra le due utilizzare. Personalmente penso che siano entrambe due ottime soluzioni. Fatemi sapere le vostre opinioni".
"Sinceramente, mi piace molto la scimmia", scrissi io. Paola: "Io continuo a trovare l'alchimista perfetto. Io un libro così lo comprerei senza neanche aprirlo... La scimmia invece mi spaventa. Non credo che prenderei in mano il libro. Però, a prescindere dai miei gusti, la scimmia mi pare una copertina ben fatta. Quindi lascio scegliere a Leonardo". Ilaria: "Mi piacciono molto entrambe! Però quella con l'alchimista mi sembra meno 'oscura', e più appetibile". Fausto: "Io voto per l’alchimista: mi sembra più 'immediato' della scimmia". Pietro: "Così a scatola chiusa tra queste due: la scimmia. Ma preferirei l'alchimista con colore seppiato da per tutto (senza il rosso) e con il font precedente". A quel punto io rivelai quanto i nostri visitatori già sanno dalla puntata precedente: "Ieri sera alle 20 circa Leonardo mi mandava una riga sul telefono, dicendo: 'non rompo più le palle, non cambio più idea, lo giuro, mi va bene l'alchimista'. (Può testimoniare Massimiliano, che gliel'ho subito girato). Stamattina, vedendo le due prove, Leonardo era ancora nelle incertezze. Io invece mi sento molto sicuro: e dico che l'alchimista è una gran bella copertina, ma la scimmia ci ha un di più che la rende - secondo me - formidabile". Paola: "Se Leo è d'accordo, allora l'alchimista". Enrica: "Anche a mio parere vince l'alchimista, però comunque la scimmia non e' male". Marina: "Esteticamente è senza dubbio la scimmia. Ma concettualmente è un po' ermetica forse. Se si usa l'uomo lo preferirei con i colori della scimmia".
Ora: io, di quella scimmia, ormai mi ero innamorato (e sapevo che se n'era innamorato, segretamente, non osando più nemmeno dirlo, anche Leonardo). Così mi misi di buzzo buono, e scrissi un'email lunga lunga (che qui vi scorcio anche, peraltro):
Io credo che la scimmia sia la scelta migliore.
Dato per scontato che stiamo ragionando per impressioni e sensazioni(nessuno di noi è uno scienziato della comunicazione, non abbiamo una ricerca di mercato sottomano ecc.), provo a dire - come se fossi un lettore che le vede per la prima volta: per finta, quindi - le sensazioni che queste due copertine mi danno.
Anzi: non le copertine, ma i due complessi titolo + sottotitolo + immagine + grafica + [...].
- Perceber, all'inizio, è solo un nome. Un marchio. Magari al primo colpo non lo pronuncio nemmeno correttamente: magari dico Percèber, oppure pronuncio la "c" all'italiana. Al secondo colpo mi rendo conto che è una parola spagnola, che significa probabilmente "percepire", e allora penso alla percezione.
- poi leggo: "romanzo eroicomico". Al primo colpo penso: "Bene, è comico". Comico è quasi universalmente, e anche per me, prossimo a: "piacevole". Poi mi ricordo di quello che ho studiato a scuola, e mi accorgo che "romanzo eroicomico" è un pleonasmo: se il romanzo è un "poema eroicomico in prosa", un "romanzo eroicomico" è un "romanzo romanzo". Quindi questo libro qui, che ormai lo sto guardando bene, è un "romanzo romanzo", inevitabilmente quindi un - come dire? - "più che romanzo", un "romanzo più romanzo di tutti gli altri", o qualcosa del genere: un "iper-romanzo", un "romanzo ultrapsichico", dìtelo come volete.
- e quindi mi rendo conto che questo romanzo, grazie al pleonasmo, si mette in una tradizione: che è la tradizione appunto del poema eroicomico in prosa, la tradizione di Rabelais, Cervantes, Fielding, eccetera, fino al Joyce che quella tradizione ripesca e re-innerva tentando di salvare il romanzo dalla palude positivistico-realistica ottocentesca (e non ce la fa), fino ai narratori statunitensi d'oggi che, forse perché privi di passato (è una cosa che si pensa sempre degli statunitensi, questa), invece riescono dove Joyce ha fallito: e fanno poemi eroicomici in prosa che diventano popolari, che si fanno leggere volentieri, che in somma non restano lì a fare i monumenti sullo scaffale.
- In somma, questo libro qui ci ha delle ambizioni mica piccole. Anzichenò. Gigantesche.
A questo punto osservo la copertina (lo so che non si fa così, che si vede prima l'immagine; ma portate pazienza)
- E tuttavia, benché si abbiano delle ambizioni, questi qui (ormai l'hopreso in mano, il libro) mi mettono su questa cosa che sembra veramente il Codice da Vinci dei poveri: un muro sgraffiato, un disegnino vagamente alchimistico, un font squinziamente in stile antiquario. Bello, per carità. Ben fatto. Modaiolo. Opportunistico, ma chi ha qualcosa da ridire contro l'opportunismo? Ma ho comunque una sensazione, come dire?, di volgarità. Certo: questi piccoli editori devono pur campare. [...]
[Alternativa:
- Cusa l'è che l'è, quéla cosa lì lì rossa? Diobòno, sarà minga un romanso comunista? Che ghe ne vorìa, ormai, de 'sti ani... Varda ciò (lo prende in mano), a ghe zé anca 'na sìmia in covertina... Se 'a zé na sìmia... "Pe-ce-ber". E cossa saràlo, 'sto Percebèr. "Romanso eroi-comico". Mah. I eroi no i esiste pì, i dize. 'Desso i zé deventài anca còmici...]
No, così non va bene. Riproviamo:
- Certo però che questo libro, a guardarselo bene (sto sfogliando, giro e rigiro il volume) ci ha questa pretesa di essere una specie di oggetto d'arte. Già questo rosso violento, non è mica una coosa normale. E - oohhh, guarda questi apparati, queste noticine... scritte così in piccolo... E questi disegnetti alchemici della quinta elementare... Ragazzi, sì, questo è proprio uno che se la tira...
- Peraltro questa scimmia (è una scimmia? sì, lo è, sembra la scimmia di un manga spaziale-mutante, tipo Evangelion o Alita o Eden) è davvero una bizzarra creatura. Con tutte queste cose che le escono dalla testa...
- Bravi, però, che stavo ancora sulla porta della libreria e già lo vedevo, da distante, questo bel pugno di rosso... Oddìo, che detta così sembra un libro comunista... Invece ho sentito dire che l'autore è uno di quei neocon di merda... Ma chissà... A forza di leggere gli statunitensi sarà diventato statunitense anche lui...
Ma non è neanche esattamente così. E' piuttosto così:
- Bella! E che bel rosso!
Alla fin fine. Non dico che la copertina alchimistica non sia una copertina efficace. Il problema è che, nonstante tutti i ragionamenti, è una copertina che promana (va bene "promanare"?) una quantità di sensi e significati che purtroppo non sono quelli giusti. Sensi e significati più su un piano editoriale: fa, in somma, essere questo libro, un libro d'altro genere rispetto a ciò che è.
Invece la scimmia mi sembra, da questo punto di vista, perfetta. La scimmia è Baldini, il Grande Imitatore. La scimmia è Leonardo. (La scimmia siamo noi, volevo anche scrivere, ma poi mi è sembrato eccessivo).
Non credo, sinceramente, che la scimmia sia un disegno "respingente". Mi rendo conto che le tolleranze al deforme e/o al mostruoso ecc. possono essere molto diverse.
Ma non vedo niente di mostruoso in quella scimmia. In quella graziosa, elegante, un po' mutante Cheeta.
Nelle discussioni per iscritto vale un antico principio: vince chi scrive la lettera più lunga, a prescindere dalla qualità delle sue argomentazioni. Ma in realtà la scimmietta piaceva davvero a tutti: e poi così veniva fuori una cosa più semplice, più sciolta, più sparata. E più bella. Perché la scimmietta di Haluk è veramente bella.
Ecco dunque il bozzetto definitivo della copertina di Perceber:
E' una buona copertina? Non lo è? Ma: non lo sappiamo. Però, possiamo dire che ci abbiamo provato.
Posted by giuliomozzi at 18.04.05 15:50
Comments
la copertina è molto bella.
la cosa del "Codice da Vinci dei poveri" è pura verità; quell'alchimista mi sembrava pure un po' snob.
Posted by: Maurizio at 19.04.05 12:09
Ottima scelta, complimenti. La scimmia mi piace.
R4
Posted by: Stefano at 19.04.05 13:36
Si deve andare sempre verso il "nuovo", dalla scrittura alla copertina. Avete fatto benissimo a usare quell'immagine. Bravi. Anzi se pensate che la transavanguardia è arrivata alle copertine dei libri vent'anni dopo, a voi, che usate il disegno contemporaneo di un artista contemporaneo, dovrebbero fare un monumento in una piazza di Roma.
Posted by: andrea at 19.04.05 13:36
Hai fatto la scelta giusta.
Posted by: maurizio becker at 19.04.05 14:37
più che i manga citati, mi ricorda qualcosa di Moebius. Disegno molto bello.
Posted by: kimota at 19.04.05 15:50
Moebius, in effetti. Andrea ha ragione: bravi per il coraggio.
La storia della copertina mi ha intrippato. Sono certo che lo farà anche il romanzo romanzo.
Augurissimi a Leonardo, Giulio e a tutti gli altri.
;-) G.
Posted by: gianni biondillo at 19.04.05 16:38
Il riferimento alla scimmia umanoide di 'V', quella sepolta nei ghiacci, è evidente e calzante. Però le copertine non si sa davvero se siano o meno paratesto. Torno dunque a riappropriarmi del mio Fludd, che è un sigillo teognideo, entrato a fare parte di tutto ciò che considero degno tra quanto scrivo. Lo si vedrà, per esempio, nel racconto su Franco Battiato nel prossimo numero di Nuovi Argomenti, dove tra l'altro entrate entrambi voi... :-)
Posted by: giuseppe genna at 19.04.05 17:17
Salvo indicazioni contrarie di Papa Benedetto Decimosesto Ratzinger, la copertina è paratesto. A voler proprio pignolare, è parte del peritesto editoriale (dottrina autorevolissima di G. Genette, a far data da "Seuils", Paris, Seuil, 1987 e segg.)
Posted by: giovanni at 19.04.05 19:13
E' vero. Ci avete provato. Ed è per questo che mi piacete!
Posted by: Francesco Gallo at 19.04.05 22:14
Caro Giuseppe, io forse avrei preferito il Fludd - se non fosse stato impiastricciato con quella faccenda del muro scrostato eccetera, il cui senso e significato non mi erano ben chiari. Ma ormai è fatta.
Posted by: giuliomozzi at 20.04.05 00:39
Io questa storia delle copertine l'ho seguita mentre leggevo Essenza del nichilismo, Adelphi 1995, che in copertina ha Fludd. Però un altro Fludd: Utriusque Cosmi Maioris scilicet et Minoris Metaphysica, Physica atque Technica Historia, tomo I, Oppenheim, 1617. Un quadrato tutto nero, e sul sottile bordo bianco la scritta appena leggibile, et sic in infinitum, ripetuta su ogni lato del nero quadrato.
Nero, bianco...:mi pare giusto il rosso
(e siccome leonardo ama la musica pop, gli domando: ha visto per caso il video della canzone Right about now?)
Posted by: massimo at 20.04.05 08:59
Ops: Essenza del nihilismo di E. Severino
Posted by: massimo at 20.04.05 09:00
Io non sono un sondaggio di mercato ma secondo me se Fludd non era male, questa immagine ha sicuramente una marcia in più. Cioè questa non è solo una copertina-confezione, è l'INIZIO del libro. C'è il suo bel cavolo di differenza.
Posted by: andrea at 20.04.05 10:59
Ah, a me ricorda invece le architetture dell'irakena Zara Hadid. Quel tipo di segno, con le sue curve a gomito morbido-spigolose, sono calligrafia. E, di questo sono sicurissimo, la calligrafia non è che la rappresentazione del suono delle parole nella lingua dell'autore: ogni "gomito" è una delle loro h così emissive e sensuali. http://www.pricetower.org/images/CACRome.jpg
Posted by: andrea at 20.04.05 11:31
ragazzi, come mi fa piacere leggere il vostro parere così positivo! io sono stata tanto indecisa (e continuo a credere che il Fludd sarebbe stato tanto più facilmente appetitoso...) però, davvero, la copertina con la scimmia a dispetto del mio timore è venuta davvero bene (inquietante, inquietante... ). speriamo che i signori librai la mettano giù bene di piatto...
Posted by: paola at 20.04.05 12:34
Haluk Akakce e Zaha Hadid hanno inagurato insieme il MAXXI di Roma, tre anni fa. Li ho conosciuti entrambi in quell'occasione.
Quindi, Andrea, ben detto!
Posted by: Leonardo Colombati at 20.04.05 12:55
Quel progetto per Roma della Zaha, Andrea, credo sia la sua cosa migliore. Ovviamente io invidio Leonardo che l'ha conosciuta.
Ma so per certo che non è merito suo!!!!! ;-)
Posted by: gianni biondillo at 20.04.05 15:32
Ehm, ero sicuro che Biondillo mi bacchettava: ho ricordato una "decostruttivista" :-)
Posted by: andrea at 21.04.05 10:16