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21.04.05
Ogni dieci anni, uno
Nel quotidiano Il giornale in edicola oggi 21 aprile, è uscito il primo articolo (a firma di Luigi Mascheroni) su Perceber. Nel quale si spiega che un giornalista di cultura riceve tra i 1.200 e i 1.500 libri l'anno: ma di libri come Perceber, ne riceve - se va bene - uno ogni decennio...
Posted by giuliomozzi at 21.04.05 00:13
Comments
magari scriverle in italiano queste poche righe, eh?
Posted by: massimo at 21.04.05 00:28
In un giornale di destra_? Non vi vergognate?
Posted by: ety at 21.04.05 21:50
Il pezzo di Mascheroni è interessante, come tutti i suoi, però del libro in sé non parla moltissimo. Mi è sembrato soprattutto un ritratto dell'artista da giovane, qual è Leonardo. Bravo il Luigi, più bravo naturalmente il Leonardo, di cui molto si scriverà, nei giorni a venire (però non ha senso dire che è il romanzo del decennio, se non altro perché è un ricordo di chi sa quanti romanzi del Ventennio usciti in que' tempi bui; è un romanzo, senza punti interrogativi, del 2005, altri ne usciranno e poi ai posters l'ardua sentenza, no?)
Posted by: giovanni at 22.04.05 09:51
comprerò il libro! sul sito di capitani coraggiosi ho letto bene di lei, sulla sua voglia di confrontarsi... è quello che mi piacerebbe fare, ma dalle mie parti basta avere un'idea diversa e allora è facile insulare... come si può vedere nell'ultima polemica sul mio blog... auguri x il libro, io sarò un suo lettore!
Posted by: nino genovese at 22.04.05 11:44
Eh sì: alle 00:13 dell'altra sera non ero tanto bravo a scrivere in italiano. Ho tolta la sgrammaticatura più grossa. Grazie.
Posted by: giuliomozzi at 22.04.05 12:14
ety scrive: "In un giornale di destra_? Non vi vergognate?" Questa singolare meraviglia è fuorviante (e pericolosa) in letteratura, giacché sottintende che tutte le recensioni, per essere considerate valide o quantomeno accettabili, debbano passare dalle pagine di taluni giornali, di sinistra per la precisione, come, ad esempio: Liberazione o il Manifesto, che sono, al riguardo, giornali encomiabili poiché danno molto spazio alla letteratura, ma non sono i soli. Il Giornale, appunto, poi La Stampa, Il sole 24 ore, Repubblica, il Corriere della Sera, il Giornale di Sicilia con Stilos (se non sbaglio) fanno altrettanto. E ne dimentico chi sa quanti.
Molto spesso il critico letterario scrive dove trova lavoro e spazio, sono pochi quelli che possono permettersi il lusso di scegliere. Non conosco Mascheroni e quindi non mi riferisco a lui.
La critica letteraria, al conmtrario, deve essere valutata per la sua qualità, e quando il lettore avrà letto il romanzo, ne potrà dare il suo giudizio, a prescindere dal giornale su cui è comparsa.
ety non legge Il Giornale, evidentemente, e deve perciò ringraziare chi(Mozzi in questo caso)gli consente di arricchire il suo patrimonio di conoscenza su di un'opera letteraria.
Mi vengono in mente Montanelli o Malaparte che hanno un po' corso la cavallina in fatto di ideologie, eppure sono stati eccellenti giornalisti, e Malaparte qualcosa di più: un eccellente narratore. A proposito di quest'ultimo, si dovrebbero ignorare i suoi romanzi, visto che Piero Gobetti disse di lui che era «la più bella penna del fascismo»?
Esempi se ne potrebbero fare ancora.
Non credo sia stato Mozzi a volere che la prima (se così è) recensione del romanzo di Colombati uscisse sul Il Giornale; probabilmente per circostanze varie Mascheroni ha deciso di scriverne prima degli altri. Immagino che tutto si limiti a questo, e non c'è proprio niente di male.
Vediamo, caso mai, se Mascheroni ci ha azzeccato.
Ci saranno presto chissà quante altre recensioni sui giornali, non mancheranno per soddisfare tutti i gusti, giacché la campagna pubblicitaria su Perceber gestita (suppongo) da Mozzi (che non ha avuto più tempo per dedicarsi a vibrisse:-)) è stata sapientemente organizzata da molti mesi. E qui sta il nocciolo del rischio, assai grande, che Mozzi e Colombati si sono assunti, essendone certo consapevoli. Parlare troppo e troppo a lungo di un romanzo, infatti, non sempre è bene. Nascono le invidie e, come è successo a Piperno (di cui non ho letto Con le peggiori intenzioni, che ha soddisfatto un lettore accanito come mio fratello Mario) alle lodi sperticate possono seguire anche le stroncature.
Uno scrittore della mia Lucchesia, molto bravo, Vincenzo Pardini, qualche settimana fa, mi ha scritto avendo letto la mia receensione del suo Lettera Dio, confidandomi che lui nella sua non lunga carriera letteraria ha avuto molte attenzioni un po' dappertutto (il suo racconto L'acchiappatassi è finito nei Meridiani, tra i racconti più belli che siano stati scritti), ma nulla di tutto ciò gli ha mai veramente giovato. Un buon libro cammina da sé, mi dice, e se è brutto, non servono le più sperticate lodi: il suo cammino è destinmato a fermarsi. Al contrario del libro di qualità, di cui si può anche parlare poco, ma di voce in voce egli raggiungerà molti più lettori.
Di Colombati, leggo qualche suo pezzo che appare in rete. Per quanto mi riguada, lo giudico una penna brillante, in grado di attirare interesse.
Da ciò che scrive Mascheroni, Perceber ha nella scrittura qualcosa di Joyce. Quindi si tratta di una scrittura diversa da quella che ho conosciuta in rete e il riferimento a Joyce non è per me (considerazione tutta mia) gratificante al giorno d'oggi, in cui il lettore vuol capire ciò che legge. Se si pensa a Gente di Dublino, allora il riferimento a Joyce può andare bene anche per me, ma se ci si riferisce all'Ulisse o a Finnegans Wake, credo che Colombati rischi molto, sia perché questa scrittura ha già avuto il suo Papa in Joyce, sia perché oggi non sarebbe tutta compresa.
Mozzi, comunque, si mostra, anche in questa scelta, un operatore culturale coraggioso. E il fatto che abbia segnalato qui il pezzo di Mascheroni apparso su Il Giornale, senza mostrare alcun pregiudizio, conferma la sua maturità d'artista, e un'apertura mentale e una disponibilità al dialogo e al confronto, che non tutti possiedono.
In bocca al lupo, dunque, a Mozzi e a Colombati.
Bart
Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 23.04.05 09:06