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28.04.05

Risvolto

di Alessandro Piperno

[Questo è il "risvolto" che Alessandro Piperno, l'autore di Con le peggiori intenzioni, ha scritto per Perceber.]

ale_pip.JPGSe l’ambizione è uno dei tratti imprescindibili di cui uno scrittore deve dar prova fin dall’esordio, allora si può dire che Leonardo Colombati si presenti sulla scena letteraria italiana come uno dei più talentuosi narratori della sua generazione. Perceber – il suo primo romanzo – è una fantasmagoria postmoderna intrisa di amore per la vita in cui vengono mescolati con assoluta spregiudicatezza generi, epoche, luoghi, citazioni (dalla Cabala al Rock, dalla Letteratura alla Gastronomia, dalla Politica alla Pornografia), personaggi reali ma anche fantastici, e soprattutto febbrili ossessioni.
Forse la ragione per cui Colombati ha voluto dare al romanzo il titolo di Perceber, la città ebraica tardo-medievale in cui si svolge parte della narrazione, si spiega con l’impossibilità di chiamarlo con il nome dei due veri protagonisti del libro: Roma e il Ventunesimo Secolo. Non ricordo – almeno nella storia più recente del romanzo italiano – un narratore che abbia cercato di raccontare Roma in un modo così fascinosamente truculento. La Roma di Colombati è enorme, spettrale, afosa, ma ha il pregio di essere assolutamente vera e assolutamente a noi contemporanea. Colombati, amando Petronio, Caravaggio, Belli, Moravia, Fellini, ha tentato di servirceli in salsa pynchoniana. E cioè con uno stile che, a prima vista, può sembrare sofisticato fino al virtuosismo, ma che, in realtà – e questo è ciò che mi piace di Perceber – appare, alla prova della pagina, d’un realismo sconcertante. Perché Colombati è soprattutto uno scrittore sensuale che sa raccontare la fame, la sete, la deviata sessuomania della nostra epoca,
Proprio in virtù delle sue ambizioni massimaliste ed enciclopediche – che tradiscono, qua e là, qualche inevitabile irresolutezza – Perceber è soprattutto un’opera divertente, un romanzo eroicomico pieno di chiacchiere esilaranti, che sarebbe piaciuto a un gentiluomo inglese del Diciottesimo Secolo e che piace anche a noi.

Posted by giuliomozzi at 28.04.05 10:44

Comments

Nah! Colomati più talentuoso, nah! Anche Bariani è più talentuoso! Nah! Basta! Cambiate la retorica dei risvolti di copertina! Pippaioli!

Posted by: Italo Medalo at 28.04.05 18:55

"Colombati", non "Colomati", bimbo mio. Hai letto male. Le troppe pippe fanno calare la vista, te l'hanno mai detto?

Posted by: maestrino_con_la_penna_rossa at 28.04.05 22:16

Fantastico risvolto pipérno. Molti avverbi,l'abituale serqua di aggettivi, alcuni dei quali vitandissimi (talentuoso è uno fra quelli). Grande il Pìp, maggiore di lui però Leonardo, che ha scritto la prima opera-catalogo della letteratura italiana recente.

Posted by: giovanni at 29.04.05 08:20

Opera-catalogo? Se non sapete neppure di che cosa state parlando. Ma quanta bile trasudate... Non sarà mica invidia? Null'altro da fare nella vita che insultare chi scrive (e scrive bene)? Avete veramente (avverbio) rotto la minchia (metafora e regionalismo).

Posted by: Armando at 29.04.05 18:36

Era quasi verso sera /
se ero dietro stavo andando /
che si è aperta la portiera /
è caduto giù l'Armando.

Armnado, disàrmati. La bile trasuda dalla tua tastiera. Dàlle una pulitina col Mobilioil e vedi che la vita ti sorriderà.

Posted by: giovanni at 29.04.05 19:53

Io non so distinguere un avverbio da un aggettivo. E' grave?
;-)
Leo, fremo...

Posted by: gianni biondillo at 29.04.05 23:46

Considerando quanto vendi in libreria, è piuttosto grave. Ma tanto so che non è vero, per cui fa istèss (fosse invece vero, lo dico allo Spagnol)

Posted by: giovanni at 30.04.05 06:52

Sssh, sssh, non dire niente, che ci faccio una brutta figura... A proposito: ma lo sai che sono tre giorni che mi canticchio "l'armando"?
;-) G.

Posted by: gianni biondillo at 01.05.05 03:38

Brào, quello lì è ancora Jannacci ascoltabile, non le ultime nénie recenti che, dannazione, gli han meritato targhe Tenco e altro di consimile (sono jannacciano tendenza Manfredi, io; nel senso del Gianfranco).
Sta bene, non parlerò con lo Spagnol. Magari con la Valentina, sì - e tu sai a chi mi riferisco.

Posted by: giovanni at 01.05.05 08:47

Faccio notare che un tempo gli scrittori italiani affermati, già maturi o anziani, scrivevano nelle quarte di copertina per lanciare autorevolmente i giovani. Per esempio Calvino scrisse le quarte di copertina dei romanzi di esordio di Del Giudice e De Carlo. Ora, da almeno una quindicina d'anni gli esordienti vengono lasciati soli. Se un esordiente vuole cercarsi un parere autorevole e una bottiglia di champagne pregiato da frantumare beneauguralmente - con o senza avverbi - al varo, bisogna chiederlo a uno scrittore della propria generazione o di pochi anni più vecchio (se non sbaglio lo stesso fece Lodoli con Mozzi).

Posted by: Un lettore forte at 03.05.05 15:14

E' così, in linea di massima. Con, naturalmente, eccezioni: Enzo Siciliano, ad esempio, si spese molto per Mario Desiati; Aldo Busi sponsorizzò Alessandro Barbero; e Arbasino mandò una cartolina a Enrico Brizzi (e fotocopie della stessa a tutti i giornali), eccetera. E, in Mondadori, Ferruccio Parazzoli fa - da dietro le quinte - l'allevatore di giovani.

Posted by: giuliomozzi at 03.05.05 15:35

Aggiungerei il sommo Edoardo Sanguineti con l'allora giovanissimo Giuseppe Caliceti. Lanciarsi nel folgorante mondo dell'editoria con un consenso iniziale del genere è un auspicio non buono, ma ottimo; e infatti Caliceti è fra i maggiori della sua generazione, e mica soltanto di quella.

Posted by: giovanni at 03.05.05 19:34