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22.04.05
"Un romanzo immenso che è al tempo stesso una Città, una Cosmologia e un Uomo"
di Luigi Mascheroni
[Questo articolo di Luigi Mascheroni è uscito nel quotidiano Il Giornale di ieri. gm]
La differenza tra i 1.200-1.500 romanzi che ogni anno calano sulla scrivania di un giornalista culturale e il romanzo che vale la fatica di leggere, si chiama Perceber.
Che cos’è Perceber? È un romanzo, o piuttosto «un romanzo eroicomico sul Nulla», scritto da un esordiente, Leonardo Colombati, e pubblicato da Sironi. Sarà distribuito a partire dal 5 maggio e presentato ufficialmente l’8 alla Fiera del libro di Torino. Nei giorni scorsi una ventina di copie-pilota di Perceber (senza la copertina definitiva) sono state spedite ad altrettanti «addetti ai lavori». Siamo stati fortunati.
Qualche settimana fa Paolo Di Stefano sul Corriere della Sera, a proposito di Tullio Avoledo che su queste pagine celebrava Atomico dandy di Piersandro Pallavicini, ironizzava sul fatto che da un po’ di tempo a questa parte - dopo i casi dello stesso Avoledo, di Faletti, di Piperno, eccetera - tutti sembrano affetti da una strana malattia, quella appunto di voler vedere dovunque il «romanzo dell’anno». Bene. Questo rischio Perceber non lo corre. Perceber è molto di più: è il romanzo del decennio, il decennio che è trascorso e quello che verrà. Anche se probabilmente ben pochi riusciranno a leggerlo da cima a fondo...
Perceber è stato scritto in undici anni di lavoro («alcuni episodi sono passati attraverso non meno di quaranta revisioni», dice l’autore) e racconta di tre uomini - un giornalista, un medico, un avvocato - testimoni di un incidente in viale Trastevere, a Roma, il 6 luglio 2000: un tram travolge un anziano tranciandogli la gamba destra. Punto. Questa è la storia, e scorre per più di 500 pagine. In mezzo, o sopra, o dietro, o sotto, che è lo stesso, la storia-parallela di Perceber, una città spagnola fondata nel medioevo i cui abitanti parlano in continuazione senza neppure una pausa tra una parola e l’altra. A latere, l’idea di un Piano bizzarro e pazzesco («Quando uscì Il pendolo di Foucault facevo a gara con un mio amico a citare intere pagine a memoria. Lo stesso amico con il quale poi progettai di scrivere un romanzo giallo: lui doveva imparare l’ebraico e io la cabbala. Ma poi naturalmente non se ne è fatto nulla»). Il “luogo” dell’azione è Roma: ogni episodio (41 in tutto, raccolti in 7 capitoli a loro volta uniti in tre parti) si svolge in un diverso quartiere della città a cui si sovrappone un altro schema, mutuato dalla cosmologia cabalistica, e un altro ancora che richiama le diverse parti del corpo umano. Risultato: un romanzo immenso che è al tempo stesso una Città, una Cosmologia e un Uomo.
Coprotagonisti della narrazione, una miriade chiassosa di personaggi storici e letterari (dal libertino Casanova al naturalista Horace de Saussure, dal multiforme Fregoli a Vladimir Luxuria), e poi rabbini, puttane, alchimisti, statue parlanti, guardiani notturni, una grancevola cabarettista (tra le pagine più comiche del romanzo), eccetera. Il tutto cementato da una scrittura ambiziosa, difficile, massimalista ed enciclopedica, tanto che in appendice al romanzo l’autore ha “dovuto” pubblicare altre cento pagine di apparati (note, citazioni, glossario, fonti) senza le quali si capirebbe poco e con le quali a volte si capisce ancor meno... Meglio fare un esempio: a pagina 89 (scegliamo a caso), uno dei protagonisti - che per la verità il lettore non ha ancora bene individuato - mentre si aggira per casa urta uno scrittoio facendo cadere una mensola con tutto ciò che vi è riposto tra cui «il Manuale dell’Ipnotizzatore, un Fénelon, alcuni vecchi libri tra cui il Bouvard e Pécuchet e La Storia dei Tredici, un berretto turco e qualche conchiglia...», esattamente gli stessi oggetti ammucchiati su una mensola da Flaubert - informa una nota - in una pagina del suo Bouvard e Pécuchet... e così via: ogni azione, ogni luogo, ogni personaggio, ogni riga del romanzo contengono un riferimento letterario, storico, filosofico, mitologico, musicale, cinematografico, di cronaca... Perceber è un romanzo (?) barocco, magnetico, magmatico, simbolico. Che leggeranno in pochi, pochissimi...
I pochissimi che l’hanno letto in anteprima dicono meraviglie, parlano di Capolavoro, di romanzo-spartiacque, sono spiazzati, increduli. Lo scrittore Giulio Mozzi (consulente per la narrativa italiana dell’editore Sironi che si è accaparrato Perceber battendo sul tempo un paio di altri grossi editori), sul suo blog ha raccontato di come sia arrivato in redazione il romanzo (era il febbraio 2004), dello sconcerto provocato dal malloppo, di come abbia letto un paio di pagine e le abbia trovate «sorprendenti», di come con il procedere della lettura «si rafforza l’impressione che sia qualcosa di importante», anche se - ammette - mentre legge gli pare «di non capire quasi nulla. Il romanzo non è un romanzo normale. Che razza di romanzo è?», per concludere, girata l’ultima pagina di Perceber: «Io non so se il romanzo di Leonardo Colombati è davvero un “capolavoro”. Per me la parola “capolavoro” indica soprattutto un genere letterario. Così come ci sono i romanzi gialli e quelli rosa, i cosiddetti “romanzi di genere”, similmente ci sono i romanzi del “genere letterario capolavoro”... Sono quei libri che Franco Moretti classificherebbe come “opere mondo”. Ogni libro che tenti di essere un’opera mondo è, inevitabilmente, un tentativo di capolavoro. Checché ne pensi l’autore, qualunque forma abbia la sua ambizione, ciò che sta facendo è: tentare la scalata al capolavoro».
Giuseppe Genna - che al “Capolavoro Misterioso” già un anno fa dedicò una serie di considerazioni sul suo sito I Miserabili - avute le bozze del romanzo da un «amico scrittore» (Giulio Mozzi), arrivato a pagina venti, si sentì costretto a inviargli un sms: «Credo si tratti della massima scoperta letteraria degli ultimi dieci anni». Qualche giorno dopo scriverà in Rete: «è arrivata una scrittura che mi mette fuori gioco, quelli che evidentemente io considero “i miei meriti letterari” ne escono scarnificati annullati ridicolizzati».
E lo scrittore del momento, Alessandro Piperno, grande amico di Colombati, firma una lunghissima bandella di Perceber dove, tra le altre cose, si legge: «Se l’ambizione è uno dei tratti imprescindibili di cui uno scrittore deve dar prova fin dall’esordio, allora si può dire che Leonardo Colombati si presenti sulla scena letteraria italiana come uno dei più talentuosi narratori della sua generazione... Non ricordo - almeno nella storia più recente del romanzo italiano - un narratore che abbia cercato di raccontare Roma in un modo così fascinosamente truculento. La Roma di Colombati è enorme, spettrale, afosa, ma ha il pregio di essere assolutamente vera e assolutamente a noi contemporanea...».
Già, Roma. Leonardo Colombati è nato qui, il 21 aprile 1970, Natale di Roma. Laureato in Legge, dopo il tirocinio in uno studio legale se ne è andato a Londra. Ha trovato un altro lavoro («che grazie a Dio non ha nulla a che fare con la letteratura») ed è rimasto due anni. Oggi si occupa per conto di una società inglese della vendita per il Sud-Europa di cavi in fibbra ottica. «Springsteeniano di ferro» (ha finora seguito 12 suoi concerti in giro per il mondo, e sul prossimo numero di Rolling Stone firma a quattro mani con Alessandro Piperno la recensione dell’ultimo album del Boss), collabora con la rivista Nuovi Argomenti di Enzo Siciliano e prima di Perceber aveva scritto giusto «un paio di racconti e delle poesie orribili», senza pubblicare nulla però. È molto attivo sul web: ha un blog, dirige la rivista musicale online Medicine Show, ha creato nell’ottobre scorso - primo caso in Italia - un sito in progress dedicato al suo romanzo (www.perceber.com) con estratti, anticipazioni, mappe, citazioni...
Tra gli scrittori italiani, oltre all’amico Piperno («Con le peggiori intenzioni è un romanzo splendido e importante. Racconta gli anni Ottanta come nessuno scrittore negli anni Ottanta li ha raccontati. In quell’epoca trionfava la borghesia eppure tutti volevamo fare Tondelli, i minimalisti. Non avevano gli strumenti per raccontarli. Tutti gli rinfacciano che nel libro si parla solo di soldi. Ma cosa ha mosso la letteratura da 200 anni a questa parte? Lui finalmente l’ha capito»), ama Raffaele La Capria («Ferito a morte è un romanzo splendido e unico: l’ultimo romanzo borghese scritto in Italia fino a Piperno, e dal punto di vista della struttura sembra rifarsi al Gruppo 63 ma in realtà è un romanzo joyciano in cui la scelta stilistica non è fine a se stessa: io provato a fare la stesa cosa») e prima ancora Carlo Emilio Gadda (La cognizione del dolore soprattutto) e Mario Pomilio (Il quinto evangelio). Tra gli stranieri, «dopo una lunga fase borgesiana, che un po’ si sente nel libro, e che poi ho superata», Thomas Pynchon, Saul Bellow, William Gaddis, Don DeLillo. Frequenta poco la critica letteraria («sono un lettore di romanzi, non di critici. Troppe polemiche avvelenate, troppe invidie: è un mondo molto piccolo») ma conosce bene i meccanismi del marketing letterario, come dimostra il suo sito dedicato a Perceber («una cosa biecamente pubblicitaria, certo, ma che male c’è?»): alla Sironi mandò non un semplice manoscritto, ma un libro vero e proprio, già stampato e rilegato: «una cosa insolita... in casa editrice si sono incuriositi proprio per questo. È un vecchio vizio, non riesco a scrivere se non facendo il libro, decidendo l’impaginazione e tutto il resto, note in appendice comprese». E così Sironi si è trovata davanti a un dilemma: o prendere il libro bello e fatto senza tagli né “asciugature”, oppure lasciar perdere e rischiare di buttare al vento il capolavoro. Hanno scelto la prima.
E ora che è pronto, decisa anche la copertina (dopo un sondaggio in Internet), cosa si aspetta Leonardo Colombati da questo libro? «Gli voglio molto bene, ma in realtà lo vedo lontano, l’ho finito nel 2003, sto pensando già ad altre cose. Non venderò una copia ma spero che venga riconosciuto come un libro degno. Il mio “sogno dello scrittore” non è che Perceber diventi il numero uno in classifica, ma che fra 30 anni qualcuno lo riprenda in mano e ci scriva sopra qualcosa. Sì, sul breve periodo l’interesse della stampa non può che fare bene, ma ciò provoca invidie mostruose. E d’altra parte, anche quando un libro viene smerciato da grosse firme sui magazine o in tv se non vale non reggerà la prova dei fatti; mentre se vale davvero con gli anni non ci si ricorderà più dei D’Orrico o dei Ferrara che hanno lanciato il libro ma si ricorderà il libro».
Ha scritto Giulio Mozzi sul suo blog: «Si parte con una diffusione di poco meno di duemila copie. Ovviamente noi contiamo di vendere, alla lunga, molti milioni di copie di questo libro. Ma il grande comincia sempre dal piccolo: siamo fiduciosi». Risponde l’autore: «È un dato di fatto che il 70% dei lettori di fronte a un nuovo romanzo si ferma dopo 10 pagine. Cosa faranno di fronte a un esordiente che gliene propone cinquecento?». Già, cosa faranno?
Posted by giuliomozzi at 22.04.05 12:32
Comments
un motivo in + per comprarlo...
Posted by: nino genovese at 23.04.05 09:04
Devo dire che, letto l'articolo (ben scritto) di Mascheroni, mi è venuta una gran curiosità. Del resto la "terza pagina" del Giornale ha sempre ospitato buone cose fin dai tempi di Montanelli. A quei rincoglioniti che si scandalizzano " perchéee è un giornale de destraaa" vorrei dire che tra cose divise in manca e dritta c'è anche il cervello. Usino per favore entrambi gli emisferi!!
Venendo a Perceber, speriamo che sia quello che dicono. Se ci garba lo leggeremo.
Saludos
Posted by: Alessandro Giunti at 23.04.05 09:34
L'osservazione di Alessandro, che condivido, mi suggerisce di postare anche qui, la risposta che ho dato a ety alle ore 9,06, alla quale mi pare si riferisca.
"ety scrive: "In un giornale di destra_? Non vi vergognate?" Questa singolare meraviglia è fuorviante (e pericolosa) in letteratura, giacché sottintende che tutte le recensioni, per essere considerate valide o quantomeno accettabili, debbano passare dalle pagine di taluni giornali, di sinistra per la precisione, come, ad esempio: Liberazione o il Manifesto, che sono, al riguardo, giornali encomiabili poiché danno molto spazio alla letteratura, ma non sono i soli. Il Giornale, appunto, poi La Stampa, Il sole 24 ore, Repubblica, il Corriere della Sera, il Giornale di Sicilia con Stilos (se non sbaglio) fanno altrettanto. E ne dimentico chi sa quanti.
Molto spesso il critico letterario scrive dove trova lavoro e spazio, sono pochi quelli che possono permettersi il lusso di scegliere. Non conosco Mascheroni e quindi non mi riferisco a lui.
La critica letteraria, al conmtrario, deve essere valutata per la sua qualità, e quando il lettore avrà letto il romanzo, ne potrà dare il suo giudizio, a prescindere dal giornale su cui è comparsa.
ety non legge Il Giornale, evidentemente, e deve perciò ringraziare chi(Mozzi in questo caso)gli consente di arricchire il suo patrimonio di conoscenza su di un'opera letteraria.
Mi vengono in mente Montanelli o Malaparte che hanno un po' corso la cavallina in fatto di ideologie, eppure sono stati eccellenti giornalisti, e Malaparte qualcosa di più: un eccellente narratore. A proposito di quest'ultimo, si dovrebbero ignorare i suoi romanzi, visto che Piero Gobetti disse di lui che era «la più bella penna del fascismo»?
Esempi se ne potrebbero fare ancora.
Non credo sia stato Mozzi a volere che la prima (se così è) recensione del romanzo di Colombati uscisse sul Il Giornale; probabilmente per circostanze varie Mascheroni ha deciso di scriverne prima degli altri. Immagino che tutto si limiti a questo, e non c'è proprio niente di male.
Vediamo, caso mai, se Mascheroni ci ha azzeccato.
Ci saranno presto chissà quante altre recensioni sui giornali, non mancheranno per soddisfare tutti i gusti, giacché la campagna pubblicitaria su Perceber gestita (suppongo) da Mozzi (che non ha avuto più tempo per dedicarsi a vibrisse:-)) è stata sapientemente organizzata da molti mesi. E qui sta il nocciolo del rischio, assai grande, che Mozzi e Colombati si sono assunti, essendone certo consapevoli. Parlare troppo e troppo a lungo di un romanzo, infatti, non sempre è bene. Nascono le invidie e, come è successo a Piperno (di cui non ho letto Con le peggiori intenzioni, che ha soddisfatto un lettore accanito come mio fratello Mario) alle lodi sperticate possono seguire anche le stroncature.
Uno scrittore della mia Lucchesia, molto bravo, Vincenzo Pardini, qualche settimana fa, mi ha scritto avendo letto la mia receensione del suo Lettera Dio, confidandomi che lui nella sua non lunga carriera letteraria ha avuto molte attenzioni un po' dappertutto (il suo racconto L'acchiappatassi è finito nei Meridiani, tra i racconti più belli che siano stati scritti), ma nulla di tutto ciò gli ha mai veramente giovato. Un buon libro cammina da sé, mi dice, e se è brutto, non servono le più sperticate lodi: il suo cammino è destinmato a fermarsi. Al contrario del libro di qualità, di cui si può anche parlare poco, ma di voce in voce egli raggiungerà molti più lettori.
Di Colombati, leggo qualche suo pezzo che appare in rete. Per quanto mi riguada, lo giudico una penna brillante, in grado di attirare interesse.
Da ciò che scrive Mascheroni, Perceber ha nella scrittura qualcosa di Joyce. Quindi si tratta di una scrittura diversa da quella che ho conosciuta in rete e il riferimento a Joyce non è per me (considerazione tutta mia) gratificante al giorno d'oggi, in cui il lettore vuol capire ciò che legge. Se si pensa a Gente di Dublino, allora il riferimento a Joyce può andare bene anche per me, ma se ci si riferisce all'Ulisse o a Finnegans Wake, credo che Colombati rischi molto, sia perché questa scrittura ha già avuto il suo Papa in Joyce, sia perché oggi non sarebbe tutta compresa.
Mozzi, comunque, si mostra, anche in questa scelta, un operatore culturale coraggioso. E il fatto che abbia segnalato qui il pezzo di Mascheroni apparso su Il Giornale, senza mostrare alcun pregiudizio, conferma la sua maturità d'artista, e un'apertura mentale e una disponibilità al dialogo e al confronto, che non tutti possiedono.
In bocca al lupo, dunque, a Mozzi e a Colombati.
Bart"
Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 23.04.05 10:14