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28.05.05
A Roma nessuno si ama davvero
di Antonella Fiori
[Questa intervista di Antonella Fiori a Leonardo Colombati è stata pubblicata nel quotidiano a diffusione gratuita Metro il 27 maggio 2005]
Un romanzo che inizia con una cartina di Roma. Ogni rione ha un attributo divino che si traduce nelle parti anatomiche di un corpo umano, il Corpo dell’Adamo Cosmico della Cabbalah… Leonardo Colombati, classe 1970, impiegato in una ditta di cavi di fibra ottica, è l’autore di Perceber (Sironi, p. 506, euro 17) esordio stracult per i critici per i quali è il romanzo del decennio e oltre. Un libro (scritto in dodici anni) dichiarazione d’amore e di impotenza nei confronti di una città e di una storia.
Impossibile riassumere Perceber. Diciamo che è un “corpo a corpo” con Roma.
L’idea era quella di fare un libro su questa città che fosse una specie di Inferno dantesco dove al posto dei gironi c’erano i quartieri. Il riferimento però era anche l’Ulisse di Joyce: una città come corpo vivo. E per sviluppare questo mi sono avvicinato alla Cabbalah.
Tu scrivi “Roma è un fragoroso orfanotrofio”. Ma non è il posto dove si conoscono e si salutano tutti?
E’ anche la città dove nessuno si ama davvero. Un posto di persone sole di grandezza alienante.
A Perceber, città specchio di Roma, non esistono il bianco, il silenzio, lo zero…
C’è l’horror vacui, la paura di trovare un piccolo spazio-buco nero che ci risucchia e incenerisce.
L’anno zero di Roma per te è il 2000.
Quella dopo è una Roma falsificata. I rossi e gialli non esistono più. Hanno ridipinto Roma come una città barocca. E’ il romanzo su una città scomparsa.
Lo scrittore a cui devi di più?
A parte Pynchon, De Lillo. La gamba amputata al passante davanti ai tre protagonisti, Giovanni Migliore, il giornalista ebreo omosessuale, Luigi Dodo, il pediatra con immaginario pedofilo, Antonio Baldini, pensionato che pensa una strana mappatura della città, è come la palla da baseball di “Underworld” di De Lillo che teneva insieme episodi diversi.
Tu e Piperno avete scritto due romanzi “epici”. Piperno mitizza gli Anni’ 80, tu una città.
Proprio. E questo mentre in Italia si smitizza tutto. Roma, città di enorme potenza, non è scelta come sfondo né di film né di romanzi. Tutto il contrario dell’America. Vedi Bellow che fa di un posto come Chicago l’ombelico del mondo.
Piperno ha scritto anche il tuo risvolto di copertina. Come vi siete conosciuti?
Attraverso un amico comune gioielliere: sapeva che entrambi scrivevano. Adesso siamo candidati assieme al Premio Viareggio Opera Prima e i critici ci accomunano parlando di scrittori di destra.
Ma tu sei di destra o di sinistra?
Di sinistra, ma non mi sento rappresentato da questi signori. In 24 ore ho visto due esempi di come si può perdere una partita di calcio e una partita politica. Ah, avendo già la vittoria in mano.
Posted by Leonardo Colombati at 28.05.05 09:36