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16.05.05

Come stanno andando?

di giuliomozzi

Edda, in un commento a un post del mio diario, ha scritto oggi:

Giulio, come stanno andando le vendite di Perceber? E le recensioni? Ce ne sono state? E in generale, l'accoglienza com'é? Hai l'impressione che questo tuo coinvolgimento in prima persona abbia dato qualche frutto? Pensi che il libro sarebbe passato inosservato se non avessi investito questo tempo e energie nel segnalarlo? (sebbene in forma molto sobria economicamente, poiché credo che anche solo un quarto di pagina di pubblicità di quotidiano ti sarebbe costato di più). Scusa tutte queste domande, ma sono curiosa perché vorrei capire se sono efficaci e praticabili queste vie alternative per far conoscere l'esistenza dei libri.

Cara Edda, è ancora presto per sapere come vanno le vendite di Perceber (è in distribuzione da 11 giorni). Ci sono state delle richieste di nuove forniture: confortanti - almeno per la nostra dimensione economica -, ma niente di che. Certo: se il libro fosse partito a razzo (come avvenne a suo tempo con il libro d'esordio di Tullio Avoledo) ce ne saremmo accorti.
Le recensioni uscite finora sono quelle pubblicate nel sito. Alcune altre dovrebbero uscire: ma, come sempre, prima le vedo e poi ci credo. I giornali sono macchine complicate, le cui logiche di funzionamento mi risultano ancora misteriose (e spesso, a quel che mi dicono, risultano misteriose anche a coloro che ci lavorano).
[Ah: più che di "sobrietà economica", parlerei di "marketing tirchio". Un quarto di pagina di pubblicità in un quotidiano costa, così a occhio, più o meno come tutto il mio reddito annuale. L'operazione perceber.com mi è costata circa 400 euro (acquisto del dominio, affitto del server, acquisto della licenza di Movable Type, remunerazione del lavoro professionale per installare e far funzionare il tutto). Sottolineo: mi è costata, perché quei soldi li ho spesi io e non l'editore. Il tempo che ci ho messo non è un costo in più, perché con Sironi ho un contratto di collaborazione a progetto onnicomprensivo.]
Non mi stupisce che l'editore, quando parlai dell'idea di fare un sito specifico su Perceber, mi abbia risposto in sostanza: "Be', se ti va di farlo, fallo pure". Si trattava di un azzardo. Io non potevo in nessun modo garantire non dico che la cosa avrebbe funzionato: ma nemmeno che avesse senso.

In questa operazione-Perceber abbiamo comunque trovato dei validi alleati. Il primo è senz'altro lo stesso Leonardo: la sua vitalità è stata in ogni momento stimolante, il suo perfezionismo è stato un pungolo, la sua disponibilità a mettersi in gioco (e la sua capacità di mettersi in gioco senza tradire sé stesso) è stata davvero ammirevole. Il secondo alleato è stato la squadra di Sironi: che all'inizio aveva, verso l'oggetto bizzarrissimo che è Perceber, un più che giustificato sentimento misto di timore, ammirazione e diffidenza; che nonostante questo si è buttata nell'impresa con entusiasmo; e che lavorando e lavorando si è liberata del tutto dal timore e dalla diffidenza, conservando l'ammirazione e guadagnando il divertimento. Il terzo alleato è stato Giuseppe Genna, la cui ormai celebre sparata sul "capolavoro misterioso" mi costrinse a pensare alla promozione di questo libro come a una faccenda di lungo corso. Il quarto alleato è stato Ferruccio Parazzoli, che è stato prodigo di consigli e di conforto. Il quinti alleato è stato il gruppetto romano: Mario Desiati che ha invitato Leonardo a collaborare a Nuovi argomenti; Alessandro Piperno che con Leonardo s'è inteso subito e che non solo ha scritto il risvolto di copertina, ma in più occasioni ha caldamente suggerito a lettori autorevoli di dare un'occhiata a Perceber; Enzo Siciliano che ha apprezzato il libro, ha desiderato presentarlo a Roma, e probabilmente ha suggerito ad altri lettori autorevoli di almeno sfogliarlo. Il sesto alleato sono i giornalisti di cultura che hanno generalmente reagito alla faccenda con curiosità e prontezza (magari criticando l'operazione, ma con serio interesse verso il libro). Il settimo alleato sono stati i lettori naviganti, che hanno animato questo sito, lo hanno apprezzato e/o criticato, lo hanno linkato di qua e di là, hanno attirata l'attenzione di altri.
Ma, cara Edda, la tua domanda chiave è: "Pensi che il libro sarebbe passato inosservato se non avessi investito questo tempo e energie nel segnalarlo?". Sinceramente, penso di no. Avrebbe avuta una visibilità diversa, forse minore, forse addirittura maggiore, ma sicuramente diversa. Ad esempio, saremmo andati in cerca di un giornale interessato a fare un "lancio col botto" (senza alcuna garanzia di trovarlo, peraltro). Avremmo trovati forse, per proporlo, degli argomenti un po' diversi. Adesso sui due piedi non saprei dirti che cosa di diverso avremmo fatto: ma sicuramente sarebbe stato tutto diverso.
Le cose che mi sono piaciute, di perceber.com, sono almeno tre. La prima è stata la giocosità della faccenda: Leonardo è una persona cordiale ma serissima, io sono un pedante noioso con un bel po' di faccia tosta, e credo che l'accoppiata abbia funzionato. La seconda è stata la possibilità di mettere a disposizione dei lettori degli estratti di Perceber, di pubblicare alcuni saggi di Leonardo, di raccontare qualcosa del lavoro editoriale. La terza è stata la possibilità di proporre Leonardo come autore. Questa forse è la più difficile da spiegare, ma credo che si capisca bene se la dico così: a me non importa un fico secco che Perceber venda cento o centomila copie, m'importa che gli ambienti del giornalismo di cultura, della critica, dell'editoria, eccetera, fino ai lettori, percepiscano Leonardo come un autore. Come, si può dire meglio, un vero artista.
Ecco cara Edda. Non so se ho risposto bene alle tue domande. Una cosa devo dirla: fare perceber.com non sarebbe servito pressoché a niente, se non avessimo trovati per via tutti quegli alleati che ho elencati sopra; e quegli alleati non li ho trovati io, non li ha trovati la casa editrice, non li ha trovati Leonardo: li ha trovati il libro, con le sue proprie forze.

Posted by giuliomozzi at 16.05.05 15:48

Comments

Ho un romanzo in uscita con una casa editrice piccola ma seria (in altre parole: non ho pagato nulla e abbiamo fatto insieme un serio lavoro sul testo). Non dico chi sono, per non creare equivoci (non cerco visibilità, per ora).
Sto spremendo tutta la fantasia che ho per un marketing a basso costo:
- sito web, molto diverso da questo (27 euro)
- striscia a fumetti promozionale (50 euro al disegnatore)
- bei disegni di una artista locale per eventuali presentazioni illustrate (O euro).
Mi faccio un sedere così, il mio libro pare piaccia, ma non a Piperno, Genna ecc. (davvero non saprei come riuscire a convincere questi signori a passare qualche ora a leggerlo). Insomma: non o nessuno che possa segnalare il mio romanzo a “lettori autorevoli” e quindi ho molte più probabilità di passare inosservato.
Non c’è nulla di male in tutto ciò? D’avvero, non so.

Posted by: io at 16.05.05 17:01

L'hai mandato a Piperno, Genna ecc.? Chi intendi per "ecc."?
Tutta la faccenda di "Perceber" è cominciata così: Leonardo ha mandato in giro il suo dattiloscritto. Qualcuno l'ha letto, l'ha trovato bello, e ha agito di conseguenza.

Posted by: giuliomozzi at 16.05.05 17:13

Non volevo pensare in malafede, è solo che il tuo post dava la sensazione di un “circolo esclusivo” di favori a specchio, che è poi una delle critiche che spesso si sentono sul mondo editoriale italiano, e forse mi sono adagiato dentro un pregiudizio.

Onestamente faccio fatica a credere che le persone che citi nel post (sono loro l’ “ecc.”) trovino il tempo per sfogliare qualsiasi cosa gli venga inviata. Per noi “periferici” la sensazione di esser tagliati fuori resta forte. Ma non posso escludere – onestamente - che si tratti solo di una sensazione.
(Non mi firmo più perché ho fatto un paio di gravissimi errori di grammatica e mi vergogno. Un giorno ti invio link del sito e fumetto: ci terrei tanto ad un tuo parere come collega di “marketing a basso costo”).

Posted by: io at 16.05.05 18:15

No, "qualsiasi cosa" no. Ma questo perché queste persone sono letteralmente bombardate da richieste di attenzione. Oggi io ho ricevuto, a casa: tre dattiloscritti con richiesta di "un giudizio", via posta ordinaria; due racconti con richiesta di "un giudizio", via posta elettronica; e una sollecitazione da parte di una persona che mi ha spediti dei testi tempo addietro.
Non è fisicamente possibile prestare uguale attenzione a tutti. C'è chi rinuncia per principio. C'è chi per principio ci prova. Anche chi per principio ci prova, non ce la fa.
Mi rendo conto che possa esserci la sensazione di un "circolo esclusivo"; e devo dire che non è del tutto falsa. Ma nel caso di "Perceber" non è così. Tutte queste persone si sono messe in moto solo e soltanto perché hanno letto il testo. Io l'ho ricevuto per posta in casa editrice; Genna l'ha ricevuto da me; Parazzoli l'ha ricevuto per posta in casa editrice (Mondadori) e l'ha girato a Desiati; eccetera.
Il caso singolare è che tante persone si siano mosse di comune accordo e senza tante esitazioni. Ma questo, ripeto, dipende da "Perceber"; non da altro.

Posted by: giuliomozzi at 16.05.05 18:58

Caro Giulio,
come sai, non leggo i giornali da anni, quindi ciò che sto per dirti può essere sbagliato.

Non voglio parlare di Colombati e del suo Perceber, di cui ho già scritto, e credo che Colombati abbia del talento da vendere e ci farà vedere altre cose egregie.

Voglio parlare di te, del tuo lavoro.

Ciò che mi colpisce di te è l'impegno che metti in ogni cosa che fai; la mia stima nei tuoi confronti l'ho dichiarata già altre volte e anche altrove.

Veniamo all'operazione Perceber. Hai promosso il libro avendo a disposizione scarse disponibilità economiche. Forse la promozione è stata troppo lunga e può avere infastidito.

Ma chi ti conosce meglio di me, quelli che si considerano tuoi amici, sanno che questa lunga campagna era quasi obbligata, per spuntarla su chi ha a disposizione mezzi più potenti.

Su Nazione Indiana si parla in continuazione di incoraggiare in tutti i modi i piccoli editori coraggiosi. Sironi, attraverso di te, lo è. E il libro di Colombati è anch'esso un romanzo coraggioso.

Eppure che cosa sta succedendo, mi pare?

Che se n'è parlato molto, prima, ed ora che se ne potrebbe parlare a ragion veduta, essendo il libro sul mercato, stento a trovare in rete qualcuno, tra quelli che parlavano di incoraggiare editori piccoli e coraggiosi, che scriva una recensione su Perceber. Piccoli accenni (Ho comprato il libro. Lo sto leggendo. Sono a pagina X, e così via) ma poi niente di più.

Nessuno ha letto Perceber? L'ho letto solo io? Non è possibile! Non ci credo.

Allora devo fare una considerazione amara. Sai che io ho una certa età per cui posso dire di avere ormai concluso (malamente, s'intende)la scalata alle mie ambizioni. Non desidero di più di quello che ho avuto, sono una persona felice. Dio mi ha guardato con molta tolleranza e generosità.
Quindi (l'ho sempre fatto), dico quello che penso. Ossia che, mentre tu ti prodighi così altruisticamente, si contano sulle dita di una mano quelli che realmente ti vogliono bene.

Su Perceber hai giocato molto. C'è chi sta alla finestra a guardare per vedere forse un tuo scacco, con somma soddisfazione.

Non ci vuole molto a pensarlo. La lunga campagna che sei stato costretto a fare perché il libro in cui hai molto creduto fosse percepito almeno tra coloro che amano leggere, ti ha creato qualche avversione. E chi sa in quanti stanno vivendo la sadica attesa di vedere come va a finire, senza alzare un dito.

Quindi io penso, non a Colombati, ma a te, in questi giorni, e sono dispiaciuto se chi ha imparato a conoscerti e ti stima, se ne sta alla finestra.

Il libro di Colombati è ormai uscito, farà la sua strada.

Resta invece intatto il tuo progetto presso Sironi. Il successo di Perceber significa il successo di una linea editoriale coraggiosa, che tu porti avanti.

Mi piacerebbe che i vecchi lettori di vibrisse, e quelli che sono affezionati al tuo blog, si mobilitassero per aiutarti.

Tu puoi rispondere che non è affatto necessario, né opportuno. Invece sì, se è vero che il mercato del libro è cannibalesco, e la fanno da padroni i cosiddetti grandi editori.

Dico a costoro che se ti vogliono bene, devono uscire dalle chiacchiere e passare ai fatti, dimostrarlo: aiutarti a portare avanti il tuo progetto editoriale; ciò che in questo momento si può fare in una sola maniera: decretando il successo di Perceber, il libro sul quale - non possiamo non essercene resi conto - hai investito anche per il futuro.

Scusami per questo sfogo.

Bart

Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 16.05.05 22:00

Caro Bartolomeo Di Monaco, il fatto è che può anche darsi che il libro non piaccia. La sua lettera accorata che cosa dice in sostanza? Che bisognerebbe sostenere Perceber "a prescindere", perchè sostenere questo romanzo equivale a sostenere il lavoro di Mozzi, la casa editrice Sironi, la piccola editoria. Inoltre, la sua lettera implica che chi dice di voler bene alla piccola editoria e alle sue imprese meritorie ma poi non fa nulla per Perceber è un chiacchierone che non passa ai fatti. Ma questo è un RICATTO! "Perceber" può anche sembrare un libro imperfetto, pretenzioso, pedante, ingenuamente ipercolto (a me lo è sembrato), ed evitare di dare troppa evidenza a questo giudizio di lettura con una stroncatura plateale, in un luogo visibile, un giornale o un sito molto letto (e non in una finestra dei commenti come questa) può già essere un "fatto" e un atto di supporto verso il lavoro di Giulio e il rispetto di Colombati come autore. Colombati è sicuramente uno che ha talento, lo dimostrerà, ma io ho il diritto di trovare il suo libro non esattamente un capolavoro, e nessuno mi può chiamare alle Crociate in nome dell'editoria piccola coraggiosa onesta ecc.

Posted by: Un lettore che non ci sta at 17.05.05 10:19

Lettore Che Non Ci Stai, è evidente che Bart Di Monaco si riferisce a Nazione Indiana e alla loro iniziativa sulla Restaurazione. Forse però Di Monaco non sa che nel decalogo di Nazione Indiana c'è anche la regola di non farsi favori a vicenda, quindi per esempio non incensare il lavoro di uno dei suoi membri, ossia Giulio Mozzi, che fa parte di Nazione Indiana. Quando ci si aiuta a vicenda, ecco che ti dicono che fai parte di un "circolo esclusivo", di una conventicola ecc. Quando invece, in base a regole di limpidezza etica, proprio per evitare i "favori reciproci", si cerca di darsi una regola e di applicarla, ecco che ti danno del "chiacchierone" che non sa passare ai fatti. E se chi è sempre capace di criticare tanto il comportamento degli altri FACESSE anche lui qualche cosa?

Posted by: Pergameno at 17.05.05 10:31

Bart, volentierissimo aiuterò giulio (a cui voglio molto bene :o) parlando di Perceber a casa mia, anche se ho forti dubbi che le mie parole possano fare molto; ma il libro in questione c'ha 500 pagine e non è esattamente del tipo *divorabile*. Insomma, l'abbiamo comprato tutti più o meno nell'ultima decina di giorni, dacci il tempo di finirlo :o)
(ne ho già parlato, cmq, di persona, con un sacco di amici suscitando, credo, almeno un po' di curiosità. ognuno smuove le acque che ha: e io ahimé ho giusto un catino :o)

Posted by: milo at 17.05.05 20:47

- a un lettore che non ci sta.

Il libro può e non può piacere. Ho scritto che, come ogni libro, farà la sua strada.

Non v'è dubbio, però, che dietro questa pubblicazione (ma anche dietro le precedenti: soltanto che questa ha avuto una grancassa fuori dell'ordinario, forse) c'è un progetto editoriale che in qualche modo andrebbe sostenuto.

Come si fa?

Quella che ho suggerito (posso sbagliare, diamine)è la logica che si usa quando si vogliono sostenere riviste, giornali, iniziative culturali varie (in cui si crede), che hanno pochi mezzi. Che si fa, in questi casi? Penso che vi sia capitato. Ci si abbona o ci si iscrive.

Beh, acquistare Perceber può voler dire sostenere(secondo me, ovviamente) anche il progetto di Mozzi.

- a Pergameno.

Prima che uscisse, di Perceber, del capolavoro misterioso, hanno parlato un po' tutti. Non ricordo se ne abbia parlato Nazione Indiana, che invece si è proposta di incoraggiare i piccoli editori coraggiosi.

Non ci vedo nulla di male se anche lì si parlasse di Perceber. Siccome dietro l'editore Sironi c'è il lavoro di Mozzi, significa, allora, che Nazione Indiana non parlerà mai di un autore - in questo caso Colombati - pubblicato da Sironi?

Mi pare un'assurdità, nei confronti di Colombati. Capirei di non parlare di un libro scritto da Mozzi, ma degli autori della Sironi, sì, che diamine!

Capisci che altrimenti siamo di fronte ad una situazione discriminante e anche buffa?

Non so, Pergameno, se le ultime frasi del tuo post si riferiscano a me. Posso solo dirti che, se ti riferisci a me, hai stonato di brutto. Senza acrimonia, ovviamente.

- a milo.

Ecco, intendevo questo, anche. Poi, per carità, sui risultati nessuno scommette, ma un impegno da parte di chi stima il progetto di Mozzi è il minimo che si possa richiedere e fare.

Tutto qui.

Preciso che non mi paga nessuno, e ciò che scrivo sia sugli autori (recensioni, eccetera, che spesso riguardano romanzi del passato) sia in questi post deriva da una mia scelta convinta e anche, permettete, appassionata.

Ho un'età (63 anni)in cui le mie ambizioni si sono tutte essiccate. Sono un uomo felice e appagato. Non ho padroni e sono in una condizione di indipendenza e di libertà davvero invidiabile.

Bart

Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 17.05.05 21:19

Scusi, Di Monaco, ma lei forse non vuol capire. E se il libro di Colombati NON è piaciuto? Bisogna parlarne (e parlarne bene) solo perché è giusto sostenere la piccola editoria?

Posted by: Poldo at 18.05.05 14:07

Poldo, intanto diamoci del tu, se vuoi.
A me è piaciuto, pur riconoscendo che non è un libro facile.

Fra l'altro io sono legato alla letteratura dell'Ottocento. I miei insuperabili sono Dickens, Hardy, Zola e Balzac. Non amo Proust e di Joyce mi piace Gente di Dublino. Questo per dire che il romanzo di Colombati è lontano dalle mie preferenze. Ciò non significa che non sia un libro innovativo e coraggioso. La scrittura di Colombati vale la lettura del libro. Se poi la trama è complessa, io voglio sperare di aver contribuito con la mia recensione a chiarirla.

Io, però, ho inteso dire un'altra cosa e la colpa è mia se non sono stato chiaro. Non si tratta di parlare bene di un libro che non ci piace (non l'avrei fatto, sennò), ma leggerlo e parlarne, anche male, se non è piaciuto.

Questo significa aiutare Mozzi nel suo progetto. Aiutarlo anche a correggersi, se occorre. E aiutarlo proprio in questo momento in cui ha scelto di pubblicare un libro difficile, e, se non vuoi che dica bello, perché a te non è piaciuto, un libro non affatto inutile, per molte ragioni che ho cercato di dire nella mia recensione.

Questo se si crede nelle qualità di Mozzi.

Non riesco a dire meglio di così.Mi dovete scusare; e se non sono stato chiaro questa volta, non potrò esserlo più.

Bart


Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 18.05.05 14:53