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03.05.05

"Houdinì mi ha sempre affascinato". Stilos intervista Leonardo Colombati

di Giovanni Choukhadarian

[Questa recensione-intervista di Giovanni Choukhadarian appare oggi sulla prima pagina di Stilos, settimanale letterario diretto da Gianni Bonina. Segnalo anche un intervento dello stesso Choukhadarian in vibrisse. gm]

stilos_1.JPGNella non lunga e forse men che gloriosa storia del romanzo italiano contemporaneo, Perceber vanta di sicuro un primato. Mai un libro era stato annunciato e accompagnato da un così ampio apparato epitestuale. Non soltanto recensioni preventive (un anno addirittura prima dell’uscita in libreria!), non soltanto pareri fugaci e magari immotivati ma molto letti sul web, ma addirittura un blog autografo a esso dedicato e un claim editoriale di tutto rispetto: il capolavoro misterioso. Ora il debutto di Leonardo Colombati si concreta in un’opera prima di oltre 500 pagine, un’ottantina delle quali è costituita da un’appendice di note al testo. Si tratta, alla lettera, di un monstrum, di un’operazione che rivela nell’autore un’ambizione pari soltanto all’impudenza, là dove conferma in Giulio Mozzi un editore coraggioso oltre ogni buon senso. In quanto al merito, Perceber sembra decretare a un tempo che il romanzo muore e risorge dalle sue stesse ceneri, che è impossibile narrare ma non se ne può fare a meno. La dimostrazione dei due paradossi è ardua, e non per niente Colombati dispiega tante pagine e profonde una così ampia, sfacciata erudizione. I tre principali attori in scena si muovono in una Roma d’inizio secolo (questo secolo) che è parente prossima della Dublino di Leopold Bloom non meno che della Parigi di Horacio Oliveira o della Vienna del Mann ohne eigenshaften. Il romanzo di Colombati è perciò una sfida al lettore, domanda pazienza e desiderio d’avventura ma ripaga con una scrittura fantasiosa e soprattutto un senso dell’umorismo genuino e per niente letterario (a dispetto del profluvio di citazioni, così tante che, come fa Linus con i nomi di battesimo nei grandi romanzi russi, si possono anche saltare; ma si perde in divertimento).

Fra i molti pareri già espressi su Perceber, assai autorevole è quello di Alessandro Piperno, riportato nel risvolto di copertina. L’autore di Con le peggiori intenzioni parla di romanzo postmoderno e richiama, come altri prima di lui, l’influenza di Thomas Pynchon. Senza negare la fondatezza dell’intuizione, pare altrettanto verosimile che su Colombati abbia rimeditato, fra l’altro, anche la tradizione italiana. In questo senso, Perceber si pone forse come la versione aggiornatissima e scintillante del molto vituperato Dittamondo di Fazio degli Uberti. Se però non si vogliono addossare antecessori troppo importanti, Colombati è tuttavia un’opera-catalogo non polifonica, come sarebbe piaciuto a Bachtin, ma più propriamente atonale, se non addirittura dodecafonica. Un libro soprendente, un debutto fra i più affascinanti delle ultime stagioni letterarie. Il suo autore ne ha parlato con Stilos.

Perceber è un romanzo eroicomico, come recita il suo sottotitolo, o un poema eroicomico sul nulla, come indica invece il blog www.perceber.com? Nell'una e nell'altra ipotesi, qual è per te il senso di queste definizioni?

«Romanzo eroicomico» è una definizione in sé scorretta. Dovrebbe dirsi «poema eroicomico in prosa», così come Fielding definì il romanzo. Ma poi, il libro, chi me lo compra? Comunque, è proprio al Tom Jones che volevo fare riferimento. Già alla sua nascita, con Fielding, il romanzo settecentesco vuole autoparodiarsi. Cos’è il Tom Jones se non un burla nei confronti della Pamela di Richardson? Il postmodernismo non ha inventato nulla, in questo senso. Pensa al Tassoni de La secchia rapita. Diceva che il genere eroicomico si ottiene «mescolando il piccante e il ridicolo con il grave e il serio».

Il libro ti ha richiesto una diecina d'anni di lavoro. In questo periodo, i mutamenti sociali e culturali in Italia e nel mondo hanno avuto qualche riflesso sul tuo lavoro di scrittore?

No. Almeno, io non me ne sono accorto. In quei dieci anni, il romanzo è stato per me piuttosto una fuga dalla realtà, un mondo parallelo che andavo costruendo per un puro piacere personale. Certo, due “fatti” si sono imposti alla mia attenzione e sono scivolati nel libro. Il Giubileo del 2000 – che io ho vissuto con l’irritazione di vedere cancellata per sempre la vecchia immagine della mia città – e l’ascesa al potere da parte della sinistra, nel 1996: D’Alema al Governo ha imposto a molte persone (ed anche a me) alcune riconsiderazioni a proposito di ciò che vuol dire essere «de sinistra». Questa crisi l’ho trapiantata in uno dei personaggi del romanzo. In generale, devo dirti che ho tentato consapevolmente di escludere il più possibile i contatti tra il mondo di qua e quello di là (il libro). Chi ha già letto Perceber mi dice che è un romanzo postmoderno. Al che io ci rimango male. Però in questo senso è vero. Sul genere postmoderno si continua ancor oggi ad insistere sull’idea di Lyotard di un fenomeno post tematico, in contrapposizione alla modernità intesa come volontà di costruire sistemi totalizzanti e come rilettura critica del determinismo scientifico; oppure si mettono in risalto gli intenti decostruzionisti, perseguiti con il montaggio di testi diversi, il citazionismo, il pastiche, le sfumature pop. Ma il minimo comune denominatore, per gli scrittori postmoderni è il crollo del Tempo. Di nuovo bisogna parlare di antistoricismo: se l’idea di progresso è negata, il caos del mondo comporta anche un nuovo modo di vedere il passato; la storia può essere percorsa in ogni sua direzione. È un’intuizione, questa, che ho cercato di fare mia mentre scrivevo.

Chi è l'implicit reader di questo romanzo? E, preventivamente: credi tu all'esistenza di un implicit reader per ogni testo di narrativa (o saggistica, peraltro)?

Con la follia che può permettersi solo lo Scrittore della Domenica, inedito e senza contratti, credo di aver eletto a miei lettori ideali i miei idoli letterari. Bloom ha inserito nel suo Canone occidentale quegli autori le cui opere costringono lo scrittore posteriore a confrontarsi con esse. Ad esempio, tutto il capitolo che Bloom dedica a Joyce è giocato sull’agone tra il dublinese e Shakespeare. Ecco, io scrivevo chiedendomi assurdamente: piacerebbe questa pagina a Nabokov? L’implicit reader, qualunque esso sia, c’è sempre. Entra in gioco anche la vanità, che è sempre presente in chi cerca di creare qualcosa. Qualche anno fa avevo scritto un racconto in cui immaginavo che un bel giorno, per decreto ministeriale, s’era deciso che per un anno tutte le opere d’ingegno avrebbero dovuto essere pubblicate anonime. Il risultato era un calo del 70% della produzione libraria.

Se qualcuno muovesse al libro che hai scritto l'accusa di intellettualismo o, peggio, di escapismo (lemma incluso nel Gra.D.It. di Tullio De Mauro), come risponderesti?

Che Houdini mi ha sempre affascinato... Certo, accusare Perceber d’intellettualismo si può fare, perché no? Lo capisco. È un libro tutto fondato sull’ipercitazionismo; così tanto che credo d’aver suggerito che si tratti di una parodia, o almeno lo spero. Un’altra caratteristica del libro è quella della sua struttura, mutuata dalla Cabala ebraica. Corro il rischio di venire gettato nella fossa in cui giacciono i romanzi sperimentali. Eppure ho tentato di umanizzare questo aspetto, mettendolo al servizio della storia che narro. In questo senso il mio modello è stato Ferito a morte di Raffaele La Capria; un romanzo che utilizza tecniche da Gruppo ’63, ma le “romanticizza”, e le rende indispensabili al racconto. Giorgio Manganelli compilò una serie di ragioni per cui al poeta possa perdonarsi la mancanza di chiarezza. Secondo una di queste, «uno scrittore può essere oscuro perché è affascinato, è chiamato da una sorta di complessità che solo attraverso l’oscurità è conseguibile». Non sono un nemico del minimalismo, ma concordo con l’affermazione di John Barth: «Fra i grandi scrittori minimalisti, l’impoverimento è frutto di una scelta strategica: la semplificazione avviene nell’interesse della potenza espressiva. Fra gli scrittori meno grandi, però, può essere semplicemente un ripiego». Io, ad esempio, sono un grande ammiratore di Carver e, per fare un esempio italiano, della semplice perentorietà dei versi di Valentino Zeichen. Lo sono un po’ meno dei cento epigoni di Ellis, dei cento cloni di Tondelli.

Credi che Perceber possa leggersi in chiave allegorica o addirittura didascalico-didattica? Ritieni, in questo senso, che uno scrittore del nostro tempo abbia anche responsabilità di ordine morale? Se sì, quali sono?

Io non so se uno scrittore del nostro tempo – o di qualsiasi altra epoca – debba presupporre di avere simili responsabilità. Shakespeare era un moralista? Se lo fosse stato noi non avremmo quel capolavoro di vitalismo che è il personaggio di Falstaff, l’uomo che ci dice sorridendo: «Non è peccato per un uomo agire secondo la sua vocazione». Le grandi tragedie di Shakespeare, come il Re Lear e Macbeth, eludono il ricorso a interpretazioni moralistiche; Shylock non può essere ridotto a un’allegoria cristiana ed antisemita. La tragedia ci pone davanti a degli archetipi su cui la morale potrà semmai abbarbagliarsi – in modi diversi, nel corso dei secoli.

Si è parlato di molti autori stranieri che ti avrebbero influenzato o che comunque tu hai letto. Dato e non concesso che questi riferimenti siano appropriati, che pensi della letteratura italiana moderna e contemporanea? Quali classici hai frequentato?

In letteratura italiana contemporanea sono una schiappa: posso dirti che mi sono piaciuti Q. dei Luther Blissett, l’ultimo romanzo di Nicola Lagioia, Neppure quando è notte di Mario Desiati, Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno... Se provo ad andare un poco indietro nel tempo, mi vengono in mente alcuni romanzi di autori italiani che ho molto amato: oltre a Ferito a morte e a La cognizione del dolore – che per me sono il massimo – dico Il quinto evangelio di Mario Pomilio, certi racconti di Landolfi... Calvino, ad esempio, l’ho consumato a forza di leggerlo, intorno ai vent’anni. Ci arrivavo di riflesso, perché a quei tempi ero ossessionato da Borges. Qualche tempo fa ho provato a rileggere la trilogia de I nostri antenati e ne sono rimasto deluso. Forse Palomar e Le città invisibili restano i suoi due libri più belli.

Sei laureato in legge e hai quindi una formazione di tipo scientifico. Da che deriva il caos della tua narrazione? E' una scelta di stile o la tua visione del mondo?

Mah, io non credo di avere particolari visioni del mondo. O forse sì, ma mi guardo bene dall’andarlo a raccontare in giro. Quando qualcuno si prova a mettere insieme una certa dose di informazioni per giungere ad un possibile modello del mondo, è considerato alla stregua di Bouvard e Pécuchet – e cioè di un imbecille – o, se gli va bene, dell’ennesimo Thomas Pynchon – e dunque di un paranoico. Sicuramente ho una particolare visione della mia città, Roma. E un cruccio. Com’è che dai tempi gloriosi del cinema italiano, nessuno s’è più provato a raccontarla veramente? Leggo romanzi e vedo film ambientati a Roma in cui Roma è graziosamente rimossa; tutta una lunga sfilza di libri e pellicole in cui c’è il Gazometro e non il Colosseo. Credo che sia stata principalmente questa la molla che mi ha convinto a scrivere Perceber: volevo superare questa specie di blocco, la paura che evidentemente ti prende quando devi raccontare della più complicata, ricca, misteriosa e straordinaria città del mondo. Mi chiedevo: com’è che gli americani riescono a rendere epico un diner’s sulla 57ma Strada e noi non caviamo più nulla dai Fori Imperiali?

Ascoltavi musica, scrivendo il romanzo? E quale (escludi, se possibile, i molti titoli sparsi qui e là nel libro).

Ascoltavo molta musica, se non altro per non sentire gli strilli dei miei due bambini. Dopo numerosi tentativi mi sono costruito una personalissima playlist con dei dischi che conciliavano lo scrivere: Kid A dei Radiohead, Automatic for the people dei R.E.M., Kind of blue di Miles Davis, il primo album dei Cousteau, In a bar under the sea dei dEUS – un gruppo belga che mi piace moltissimo – e poi... Springsteen. Non particolarmente adatto, per la verità, ma chi se ne importa. Mettevo i suoi dischi e smettevo di scrivere; qualunque cosa avessi provato a buttar giù non sarebbe mai stata all’altezza di Jungleland o di Thunder Road, comunque. Sai, prima mi hai chiesto se avevo un lettore ideale, mentre finivo Perceber. Qualche volta ho sognato che il Boss leggeva il mio libro, mi chiamava e diceva: «Non male, ragazzo, continua così. Ma, occhio, prova a scrivere più facile!».

Posted by giuliomozzi at 03.05.05 08:56

Comments

Sei laureato in legge e hai quindi una formazione di tipo scientifico - ???

Posted by: ??? at 03.05.05 13:14

Non l'ho detto io.

Posted by: Leonardo Colombati at 03.05.05 13:40

Che dire, Giulio... Siamo finalmente all'avvio reale di questa avventura cominciata virtualmente un anno fa, quando alcuni cominciarono già a gridare al capolavoro. Ci sono autori che hanno questo destino: trovare giornalisti o editori che investono su di loro energie spropositate (facendo un po' di ingiustizia verso gli altri: come ti giustifichi tu, Giulio, con gli altri autori che pubblichi e ai quali non dedichi tutte queste energie? Evidentemente ritieni i loro libri meno validi di quello di Colombati; e non dire che li valuti tutti alla stessa stregua, perché sonop i fatti a parlare, non i giudizi interiori). Faccio notare che il resto degli esordienti italiani, passati e presenti, in generale non ha goduto e non gode di queste attenzioni. La forza dei loro libri si è imposta e si impone nel corso delle settimane, dei mesi dopo l'uscita dei loro libri (vale anche per il tuo libro di esordio, Giulio). Non so se sia corretto assecondare l'andazzo pubblicitario ANTICIPATO, tipico dei nostri tempi. Forse incuriosisce i lettori torpidi, ma in compenso insospettisce e un po' irrita i lettori forti. Allora, visto che i lettori torpidi comunque non leggerebbero e non leggeranno un libro pynchoniano e complesso come si annuncia quello di Colombati, valeva la pena rischiare di irritare e insospettire i lettori forti? Lo vedremo. Va detto comunque che lettori forti son così magnanimi da perdonare persino queste debolezze da editore-direttore di collana, debolezze assecondate dall'autore stesso (è infatti difficile pensare che un autore dal carattere un pochino più modesto o semplicemente dall'indole meno esibizionistica avrebbe concesso al proprio editore di metterlo in vetrina con tanto anticipo; e non mi si dica che il sito di Mozzi, quello di Perceber e quello di Genna sono minoritari: messi insieme, essi arrivano a TUTTI i lettori forti d'Italia che bazzicano in Internet). Ad ogni modo, brindo all'uscita del libro aspettando di poterlo finalmente leggere. Ma lo devo proprio fare, visto che l'impressione è che questo libro arrivi in libreria GIA' LETTO per me, già letto al posto mio dai professionisti, anzi, dai promotori giornalistico-editoriali della letteratura? Un saluto cordiale

Posted by: Un lettore forte at 03.05.05 14:30

Caro Lettore Forte, le rispondo per la parte di mia competenza (Giulio, se vorrà, lo farà sulle domande che lei gli ha posto). E dunque voglio dirle due cose a proposito della mia immodestia e dell'indole esibizionistica che lei mi attribuisce. Sulle prime, mi è venuto da protestare: "Esibizionista a me?!?". Poi ci ho pensato su, e m'è toccato infine di darle ragione. In fin dei conti, chi scrive o recita o dipinge lo fa anche per vanità. Visto che la vanità è un peccato, dovrei pentirmene. E' che non ho ancora trovato il confessore giusto. Cordiali saluti

Posted by: Leonardo Colombati at 03.05.05 15:27

Qualche risposta. Sì, ci sono libri più importanti di altri. E' sbagliato pensare questo?
Qualche giorno fa, nell'intervento (in questo stesso blog) intitolato "Che cos'è Perceber per me, e che cosa sono io per lui" [ http://www.perceber.com/archives/2005/04/che_cosa_perceb.html ], ho detto chiaramente (almeno, a me pareva chiaro) che nel lavoro editoriale fatto in Sironi alcuni esordi, quattro, mi sembrano finora particolarmente importanti.
Per ciascuno di questi quattro libri abbiamo cercato di costruire delle azioni promozionali specifiche. In un paio di casi ci è andata discretamente (Casadei, Falco), in un caso ci è andata decisamente male (Bompani), per Colombati si vedrà. Le azioni promozionali specifiche, sia chiaro, dipendono (a) dal libro, (b) dall'inventiva di chi si occupa della promozione: e noi non siamo particolarmente inventivi nella promozione, (c) dall'autore, dalla sua personalità, dal suo modo di affrontare la faccenda, dalla sua voglia e sicurezza di esporsi. Abbiamo fatto un blog per Perceber perché esistevano le condizioni - così ci pareva - per fare un blog per Perceber. Non perché Leonardo sia "esibizionista" o privo di modestia: ma perché Leonardo ha còlto da subito il carattere giocoso dell'iniziativa.
Se dedichiamo meno impegno promozionale a un libro che ci sembra meno importante di altri, mi pare che non facciamo torto a nessuno. Possiamo (questo sì) sbagliarci nel giudizio d'importanza: ma non è questione di giustizia, allora, bensì di giudizio critico.
Il mio libro d'esordio, nel 1993, fu "lanciato" da una serie di articoli (di cui uno, piuttosto vistoso, nel "Venerdì" di "Repubblica") che uscirono prima della pubblicazione. Certo: qualche giorno prima, non tre mesi prima. Quello che mi preme dire è che il mio editore prese una serie di iniziative allo scopo di "preconfezionare" un giudizio positivo attorno al mio libro: e ci riuscì.
Non ho intenzione di ripetere per altri libri l'esperienza di "anticipazione" che abbiamo fatta con questo blog dedicato a Perceber. Ho l'impressione che certe cose si possano fare una volta sola.
L'affermazione secondo la quale il mio diario, "Miserabili" di Giuseppe Genna e perceber.com "arrivano a TUTTI i lettori forti d'Italia che bazzicano in Internet" dovrebbe essere confortata da qualche argomento.
L'affermazione secondo cui i "lettori forti" sarebbero "irritati e insospettiti" da questo blog dovrebbe ugualmente essere confortata da qualche argomento.
Una considerazione finale: c'è chi si permette di scrivere nella prima pagina di un magazine tirato in mezzo milione di copie (se non di più): "Questo è il più grande scrittore italiano". C'è chi si permette di fare campagne promozionali costosissime.
E noi non possiamo permetterci di fare un blog?
Ci sono editori che si accaparrano tutti gli spazi possibili, dalla televisione alle fiancate dei tram, dai megastand alla Fiera del libro alle megalibrerie nelle città.
E noi non possiamo strizzare l'occhio a quei sessantacinque lettori e mezzo (media dal primo giorno di apertura di questo blog) che ogni giorno passano a visitarci?

Posted by: giuliomozzi at 03.05.05 15:29

:-))))))
sono passata qui giusto per leggermi la risposta di mozzi al lettore forte che aveva scritto nei commenti al blog di mozzi.
Cristo ci sono rimasta malissimo :-(((((
mmmmmmmmmm .....
la reazione di mozzi non è all'altezza dei suoi racconti che sono, al contrario, pieni di umorismo.
E' un po' stizzita ;-)
Certo che uno può farsi, e fare, la pubblicità che crede!
Certo che gli è permesso (in rete poi tutto è permesso)!
Ma la domanda, per quel che ho capito io, semmai verteva se simili sistemi funzionassero anche in rete.
Non so se l'equivalente del comprarsi una pubblicità televisiva e una fiancata di una balena-autobus possa funzionare pure in rete.
Nel reale la cosa funziona, eccome se funziona! abbiamo addirittura un presidente del consiglio che si è venduto come un best-seller-vuoto-a- perdere in simile osceno modo.
E Vespa vende sicuramente più copie del miglior scrittore italiano.
Però a mio giudizio il blog è un contenitore agli antipodi dei contenitori della pubblicità tradizionale e se si fa un blog promozionale allora va anche gestito in maniera NON tradizionale (e lì è il difficile)
Il blog è il Resistente (alcuni direbbero il terrorista) all'interno dell'ossessiva occupazione pubblicitaria mediatica, ma se simile resistente si limita a restare in un tinello, e da tinellista si addobba, che razza di resistente può essere? Finisce con il somigliare tanto al presidente operaio-taroccato che berlusconi vorrebbe talvolta spacciarci.
Io credo che sia possibile, al momento, intercettare tanti e-viaggiatori alle prime armi, ma si corre il rischio, come ha detto il lettore forte, di perdere tutti i veri e-lettori e-lettronici.
Ad esempio non so se avete notato che al politico tradizionale avere un suo blog o sito non frutta neppure un voto in più, mentre ad un sinto (che volgarmente è uno zingaro) candidato da rifondazione a Mantova che dialoga (VERAMENTE) da un blog e dice cose VERE, gli arriva l'elezione come la cosa più naturale del mondo, e lo stesso è successo a vendola che tutti i blogger della rete si sono portati in spalla gratis, con leggerezza e con e-naturalezza :-).
La rete funziona solo per ciò che è autentico, mentire in rete è difficilissimo anzi impossibile;-)
georgia
P.S tutto senza alcuna prevenzione visto che non conosco colombati e che non l'ho mai letto e che per ora non leggerò e che su di lui per ora ho letto solo il suo bloge le tracce in alcuni blog collegati

Posted by: georgia at 03.05.05 16:10

Cara Georgia, il parallelismo tra Giulio Mozzi e Silvio Berlusconi è davvero affascinante...

Posted by: Leonardo Colombati at 03.05.05 16:35

Caro Giulio, come ho scritto nei commenti del tuo sito, la tua argomentazione non mi sembra corretta. Se uno ruba un miliardo, io non mi sento autorizzato a rubare un euro perché in giro ci sono i ladri. Quel che sostengo io e che voi - che non avete rubato nulla, sia chiaro - avete condotto un'operazione un pochino irritante, analoga a quelle che (in stile molto più potente mediaticamente) propongono sul mercato i libri "decidendo" ancor prima che vengano pubblicasti che si tratta di grandi opere importanti. Ecco, in tutto ciò il lettore si sente superfluo. Avete già fatto tutto da soli, è come se non aveste bisogno di comunicare. Ditemi se sbaglio, io non voglio mica aver ragione o guastarvi la festa o pungolarvi per il gusto perverso di rompervi le scatole. Io penso che un libro sia un dono che aspetta il dono della lettura. Se questa lettura (che è un'esperienza aperta, rischiosa tanto quanto la scrittura) viene già ipotecata con giudizi di valore, mappe di navigazione, istruzioni per l'uso, materiali interpretativi, ANCOR PRIMA che l'opera sia pubblicata, beh... Ciò che ne ricavo è che l'opera stessa non abbia nessuna voglia di essere "pubblica", di essere "pubblicata" nel senso più profondo del termine, cioè che non abbia nessuna voglia di ricevere il dono della lettura. Un'opera che agisce così mi comunica la sua autistica autosufficienza. Trovo questo tipo di autorpomozione essenzialmente (non quantitativamente, ma qualitativamente) analoga alla grande propaganda mediatica pubblicitaria. Con la differenza che riconosco all'onesto Colombati un desiderio di essere letto, mentre nel caso di libri di altro genere mi pare che l'unico scopo sia quello di vendere copie, poi se ti leggono o no chi se ne frega. Ma allora per questo dico che secondo me questa strategia è stata a mio modo di vedere assai discutibile, a me ha comunicato una specie di autismo dell'opera che in realtà non ha alcun desiderio di avere lettori perché ci ha già pensato da sola a leggersi interpretarsi farsi i complimenti stringersi la mano autocongratularsi autocommentarsi autospiegarsi. E il mio spazio di lettore dov'è?

Posted by: Un lettore forte at 03.05.05 17:32

cara georgia, nonché lettori forti tutti, il ragionamento è semplice: abbiamo verificato sulla nostra pelle che libri pur se bellissimi al di fuori di ogni dubbio (cioè al di fuori del sempre vero adagio "ogni scarrafone di libro è bello all'editore suo"), quando siano pubblicati da un piccolo editore (quale è sironi) e quando non siano IMMEDIATAMENTE sostenuti al momento della loro uscita in libreria da una qualche iniziativa che susciti pubblico interesse (tramite giornali, rete, televisione, palloni aerostatici, redattori sandwich in giro per la città ecc.) faticano a innescare quel movimento in libreria necessario (e non sufficiente) a consentire la loro presenza sui banconi delle librerie stesse per almeno un paio di mesi (è come fornire energia di innesco a una reazione chimica che poi si autosostenga). ahimè questa è la dura legge: se un libro non si muove in libreria apprezzabilmente in un tempo brevissimo, ebbene ha già finito di vivere, indipendentemente dal suo valore (significa che il libraio che ne ha prese 2 copie, dopo averle vendute non le riordina a meno che 20 persone in coro lo scongiurino di ordinare il libro, ma se il libro in libreria non si vede, l'unico modo perché le persone ne vengano a conoscenza sono i canali di comunicazione ulteriori rispetto alla libreria!). allora: noi di sironi abbiamo deciso di "osare" la pubblicazione di questo romanzo che per mole e natura è il contrario di un libro "facilmente" smerciabile. lo abbiamo fatto per la semplice ragione che ci pare un libro bellissimo. riteniamo che Perceber fosse uno scritto eccezionale anche quando stava chiuso nel cassetto di leonardo. solo, ci pareva stupido che quella bellezza restasse chiusa lì dentro. è ammesso desiderare che questa non sia un'opera di testimonianza, un'offerta cruenta sull'ara della cultura dura e pura, ma un'operazione che miri a raggiungere il più persone possibile? perché tutta la faccenda abbia senso, è necessario che questo libro venga letto, da più persone possibile. perché ciò accada bisogna che SI SAPPIA che esiste. banale? eppure è così. questo blog - posto che non abbiamo i soldi per comprare il paginone del corriere o la fiancata del tram 15 a milano - è parso un modo come un altro per dare una chance a Perceber di dimostrare quel che vale (detto per inciso mi pare anche il modo meno invadente, più dialettico e indifeso di assumersi oneri e onori della faccenda). qui non si raccontano frottole; si dice quel che si ritiene in coscienza. non si mente. per quel che mi riguarda, perceber è un romanzo bellissimo ed esigente, che non puoi seguire pigramente. aver contribuito alla sua esistenza per me è stata una conferma di quanto sia bello il mio lavoro...

Posted by: paola at 03.05.05 17:33

Cara Paola, prendo il tuo intervento come una specie di confessione, di ammissione, e mi schiero dalla tua parte, seppure continuando a criticarvi (fruttuosamente ecostruttivamente, spero). Stai dicendo che la grande macchina della propaganda mediatica vi ha di fatto COSTRETTI a inventarvi una strategia alternativa, a far sì che quest'opera si autointerpretasse, si autocongratulasse, si autoanticipasse per comunicare, ai lettori tartassati di pubblictà truffaldina di brutti libri, la sua esistenza. Stai dicendo che se non si fa così, oggi, neanche i bei libri di grande valore sopravvivono. Stai dicendo che per garantire la presenza, la visibilità, la non-mortalità infantile dei libri sui banconi delle librerie è necessario inventarsi queste strategie forzose in cui un'opera prende una lunga rincorsa autopromozionale dando l'impressione al lettore di autoincensarsi e di autointerpretarsi autisticamente, vale a dire, di fatto, di NON avere bisogno di alcun lettore. Stai dicendo che non è colpa vostra, ma della macchina propagandistica mediatica, che costringe gli onestissimi e meritevoli editori come voi a snaturare la proposta del dono della lettura, a fare in qualche modo casino, seppure con gli onesti mezzi a vostra disposizione, con le carte tutte visibilissime in tavola, senza assolutamente barare (ve lo riconosco completamente). Bene, mi stai dicendo di fatto queste cose. Sono proprio d'accordo con te: è colpa della macchina propagandistica, che rovina ogni cosa. Ma vedi quanto è alto il costo di tutto ciò! Il costo culturale, non in termini di investimento di denaro, naturalmente.

Posted by: Un lettore forte at 03.05.05 17:52

No, veramente quello che ha detto Paola era un'altra cosa; ma se lei vuole andare avanti tutta la sera a ripetere gli stessi concetti si accomodi pure.

Posted by: Leonardo Colombati at 03.05.05 17:59

ma no caro colombati non facevo un parallelismo tra mozzi e berlusconi :-)))))))
(Tra l'altro io sono diventata una autentica ammiratrice dei racconti "katoplenici" di mozzi, mi divertono un sacco)
Semmai parlavo di un blog (in astratto) snaturato dalla sua funzione "terroristica" per piegarlo a fini promozionali e che può (maneggiato come volgare pubblicità)alla fine risultare un'arma spuntata e negativa a differenza della pubblicità vera quella usata a suo tempo da berlusconi e con le quali ha preso le masse L.E.T.T.E.R.A.L.M.E.N.T.E per il culo (non so se si sia trattato di stupro carnale o di amore fra adulti consenzienti ma le conseguenze sono state catastrofiche)
Beh leonardo i miei migliori auguri (e lo dico sinceramente e a scatola chiusa) per il tuo libro :-))))))))))

Posted by: georgia at 03.05.05 18:07

no, no. caro lettore forte, quello che voglio dire è che: io mi sento in primo luogo una lettrice (vogliamo dire in anteprima?) che dà un giudizio su un libro. la differenza è che il mio giudizio contribuisce in piccola proporzione alla presa di decisione di pubblicare il libro che ho letto. secondo il tuo parere, qui finirebbe il lavoro dell'editore: scegli il libro, lo pubblichi e il resto lo fa il lettore (che liberamente legge e liberamente giudica). invece la realtà è diversa, perché una volta pubblicato il libro io devo anche dargli una chance perché incontri il suo lettore. forse vuoi dire che per il fatto stesso che io dico: "questo libro è bello, leggilo", allora sto mentendo? se non credessi che questo libro è bello non lo direi (non vedo perché sia automoatico assumere che promuovere un libro sia in sè vergognoso e mendace...). questo blog non ti ha recapitato il libro a casa obbligandoti a leggerlo. ti sta dando delle informazioni, ti sta offrendo degli "assaggi", ti sta esplicitamente dando un'opinione, augurandosi che domani quando andrai in libreria e sceglierai, tu possa a ragion veduta decidere di verificare se questo libro è bello. proprio non riesco a capire dove stia il problema... (magari, dopo aver letto perceber, ringrazierai la sorte che ha fatto sì che non ti sfuggisse un simile *capolavoro*!!!)

Posted by: paola at 03.05.05 18:10

Ehm... "tutta la sera"? Perché mi sono collegato ogni tanto da tre ore e mezzo a questa parte? Caro Colombati, io le mie cose le ho dette, tu fanne pure l'uso che credi. Quel che ha detto Paola è chiarissimo: "abbiamo verificato sulla nostra pelle che libri pur se bellissimi al di fuori di ogni dubbio (...), quando siano pubblicati da un piccolo editore (quale è sironi) e quando non siano IMMEDIATAMENTE sostenuti al momento della loro uscita in libreria da una qualche iniziativa che susciti pubblico interesse (tramite giornali, rete, televisione, palloni aerostatici, redattori sandwich in giro per la città ecc.) faticano a innescare quel movimento in libreria necessario (e non sufficiente) a consentire la loro presenza sui banconi delle librerie stesse per almeno un paio di mesi (...). ahimè questa è la dura legge: se un libro non si muove in libreria apprezzabilmente in un tempo brevissimo, ebbene ha già finito di vivere, indipendentemente dal suo valore". Eccetera. Quel che dico io (quel che aggiungo al discorso di Paola) è che l'iniziativa di questo blog, a mio modo di vedere, non è stato "un modo come un altro" (parole di Paola) per informare sulla esistenza del libro e sul suo valore. E' stato - ma l'ho sppiegato più volte, ha ragione Colombati, la smetto - un messaggio autistico di autoincensamento di un "classico prenatale", di un testo autoproclamatosi classico (per il fatto di autointerpretarsi, autovalutarsi e fornire materiali ermeneutici come si fa per i classici) ancor prima della pubblicazione, ancor prima della offerta al lettore, dunque un libro che dei lettori dichiara di non avere alcun bisogno. Detto questo, siccome io non sono affatto maldisposto verso Colombati e il libro in sé, prima o poi lo leggerò comunque con curiosità, come faccio con parecchi esordienti, sebbene con un atteggiamento un pochino "esausto" A CAUSA di questo blog. Ma mi andava di comunicarvi quel che penso di questa operazione del blog, ora che finalmente il libro c'è. Poi, lo ripeto per l'ultima volta, voi fatene quel che meglio credete di questa mia comunicazione. Saluti davvero cordiali.

Posted by: Un lettore forte at 03.05.05 18:12

La discussione si svolge, un po' caoticamente, un po' qui e un po' nel mio diario, in coda a questo post: http://www.giuliomozzi.com/archives/2005/05/intervista_1.html
A proposito di: "Se uno ruba un miliardo, io non mi sento autorizzato a rubare un euro perché in giro ci sono i ladri", osservo:
- questo argomento è un buon argomento contro i miei argomenti se io avessi rivendicato il diritto di compiere attività illecite piccole, poiché altri compiono attività illecite grandi. Ma accaparrarsi tutti gli spazi possibili, comprare paginate di giornali e così via non sono attività illecite. Quindi l'argomento è fuori luogo.
In altre parole: se l'argomento fosse buono, ne conseguirebbe - ad esempio - l'illegittimità della difesa contro un aggressore (il fatto che Tizio ti spari addosso non ti autorizza a dargli un pugno).
*** A proposito di: "Stai dicendo che la grande macchina della propaganda mediatica vi ha di fatto COSTRETTI a inventarvi una strategia alternativa", rispondo:
- no; l'esistenza di posizioni dominanti sul mercato ci mette difronte a una scelta tra diverse possibilità: (a) tentare un confronto con i dominanti sul loro terreno, ossia sulla pressione pubblicitaria, oppure (b) evitare il confronto e far conoscere il nostro lavoro usando un po' di inventiva e mezzi supereconomici.

Posted by: giuliomozzi at 03.05.05 18:27

paola credo che qui si siano creati due schieramenti bipolari che si fronteggiano armati:-)
Da una parte gli editori, dall'altra i lettori più o meno forti.
Ognuno di noi parla una lingua che l'altro gruppo non recepisce proprio più, e ognuno risponde a cose che l'altro non ha mai detto.
Ad esempio nessuno ha mai detto che un libro non vada accompagnato e promosso.
Nessuno ha mai detto che vendere sia un peccato.
Ma voi insistete ossessivamente, soprattutto per ottenere un consenso (teorico naturalmente) sulla "promozione" :-)
E' abbastanza divertente questo procedere a rette parallele ed è cosa secondo me su cui si dovrebbe tutti riflettere.
L'unica cosa che è comune a tutti voi (virtuali editori all'interno di questa discussione virtuale) è che molti di voi (per la verità con molti intendo solo mozzi e paola ;-) angosciati usano l'espressione: "Non è forse permesso?" quasi come se fosse insostenibile il dolore provocato da un lettore (sempre teorico e virtuale) che si rifiuta di collaborare con strutture ormai antiquate e superate.
Paola tu parli del blog come se fosse una sorta di paratesto, un *prière d'inserer* (che anche allora non era un preghiera, ma bensì un ordine).
Inserire una piccola mappa del testo fra le pagine del libro doveva essere una cosa leggera, leggiadra, piacevole come se ci avessero regalato ali di farfalle insieme al libro, ma usare un blog come un *prière d'inserer* può avere l'effetto di una clava e risultare ossessivo e insopportabile come giustamente ha fatto notare il lettore forte.
Naturalmente fra le due schiere armate (lettori ed editori, venditori e compratori) c'è l'eterno terzo incomodo, lo scrittore, in questo caso leonardo che, se è un vero scrittore si deve divertire un sacco ad osservarci, come se fosse ... un *e-prière d'inserer* alla ricerca del suo libro.

Avete notato che non si trovano più libri e *prière d'inserer* insieme?
Magari da due antiquari diversi sì, ma nello stesso posto no. Persino nelle biblioteche sono catalogati in siti diversi ;-)

Posted by: georgia at 03.05.05 18:52

Georgia, oh Georgia, no peace I find: che cosa, se non appunto paratesto, è un blog? Zio Genette, al tempo di Seuils (Paris, Seuil, 1987) i blog non c'erano ancora. Oggi, di sicuro li metterebbe - e magari li mette - fra gli epitesti, che del paratesto fanno parte.
??? che dubita del carattere scientifico dello iure, con ogni evidenza non ha mai affrontato lo spinoso problema della coerenza interna dei sistemi giuridici e dell'apofaticità delle proposizioni normative. Se è così, peccato per lui.

Posted by: giovanni at 03.05.05 19:20


Ma no giovanni un blog non potrà mai essere un paratesto (epitesto + peritesto) ;-) è proprio qui il succo della nostra discussione e dove non ci capiamo.
Un blog, per sua stessa natura (e questo è il suo bello) non può avere una funzione di comando, non può ordinare (sia nel senso di comandare che in quello di mettere ordine), non può imporre qualcosa e neppure guidare, e neppure essere un contenitore di critiche, recensioni al solo fine di promuovere un prodotto ecc. anzi un blog, per funzionare, deve essere l'anti-tutto-questo.
E' proprio l'uso che voi fate di un blog, come uno strumento per un fine preciso, che infastidisce i visitatori (e non sto assolutamente giudicando se il fine sia buono o meno, perchè questo non ha importanza) ed è per questo che il blog in questione finisce con il diventare una cosa morta e autoreferenziale, una cosa che può divertire solo voi e chi, in una maniera o in un'altra, lavora intorno al libro, gli operatori del paratesto appunto;-)
Un blog funzionante invece è sempre una cosa che assomiglia più a un testo che a un paratesto.
Un testo vero interagisce sempre con il suo lettore, non si limita ad indirizzarlo, ma cresce con lui, il testo e il lettore non possono vivere uno senza l'altro.
Il paratesto invece è altra cosa, bello o brutto che sia, ma altra cosa e ha vita propria e solitaria anche se defunto.
Tutto ciò che è paratesto può essere leggero come una farfalla o andare a fondo come un piombo da palombaro, ma la sua caratteristica è che può vivere ed essere catalogato da solo, come le pietre, e, di solito, vive di altro che di VERI lettori. E un po' come le riviste universitarie che sopravvivono anche se non le legge nessuno all'infuori dei lettori-operatori.
Invece un testo senza lettori può vendere anche una sacco, ma presto diventerà irrimediabilemnte datato e invecchierà velocemente, perchè il testo per vivere ha bisogno della vita collettiva, dello scambio reciproco di vita, non inporta il numero dei lettori, basta che ci sia uno scambio di vita.
Un paratesto può sopravvivere anche morto, perchè il paratesto non è un organismo vivente, è un oggetto opportunamente e geneticamente modificato in base ai tempi, alle mode e al mercato, e non deve mai ri-nascere, ha una sua vita vuota quasi eterna.
Il testo è un elemento vitale, e quindi fragile, che continua a vivere solo finchè ha lettori che lo facciano vibrare e a volte si porta pure dietro i paratesti e, per un attimo, li illumina. Ma i paratesti non si porteranno mai dietro il testo, si limiteranno a vestirlo.
Il blog quindi o è un organismo vivo e palpitante come un testo o non-è-un-blog. E' solo una scatola contenente spot (e quindi un fallimento, un oggetto di cattivo gusto).
Ecco perchè un blog così inteso (come un paratesto strumentale) anzi così frainteso e pulito può essere una iattura per uno scrittore :-)
Va beh, dai leonardo non prendertela perchè poi la vita sguscia fuori anche dai punti meno adatti e anche il deserto del paratesto può fiorire e attirare le api ...

Posted by: georgia at 04.05.05 08:45

però però..., Giulio e Leonardo con questo blog rischiano anche di perderli tutti i potenziali lettori, o di perderne molti: non si limitano a dire, o urlare, "questo libro è bellissimo, questo libro è un capolavoro", ma ne mettono in rete dei gran pezzi. ra, io a leggere quei pezzi potrei anche decidere, senza comprare il libro, che non mi piace, o che mi annoia, o che non mi interessa, per come è scritto, per quello che scrive, ecc.
Insomma, il rischio c'è. Non è un libro che leggi e dici "Non posso farne a meno".

O no?

Posted by: monica at 04.05.05 08:51

Posto anche qui il mio commento pubblicato poco fa sul blog di Mozzi.


Il lettore forte si è attirato alcune critiche "forti", ma è indubbio, se lo si legga con attenzione, che la sua critica è assai costruttiva ed ha del buon senso. Non sarebbe male tenerne conto in futuro per altri esordi.

Dico questo, perché, pur avendo una grande stima per il lavoro che sta facendo Mozzi (*), nemmeno io ho giudicato positivamente l'operazione Perceber. Non leggo più i giornali da un pezzo, e non so se di Perceber se ne è cominciato a parlare già da un anno, anche lì. Ma da troppo tempo se ne parla nel web, e soprattutto da troppo tempo se ne parla come di un capolavoro.

Tutto sommato, non mi pare che ci sia molta differenza di contenuto con le operazioni Faletti e Piperno.

Un'operazione di questo tipo, così insistita, rischia di vanificare la prova che un libro deve dare della sua qualità letteraria.

Vendere un milione di copie (ne auguro ancora di più a Colombati), può soddisfare l'editore che lo ha pubblicato, ma non dimostra ancora il valore del libro, se esso è stato preceduto da una campagna pubblicitaria in qualche modo esagerata.

Si dirà: intanto l'editore incassa il guadagno, poi, se il libro vale, col tempo, resistendo sul mercato, dimostrerà il suo valore.

Si accettano quindi due tempi: uno, quello immediato, dedicato al recupero delle spese; l'altro, più spostato nel tempo, al valore dell'opera.

E' nel primo tempo che si nasconde quella certa immoralità che georgia denuncia, e che rende, chi dirige l'operazione pubblicitaria sul libro, del tutto simile a chi pubblicizza un detersivo in tv.

Un libro non è un detersivo. Se si inganna il lettore si fa molto più danno che affibbiargli un detersivo scadente. Vi sono in gioco sensibilità diverse.

Ecco perché, per un libro, io limiterei (come si faceva in un passato forse già troppo lontano) la "pubblicità" (intesa come conoscenza del fatto) ai soli articoli nell'imminenza dell'uscita, e meglio ancora ad uscita appena avvenuta.

Il critico che porta a conoscenza l'uscita del libro, facendone quindi indiretta pubblicità, deve essere libero, ovviamente, di dire di esso in bene e in male, dimodoché il lettore conosca i vari punti di vista di chi lettore di libri lo è per esperienza e forse professionalità.

Quando sarà il lettore a leggere il libro avrà in mano, se li ha voluti cercare, tutti gli strumenti per affrontarlo e, poi, farsi la sua idea.

Il libro, infatti, se ha valore, ha la forza di affermarsi da sé, magari lentamente, col passare del tempo e con lo strumento del passaparola.

In questo modo, non si è rischiato di ingannare il lettore.

Insomma, non è l'editore (o chi per lui) che deve parlare di capolavoro o anche di buon libro (altrimenti non l'avrebbe pubblicato, no?), ma spetta ad altri: i critici, in primis, e poi mettiamoci tutti quelli che vogliamo, ma mai chi è stato interessato nella pubblicazione.

Non ci sarebbe, altrimenti, alcuna differenza, tra un libro e un detersivo; né tra un editore e un fabbricante di detersivi.

Si potrebbe rispondere che, oggi, la aggressiva modernità ha spazzato via le differenze. Ma noi siamo d'accordo? O vogliamo ristabilire la diversità?

(*) A Mozzi, però, non perdono una cosa: quella di far morire di lenta agonia la sua creatura più bella: vibrisse. Se Sironi e Perceber ne sono la causa, li avrò antipatici per tutta la vita. In questi giorni, posso anche chiudere un occhio, visti gli impegni che Mozzi deve assolvere sia con la Fiera del Libro che con Perceber, ma dopo ci dovà dire che cosa intende fare di vibrisse.

Un caro saluto.

Bart

Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 04.05.05 10:22

Bartolomeo,
prendo spunto da alcune cose hai scritto per rispondere un po' a tutti coloro che qui e da Giulio hanno mosso critiche all'apertura di un sito per Perceber.
Tu scrivi giustamente che un libro vive in due tempi: nell'immediato deve vendere per coprire almeno il costo di pubblicazione (e magari contribuire ai c.d. "overhead costs" come gli stipendi dei redattori della Sironi ecc.); e nel tempo deve - se vale, e se ha fortuna - dimostrare il proprio valore. Non ti seguo però quando dici che nel "primo tempo si nasconde una certa immoralità" e quando fai l'esempio della pubblicità di un detersivo in tv. Che c'è di male in un detersivo? E soprattutto, che c'è di male nella pubblicità? E' immorale il fatto che un'azienda che produce detersivi cerchi di pubblicizzare al meglio il proprio prodotto per ripagarsi i costi di produzione e realizzare un utile? E dov'è la differenza, in merito a questo meccanismo, tra un detersivo e un libro? La promozione di entrambi non è immorale fin tanto che essa non sia ingannevole. Io non so se Dash rende una camicia "più bianca del bianco", ma so cosa abbiamo scritto in www.perceber.com. Abbiamo riportato tutto ciò che in questi mesi è stato scritto - sul web e sui giornali - di positivo e di negativo sul libro, senza censurare nulla. Abbiamo ripubblicato un vecchio post di Giulio dove si rendeva conto di come e perchè la Sironi ha deciso di pubblicare il libro (ovviamente perchè lo considerava un buon libro; anzi, per la precisione, un ottimo libro). Abbiamo giocato sulla ridondanza di schemi e apparati epitestuali che ornano il romanzo, pubblicandone stralci. Dov'è che abbiamo ingannato il lettore?
Oppure per te è la pubblicità in se ad essere immorale, anche ove dica la verità (o almeno non spari cazzate)?
Se è così, è evidente che tu te la prendi con l'invasività della reclame pubblicitaria. Ma, nel nostro caso, quali spazi abbiamo invaso? Abbiamo forse bombardato gli italiani con degli sms o degli e-mail?
No. Abbiamo creato un sito: chiunque è libero di entrarci o meno, e se ci entra di dire quel che vuole.
What's the problem?
Tu scrivi che "non è l'editore che deve parlare di capolavoro o di un buon libro... ma spetta ad altri: i critici, in primis, e poi mettiamoci tutti quelli che vogliamo, ma mai chi è stato interessato nella pubblicazione". Ma quando mai? Ma perchè? Qualunque azienda DEVE PROMUOVERE i propri prodotti. E per una casa editrice UN LIBRO E' UN PRODOTTO (letteralmente "qualcosa che si è fatto"). Nessuna differenza, da questo punto di vista, tra un libro e un detersivo.

Posted by: Leonardo Colombati at 04.05.05 11:04

e che palle. io sono un lettore debole! e questa condizione non mi permette di schierarmi...
Di sicuro da un po' di tempo so più cose io di Colombati che suo fratello. Ma altrettanto di sicuro mi sono massacrato i coglioni di vedere Dan Brown e i suoi dolcevita in cima alle classifiche. Pensate, per tutto l'inverno non ho potuto mettere un maglione dolcevita solo perchè piacciono a Dan Brown. E solo perchè sono debole.
Ho deciso. Domani il libro lo rubo. Poi al limite, se mi piace, torno e lascio i soldi alla cassa.

Posted by: lettore debole at 04.05.05 11:11

Intanto, Leonardo, grazie per la tua diretta risposta (vorrei, però, anche quella di Giulio su vibrisse, che mi è tanto caro (sia vibrisse che Giulio:-)), e auguri di cuore a te e al tuo libro.

Sulla frase conclusiva, riassuntiva del tuo punto di vista: "Nessuna differenza, da questo punto di vista, tra un libro e un detersivo." non sono d'accordo, ed è su proprio su ciò che si è basato il mio intervento.

Forse sul mio convincimento pesano un'età diversa (63 anni), e anche, forse, un'educazione diversa di considerare la letteratura (che non vuol dire affatto una educazione migliore, s'intende): ne sono consapevole.

Da ragazzo, sognavo di fare lo scrittore, non il macchinista di un treno o il pilota di un aeroplano, che attraevano ai miei tempi la fantasia di un bambino: ma lo scrittore, tanto era entrata in me (e vi è rimasta)la convinzione che uno scrittore è come un Dio e che nei libri (nei romanzi soprattutto) i personaggi sono gli abitatori viventi di un mondo non prodotto dal Dio che la fede ci fa conoscere, ma da un altro Dio egualmente meraviglioso: lo scrittore.

Sono diventato, poi, per la beffa del destino, che si è voluto prendere gioco delle mie illusioni, uno scribacchino poco conosciuto. Ma non deluso. Ho creato il mio universo e quando mi ci immergo non invidio nessuno, perché so che, sebbene io sia di modesta levatura, nessuno può aver riprodotto tale e quale il mio mondo (un mondo migliore o peggiore sì, ma non mai il mio), un mondo che è solo mio perché in esso mi riconosco, e più ancora vi si riconosce la mia anima. Poi, mi illudo che anche qualcun altro, il lettore, possa in qualche modo ritrovarcisi e soprattutto incontrarmi...

La letteratura è questo per me. I libri sono questo per me. Un mio romanzo, "Carò papà, Caro figlio", si conclude con queste parole:

"Ora sto sempre più spesso davanti alla finestra. Guardo il tetto dalle tegole rosse. Penso, rifletto, ma soprattutto resto in attesa che i miei scrittori amati e i loro personaggi entrino nella mia casa. Lo faranno. Prima o poi succederà. Ci raduneremo qui nel mio studio. Anche se è piccolo, sono sicuro che ci entreremo. Parleremo e parleremo, ci racconteremo i nostri segreti. Sarò contento, non sarò mai più solo né triste. Questo sarà il segno della loro benevolenza, e forse mi prenderanno con loro.
Allora sarò pronto anch'io a morire."

In questi due anni sto facendo un lavoro che chi sa quanti ritengono di nessuna utilità, oggi che tutti si corre e ci si accapiglia sul presente.

Vado alla ricerca di autori che sono stati dimenticati, ma il cui valore resta immutato nel tempo. Furono bravi allora, pubblicati da editori importanti più di quanto lo siano oggi, e sono rimasti bravi con il passare degli anni.

Un lavoro sconosciuto, il mio, e per molti, immagino, di nessun interesse, salvo quello di un piccolo editore di Torino che a sue spese segue questo lavoro, rimettendoci sicuramente di tasca sua, ma che ha condiviso con me il progetto.

Vibrisse ha pubblicato, nella sua nuova edizione, qualcosa, poi si è spento o si sta spengendo, anche sul mio lavoro.

Non so se sono stato chiaro: ma questa per me è la differenza tra un libro e un detersivo.

Un editore che, interessato, grida ai quattro venti, coi mezzi più disparati, che un certo suo libro è un capolavoro, fa, per me, un'operazione profondamente diversa (se non vogliamo usare la parola "immorale", diciamo "non deontologicamente corretta") dal fabbricante che reclamizza il suo detersivo. Apparentemente fanno la stessa cosa, ma i prodotti che pubblicizzano hanno "quintessenze" e influenze assai diverse.

Insomma, se il tempo presente, concede anche questo ad un editore, che posso dire? Lo si faccia, ma io non potrò mai essere d'accordo, se non rimettendo in discussione (ma non ho ragione di farlo) l'opinione che ho della letteratura.

Sai bene quale emozione si prova quando si entra in una biblioteca (più ancora che in una libreria) e dalle copertine dei libri disposti a migliaia sugli scaffali, si intravede la storia di generazioni di uomini!

Non credi che ci sia differenza, che non si provi una emozione diversa da quella di chi entri in un supermercato e sugli scaffali veda una fila ininterrotta di scatole di detersivi tutte eguali?


Un caro saluto, Leonardo.

Bart


Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 04.05.05 12:09

dice colombati:
"Che c'è di male in un detersivo? E soprattutto, che c'è di male nella pubblicità? E' immorale il fatto che un'azienda che produce detersivi cerchi di pubblicizzare al meglio il proprio prodotto per ripagarsi i costi di produzione e realizzare un utile?"
GEORGIA
nulla di male nei detersivi (io non potrei farne a meno).
nulla di male (soprattutto nulla di immorale) nella pubblicità. Infatti anche se ormai nessuno compra più in base alla pubblictà è anche vero che un prodotto non-pubblicizzato proprio NON esiste.
Semmai il di male c'è, nella marmellata odierna, nel non saper più vedere la differenza che esiste tra un libro e un detersivo :-) nel non capire che un detersivo è una cosa e serve per certi fini e un libro è altro e quindi, anche nelle vendite e nelle promozioni, vanno trattati differentemente.
Se non si capisce più questa banalissima cosa allora si parla la neolingua e neppure ce ne accorgiamo.
Se un venditore di detersivi parla la neolingua il danno è riparabile (gli intellettuali esistono proprio per questo e non solo per andare a fiere e saloni) ma se è il venditore di libri (anzi addirittura il produttore di libri) a parlarla ... beh ... è inutile che vi spieghi il danno perchè è ormai visibile ovunque.
Pubblicizzare si puo' tutto, ma se pubblicizzi un libro come fosse un detersivo e un detersivo come fosse un libro o sei un aspirante dipendente di pubblitalia o sei fuori di testa;-).
E poi, soprattutto, i blog sono cose serie non adatte a seri mercanti
georgia
P.S
... oggi la pubblicità ha vita propria e io sono convinta che non si pubblicizzino più i prodotti (che al limite sono superflui) ma che sia il prodotto a servire per far allargare gli spazi (e proventi) della pubblicità, e uno scrittore, se è scrittore, dovrebbe, come minimo, reagire con un po' di ironia a questa violenza così comica e soprattutto, a mio giudizio, così inutile.
georgia

Posted by: georgia at 04.05.05 12:15

Scusa Lettore forte, ma leggerti mi fa tornare in mente Galiazzo, e precisamente due cose:
- una sua citazione da "I surfisti di internet" che faceva più o meno: crea un sistema aperto a tutti e si riempirà di imbecilli;
- l'incanto smisurato che gli producevano i discorsi degli imbecilli entrati nei sistemi aperti.
E vabe'.

Posted by: andrea barbieri (lettore abbastanza forte anche lui) at 04.05.05 12:33

Bartolomeo,
mi ha molto toccato il passaggio in cui scrivi: "Ho creato il mio universo e quando mi ci immergo non invidio nessuno, perché so che, sebbene io sia di modesta levatura, nessuno può aver riprodotto tale e quale il mio mondo (un mondo migliore o peggiore sì, ma non mai il mio), un mondo che è solo mio perché in esso mi riconosco".
E' esattamente ciò che ho fatto io mentre scrivevo Perceber. Sono stati anni (tanti) di rapporto privato con il mondo che andavo creando per il puro piacere di farlo.
Poi, un bel giorno, si mette un punto e si scrive la parola "fine". Da quel momento, a ritroso fino al tempo in cui per la prima volta hai immaginato il libro - ecco, quello è il "tempo della letteratura" (buona o schifosa che sia).
Tutto il dopo (il cassetto della propria scrivania o lo scaffale di una libreria) NON E' LETTERATURA. Nulla, nè il dimenticatoio che è quel nostro cassetto di opere impubblicate, nè la marchetta televisiva (o nel nostro modesto caso, un sito internet) hanno la forza di spostare una virgola o di cancellare un aggettivo del libro che si è scritto.
Certo, l'esposizone cui è soggetto un libro pubblicato può invogliare o irritare un numero più o meno esiguo di lettori. Ma questo non è importante. L'importante, per me, è stato divertirmi a scriverlo. La speranza è che venga apprezzato da chi lo leggerà.

Posted by: Leonardo Colombati at 04.05.05 12:51

A dire il vero io da Perceber.com mi sarei aspettato di piu'. Ancora piu' "cucina", un'occasione per capire come si "fa" un libro.
A parte la brillantissima storia della copertina, e respingenti (almeno per me che filosofo non sono) saggi sul cui valore non ho la possiblità di esprimermi (per quel che ne so, potrebbero anche essere delle solenni prese per i fondelli), qualche foto, un manuale di istruzioni per l'uso (respingente quanto il saggio filosofico - respingente perche' preoccupante: aiuto, non mi bastera' leggere il libro per capirlo?), non c'è stato molto altro. E' rimasta l'acquolina in bocca.
Ripensamenti, filologie, correzioni, tagli, spostamenti di capitoli, eliminazione di scene, personaggi, di avverbi, metafore e consecutio sbagliate... Non c'è stato nulla di tutto questo?

C'è del vero nelle critiche che sono state mosse all'"operazione-Perceber". Non entro nel merito, Voglio solo dire che mi è dispiaciuto e mi ha sorpreso il tono stizzito di alcune risposte (salvo quelle rivolte agli amici).
Possibile che ve la caviate: è un blog, non leggetelo? In fondo non abbiamo invaso la stampa e la TV...
Ma se siete riusciti a fare di LC un personaggio! Dovrebbero darvi il premio per il miglior marketing editoriale degli ultimi 20 anni. E sto dicendo sul serio, senza connotazioni negative e senza invide.
Altro che Faletti. Faletti era un nome.
Altro che Piperno: Piperno ha scritto un romanzetto facile facile buono per tutte le librerie Mondadori e Feltrinelli d'Italia.

Che LC sia diventato un personaggio anche grazie a questa operazione mi sembra indiscutibile (in virtu' principalmente delle sue qualita').
Questa è la prova del livello della comunicazione culturale in rete. Se Colombati parla di Springsteen o di Roth in TV e alla radio è perche' chi fa la radio (Radio3), Giartosio, o chi per lui, fa parte anche della comunità dei blog. Della quale fa parte Mozzi, la Lipperini, Genna, quelli di Nazione Indiana.
Non è vero che Perceber.com abbia parlato a 60 visitatori/giorno. Anche se fosse (e non lo credo) bisognerebbe valutarne il peso specifico.
Che, per fortuna (di tutti, direi, soprattutto per fortuna di chi vive da eterno esordiente), è molto alto.
ciao e in bocca al lupo,
ezio

Posted by: ezio at 04.05.05 12:54

Mi stai dando dell'imbecille? Mi sembra che i miei argomenti siano articolati e spiegati. Non capisco qualcosa? Mi sfugge qualcosa? Spiegamelo tu. Te lo chiedo amichevolmente.

Posted by: Un lettore forte at 04.05.05 12:57

Scusate, la mia domanda precedente era rivolta a Andrea Barbieri.

Posted by: Un lettore forte at 04.05.05 12:58

Ezio, quanto al "si poteva fare di più" con il sito, accolgo con favore i tuoi suggerimenti. Ad esempio, l'idea di presentare, di un brano, differenti stesure, mi piace.
C'è tempo per farlo. Il sito non chiude certo a pubblicazione avvenuta. Vuole essere uno strumento per quei lettori che desiderano saperne di più. Quindi: promesso.
Mi spiace se le mie risposte tu le abbia trovate stizzite. Non era certo il mio intento. Tutti i rilievi mossi a me, al mio libro e al sito li ho trovati pertinenti (se non condivisibili).

Posted by: Leonardo Colombati at 04.05.05 13:09

Leonardo,

immagino di sapere che cosa significhi semtire dentro di sé l'impulso pressante di scrivere una storia, e subito dopo l'emozione e il piacere che dà vederla prendere forma, addirittura assumere, in molte circostanze, vita propria e sfuggire all'autore, ma sfuggire in meglio, a dimostrazione di una vitalità e di una direzione intrinseche alla storia, che va ben oltre i propositi dello scrittore.

Nel mio piccolo, l'ho provata questa gioia, e posso dire che sono certo che in quel momento avvertivo la stessa emozione che provano anche i grandi, quando scrivono un romanzo. Quando si scrive una storia, ci si sente sempre grandi. Perché si è, come ho già detto, in quel momento, un altro Dio.

Se è vero che Dio trasse dalla costola di Adamo una cosa bella come la donna, lo scrittore trae dall'anima (qualcosa di ancora più meraviglioso, dunque, della costola di Adamo)la sua storia. Ossia, il mondo che, disperso in chi sa quanti rivoli, lo tiene in vita più del sangue che scorre nelle vene, trova il fiume in cui radunarsi e il mare in cui immergersi. Questo è, per me, il significato di un libro, di una storia.

Vorrei aggiungere, sperando che non sia presa per una bestemmia, che anche il peggior scrittore, il dilettante dei dilettanti, il giovincello che prende per la prima volta la penna per scrivere una storia, fa nientemeno che la stessa cosa fatta da un Balzac, da uno Zola, da un Dickens, da un Hardy. In lui si forma lo stesso fiume che confluisce nello stesso mare, seppure con esiti diversi.

Scrivere è sempre creare. Crea anche chi si rifa a qualche maestro, pure quando lo dovesse ricopiare, perché non sarà mai la sua una copiatura con la carta carbone.

Un caro saluto.

Bart

Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 04.05.05 13:19

Lettore forte non è che ti dò dell'imbecille ma certe tue argomentazioni mi fanno tornare in mente il materiale che interessava a Galiazzo e che finiva nei suoi libri, naturalmente era roba molto più spinta della tua. Sono sicuro che se tu conoscessi di persona le persone a cui ti rivolgi argomenteresti diversamente. E' il problema del web, ci sbatte in faccia di tutto e non sempre siamo attrezzati, specialmente quando si ha a che fare con entità in carne e ossa, a valutare bene. Naturalmente è una cosa che tocca tutti, me compreso.

Posted by: andrea barbieri (lettore abbastanza forte anche lui) at 04.05.05 14:42

COLOMBATI
Mi spiace se le mie risposte tu le abbia trovate stizzite. Non era certo il mio intento.
BARBIERI
crea un sistema aperto a tutti e si riempirà di imbecilli.

GEORGIA
:-)))))))
Una piccola constatazione prima di lasciarvi e rimettermi in viaggio per altri e-lidi.
se quello che ha detto barbieri fosse vero andrebbe notato che esiste anche l'eccezione che conferma la regola.
Ho guardato un po indietro in questo blog che pur essendo un luogo aperto a tutti sembra un luogo-tinello-chiuso dove gli amici, a bassa voce, si parlottano fra loro con cautela e con la paura di offendersi e ... ho notato che:
-Nessun post ha mai avuto tanti commenti come questo (a cui vanno aggiunti i correlati 30 del blog di mozzi). Nessun post era stato commentato così tanto come da quando il vostro luogo "aperto" si è riempito di "imbecilli";-). E per capire meglio va anche sottolineato che nessun commento ha MAI fatto cenno alla recensione-paratesto (e un po' paraculo, costruita appositamente) postata nel paratesto del paratesto ...

- nel vostro blog la discussione non era mai stata animata come da quando si è riempito di "imbecilli"

-nel vostro luogo aperto non erano mai state dette cose intelligenti e interessanti come da quando si è riempito di "imbecilli".
ergo invece di stizzirvi e chiudervi fra voi intelligenti-piombati aprite porte e finestre e respirate a pieni polmoni perchè quella è la sola vera pubblicità per i libri altro che esposizione di fustini scivolosi come saponette;-) e ... ringraziate gli "imbecilli" che hanno reso vivo, per un attimo, un blog pietrificato dalla sua funzione-carcere:-)))))
E stato un vero piacere conoscervi.
georgia

Posted by: georgia at 04.05.05 15:40

Salve, sono il lettore-più-forte-di-tutti.
Vorrei solo dire questo: io Dan Brown, nonostante la massiccia campagna mediatica precedente e successiva alla pubblicazione del libro, non l'ho comprato. Non l'ho comprato perché prendendo il libro in mano, in libreria, leggendone l'incipit, sfogliandolo e leggendone dei passaggi, "non mi ha ispirato".
Quando troverò Perceber in edicola, lo prenderò in mano, ne leggerò l'incipit, lo sfoglierò, ne leggerò dei passaggi e deciderò se comprarlo. Indipendentemente dalla "campagna promozionale".
C'è però un fatto: che se di Perceber non avessero parlato Mozzi nel suo blog, e questo stesso blog, forse non avrei nemmeno potuto sapere che Perceber esisteva. Ecco. La Rete è grande e c'è posto per fare un sacco di promozioni. Non ci vedo niente di male. Anzi, il sito di Perceber non è una pubblicità "invasiva": se vuoi vederlo, devi quantomeno cliccare sul suo link. Mentre la pubblicità sul tram n.15, quella sì, forse mi avrebbe dato fastidio (come tutte le pubblicità sui tram, siano di libri o di detersivi).

Posted by: Bandini (lettore) at 04.05.05 15:41

Scusate la poca cura grammaticale, scrivevo di corsa.

Posted by: Bandini at 04.05.05 15:43

Caro Andrea, ma è proprio questo il bello, non credi? Io non conosco le persone, valuto i loro argomenti. Questo tuo appello alla personalizzazione, al referente personale dei discorsi, delle mosse personali, è interessante e lo posso condividere da un punto di vista umano. Apprezzo le relazioni, e sono convinto che quando ci si parla di persona, quando si conosce chi fa le cose, si comprende la loro vuona fede, il fatto che sono paste d'uomo, che sono motivati, entusiasti, bravi guaglioni, intelligenti, preparati, colti. Tutto vero, tutto sacrosanto. Io però qui, proprio perché Mozzi e Colombati non li conosco, non posso far altro che valutare il senso della loro operazione culturale, per come l'ho capita io (magari male, erroneamente). Ti sembra un discorso imbecille? Dimmelo pure, non mi offendo, davvero. Non mi sembrava di aver detto fesserie, ma potrebbe darsi. Se mi aiuti a vedere dove sbaglio te ne sarò grato, sul serio. Un saluto amichevole

Posted by: Un lettore forte at 04.05.05 15:44

Ah, Colombati: un libro non è un detersivo. Mi spiace. Non è un detersivo. Sono disposto a morire per questo. Non ti sfido a duello perché la tua boutade è provocatoria, ma se pensi che un libro sia un detersivo, ti auguro che con il tuo ci lavino le mutande sporche.

Posted by: Un lettore forte at 04.05.05 15:47

Georgia, io sono molto contento se tu ti metterai quanto prima a navigare su altri "e-lidi", perchè, vedi, io non mi sono mai sognato di dare dell'imbecille ad alcuno, qui dentro, e sono disposto a prendermi con una certa disinvoltura i peggiori insulti, ma non mi piace che mi si mettano in bocca affermazioni che non ho fatto.
Grazie.

Posted by: Leonardo Colombati at 04.05.05 16:04

Caro Lettore Forte, ho imparato a conoscere le regole dei blog, sono per il rispetto della privacy, tollero le lettere anonime... però rispondere a qualcuno inziando con "Caro Lettore Forte" (o "Cara Paperella Gonfiabile")lo trovo terribilmente ridicolo.
Prendi le mie parole come un cortese invito (che estendo agli altri "pseudonimi"): se proprio non ti va di dare il tuo nome e la tua e-mail, potresti almeno crearti un nome e un cognome fittizio, così da togliermi da questo imbarazzo?

Posted by: Leonardo Colombati at 04.05.05 16:10

Caro Colombati, in questo caso il mio pseudonimo ha un valore, è significativo. Non è lo stesso chiamarsi "Paperella Gonfiabile". Io qui mi presento e parlo limitatamente per quanto riguarda la parte del mio animo che si autodescrive come "Lettore Forte". E' in quanto "lettore forte", solo in quanto "lettore forte", che ho trovato questa operazione del tuo blog un pochino defatigante per il mio animo di "lettore forte", come ti ho più volte spiegato. Per il resto non la biasimo affatto. Ti ho detto e ripetuto che un'operazione del genere rischia di perdere o di rendere esausti in partenza i "lettori forti" come me, che invece si sarebbero candidati come i primi, i più naturali lettori del tuo libro. Non mi sembra che lo pseudonimo (che in questo caso potremmo considerare un'apposizione di un nome celato, tipo "ingegnere" per "carlo Emilio Gadda") "Lettore Forte" sia imbarazzante da scrivere, né che ci sia alcunché di ridicolo ad appellarsi a "Lettore Forte". Non generalizzare, caro Coolombati. Le Paperelle Gonfiabili non sono i Lettori Forti, così come i detersivi non sono i libri.

Posted by: Un lettore forte at 04.05.05 16:49

ops ...
leonardo non volevo offenderti, però vai a rileggerti il mio messaggio e dimmi in base a che cosa hai pensato che ti avessi messo in bocca cose non dette.
E' stato andrea barbieri a parlare di imbecilli, ma ... mi sembrava di averlo segnalato (e pure con le maiuscole), ad ogni modo tranquillizzati me ne vado lo stesso e non perchè mi stiate antipatici, anzi, ma solo perchè la discussione è arrivata al kapolinea.
Come si può parlare di un libro che non c'è?
Tornerò quando il libro sarà reale e non virtuale e soprattutto se lo avrò letto.
Non ricordarmi con stizza :-)
georgia

Posted by: georgia at 04.05.05 16:50

Georgia, oh Georgia, why do we ever part? Il libro esce domani, mica l'anno venturo. Assicuro che si legge in un paio di giorni, ma proprio perché prende parecchio e lo si tira in lungo a bella posta, a far sì che non finisca anzi tempo.
Tornando alla questione del paratesto, che molto è mi è cara, così come sempre mi fu caro l'ermo Genette - per quali mai ragioni Perceber.com non dovrebbe aver vivere di vita sua dopo la pubblicazione del romanzo? Chi l'ha stabilito? Forse che le interviste all'autore, che sono senza dubbio epitesti pubblici, non rimangono oltre e al di là e indipendentemente dal romanzo da cui magari sono originate? E le interviste all'autore, non meno degli autoriali pubblici, hanno natura del tutto strumentale, converrai.

Posted by: giovanni at 04.05.05 17:06

Gadda veniva chiamato l'Ingegnere perchè: a) era ingegnere; b) la sua formazione tecnico-scientifica si è riversata nella sua scrittura rendendola unica.
Tu ti chiami "Lettore Forte" perchè ci dici che sei un "lettore forte" e continui a parlare in nome della categoria dei "lettori forti". Nessuno ha altri parametri per giudicare se sei un LF o meno se non la tua sedicenza. Lo vedi che siamo nella stessa situazione? Anch'io, qui dentro, mi dico "scrittore", ma fino a domani (quando il mio romanzo sarà pubblicato e giudicato), chi, oltre a me, può dirlo? Siamo entrambi Papeperelle Gonfiabili - solo che almeno io mi firmo col mio nome e non ti auguro di venir pulito con un paio di mutande sporche.

Posted by: Leonardo Colombati at 04.05.05 17:11

Vedo che preferisci rispondere agli aspetti estrinseci della discussione, critichi i marginalia, gli esempi, ti impunti sui corollari e non sulle tesi. In questa discussione, noto che non hai risposto alla sostanza della mia obiezione, ma solo alle minuzie. E' tuo diritto. Io noto questo. La battuta sulle mutande rispondeva a una tua provocazione. Non ti ho augurato di essere strofinato da una mutanda sporca, ma che il tuo libro funga da detersivo per lavare mutande sporce, giacché tu stesso assimili i libri ai detersivi. Non capisco questo gusto della polemica capziosa che focalizza aspetti secondarei evitando (PER evitare?) di affrontare gli argomenti primari. Comunque io le mie cose te le ho dette più volte. Ripeto per l'ultima volta che si trattava di una discussione riguardante il modo in cui è stata gestita l'automitizzazione di questo libro. Dopodiché, giacché sono un lettore forte, lo leggerò lo stesso, separando questa automitizzazione (secondo me negativa, irritante, grottesca) dall'opera. E separando anche le deboli capacità dialettiche di Colombati che, se si rivelerà un bravo romanziere, stimerò con tutte le mie forze e onestà intellettuali di lettore forte. Un saluto davvero cordiale. Auguri sinceri per la pubblicazione, immagino come ci si debba sentire dopo aver scritto un libro per dieci anni. Un brindisi con il mio migliore champagne

Posted by: Un lettore forte at 04.05.05 17:30

Mozzi, nel suo blog ha, proprio un'oretta fa, annunciato che il libro spedito in qua e là per l'Italia si era smaterializzato. E' ricomparso all'improvviso in quel di Milano dove ormai pensavano di doverlo ristampare di nuovo. Forse non ce la farà ad uscire domani. Speriamo di sì, comunque.

Ma mi domando: è una delle fiction di Mozzi, o è tutto vero?

Bart

Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 04.05.05 17:40

No, no lo ha annunciato proprio qui. E' che io a Perceber ci arrivo sempre attraverso il blog di Mozzi.

Scusate l'imprecisione.

Bart

Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 04.05.05 17:56

A proposito, gentile Bartolomeo. In questo thread lunghissimo tu lamenti spesso la presunta agonìa di Vibrisse. Uguale e identica querimonia copincolli sul blog di Giulio. Non per contraddirti, ma su Vibrisse scrivono in parecchi, da Mauro Mongarli a Fabio Fracas e, se leggi i commenti, ci trovi nomi importanti, da Giuseppe Traina a Davide Malesi a Helena Janeczek fino all'ottimo Alberto Ragni: per non parlare, naturalmente, di Leonardo Colombati medesimo. Nel vècchio Vibrisse non c'era, che mi ricordi, una simile varietà di contributi. Adesso, poi, è anche molto facile pubblicare i pezzi: l'editor che fornisce Giulio è dei più intuitivi. A che, allora, piangere su una creatura che pare, e non solo a me che son di parte, fra le più vive e libere?

Posted by: giovanni at 04.05.05 20:42

Caro Giovanni (silvio, vero?;-)), credo proprio di non sbagliarmi, a meno che noi non vediamo due vibrisse diversi.

Naturalmente, io non mi riferisco alla bacheca, che pullula di annunci che prima apparivano direttamente su vibrisse, ma ai pezzi in prima pagina, per dire così.

Per stare al mese appena trascorso, aprile, l'ultimo intervento ha la data del 18 aprile, ed è di Fabio Fracas.

Per leggerne uno nuovo bisogna arrivare ai tuoi due interventi del due maggio. Il mese di aprile ha avuto solo 5 interventi di cui 3 tuoi, 1 di Fracas e 1 di Mongarli.

Marzo ha avuto 9 interventi. Febbraio più di 30.
Gennaio circa 54.

Gennaio comprendeva anche gli annunci delle scuole di scrittura, ma se vai a scorrere il mese trovi molti interventi anche di firme importanti (Scarpa e altri).

A febbraio è apparso l'annuncio della costituzione della bacheca (il 5 febbraio), che ha dirottato altrove gli annunci.
Anche febbraio ha qualche firma importante (Avoledo e altri).

A Giulio queste cose le ho dette in privato tempo fa.

Sta di fatto che, mi pare proprio dopo febbraio, gli interventi di Giulio su vibrisse mancano del tutto. Non posso pensare ad una mancanza di tempo visti gli interventi che prodiga al suo blog e a Perceber, ma anche altrove.
Se avessi fondato io vibrisse, l'avrei sempre scelto come il primo giornale su cui scrivere, poi a seguire gli altri, compreso il blog personale.

Il poco che a marzo e ad aprile è apparso su vibrisse lo si deve a te, a Mongarli, a Fracas e qualche volta a Candida.

Quasi un disperato tentativo, lodevole peraltro, di non far morire vibrisse.

Non puoi smentirmi, giovanni, e il pezzo di Ragni, che non ricordo (caso mai sei tu che hai scritto su un libro di Ragni), chi sa a quanti mesi risale, se c'è.

Vedi, io sono molto legato a vibrisse perché Mozzi fu il primo a chiedermi qualcosa da scriverci. Non avevo altri strumenti importanti per far conoscere le mie piccole cose, e Mozzi fu molto generoso con me, e glielo dissi più di una volta.

Vibrisse poteva essere per me anche l'occasione per trasferire in anteprima sul web il lavoro che sto facendo (di modesta importanza, s'intende) riguardo a scrittori importanti passati nel dimenticatoio. Mozzi mi incoraggiò e mi pubblicò i primi articoli, fino a febbraio compreso.

Poi, gli ho inviato un pezzo su Silvio Micheli: Pane duro. Un autore versiliese, con una scrittura tutta particolare, che narra la sua esperienza di guerra. Vinse nel 1946 il Premio Viareggio.

Il romanzo è difficile da reperire, lo riconosco, e Giulio non è riuscito, così mi scrisse, a trovarlo, sottolineando che i miei articoli lo impegnavano molto, perché doveva andarsi a leggere il libro, che spesso non trovava.

Gli ho mandato Vincenzo Pardini: Lettera a Dio, un libro recente, di cui ha parlato anche Genna. Trovabilissimo. Poi Marcello Venturi: Bandiera bianca a Cefalonia, anche questo più difficile da trovare.

Poiché presumo che io non sia cambiato nel mio modo di scrivere e di affrontare (in quella maniera particolare, suppongo) i romanzi che leggo, e poiché ho visto assottigliarsi considerevolmente gli interventi su vibrisse (come ho evidenziato più sopra) e restringersi il numero dei collaboratori, ho tratto la impressione (giacché due + più due fa sempre quattro) che Mozzi non si cura più di vibrisse come un tempo.

Tutto qui, e me ne dispiace. Anche perché (non lo nascondo) ci tenevo che continuasse a seguire il mio lavoro, che non conduco per ragioni di mercato e di guadagno (figuriamoci se a qualcuno interessi leggere di romanzi dimenticati), ma solo per rispetto di coloro che, ancora valendo, soltanto in pochi conoscono. Prendila pure per una mia mania.

Ciò che però mi corre l'obbligo di annotare con sommo dispiacere è che vibrisse di fatto ha cessato di condividere il mio progetto che un editore piccolo piccolo, come Marco Valerio di Torino, ha deciso invece, sin dal 2004, di portare avanti, caricandosi in sovrappiù di una spesa che non recupererà mai.

Si parla tantop di editoria coraggiosa, soprattutto in NI, e si porta ad esempio Sironi. Giustissimo, e lodevole è lì dentro il lavoro di Mozzi. Ma non è coraggioso anche questo mio piccolo editore, che non mi stancherò mai di ringraziare, il quale, al di là della prospettiva di guadagno, ha deciso di lavorare in perdita per incoraggiare il mio lavoro?

Dopo quello uscito nel 2004 e l'altro uscito in aprile di quest'anno, mi ha già promesso la pubblicazione per il 2006 che ho dedicata ad altri autori italiani e in particolare agli autori lucchesi, la mia terra, che sono numerosi e importanti.

A Mozzi, invece, non sarebbe costato nulla pubblicare su vibrisse il mio lavoro, eppure si è fermato.

Può anche essere che il mio lavoro non vada più bene per vibrisse. Perché non dirlo, allora?

Poiché non posso credere che Mozzi (per come ho imparato a conoscerlo) si sia tirato indietro riguardo al mio lavoro (voglio credere piuttosto a degli impedimenti momentanei), e poiché ho notato il notevole calo di vibrisse in questi ultimi due mesi (nonostante quello che affermi tu: basta andare a sfogliare l'archivio), e forse anche di lettori, non posso che dedurne che Mozzi ha dirottato altrove la sua attenzione.

Può farlo, naturalmente, ma perché non dire apertamente che a me dispiace molto? E che dispiace molto anche per le mie ragioni personali, e cioè che, nel momento in cui ho intrapreso un viaggio speciale nella letteratura dimenticata, io non abbia più il sostegno di vibrisse.

Ci vorrebbe così poco (se davvero Mozzi crede nel mio lavoro) a pubblicare il mio pezzo (uno alla settimana, uno ogni quindici giorni, uno al mese: non è qui il punto) anche nel caso che non riesca a leggere il libro da me recensito: sia perché non lo si trova in circolazione, sia perché non si ha tempo di leggerlo.

Credi tu che il mio editore abbia lettto i 43 romanzi di cui parlo nel libro che mi ha appena pubblicato? Si è fidato di me, mettendo mano al portafoglio.

Un giorno al telefono mi disse che coi miei libri non guadagnava, ma che avrebbe continuato a pubblicare il mio lavoro.

Di questo piccolo, coraggioso editore si dovrebbe parlare, eccome!

Alcunedi queste cose, giovanni, le avevo già scritte in email a Giulio. Vorrei ora che dicesse lui qualcosa su vibrisse, e se sto sbagliandomi.

Un caro saluto.

Bart

Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 05.05.05 00:59

Caro Bartolomeo di Monaco, credo che non si possa fare tutto. Mozzi è impegnatissimo. Perché non apre anche lei un blog? Ci vuole pochissimo. Non si può sempre aspettare l'aiuto dall'alto. Si metta insieme a qualche amico, magari a Lucca e dintorni, per praticità, perché così è più facile vedersi e fare riunioni, trovi qualcuno che se ne intende di informatica e che mette su un sito dove sia semplice pubblicare i suoi articoli (oggi ormai è semplicissimo, è come postare in un newsgroup o scrivere un commento qui). Faccia insomma come hanno fatto quelli di Vibrisse, di Nazione Indiana, di Carmilla, di WuMing e tanti altri in rete. Oppure chieda a mozzi di entrare a far parte del gruppo di Vibrisse, perché no? Così i suoi articoli potrà pubblicarli direttamente da sé, come fanno Fracas, Choukadharian, Mongarli e gli altri. Mi scusi se mi sono permesso di darle dei consigli, ma ho riscontrato nelle sue civilissime parole una punta di rammarico che confina pericolosamente con la lamentela. Se Mozzi privilegia il suo blog e questo qui, ha tutto il diritto di farlo, come lei deice a chiare lettere. ma non ha senso dire: hai tanto tempo, dedicane un po' aqnche a me. Se lo dedichi lei, il suo tempo, a se stesso. Non possiamo pretendere che gli altri combattano le nostre battaglie. Lei non pretende nulla. Ma non può venire qui a fare i conti a Vibrisse (una rivista fondata sul volontariato!). Se negli ultimi tempi ci sono meno articoli di una volta, beh, vorrà dire che in questo periodo gira così, magari la gente in questo periodo versa in un momento difficile e ha altro da fare, o magari lo stesso ciclo di Vibrisse si sta esaurendo (non ci sarebbe nulla di male: storicamente, le riviste non durano più di qualche anno, di solito, e quando durano di più comunque cambiano direttore, linea, contenuti, mantengono la testata ma è come se fossero un'altyra rivista...). Io mi auguro che non sia così, perché Vibrisse è bella e importante. Ma si dia da fare un pochino anche lei per dare una mano, oppure se la dia da sé. Vibrisse non è un ministero, non è un'istituzione pubblica che deve farsi carico dei cittadini, e Mozzi non è un magistrato o un funzionario statale o un santo benefattore, anche se molto spesso con la sua generosità dà proprio l'impressione che lo sia :-) Vorrei sapere a quale altro scrittore o scrittrice italiano/a lei potrebbe rivolgere questi (civilissimi) appunti. A nessun altro! C'è solo Mozzi che fa così TANTO per gli altri. Appena accade che Mozzi non dà mille ma novecentonovantotto, ecco che scattano i (seppur civilissimi) rimproveri. Gli altri scrittori/trici, ancher i più generosi, danno al massimo cento. Si rivolga un po' anche agli altri, no? Ma prima di tutto a se stesso. Un saluto amichevole

Posted by: Un amico obiettivo di Mozzi at 05.05.05 10:35

Devo dire che Mozzi in privato mi ha spiegato or non è molto le sue ragioni. I miei rilievi avevano, ne ho avuto conferma, qualche fondamento, ma le ragioni che mi ha svelato sono altre da quelle che pensavo. So quindi che vibrisse tornerà ad essere fra non molto (con o senza la mia presenza, s'intende), la rivista che
mi aspetto che sia.

La stima che ho di Mozzi (che non conosco di persona) sono sicuro che non è inferiore a quella di nessuno. Il livello più basso a cui posso giungere è quello pari alla maggiore e migliore stima che gli riservano i suoi amici più vicini.

Perché, forse, il mio livello è assai più elevato, pur non avendolo mai incontrato, ed avendo ammirato il suo coraggio, il suo altruismo (anche nei miei confronti), la sua laboriosità. Se lei avesse seguito (ma perché avrebbe dovuto farlo?) alcuni miei interventi degli ultimi anni, sparsi qua e là, non si sarebbe dilungato sulle qualità di Mozzi, perché sarebbe stato inchiostro sprecato.

Molte delle cose che scrive Mozzi, inoltre, mi trovano consenziente, rispetto ad altre che leggo altrove. Lo sento non molto distante dalle mie convinzioni, anche quelle religiose.

Tornando a me, mi suggerisce di darmi da fare, di costruire un blog. Non ne sarei capace tecnicamente, data la mia età (63 anni) e le mie poche attitudini. Ma soprattutto non condivido molto i blog, almeno come sono ora, ai loro primi vagiti, sui quali si riversa una gran massa di parole, molte delle quali inutili ed egocentriche.

Per le mie cose, ho il mio sito (www.bartolomeodimonaco.it), così semplice che posso gestirlo anch'io. Se va alla home, a sinistra trova la scritta maiuscola LE MIE LETTURE, se lei clicca va agli autori che ho recensito. Alcuni conoscono il mio sito, ed anche mi scrivono. A volte, facendo una ricerca sul motore Virgilio, trovo segnalato tra i primi posti il mio pezzo (provi con Remo Teglia o Umberto Fracchia). Sono piccole gioie.

Vibrisse, poi, non è un blog, è - anche se si chiama bollettino - una rivista in piena regola e, a differenza del blog, rende un servizio direttamente alla letteratura. Quanto questo servizio sia di qualità saranno i lettori a stabilirlo, e certo dipende sempre da chi vi collabora.

La mia collaborazione è stata intensa (settimanale)nella prima versione di vibrisse, ed ha continuato, nella nuova versione, fino a febbraio.

Poiché si è verificato il calo inaspettato di vibrisse, le cui ragioni ho conosciuto solo poco fa, ho cercato di ricordare la posizione e la funzione assai importanti che vibrisse occupa ed esercita sul web. Ed ho ricordato anche quanto sia importante nell'affiancamento del mio lavoro. Mozzi è stimato, non solo, ma molto conosciuto. Vibrisse aveva, e può tornare ad avere, un rilevante numero di lettori. Nella prima versione arrivava, se non ricordo male, ad oltre 2000 lettori.

Mi deve dire, amico obiettivo di Mozzi, come può un autore sconosciuto come me (che pure ha un sito:-)) far conoscere un lavoro che si propone di recuperare validi scrittori dimenticati. A parte le mie qualità insufficienti, non credo che Tuttolibri o Stilos si possano interessare ad un autore non più sul mercato.

Mi sorprese meravigliosamente (un sogno per me!) quando da Nuovi Argomenti mi annunciarono qualche settimana fa che un mio pezzo su un autore obliato sarebbe stato ospitato nel numero di autunno. Se son rose fioriranno, mi sono detto, entusiasta ed eccitato da questo lusinghiero riconoscimento.

Sento che si deve molto a coloro che hano manifestato il proprio valore arricchendoci delle loro qualità. Non andrebbero mai dimenticati.

Nessuno si prende la briga (perché fuori dagli interessi di mercato) di lavorare su almeno alcune delle loro opere almeno, come faccio io.

Vibrisse, dunque, ha l'autorità per valorizzare questa mia fatica, ed io chiedo a Mozzi di non farmi mancare (se crede, ovviamente)il suo sostegno, così come sta facendo un editore piccolo e sconosciuto.
Può far conoscere il mio lavoro piùm vibrisse che il mio libro pubblicato, sono certo, visti i problemi che un piccolo editore ha con la distribuzione.

Spero di essere stato chiaro.
Un caro saluto.

Bart


Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 05.05.05 12:25

Per Mozzi.

Solo per farti sapere che ti ho risposto (2 volte), ma il messaggio torna indietro con questa scritta, non solo riservata a me, suppongo:

"Care voi, cari voi.
Ho problemi col pc in questi giorni.
La lettera che mi avete inviata non andrà dispersa, ma non è detto che io
riesca a leggerla subito.
(Tra l'altro sarò alla Fiera del Libro, dal 6 all'8 maggio)."

Appena puoi, fammi sapere qualcosa.

Buon lavoro.

Bart

Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 05.05.05 15:10

"Nella non lunga e forse men che gloriosa storia del romanzo italiano contemporaneo, Perceber vanta di sicuro un primato. Mai un libro era stato annunciato e accompagnato da un così ampio apparato epitestuale. Non soltanto recensioni preventive..."

Ti credo l'opera di leonardo viene dall'alto. Non si fa strada con le regole dure e leali della vera letteratura, ma e' un 'minestrone riscaldato' preparato DALL' alta borghesia romana PER se stessa.
Autocompiacimento narcisistico.
Un 'circolo vizioso' un feedback inautentico.

Usate i 19 euro per una bella pizza e una birra!
Avrei voluto essere piu' clemente ma proprio non posso.
Amo la verita'.

Posted by: ???? at 31.08.05 13:24

Posso assicurare che l'alta borghesia romana non c'entra niente. Ci siamo appoggiati alla massoneria piemontese, alla Compagnia della Calza di Venezia, ai Carabinieri di Otranto, alla Federazione Nazionale Acconciatori Per Uomo E Sginora e Mestieri Affini, ai Pompieri di Viggiù e (na siki per la riscossione dei crediti) alla Cooperativa degli Scaricatori di Porto di Genova. L'alta borghesia romana, mai contattata.

Posted by: giuliomozzi at 31.08.05 16:55