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27.05.05

Il comodo alibi delle «due culture»

di Alessandro Zaccuri

[Questo articolo di Alessandro Zaccuri è uscito nell'Avvenire del 26 maggio 2005.]

alessandro_zaccuri.JPGChi si rivede: la cultura di destra. E anche quella di sinistra. Una contro l'altra, come ai bei tempi, prima che cadessero i muri, crollassero le ideologie e il revisionismo diventasse tanto «à la page». È durata poco, si tranquillizzino i nostalgici dei pensieri forti. Per convincersene basta dare un'occhiata ai giornali degli ultimi giorni. Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno, infatti, è ormai considerato come il perfetto esempio di romanzo «di destra», da contrapporre al sinistrorso La ragazza che non era lei di Tommaso Pincio. Rischia di vincere Piperno, e non soltanto per la legge dei grandi numeri (in libreria sta andando fortissimo). Anche l'altro romanzo-evento di questi mesi, Perceber di Leonardo Colombati, è dato in quota alla destra, infatti. Due contro uno, insomma. Non è valido, si diceva da bambini. E i bambini, infatti, sono di sinistra, sostiene senza esitazioni Claudio Bisio: generosi, con un gran senso della giustizia, democratici di natura. Niente affatto, gli replica Mauro Covacich. Sono egocentrici e irrispettosi e quindi, essendo irrispettosi ed egocentrici, risultano irrimediabilmente di destra. E via di questo passo, magari aggiungendo qualche sottigliezza sul «pedigree» delle diverse case editrici (Piperno pubblica da Mondadori, non so se mi spiego, Pincio invece da Einaudi...) e con allegro spregio quanto all'effettivo contenuto dei libri. Ma il problema, in definitiva, non è Pincio, né Colombati, e neppure Piperno. E non sono neanche i bambini. È che quello delle «due culture» (quali che siano: di destra o di sinistra, scientifica o umanistica, «alta» o «bassa», laica o religiosa) rimane un alibi troppo comodo per essere impunemente abbandonato. Accettare che, di fatto, esiste un'unica cultura, nella quale soltanto l'autentica curiosità intellettuale ha diritto di cittadinanza, significherebbe spostarsi su posizioni ben più impegnative. Vorrebbe dire che non soltanto si può, ma addirittura si deve conoscere sant'Agostino e la anche la Scuola di Francoforte, leggere i fumetti di Dylan Dog e pure le poesie di Dylan Thomas, apprezzare Kurosawa senza disprezzare Star Wars. Non che sia una grande novità, intendiamoci. Ma non lo è neppure il fatto che, per capire il Canzoniere di Petrarca, occorra aver frequentato almeno un po' i Padri della Chiesa, tuttavia questo non impedisce di ricavarne un titolo a effetto, come accadeva ieri su Repubblica. Siamo tutti molto più ignoranti di quanto ci piacerebbe, purtroppo. Ma questa, a pensarci bene, è una grande occasione per farsi una cultura. Purché sia una sola, però. Può bastare, davvero.

[Sulla faccenda, io ho fatta una noterella in vibrisse. gm]

Posted by giuliomozzi at 27.05.05 10:30

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