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05.05.05
Nove copie
di Leonardo Colombati
Mercoledì, 5 maggio 2005, ore 13. Ho appuntamento con il mio amico Armando davanti a Ponte Sisto, in Trastevere. Lo passo a prendere in motorino e ce ne andiamo a mangiare da Olindo: vignarola e una bella amatriciana – tanto per star leggeri.
Mentre stiamo parlando del fatto che Medicine Show (la rivista musicale on-line di cui siamo entrambi redattori) praticamente non la legge più nessuno, mi arriva un sms sul cellulare: mio cognato, a Milano, ha appena acquistato una copia di Perceber. Ach… C’è riuscito prima di me. Il fatto è che per una serie di disguidi fantozziani, a me il libro Sironi non me l’ha ancora spedito e io non so nemmeno che faccia abbia.
Dopo un caffè di un’amarezza neorealista e il saldo di un conto vagamente viscontiano (nella sua fase aristo-decadente), Armando e io decidiamo di fare una puntata alla Feltrinelli di Piazza di Torre Argentina per acquistare due copie del romanzo.
Entriamo. Ci siamo messi d’accordo che sarà Armando a chiedere se il libro c’è e dove è possibile trovarlo. Facciamo tre passi e vediamo due commessi che stanno trascinando due carrelli stipati di libri. Sopra la pila del primo carrello c’è Perceber. Nove copie.
Ne prendiamo due.
Guardo la copertina, mi rigiro il libro tra le mani, sfoglio velocemente per vedere che tipo di carta è stata usata. Mi piace; tutto – la copertina, la grafica, la carta.
Andiamo alla cassa. Etichetta vuole che sia io a pagare. Ma non ho contanti e così devo farlo con la carta di credito; in più ho la tessera sconto della Feltrinelli e cento punti di abbuono. Mi tocca così allungare alla ragazza due copie di Perceber con su scritto «Leonardo Colombati» e due carte con su scritto «Leonardo Colombati». Con evangelica indulgenza, la cassiera non fa una piega, nemmeno quando gli chiedo in prestito una penna. Armando mi ha chiesto di scrivergli una dedica sulla sua copia.
Scrivo: «Ad Armando, questa è la prima dedica che scrivo in vita mia. Sono contento di aver vissuto con te questo momento. Roma, 5 maggio 2005».
Usciamo.
Ci accendiamo due sigarette e ci sediamo sullo scalino della vetrina, accanto a due extracomunitari che sono lì a vendere Terre di Mezzo. Tiriamo fuori le due copie di Perceber e restiamo lì a guardarcele. Siamo entrambi felici e allegri.
I due extracomunitari ci si fanno più vicini e Armando gli fa vedere la sua copia. «L’ha scritto lui», dice.
Il più giovane dei due mi fa i complimenti , il più anziano cerca di vendermi un libro scritto da uno dei Medici Senza Frontiere.
Il più giovane mi chiede se può dare un’occhiata al libro. Lo sfoglia e mi domanda quanto tempo ci ho messo a scriverlo.
«Undici anni», gli dico. «Finora ne ho comprate due copie; speriamo di riuscire a venderne qualcuna».
Lui mi guarda e mi fa: «Facciamo uno scambio. Io ti regalo un libro se tu mi regali il tuo».
«Affare fatto».
Ci scambiamo i regali. Gli chiedo come si chiama.
«Dia Mamadu».
«Allora, ciao, Dia, e grazie mille».
«No», mi fa, «Dia è il cognome. Il mio nome è Mamadu. E grazie a te, amico, e buona fortuna. Inshallah».
«Inshallah».
Posted by giuliomozzi at 05.05.05 16:04
Comments
Doveva essere lui
Posted by: ezio at 05.05.05 19:30
ops i link non fungono:
http://blogsenzaqualita.clarence.com/permalink/149191.html
Posted by: ezio at 05.05.05 19:31
Ero uno dei più entusiasti non lettori di Perceber quando l'uscita del poema eroicomico sul nulla veniva annunciata, un anno fa. Non vedevo l'ora di mettere le mani su questo capolavoro misterioso, questo dio delle lettere che non aveva ancora una forma (Dio ha forma?), se non in un limbo generalmente precluso al lettore comune (vorrei sottolineare questa parola, ma l'editor non me lo permette). Poi è partita la campagna promozionale, qualcosa di vagamente moreschiano, dove mi si cercava di vendere qualcosa che io volevo, certo, ma che ancora non esisteva... Risultato, dopo un anno di parole più o meno inutili e di indiscrezioni più o meno costruite, mi sono ritrovato alla vigilia dell'uscita totalmente svuotato dall'originaria voglia di leggerlo, questo libro. Forse era stata la campagna pubblicitaria, forse era il passaggio da non-lettore a lettore che mi preoccupava. Fatto sta che finora ero risoluto a dirottare i miei soldi su altri obiettivi strategici. Poi ho letto questo post. Colombati, tutto sommato sei riuscito a farmi dimenticare la puzza di incenso che Sironi ti aveva sparso addosso. Dopo tutto, il tuo libro lo comprerò. 1 copia venduta, sulla fiducia.
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Posted by: X at 07.05.05 16:48