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11.05.05

Sono vecchio, sono vecchio

di giuliomozzi

[Avviso: questo è un post disordinato. gm]

jaegermeister_01_m.JPGEbbene sì, me ne sono reso conto in questi giorni: sono vecchio, più vecchio di quello che credevo. La campagna pubblicitaria dello Jägermeister, per me (e per quelli della mia generazione, credo di poter dire) è una di quelle cose che si sanno da sempre, che hanno contribuito in maniera decisiva alla formazione della sensibilità umana, dello spirito poetico, dell'approccio teorico-pratico alla funzionalità della comunicazione commerciale.
Lo Jägermeister è un liquore d'erbe. Tanti (tanti, tanti...) anni fa fece una campagna pubblicitaria (di sole inserzioni in riviste, credo) basata sulla battuta: "Bevo Jägermeister perché...". In ogni inserzione c'era il primo piano d'un personaggio (sempre personaggi diversi) con la bottiglia in una mano e il bicchierino nell'altra; e la battuta era sempre: "Bevo Jägermeister perché...".
jaegermeister_03_m.JPGIn tutto ne uscirono mille (in un angolino in basso a sinistra, nell'inserzione, c'era la scritta: "Di tutti, il trecentosessantanovesimo", "Di tutti, la quattrocentocinquantasettesima", eccetera), e la millesima fu clamorosa. Vi compariva una testa di cervo (non la testa d'un cervo, ma una testa di cervo appesa a un muro) e la battuta era: "Bevo Jägermeister perché sulla bottiglia c'è il ritratto del nonno" [vedi]. Tra le tante, alcune me le ricordo ancora: una con un ragazzo vestito da campeggio che dice: "Bevo Jägermeister perché domani vado in vacanza con la canadese, e la mamma è convinta che sia la tenda"; un'altra con due ragazzotti con pagaie e canoa, e uno dei due che dice: "Bevo Jägermeister perché io remo", e l'altro: "E io invece Romolo"; e così via.
Solenni puttanate? Sì, signori miei: solenni puttanate.

jaegermeister_05_m.JPGEppure, per me la campagna pubblicitaria dello Jägermeister fu importantissima. Non so che cosa ne pensino i pubblicitari (invoco, come sempre, a questo proposito, il parere del copywriter di fiducia), ma io ne penso questo: fu (per me, ripeto: per me) la prima campagna pubblicitaria nella quale: (a) nulla si diceva del prodotto, (b) nulla ero indotto a credere, (c) ci si divertiva. Anche la famosa campagna del callifùgo (o callìfugo?) Ciccarelli, per dire (voi vecchi, ve la ricordate? Quella con la fotina di lui, sempre lo stesso lui, travestito diversamente ogni volta, che fa una smorfia di dolore mentre il testo dice: "Ecco lo sceicco Ohiài Kemàl, ritratto mentre scende dal suo jet personale. Poveretto, come soffre! Nessuno gli ha mai detto che il callifugo Ciccarelli" eccetera) mi induceva comunque a credere che il callifugo Ciccarelli lenisse il dolore; la campagna pubblicitaria dello Jägermeister, invece, niente da fare: non mi induceva a credere proprio niente. Era solo una dimostrazione di umorismo, autoironia e buon gusto.
jaegermeister_06_m.JPGCosì, giunto il giorno della pubblicazione di Perceber, non potendo più giocare sull'annuncio, ho pensato di cominciare a propinarvi le fotografie di "Lettori e Lettrici di Perceber". Non l'avessi mai fatto! Ho dovuto rendermi conto che parecchi (sia tra coloro che apprezzavano il gioco, sia tra coloro che lo trovavano stucchevole) non avevano la minima cognizione della campagna pubblicitaria dello Jägermeister.
E' una delle condizioni più tristi del parodista, quella di parodizzare qualcosa che nessuno conosce. E' una cosa terribile!
Allora mi sono messo in moto. "Vabbè", mi sono detto, "nella rete c'è tutto, perdiana!, ci sarà pure qualche bel link da mettere, ci sarà pure qualche maniaco che avrà scannerizzate tutte le mille inserzioni d'epoca, no? E quelli della Jägermeister, perbacco, avranno pure un sito con tutte quelle bellissime inserzioni, no?".
No.
Niente di tutto questo.
jaegermeister_02_m.GIFHo messo dentro Google la battuta: "Bevo Jägermeister perché", e non è uscito fuori quasi niente. Ho ravanato nei siti ufficiali dello Jägermeister, e non ho trovato traccia di archivi delle campagne pubblicitarie. Ho messo la parola Jägermeister nella ricerca d'immagini, e ho trovato un po' d'inserzioni: tutte, tra l'altro, in lingua tedesca o, credo, svedese (sono quelle che adornano questo post: basta cliccare sulle immaginette per avere l'ingrandimento). Un po' poco. I miei libri sulla pubblicità, ahimè, sono ancora negli scatoloni nel garage; e, a dire il vero, non sono proprio sicuro che contengano qualche capitolo dedicato allo Jägermeister.
jaegermeister_04_m.JPGIn conclusione: no, non c'è nessuna conclusione precisa. Io trovo che la faccenda sia piuttosto divertente, e che la animi uno spirito goliardico che (e va ben: piuttosto nascosto, magari un po' represso, che ne so?) mi pare di condividere con Leonardo. Fare la promozione di un libro (chi è del mestiere mi capirà, chi non è del mestiere è pregato di prendere per buona, almeno provvisoriamente, questa dichiarazione) è uno dei lavori più fastidiosi che possano capitare. Che cosa dici di un libro? Che è bello. E di un altro? Che è avvincente. E di un terzo? Che è scritto bene. E di un quarto? Che è attuale. E di un quinto, di un sesto, di un settimo? Certo: in realtà, a proposito di ogni libro che si ritenga sia un buon libro (e, grazie al cielo e grazie agli amici di Sironi, finora mi è toccato occuparmi solo di libri che mi sembrano buoni libri - posso sbagliarmi, naturalmente), ci sarebbero e si potrebbero dire molte cose; ma vige, negli ambientini della comunicazione culturale, una sorta di riduzionismo ipersemplificazionista: per cui, il più delle volte, anzi, quasi tutte le volte, alla persona che hai davanti (o che sta al di là del filo, a un altro capo della rete, eccetera) non interessa stare a sentire tutte le cose importanti e notevoli che ci sarebbero da dire; interessa, punto e basta, sapere se e perché quel dannato libro fa notizia. E il fare notizia, ahimè, è cosa che tende ad aver poco che fare con la letteratura.
Tutto ciò che spero di comunicare, pubblicando le foto di Lettori e Lettrici di Perceber in sfacciata imitazione della storica campagna dello Jägermeister, è la splendida vitalità che io ho percepita in ogni pagina di Perceber. Vitalità che, per farla percepire a parole (al telefono, per esempio), ho bisogno di cinque-sei minuti almeno: e, nella comunicazione culturale, cinque-sei minuti sono un tempo lunghissimo...

Posted by giuliomozzi at 11.05.05 23:40

Comments

Mamma che ricordi lo Jaegermaister!!
Però.
Il "riduzionismo ipersemplificazionista" è uno strumento per raggiungere il maggior numero di persone possibile, persone che oggidì hanno scarsità di un bene prezioso e ricercatissimo: l'attenzione.
Questo i pubblicitari lo hanno capito da decenni, e infatti sono campioni in quella specialità.
Delle due l'una: o l'obiettivo principale è raggiungere il maggior numero possibile di persone, e allora ipersemplifichiamo senza menarla troppo (anche quando parliamo di libri), o non vogliamo ipersemplificare, coscienti però che saranno quattro gatti a starci ad ascoltare.
Scelte possibili entrambe, murdiddio, ma alle volte ho la sensazione, da profano degli "ambientini", che si abbia come obiettivo le stesse gratificazioni del pubblicitario (grandi numeri e celebrità) deprecando gli strumenti e le modalità che sole possono permetterle.

Però.
Però grazie del lavoro che stai facendo in rete e fuori.

Vella

Posted by: vella at 12.05.05 11:55

Ma: il problema è che spesso chi lavora nella "comunicazione" pretende di ricevere dalle sue "fonti" (dall'editore e dall'autore, in questo caso) messaggi già "ipersemplificati". Quando un giornalista di cultura mi domanda, dopo un minuto che gliene sto parlando, "Ma senti, perché mai noi dovremmo parlare di questo libro?", ciò che mi domanda è appunto una "cosa" ipersemplificata e immediatamente "notiziabile". E' la stessa logica per cui si fa, in cronaca, un pezzo gigante sull'uomo che morde un cane (talvolta avviene) e si trascura di spiegare nei dettagli che cosa sia la "finanza creativa" (perché il nome "finanza creativa" è sommamente notiziabile, mentre la spiega della cosa non lo è...).
Grazie a te.

Posted by: giuliomozzi at 12.05.05 12:31

E hai ragione.
Ma.
Le cose stanno così mi sembra: o dai al giornalista il messaggio ipersemplificato, e Colombati vende 30.000 copie. Oppure non glielo dai, e probabilmente ne vende 5.000.
E non c'è niente da fare, è così, non si scappa.
Solo che se uno sceglie la prima (secondo me la scelta più saggia), lamentarsi poi del meccanismo mi lascia perplesso.
Esiste anche la seconda possibilità, e penso si possa sopravvivere felici anche facendo questa scelta. Allora sì che diventa persino doveroso lamentarsi del meccanismo.

Detto questo, vado a comprarmelo.

Vella

Posted by: vella at 12.05.05 13:37

Generazioni a confronto: per me lo Jagermeister è la pubblicità con Raz Degan in cui lui alla fine non-lo-sa perché poi lo beve, sto Jagermeister. Dalla certezza totale all'incerto cosmico. Bevo Jagermeister perché sono Raz Degan, fondamentalmente.
Dove vuole andare questo commento, non lo so. Da nessuna parte, credo.

Posted by: darkripper at 12.05.05 16:29

E chi è Raz Degan? Un parente dell'ex ministro della Sanità?

Posted by: giuliomozzi at 12.05.05 17:28

Un tipo che per lavoro fa finta di sbattersi Paola Barale.

Posted by: darkripper at 12.05.05 19:49

La numero 1458 sarebbe stata la mia futura mamma!...eheheh...non sapete se sia possibile trovare un sito che tratti di qyuella campagna pubblicitaria...?...grazie!

Posted by: Andrea at 07.03.07 21:53