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14.06.05
Due parole su Perceber
di Roberta Scotto Galletta
[Ricevo questa lettera e volentieri la pubblico. gm]
Erano giorni che non leggevo un libro davvero bello.
Che mi sapesse coinvolgere.
Che mi facesse pensare a altro.
Che mi portasse in un altro mondo.
Che mi desse qualcosa di nuovo ma allo stesso tempo d'antico.
Storie comuni. Frasi strozzate. Dolori contemporanei. Pathos rifritti. Disperazione.
Avevo ben deciso di rileggere il mio preferito Delitto e castigo.
Pensavo a tutto questo mentre andavo a comprare cioccolattini Lindt ripieni di Havana Club.
Il mio cellulare squilla.
Qualcosa si sta muovendo.
Cerco nell'universo delle lettere quando qualcuno di cui mi fido indica col dito.
Copertina rossa. Perceber. Percepisco.
Ritrovata in una Roma che non mi appartiene e in una cabala che capisco ancor meno mi affascina la mescolanza di situazioni, personaggi e storie. Cerco di beccare il bandolo della matassa leggendo diligentemente note e appendici e poi l'illuminazione.
Non andare indietro alla trama e godere di ogni frase.
Non credo nel destino ma dovrei iniziare a farci un pensiero.
La cabala di Colombati può essere estesa alla crescita di ognuno. Prima sei in comunione e sei tanto bellino e carino, poi si schiattano i vasi. Allo schiattare dei vasi ti becchi qualche coccio tipo l'omosessualità di Migliore, la pensata pedofilia di Dodo, la pazzìa del piano della città di Baldini che non è accettato in società in modo tranquillo perchè lontano dal “range” di normalità.
Non ho ancora capito chi decide tale range.
Nel libro del Colombati c'è una passione musicale forte. Tanta musica che accompagna lo stato di cambiamento continuo legato a strani moti cabbalici incastrati in fatti avvenuti in quei giorni.
Per chiarimento di questo pezzo illeggibile inserisco la
trama: In seguito a un incidente, una persona perde una gamba. Tre testimoni.Che fine farà la gamba? Perchè proprio quei tre si trovavano lì e non altrove? Tutto questo scritto in Perceber, lo straordinario romanzo di Leonardo Colombati!
Quando sfugge la mano ricordo la permanenza a Perceber, prima che arrivasse Barrulho a insegnarmi il silenzio. La mia Perceber era il periodo dove esistevano solo i miei pensieri e tutto era possibile e era bandito il bianco, ingrassa, il silenzio, troppi pensieri e nessuna capacità critica per elaborarli e lo zero, troppo vasto per spiegarmelo.
Perceber s'innesta nel libro con grazia attraverso racconti e cronache. Nessuno dei tre personaggi è nell'età in cui è possibile trovarsi naturalmente a Perceber. Hanno usato quel tempo a fare altro, qualcosa che non viene detto. Adesso fanno cose di cui non si sentono a loro agio e se ne vergognano: fuori dal “range” di normalità, fanno fatica a adattare le diversità.
Il libro del Colombati è straodinario e curato nei minimi dettagli.
E' stata una fatica ma un piacere leggerlo.
Ho finito: l'ultima pagina è andata.
Mi sento orfana.
Posted by giuliomozzi at 14.06.05 10:24