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13.06.05
Il sistema tolemaico (sui Referendum)
di Leonardo Colombati
Sono appena andato a votare (quattro “sì"). Ero l’unico uomo. Prima e dopo di me, solo donne.
Non mi è piaciuto il ricorso al referendum su una materia tanto complessa: lo dico da convinto sostenitore di molte battaglie radicali, che hanno contribuito a fare di questo Paese un posto appena più moderno.
Sono arrivato, oggi, al seggio, dopo mesi di dubbi. All’inizio, il sofista che è in me si era ribellato. Rifletteva il sofista: “Negare la fecondazione eterologa vuol dire negarci la possibilità di costruire una vita umana. Ammettere l’aborto vuol dire permetterci di sacrificarne una. C’è un implicito – e drammatico – atto di modestia verso qualcosa che romanticamente potremmo chiamare Natura e più vichianamente Storia in questo abissale distinguo. È l’accettazione del fatto che può esservi nell’Uomo l’istinto e la volizione ad uccidere ma non la presunzione di farsi Dio. Concepire un figlio non è né un dono né un diritto; è soltanto il modo con cui la Natura perpetua se stessa, a difesa della propria mortalità. Tutti gli Uomini muoiono (anche i feti abortiti) ma non tutti gli Uomini nascono. Abortire – per dirlo in modo sinistro– è accelerare un evento certo; fabbricare embrioni è inverare una mera possibilità. Con conseguenze che non siamo capaci di immaginare”.
Belle parole. Stronzate, in fondo. L’Italia s’è data una legge, in materia, che non ha eguali nel mondo occidentale.
Il primo quesito riguarda l’abolizione di quella parte della legge 40 che attualmente vieta ai ricercatori di utilizzare cellule staminali prelevate da embrioni non utilizzati. Con le cellule staminali (che possono essere moltiplicate in laboratorio) si può tentare di combattere malattie come il cancro, la sclerosi, l’Alzheimer, il Parkinson e il diabete.
Attualmente, in Italia, ci sono 30.000 embrioni non utilizzati, che giacciono nelle celle frigorifere degli ospedali. Verranno buttate nello scarico del cesso.
Il secondo quesito riguarda l’abolizione della norma che non consente il congelamento degli embrioni e obbliga la fecondazione di un numero massimo di tre ovuli alla volta. Questo obbliga la donna, in caso di insuccesso del trattamento, a sottoporsi a più cicli di cura, con possibili danni per la sua salute. Inoltre, non permette alle coppie portatrici di malattie genetiche e infettive la cosiddetta “analisi preimpianto”, cioè un esame dell’embrione prima del suo trasferimento nell’utero della donna. Si espone così la donna a un doppio trauma: la possibilità di impiantare un embrione malato e la conseguente probabilità di dover ricorrere a un aborto terapeutico.
Per essere più chiari: in nessun altro Paese occidentale, la donna è sottoposta ad una cosa del genere.
Il terzo quesito riguarda l’abolizione della norma che assicura al concepito gli stessi diritti di una persona nata. Semplicemente non capisco come tale equiparazione possa non portare ad una ridiscussione della legge 194 sull’aborto. Ricordo che per la norma in esame “concepito” vuol dire l’ovulo già fecondato, ancora prima che si formi l’embrione. In parole povere: l’incontro tra uno spermatozoo e un uovo.
Il quarto quesito – il più spinoso – riguarda la cosiddetta “fecondazione eterologa”, una tecnica (cui ricorrere solo in casi di grave sterilità) che consente alla coppia la fecondazione assistita anche utilizzando gameti di donatori esterni alla coppia. La legge attuale vieta questa pratica, ma consente la “fecondazione omologa”, e cioè la fecondazione con gameti del maschio della coppia. La fecondazione eterologa, in barba alle Apocalissi di chi la vuole negare, è una tecnica PER LA FAMIGLIA, per un uomo e una donna che vogliono un figlio, vogliono costruire una famiglia, ma non possono. Quest’uomo e questa donna, oggi, andranno in Spagna o in Inghilterra o in Austria, se hanno i soldi per farlo. Vorrei ricordare anche che l’infertilità colpisce, in Italia, una famiglia su cinque. Con questa legge, queste famiglie sono di serie B; anzi, direi che NON SONO FAMIGLIE, per il mostruoso concetto secondo cui una famiglia si fonda sullo sperma del maschio.
Da oggi, questo Paese che vanta già alcuni record di cui non possiamo vantarci, fa un salto indietro di quarant’anni. Qualcuno ci ha costretti a pensare che la Terra è un disco piatto.
Posted by Leonardo Colombati at 13.06.05 14:15
Comments
Ero rimasto a quando eri entusiasta dell'elezione di Ratzinger..
Posted by: Jacopo Guerriero at 13.06.05 16:42
Confermo: Ratzinger mi piace, mi pare una persona di una intelligenza superiore alla media. Nè mi indigna la posizione della Chiesa su certi temi (ognuno è libero di pensarla come vuole, e non mi aspettavo certo un "sì" da parte di chi combatte tenacemente il divorzio, l'aborto e la contraccezione). Anche se approvare e consigliare l'astensione per i referendum mi è sembrata una cosa tristissima. E sbagliata.
Io ce l'ho con la politica, con lo Stato laico che si fa dettare l'agenda dal cardinal Ruini, dalla "caccia alle streghe" fatta casa per casa, confessionale per confessionale, nelle parrocchie di provincia dove il prete si mette a spiare chi entra nel seggio. E' un tuffo nell'Italia degli anni '50 dove Oscar Luigi Scalfaro schiaffeggiava le signore in decoltè e Giulio Andreotti recensiva "La dolce vita" gridando: "Schifosa vita!". Un carpiato che ci fa sprofondare ai bei tempi in cui si andava ad abortire all'estero o nelle cliniche private romane tipo "Villa Celeste" (te lo ricordi il Prof. Terzilli alias Alberto Sordi?), e in cui i mariti borghesi andavano a mignotte nei casini perchè - dicevano - non volevano "insudiciare" le proprie mogli con le pillole e le spirali.
Posted by: Leonardo Colombati at 13.06.05 17:00
Il Cardinale Ruini, a seggi chiusi e con la vittoria in un pugno, ha così commentato l’esito dei referendum: “Non è la mia vittoria, ho fatto solo il mio dovere”.
In una sola frase, il porporato inanella una bugia e una imprecisione.
La bugia è che il tracollo referendario non sia stata una sua vittoria. Con un quorum al 25%, dopo che la Chiesa aveva invitato i fedeli ad astenersi… Se non è una vittoria questa…
Ma mi preme discutere sull’imprecisione di quell’ho fatto il mio dovere.
Secondo l’art. 48, comma II della Costituzione, l’esercizio del voto è un dovere civico. È un’espressione volutamente generica che non vale a rendere l’esercizio del diritto di voto giuridicamente obbligatorio, anche perché la sanzione prevista per il suo mancato adempimento (l’iscrizione per un periodo di cinque anni della menzione “non ha votato” nei certificati di buona condotta) non è, di fatto, applicata da tempo.
La dottrina giuridica, poi, è divisa nel considerare o meno un dovere la partecipazione degli elettori ad un referendum. Secondo alcuni, il dovere di voto è configurabile soltanto nelle competizioni elettorali in senso proprio, dirette a formare organi rappresentativi. Secondo altri, il voto è comunque espressione della sovranità popolare, e come tale è un dovere costituzionale. Ciò che unisce la dottrina è comunque la considerazione che l’adempimento di tale dovere è rimesso al senso dello Stato ed alla sensibilità democratica dei cittadini. Chi non vota – se non contravviene ad un dovere – esprime comunque scarsa sensibilità verso la democrazia e lo Stato.
Posted by: Leonardo Colombati at 13.06.05 18:28
Eh..bonhoefferianamente, invece, io credo sia proprio giunto il momento di una critica alla religione -nel mio caso per liberare Dio dalla deformante «veste» religiosa-.
Però questo problema è decisamente al margine di quello che tu dici. Neppure -e non è piaggeria - mi sento di discordare su ciò che scrivi a riguardo di certa malinconica italia, italia gaddiana. Ho lasciato il mio commento da stronzo perchè, sinceramente, guardo a questo referendum come a una enorme occasione persa. Si poteva avviare un confronte anche serrato, ma serio, che avrebbe dovuto vedere in campo le forze più argute in entrambi gli schieramenti. Invece no.
E' chiaro che, poco opportunamente, molti astensionisti non vogliono recepire quell'autonomia del mondo di cui, appunto, Bonhoeffer già parlava. Ma chi, nel fronte del sì, ha mai accettato, per esempio, una discussione sugli interessi dell'industria farmaceutica nell'abolizione di questa legge? Insomma, siamo in disaccordo. Ma non sono un cavernicolo
Posted by: Jacopo Guerriero at 13.06.05 18:44
Lo so.
Posted by: Leonardo Colombati at 13.06.05 18:53
Mica sembrava. Ciao
Posted by: Jacopo at 13.06.05 19:32
uno mi ha detto: «un conto è Dio, e un conto è la religione. e la religione è sempre una questione di potere». mi pare che tutta questa faccenda del referendum abbia ampiamente dimostrato la verità di questa affermazione per quanto riguarda - almeno i vertici - della chiesa cattolica italiana, cui mi pregio - in qualche strana maniera - di "appartenere"... (la pedagogia di dio non è forse la libertà?)
Posted by: paola at 14.06.05 08:55