« La serata al cinema Excelsior | Main | 157, 192, 219 »

20.06.05

Un contenitore zeppo di acredine e vanità pseudocritiche

di giuliomozzi

[Questo articolo di Giulio Mozzi non è apparso nel Corriere della sera di oggi 20 giugno 2005. Riprende una recensione di Giorgio De Rienzo a Perceber apparsa qualche giorno fa.]

bretelle.JPGForse occorrerebbe a tutti noi che ci occupiamo di letteratura per professione prenderci una pausa di riflessione e chiederci se non sia un po’ sciocco (e miope) deludere (se non ingannare) i lettori che non sono già tanti e proprio per ciò andrebbero rispettati. Critici e giornalisti, blogger e commentatori in rete quest’anno hanno stroncato con alterigia frettolosa (magari senza averli letti) i coraggiosi esordi di alcuni giovani scrittori, degradandoli a velleitari e spocchiosi vagiti, montando discussioni a senso unico, discutendo dottamente se questi romanzi fossero di destra o di sinistra (perché questo è davvero importante, oggi, in Italia: sapere da che parte stai), piuttosto di porsi seriamente il problema se si trovassero di fronte a opere narrative più o meno valide. Si è partiti da Con le peggiori intenzioni (Mondadori) di Alessandro Piperno, per arrivare a Perceber, «romanzo eroicomico», di Leonardo Colombati (Sironi, pagine 508, 17): un libro che è un contenitore dalla scrittura torrenziale di cui è difficile persino (come è difficile, poniamo, per l'Ulisse di Joyce o per l'Orlando furioso di Ariosto o per Gargantua e Pantagruele di Rabelais) fare un riassunto che possa stare in piedi per presentarlo al lettore. Fermiamo tutto allora. Cerchiamo prima di chiarirci se esistano (e quali siano eventualmente) le regole più semplici perché una recensione possa non dico diventare un vero saggio critico, ma offrire al lettore un dignitoso servizio d'informazione.

La domanda banale insomma è questa: si possono stabilire punti di riferimento elementari, per quanto molto flessibili, oppure dobbiamo restare in balia del giudizio dei soliti quattro accademici con libero accesso alla grande stampa, interessati solo a far fuori qualunque testo non corrisponda ai loro gusti di lettori d'antan? Non intendo insegnare niente a nessuno. Vorrei soltanto capire se chi legge un romanzo, prima di recensirlo e linciarlo, prima di scriverne per poi farne polpette, abbia ancora la disponibilità ad appassionarsi alla storia (o all'intreccio di storie), a incuriosirsi per la struttura (seria o giocosa) che la sorregge, ad apprezzare non solo il virtuosismo stilistico ma anche la pura forza di una scrittura.
Non mi pare di imporre principi che neghino la libertà critica la quale, rimane ovviamente sacrosanta per qualsiasi recensore in quanto connaturata all’idea stessa di lettura. L’alternativa possibile a questa apertura verso le varietà narrative, che non si lega a una sola visione del mondo, può essere certamente quella di un canone chiuso (e autarchico) che si erga a difesa contro il caos del mondo. E’ l’alternativa però più difficile, che richiede un rigore critico e una capacità persuasiva eccezionali.
Un recensore può dunque appellarsi alle regole del romanzo "ben fatto", accumulare - come accade a Giorgio De Rienzo nella sua recensione a Perceber di Colombati - spezzoni di analisi e anche magari abbandonarli al loro destino, mescolare pregiudizi e strizzatine d'occhio, sovrapporre argomenti incongrui, adottare una retorica in cui la direttiva principale diventi quella del rifiuto preventivo. Ma allora perché De Rienzo sente il bisogno di appoggiare la sua autarchia critica sopra una quantità di luoghi presunti comuni, tentando di precostituire l'orientamento del lettore, e di accumulare una serie di preterizioni che giustificherebbero l'esenzione dal vero lavoro critico? La realtà è che il critico, fiero di disporre d'un certo numero di righe nel più importante quotidiano nazionale, si sente autorizzato a vomitarvi dentro liberi pensieri sparsi, a esibire la sua incultura (scambiando per "brani di canzonette" quello che è un parossistico citazionismo pop, irridendo relativisticamente qualunque apertura cosmologica, disprezzando arcadicamente l'irruzione nel romanzo della cronaca, confondendo la Kabbalah col Talmud, lanciando oscure frecciate - già che c'è - al filosofo Gianni Vattimo, colpevole solo di aver pubblicato alcuni testi in una collana garzantiana, peraltro defunta da anni, denominata "Coriandoli"), con una scrittura stitica e generalmente sciatta che finge tartufescamente di accettare tutti gli stili, fuorché naturalmente quello del libro volta a volta in questione. Potrei sbagliare, ma credo onesto avvertire il lettore che questa non è una recensione: è soltanto un contenitore zeppo di acredine e vanità pseudocritiche.

Posted by giuliomozzi at 20.06.05 08:43

Comments

Oh signur, come direbbe mia nonna, uno non può neanche stroncare un libro che non gli è piaciuto che diventa subito un coglione...

Triste

Vella

Posted by: vella at 20.06.05 15:02

Uno può stroncare un libro come vuole, ma se lo fa con argomenti coglioni, si becca del coglione...

Posted by: Sonni at 20.06.05 15:19

oh che bello! dicamolo, diciamolo!

Posted by: Melpunk at 20.06.05 15:32

Giorgio De Rienzo non è mai stato così popolare in vita sua. 'Sta recensione è meglio che una vittoria al Grande Fratello, mi pare.

Posted by: giovanni at 20.06.05 15:33

Gentile Vella, la domanda è: gli argomenti adoperati da Giorgio De Rienzo per stroncare Perceber sono buoni argomenti?
Se lo sono, anche gli argomenti adoperati da giuliomozzi per stroncare la stroncatura sono buoni argomenti: sono infatti i medesimi.
Se invece non lo sono, allora ha ragione giuliomozzi - a prescindere dalla bontà dei suoi argomenti - a stroncare la stroncatura.
Così si dimostra che Giorgio De Rienzo ha comunque torto, e giuliomozzi ha comunque ragione.
Facile, no?

Posted by: un fake di giuliomozzi at 20.06.05 15:33

mancano una 40ina di pagine alla fine, ammesso che finisca là.
non sò se sbrigarmi a leggerlo o farmelo durare ancora qualche giorno.
il bello è che non so ancora come o quanto mi piacerà, quanto e come mi resterà in testa. intanto complimenti, a pescarne di libri così...

Posted by: guildenstern at 20.06.05 15:55

Come la frase "[...] è anche vero che la copertina non è un granché" di Augias non è un giudizio critico, è la sua idiosincrasia buttata su una pagina che leggerà un sacco di gente in modo che quella gente non si chiederà mai chi sia Haluk Akakçe. Certo, quello di Augias è un peccatuccio rispetto a questa cosa che segnala Mozzi e a tante altre, ma dà lo stesso il metro della spocchia dei recensori "graduati".
L'avranno capito tutti ora il mio discorso, chi sa...
andrea barbieri

Posted by: andrea barbieri at 20.06.05 17:53

Interessante il link dell'immagine in bretelle.

Posted by: gattostanco at 20.06.05 18:46

E' Gianni Biondillo che è architetto?
Ma lo sei anche tu, honoris causa, con questo pezzo assai brillante!

Resto dell'avviso che De Rienzo abbia appena sfogliato il libro, ma ciò che mi piace annotare a questo punto è la intelligente sovrapposizione rovesciata che hai costruito.

Bella la nuova foto. Sei tu? Mi pari un trentenne... mica ci hai combinato uno scherzo con quel tuo compleanno di 45?

Quando occorrerà userò quella, invece dell'altra col pupazzetto. Vedi, quindi,non fare scherzi da prete:-)

Bart

Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 20.06.05 19:24

Con queste bretelle mi sai un po' di Cecchi Paone :P Meglio il buon vecchio porcellino rosa.
Per quanto riguarda De Rienzo : è un misto tra Gene Gnocchi e Robbie Williams in "One hour photo".

Posted by: Federico at 20.06.05 19:32

fantastica!!
ti prenderei in braccio come benigni con berlinguer :o)
ti voglio bene giulio!!!!

Posted by: milo esclamativa! at 21.06.05 00:45

Mi piacciono questi scontri "dialettici" fra "titani", questi rovesciamenti di fronte improvvisi seppur annunciati.
Lo so che sono testardo, noioso, ripetitivo, provincialotto, etc... etc..., ma ritengo che una risposta ad una sola banale domanda potrebbe dare una svolta "significativa" alla tenzone.

Piccola pausa; nasco, per mia fortuna, in una famiglia "malata" di cucina (madre e fratello cuochi, con la rincorsa del sottoscritto orgoglioso dilettante) e, almeno in cucina, esiste una via infallibile per certificare la bontà del piatto: vedere il cuoco, o la cuoca, seduto a tavola a mangiare di gusto lo stesso piatto che ti ha servito.
Orbene, il libro lo comprerò - fosse solo per fare un dispetto a De Rienzo -, ma un dubbio mi rimane, e mi piacerebbe assai avere una risposta da Colombati. Non il Colombati autore e scrittore, che quello non ha titolo per rispondere, bensì il Colombati lettore. Il Colombati che, per puro caso, entra nella stessa libreria del provinciale Trespolo, ha qualche soldo in tasca da spendere, alcune idee in testa, ha letto recensioni, parlato con amici e deve decidere. Acquisto o non acquisto?
E' questa la domanda per il Colombati lettore: "Acquisteresti il libro dello scrittore Colombati?"
Può sembrare banale la questione, di lana caprina, ma voi mangereste la portata di un cuoco che nemmeno la vuol assaggiare? :-))
Buona notte. Trespolo.

Posted by: Trespolo at 21.06.05 01:55

Trespolo, la questione da te posta con una certa insistenza in questo e altri blog non rileva o, per essere precisi, non liquet. Se Leonardo Colombati non apprezzasse quello che scrive, non scriverebbe e men che meno pubblicherebbe. Stante che pùbblica, inferire che stima il suo lavoro non sembra un paralogismo, per così dire. Pur non essendo stato eletto dall'imputato a suo avvocato di fiducia, questo concludo e sottopongo all'attenzione della Corte.

Posted by: giovanni at 21.06.05 06:17

ahahahahaha nessuna intenzione da parte mia di "eleggere" Colombati ad imputato, ci mancherebbe - già mi bastano, in tema avvocati, le cause con rai e col vicino -, ma la domanda non mi pare così astrusa, così come non mi pare così astrusa e "illogica" l'attesa di una risposta.
Non ti è mai capitato di trovare scrittori, più o meno famosi, che dichiarassero che non avrebbero acquistato il loro libro? Magari anche a fronte di libri di successo (Fight Club - Palahniuk).
Sarà anche una fisima mia e, ribadisco, oggi - anche per fare dispetto a De Rienzo - mi farò due passi in centro e mi comprerò il libro.
Quella domanda mi rimarrà comunque e, francamente, non capisco perché sia così complesso rispondere ad un quesito così semplice.

Buona giornata. Trespolo.

PS: stasera avrò ospiti a cena, cucinerò io ovviamente e, gli ospiti, mi han chiesto di preparare del riso freddo al curry; sarà una mia "creatura", come gli altri piatti della serata, ma solo per gli ospiti. Non mi piace il riso al curry, ma non per questo se ne andranno insoddisfatti... :-)

Posted by: Trespolo at 21.06.05 11:30

Be', Tresp, io lo comprerei. Per la stessa ragione per cui ho comperato un paio d'anni fa "Le perizie" di William Gaddis (Libreria Remainder's in Galleria a Milano, Mondadori 1967, due volumi per complessive 1.659 pagine).

Posted by: giuliomozzi at 21.06.05 12:28