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10.06.05
Un travolgente esordio che parla tanto di noi
di Corrado Augias
[Questo il testo della recensione di Perceber uscita oggi sul Venerdì di Repubblica, nella rubrica di Augias "La mia Babele"]
Un paio d'anni fa la Rizzoli pubblicò il romanzo dello scrittore americano Micheal Chabon. Il titolo ricordava un feuilleton o un fumetto: Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay. Alla lettura si rivelò un affascinante pastiche, una storia che pescava in eguale misura dalla cultura popolare americana e dalla più raffinata tradizione mitteleuropea, con un teatro d'azione che spaziava tra Praga e New York negli anni Trenta del Novecento. Richiamo il precedente perché adesso abbiamo un romanzo italiano che s'avvicina a quel modello e a quell'autore.
Parlo di Leonardo Colombati (Roma, 1970) che si è affacciato alla ribalta della narrativa con Perceber (Sironi), storia di cui non ricordo l'eguale in lingua italiana per ardimento combinatorio e fervore inventivo.
Mi dispiacerebbe se la grande attenzione critica e mediatica (presto diventata voga) dedicata ad Alessandro Piperno per il suo Con le peggiori intenzioni facesse trascurare quest'altro romanzo d'esordio degno, come minimo, di stargli accanto.
Il titolo è enigmatico e difficile da memorizzare e se è vero che il sottotitolo ("Romanzo eroicomico") aiuta, è anche vero che la copertina non è un granchè. Insomma il romanzo si presenta in modo problematico. In compenso la storia è straordinaria. Perceber figura essere una cittadina spagnola di ebrei cabalisti teatro di alcune delle azioni evocate da uno zio rompiscatole del giovane protagonista. Ma il teatro vero dell'azione è Roma e, attraverso Roma, la società italiana di oggi, colta nei suoi tic, nelle debolezze, nelle stravaganze e nei luoghi comuni e pigrizie di comportamento e linguistiche.
Non provo nemmeno a dare un riassunto dell'intreccio perché mi perderei facendo un torto all'autore. Ciò che conta del resto, al di là degli avvenimenti, è il modo in cui Colombati li rende con una serie scintillante di associazioni linguistiche e mnemoniche quali solo un grande talento poteva escogitare. Nelle pagine si mescolano luoghi, epoche, costumi; si incontrano i più diversi personaggi; si contaminano i generi letterari; ci sono punti dove l'autore perde un po' il controllo della fantasia lasciandola debordare in fumisterie barocche. Prevalgono però il divertimento e il gusto delle citazioni tutte così perspicue da chiedersi che cosa abbia maggiormente contribuito a mettere insieme una tale antologia: se una vastissima cultura o una furibonda inventiva.
Posted by Leonardo Colombati at 10.06.05 11:01
Comments
Non per togliere nulla a "Perceber" che merita le recensioni buone, ma quel "la copertina non è un granchè" scritto da Augias secondo me dà l'unità di misura di quello che si può trovare in un grande (uno dei più grandi) quotidiano: la mancanza di autorevolezza, di apertura, di intelligenza. Questo è un problema per chi legge e bisognerebbe trovare una soluzione.
Posted by: andrea barbieri at 10.06.05 12:02
E dai, Andrea... Augias ha fatto una bella recensione a Leonardo. Gioiamo di questo, su...
;-)
Posted by: gianni biondillo at 10.06.05 14:40
Bella recensione davvero!
Condivido l'entusiasmo!
Posted by: bible black at 10.06.05 23:34
Eh no, ma perché devo gioire del meno peggio? Lo tollero, ma non posso convincermi che è il meglio, le medaglie le tengo per i primi non per la retroguardia. E poi scusa, Perceber merita ottime recensioni, e i recensori facendole fanno il loro lavoro punto e basta. Un intellettuale che scrive per un giornale se fa un lavoro sufficiente è un dio che dà gioia. La donna delle pulizie che lascia un alone su una mattonella del bagno è una scansafatiche da rimproverare. Ma se sono tutti e due dei lavori, perché?
Posted by: andrea barbieri at 11.06.05 14:46
Oltretutto, contro mancanza di autorevolezza della stampa, Vibrisse è proprio un tentativo di antidoto, come nazione indiana, come tante cose in rete. Solo che non bastano, perché le leggono in pochi.
Posted by: andrea barbieri at 11.06.05 14:50
Non entro nel merito della recensione perché non ho ancora letto tutto il romanzo, ma mi chiedo perché il fatto che ad Augias non sia piaciuta la copertina di Perceber sia "l'unità di misura di quello che si può trovare in un grande (uno dei più grandi) quotidiano: la mancanza di autorevolezza, di apertura, di intelligenza". Deve piacergli per forza per essere considerato competente, anzi autorevole, ma che c'entra? Oppure uno non deve badare al modo in cui un libro si presenta? Il libro è tutto nel suo insieme in qualità di prodotto, dalla copertina all'indice e non vedo cosa ci sia di scandaloso nel tener conto della bellezza o meno della copertina. Gli Einaudi della prima generazione hanno affascianto i lettori in maniera consistente proprio con l'essenzialità della loro veste grafica e quelle copertine scarne, qal limite del metafisico. Peraltro mi pare che il fatto che la copertina a suo dire non sia granchè, non abbia inficiato il suo giudizio sull'opera e che la recensione per quanto sintetica sia circostanziata. Cosa che non si può dire di molti che si sperticano in lodi o sprecano invettive basandosi su paragoni improbabili o istigando sciocche querelle politico-letterarie da salotto.
Posted by: seia at 11.06.05 16:03
Seia, qual è il problema?, a te Augias, che da un palco che gli dà automaticamente autorevolezza scrive giudizi non sostenuti da competenza e sensibilità (e bada bene che lui è uno dei meno peggio, lo so). A me, che sono un estremista coglione, qualche recensione che trovo in rete, le poche che mi soddisfano (perché sono estremista), come queste per esempio:
http://www.nazioneindiana.com/archives/000954.html
http://www.nazioneindiana.com/archives/000581.html
http://www.nazioneindiana.com/archives/000650.html
Il mondo è grande, Seia, c'è posto per tutti, per i brontoloni come me, e per quelle/i di buon cuore come te.
Bacioni
Posted by: andrea barbieri at 11.06.05 20:07
Ho letto almeno un paio di libri di Augias ("I segreti di Parigi" e "I segreti di New York"), che mi sono sembrati assai piacevoli e bene scritti. L'autore è, peraltro, tutt'altro che ignorante in fatto di letteratura, o scarsamente intelligente, e basta leggere i due volumi che ho citato per rendersene conto (in quello su Parigi, un lungo intervento è dedicato al raffronto tra la battaglia di Waterloo descritta da Stendhal ne "La certosa di Parma", e quella descritta da Victor Hugo ne "I miserabili"). Tra l'altro la prosa di Augias mi sembra assai più scorrevole e comprensibile di quella (per es.) di Scarpa, il che ovviamente non guasta affatto e contribuisce a far sì ch'io preferisca il primo al secondo.
Posted by: davide l. malesi at 11.06.05 21:24
Andrea qual è il tuo di problema? Mi sembri un po' livoroso più che brontolone, ma magari è il mezzo no? Tu trovi censurabile Augias - e non mi hai ancora chiarito dove sarebbe la sua mancanza di sensibilità rispetto a Perceber: sul serio la tua animosità deriva dal fatto che non gli è piaciuta la copertina? Oppure hai motivo di avercela con Augias? Perché se è così, rinuncio a capire le motivazioni personali, ognuno ha la sua nemesi - e io trovo censurabile che tu te la prenda tanto per questo, arrivando a parlare di mancanza di autorevolezza senza argomentare. Che poi a me Augias nemmeno mi piace così tanto, è il principio di sparare a zero tanto per fare qualcosa. Peraltro ti dirò che trovo ancora meno elegante eludere i discorsi di chi non la pensa come te rifacendosi all'adagio ipocrita (l'adagio naturalmente) del mondo è bello perché vario. Sulle recensioni che citi mi astengo e faccio come te, ricorro al'immortale de gustibus.
Posted by: seia at 11.06.05 21:29
Conoscevo Barbieri per averne letto ogni tanto qualche commento (o qualche post?) su Nazione Indiana. Mi era parso persona di buona civiltà, come non tutti i frequentatori di quel blog. Lo ritrovo qui, biliosetto e settario - a te questo, a me quest'altro, a lui quell'altro ancora. Strano. Augias è persona di ottima cultura; non uno dei meno peggio, ma uno dei più meglio. Se preferisci: a me Augias, a te Antonio Moresco e il pur bravo Tiziano Scarpa.
Posted by: giovanni at 11.06.05 21:31
Sì va be', Barbieri è settario e biliosetto, sono d'accordo, ma una cosa: lapidate il grafico che ha fatto la copertina.
Posted by: sìvabe' at 12.06.05 10:14
L'Augias nazionale ha fatto un'ottima recensione... dopo averne tanto sentito parlare sul web, finalmente carta canta!!
and
Posted by: andrea at 12.06.05 11:51
D'accordo con Andrea e anche di più con l'ottimo Davide, che ha letto due fra i migliori libri di Augias (questo è forse il suo difetto: scrive tanto. Ma inscì, avèghen, disèn a Milàn). D'accordo soprattutto sulla lingua, per cui lo si preferisce a Scarpa, Nove e tanti altri fautori del finto stile semplice (cfr. E. Testa, Torino, Einaudi, 1997).
Posted by: giovanni at 12.06.05 12:23
Cara Seia,
cerchiamo di capirci, e per capirci ti spiattello ben bene quello che voglio dire.
1. Ho postato degli esempi di recensioni che secondo il mio parere sono ottime. Io quando trovo gente che scrive - ma prima ancora, che mette in movimento il pensiero e l'emozione - come gli autori che ho citato in quelle recensioni, sto zitto e mi levo il cappello.
Speravo che tu da sola capissi che occorreva fare un confronto tra quelle e il pezzo di Augias per arrivare di botto a distinguere chi è dignitoso e chi è geniale. (Di passaggio ti faccio anche notare una cosa, i miei link non sono pezzi destinati ai giornali perché i giornali quella "roba" non la vogliono.)
In quel confronto sta dunque ciò che tu non trovavi: la motivazione al mio giudizio deprimente su molti recensori (occorre precisare "non tutti"?) che lavorano per le pagine culturali dei quotidiani, che posso tollerare, ma non amare come fai tu. Ti faccio anche notare, Seia, che tu, non avendo capito quale motivazione mi spingeva, ti sei lanciata nella mia delegittimazione: io sarei, non un brontolone (come dico io provvisto di autoironia), ma un "livoroso", uno che spara giudizi del cazzo ad alzo zero. Rimetto naturalmente alla mittente questi argomenti ad personam.
2. Qualche anno fa lessi un bellissimo racconto di un libro attualmente esaurito e non ristampato, "Forme d'Onda".
Era un racconto dedicato a Chechi, il racconto finiva così:
"Se come so sei l'aviatore so come sei semplicemente al centro dell'aria non so se sai che tutti ci siamo chiesti se fosse il frutto di un grande dolore a farti spingere così avanti il limite tra cosa si può e cosa non si può tentare."
E' inutile che ti spieghi cosa mi aspetto da chi scrive: è tutto in quella frase, se la capisci bene, se no pace.
3. La copertina di Perceber è splendida, oggettivamente splendida e coraggiosa, intelligente aperta. Ho mostrato quella copertina a una gallerista che esponeva gente del calibro di Luigi Ontani: stesso giudizio (e meravigliato nel vedere tanta manna su un libro). Dunque, se qualcuno afferma con decisione il contrario, non può che sbagliarsi, essere chiuso, sommario, forse anche poco intelligente, mi spiace ma è così.
Quel modo di dare piccoli giudizi sommari sui quotidiani è proprio una dei sintomi di un grosso problema che tanti siti sul web, Vibrisse compreso, cercano di aggirare, arginare.
Poi è ovvio, Augias è meglio di D'Orrico. Ma è comunque mille anni luce dietro quelle recensioni che ti ho postato sopra, è mille anni luce dietro quello che "si può tentare".
Ora, Seia, stai intuendo che stiamo parlando su due piani diversi, tu non avevi capito che stavo facendo un discorso tanto radicale. E che fai ora, mi dici che sono un coglione oppure che avevo ragione?
Ovviamente mi dici che sono un coglione. Allora ti ricordo un piccola cosa. Tu sopra hai elogiato le vecchie famosissime copertine Einaudi. Sono tutte di Bruno Munari. Lui faceva discorsi radicali in continuazione, se fosse nato supereroe si sarebbe chiamato Capitan Radical o qualcosa del genere. Era talmente radicale, anzi usiamo il sinonimo di radicale, cioè "estremista", che in Italia non gli davano retta, non vendeva niente, lo pigliavano per un clown. E lui che fece? Invece di rispondere come si deve a chi non lo prendeva sul serio, se ne andò a lavorare in Giappone, accolto come un eroe. Aveva capito che a ribattere duro si sarebbe preso del "livoroso" e non ne valeva la pena...
Posted by: andrea barbieri at 12.06.05 20:40
Un mio errore, L’inferno della pioggia di Tiziano Scarpa è stato pubblicato sul Corriere, mi ricordavo che fosse destinato solamente a un libro, non a un quotidiano.
saluti
Posted by: andrea barbieri at 12.06.05 20:55
Nemmeno a me la copertina di Perceber piace, checché ne dicano Barbieri e i suoi amici galleristi. Eppoi mi sembra c'entri poco o niente coi contenuti del libro, sempre che una copertina debba rimandare ai contenuti, ma secondo me sì.
Curiosità: chi l'ha scelta? L'autore o l'editore?
Posted by: luca at 12.06.05 21:07
Luca, qui c'è la risposta:
http://www.perceber.com/archives/2005/04/le_copertine_di_2.html
è anche un racconto molto divertente :-)
Posted by: andrea barbieri at 12.06.05 21:15
Gentile Andrea, l'avverbio 'oggettivamente' era caro al lessico di Andrei Zdanov. Che tenerezza vederlo riusato oggi, a tanti anni dalla fine della guerra fredda. Munari esule in Giappone? Curioso pure questo. Ricordavo che, grazie al cielo, avesse lavorato con Olivetti, Mondadori, tutto il meglio dell'imprenditoria illuminata italiana per dedicarsi, dagli anni Settanta in poi, soprattutto alla produzione per i bambini.
Da ultimo: i giornali non vogliono recensioni chilometriche? Dipende. Il pezzo di Paccagnini sull'ultimo Magris, pubblicato ovviamente dal Corriere della Sera, aveva le dimensioni di un lenzuolo. Così anche tutti gli articoli di Citati sopra Repubblica, che sono in genere recensioni e in ogni caso muovono dall'uscita di un libro. Inoltre, esistono un sacco di riviste di settore, quelle divulgative e quelle scientifiche, che ospitano articoli lunghi almeno 2 cartelle o saggi dalle 10 cartelle in su. Oppure bisogna soltanto leggere quello che offre il web? Domande.
Posted by: giovanni at 13.06.05 06:54
Per andrea barbieri: non puoi, scusa se te lo dico, in pieno 2005, scrivere una cosa come: "La copertina di Perceber è splendida, oggettivamente splendida e coraggiosa, intelligente aperta. Ho mostrato quella copertina a una gallerista che esponeva gente del calibro di Luigi Ontani: stesso giudizio (e meravigliato nel vedere tanta manna su un libro). Dunque, se qualcuno afferma con decisione il contrario, non può che sbagliarsi, essere chiuso, sommario, forse anche poco intelligente, mi spiace ma è così". Scrivendo una cosa del genere mostri d'ignorare un principio fondamentale: si può dire che è "oggettivamente" bella una cosa (libro, disegno, affresco, opera, quel che vuoi...) che è ben storicizzata, e sopravvissuta al suo tempo storico, e universalmente riconosciuta come "dotata di valore estetico". Non puoi scrivere che la copertina di un libro uscito un mese fa è "oggettivamente" bella, non puoi, non puoi. Come fai, oggi, a stabilire se i valori formali di un'opera resisteranno al tempo oppure no? Non puoi, salvo essere un indovino o un veggente, e - poiché io diffido di chi si proclama indovino, o veggente - se pensi di poterlo fare senza errori ho un unico suggerimento da darti: cambia pusher, quello attuale ti passa roba cattiva, o comunque tagliata con qualche schifezza.
Posted by: davide l. malesi at 13.06.05 08:32
Malesi, il disegno sulla copertina di Perceber, il suo segno, il soggetto, hanno una gradissima qualità, puoi metterti il cuore in pace su questo senza scomodare quelle cose che si chiamano storicizzazioni e che sono quasi sempre - parlo delle storie dell'arte - delle baggianate.
Poi senti, io prima di addormentarmi leggo Dubuffet, tu Augias: facciamo che tu parli di gialli e io di arte, che ne dici?
Giovanni, non so, a te Citati sembra geniale? A me no. Boh, forse lo è stato, ora è una grande firma, credo che stia su Repubblica per quel motivo. Del resto, credimi, sul web andando a sfrucugliare si trovano cose meravigliose. Per esempio Marco Candida, che non è un giornalista o un critico, scrive recensioni molto ma molto ma molto più belle di quelle di Augias che ha i suoi spazi sul Venerdì di Repubblica. Poi tu fai come vuoi, ma se hai il fuoco dentro, vale la pena cercare, no?
Posted by: andrea barbieri at 13.06.05 08:59
Barbieri, dubito che tu abbia la possibilità, in base a quanto ho scritto qui o altrove, di farti un'idea della composizione della mia biblioteca. E' chiaro che, se la tua strategia in un confronto dialettico è quella di dire a ogni piè sospinto che l'interlocutore è incompetente ("io leggo Dubuffet, tu Augias"; "le storicizzazioni sono baggianate"), il tuo problema non sono neppure gli argomenti (che evidentemente ti mancano): è l'educazione. Facciamo che io parlo invece di quel che credo, finché ho argomenti per sostenere il mio discorso, e tu diventi meno cialtrone: che ne dici?
Posted by: davide l. malesi at 13.06.05 09:18
Andrea, innanzitutto ti dico che non ci troviamo in accordo su quello che un recensore o un critico o un giornalista culturale dovrebbe o non dovrebbero scrivere e che le recensioni che tu linki a me non piacciono, ragion per cui non ho quasi mai letto o seguito nazioneindiana, detto questo quindi non ti do assolutamente ragione ma nemmeno ti do del coglione primo perché non è mia abitudine (livoroso peraltro è diverso da coglione, che è un insulto) nemmeno quando lo penso, per una questione di civiltà e perché in bocca ad una ragazza certe parole non stanno bene come mi diceva sempre mia nonna; e due perché a parte casi gravi di solito tendo a non esprimere giudizi sommari su gente che non conosco e te non so proprio chi sei. Ti offende livoroso? Ti va bene veeemente? Posso trovare altri sinonimi se vuoi e nessuno è un insulto, se ne conosci il significato naturalmente. Nonn ti ho delegittimato perché livoroso ma perché non hai argomentato, se l'avessi fatto - anche in modo più violento - ti avrei sempre dato del livoroso, ma almeno avresti detto qualcosa su cui discutere, ma mi pare che non sia nel tuo interesse perché chi non la pensa come te è sciocco o incompetente o poco intelligente. E a me non interessa discutere con te che la pensi così. Solo un paio di cose. Se fossi dotata di poteri paranormali o anche solo della capacità di leggere nel pensiero avrei potuto intuire che dietro lo scarno e poco argomentato concetto per cui "ad Augias non è piaciuta la copertina di Perceber ergo è un imbecille" ci stava tutto questo bel po' di roba che hai avuto la cura di scrivere a mio uso e consumo (del che ti sarò sempre riconoscente): spero sarai clemente per questo. O forse dovresti riconoscere di avere dei problemi a comunicare il tuo pensiero a volte, non so la butto lì. Ti dico io una cosa, sai cosa disse Kandiskj alla mostra di Rosseau il Doganiere a Parigi? Fissò le tele alle pareti e scuotendo la testa brontolò: "Niet" disgustato. Pensi che Kandiskj - facciamo le dovute proporzioni per favore - fosse poco intelligente perché non apprezzava ciò che altri trovavano geniale? Io naturalmente sono d'accordo con Kandiskj. Io non amo Augias, mi sembra di avertelo detto ma forse non avevi la serenità di rendertene conto o forse la cosa non conviene alla tua tesi e quindi l'hai volutamente ignorata. Il tuo discorso è radicale Andrea? Non mi pare proprio: ritenersi depositario di verità e scienza infusa è quanto di più banale e diffuso ci sia al mondo, soprattutto per chi bazzica ad ogni titolo e anche senza alcun titolo, intorno ai libri, in particolare sul web che è democratico, spesso anche troppo forse. Ancora una cosa. Dare giudizi sommari (ma sempre argomentati, prego) sui contemporanei è l'unica cosa che si può fare, visto che solo il tempo consegna all'immortalità e dissolve le nebbie degli entusiasmi precoci. Molti di quelli che parlano di libri (e secondo me gli scrittori non dovrebbero mai parlare dei loro colleghi), dicono cosa ne pensano come se facessero auto-analisi, a chi importano le loro emozioni? Le loro esperienze? E poi perché parlare sempre di amici, compagni di case editrici, di rivista, di merende? Quanta credibilità possono avere siffatti giudizi? Poca, molto poca. A meno di non essere vicini per qualsiasia motivo a questi personaggi. E allora lì l'onestà intellettuale se ne va beatamente a quel paese. No, Andrea? Adieu.
Posted by: seia at 13.06.05 09:21
Ah, scusa Giovanni, su Munari...
Ha lavorato come designer certo, poi coi bambini nei laboratori, è famoso per questo, però come artista non è mai stato preso sul serio, emblematico è il caso delle sue "Macchine inutili" venute prima dei "Mobile" di Calder. Possiedono una bellezza, se ti capita vai a vederle così magari ti verrà da dire una bellezza indiscutibile, "oggettiva". Eppure nelle storie dell'arte, nelle storicizzazioni che piacciono tanto a qualcuno, non hanno spazio, ma ce l'hanno grandissimo i "Mobile" di Calder, venuti dopo le macchine inutili (prova a sfogliare la storia dell'arte di Argan...)
Chiunque si sia appassionato alla vita di Bruno Munari sa che fu una lotta costante contro il mercato dell'arte e contro la critica, anche le sue opere teoriche lo dimostrano. La risposta della critica "ufficiale" fu la delegittimazione, che è la risposta italiana per eccellenza.
Sembrerà strano Giovanni, ma Munari fu amatissimo in Giappone un paese che lui stesso amava in modo profondo per la sua cultura. Prova a leggere un librino come "Il castello dei bambini a Tokyo" (einaudi p. 80 € 6,71) e capirai.
ciao
Posted by: andrea barbieri at 13.06.05 09:21
Ecco perfetto Malesi, io sono un maleducato. Finalmente hai detto una cosa geniale.
Ora dal basso della mia maleducazione ti dico che parlare con te non mi interessa, né con Seia. Sento che perdo tempo, voglio altri interlocutori (che magari non vogliono me). Voglio gente tosta, gente che va avanti.
Saluti
Posted by: andrea barbieri at 13.06.05 09:29
Barbieri, bene, così si ragiona. Il senso del tuo discorso è evidente. Dunque, visto che ammetti di esser maleducato, consenti di esserlo anche a me, in chiusura (o forse, di essere solo brutalmente franco): quando ti leggo ("Voglio gente tosta, gente che va avanti") mi sembra di leggere un discorso di Mussolini. Sei un fascista: abituati all'idea.
Posted by: davide l. malesi at 13.06.05 09:41
Cortese Andrea, credo di poter dire che Marco Candida è un amico. In ogni caso, è persona di cui ho grande stima e lo leggo sempre volentieri. Pietro Citati è uno degli intellettuali più influenti d'Italia, et pour cause: basti la collana di classici che dirige per la Fondazione Lorenzo Valla, bastino la sua bibliografia e quella su di lui (sono sterminate, se mi credi). Poi, sia o no geniale, non sta a me e, mi permetto di aggiungere, a te dirlo. Era Auerbach geniale? Forse no. Contini fu un genio? O Spitzer? Eppure li si legge e studia ancora oggi.
In quanto a Munari artista, ti prego di credere che conosco bene l'Argan - e altri, dopo di lui, non che soprattutto quelli prima di lui - e ho in casa quel volumetto einaudiano che citi, perché mia madre mi ha fornito di un'einaudoteca su cui, più o meno, ho imparato a leggere. E qui torno al punto che mi è caro: ma per forza il sapere deve arrivare dal web? E' necessario, come Aristotele intendeva questa nozione? A me pare di no. Sfruculiando le biblioteche e le emeroteche, anche di provincia, si trova almeno tanta roba interessante di quanta, con gran fatica, si reperisce nei blog.
Posted by: giovanni at 13.06.05 09:41
la copertina è orribile.
Posted by: rey mysterous at 13.06.05 10:08
Giovanni, io parlo di recensioni sui quotidiani, mica vole scomodare Curtius...
E sì, sfruculiando le biblioteche e le emeroteche... mi sa che hai perfettamente ragione, solo che il web è facile, è a casa di tutti con un clic. Certo che se tu hai delle cose da dire, e secondo me le hai, potrebbe essere bello che tu le condividessi proprio nel web.
Per il resto, che dire, ci mancava solo che ero fascista...
Posted by: andrea barbieri at 13.06.05 10:10
Gentile Andrea, pare me che, résosi defunti Geno Pampaloni, Franco Fortini e alcuni altri di quella schiatta, i quotidiani non abbiano più niente a che fare coi libri. Ci sono eccezioni meritorie (Citati, Quaranta) e il resto è affidato a docenti, che però sui quotidiani e sugli inserti c.d. letterari scrivono un po' di fretta - anche i migliori, anche gli illustrissimi.
In quanto a me, sul web scrivo pure troppo, lasciando indietro il resto del lavoro critico, che non è peraltro il mio mestiere (per fortuna). Si vede che non mi hai mai notato, il che è del tutto legittimo.
Posted by: giovanni at 13.06.05 10:26
Ma io sono certo che tu sai perfettamente di esserlo: volevo soltanto confortarti nelle tue certezze ;)))
Posted by: davide l. malesi at 13.06.05 10:26