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01.07.05

Langone contro i romanzi lunghi

di Camillo Langone


[Sul Foglio di martedì 28 giugno, Camillo Langone ha pubblicato un articolo in cui, tra le altre cose, dichiara il suo fastidio per "certi capolavori imprescindibili", rei di essere insopportabilmente troppo lunghi. Riportiamo qui uno stralcio dell'intervento di Langone.]


Che fine ha fatto il cugino potentino, quello che non avendo di meglio da fare leggeva i libri nuovi al posto mio? Era da un po' che non lo sentivo. Lo pensavo nel castello di Migliomico, in una delle poche stanze rimaste agibili, sprofondato nella lettura di uno di quei mattoni cartacei che ultimamente piacciono molto ai critici. L'insensibilità di costoro alla crescente lunghezza dei libri da recensire è sospetta: possibile che petulanti come sono non si lamentino dell'aumentato carico di lavoro? Non sarà che leggono a campione, carotando dieci pagine, non una di più, qualunque sia la foliazione complessiva dell'opera? Il cugino lo immaginavo curvo su un Colombati da 506 pagine o su un Moresco da 544, sul primo Genna (545) o sull'ultimo Parente (462) o su uno qualsiasi dei campioni della sottilmente ricattatoria casa editrice Sironi (il sottile ricatto è il seguente: per essere aggiornato sulla nuova letteratura italiana devi dedicare quattro ore al giorno, minimo, agli autori da noi scoperti, tutti geni assoluti che scrivono solo capolavori imprescindibili e se li trovi troppo lunghi, i capolavori, devi ritornare al Baricco da dove certamente sei venuto, e se pensi che avremmo dovuto tagliarli sei un grossolano, una specie di salumaio leghista che avrebbe tagliato anche Proust, dillo che trovi lunga la Recherche, dai, abbi il coraggio, ecco, allora è vero che sei un salumaio leghista e pure omofobo, e se dici che è statisticamente impossibile che ogni anno vengano pubblicati 12 capolavori imprescindibili di 12 geni assoluti ti rispondiamo che a Giulio Mozzi, il nostro editor, di capolavori imprescindibili ne arrivano sotto forma di manoscritto 52 all'anno e quindi il nostro catalogo è già il frutto di un duro lavoro di distillazione, di una spietata selezione). Soltanto un cugino stipendiato dalla Regione Basilicata per badare alle pietre del castello semidiruto di Miglionico può avere la voglia e il tempo di affrontare un Casadei (purtroppo non Raoul ma Umberto) da 488 pagine, un Garlini da 477, un Avoledo da 530, per non dire del terrore di tutti coloro che vivono in miniappartamenti, il voluminoso Luisitio Bianchi, 860 imprescindibili fogli...

Posted by Leonardo Colombati at 01.07.05 09:07

Comments

Ma Camillo Langone, ultimamente, non si occupava di ristoranti? Cos'è 'sta passione improvvisa e impròvvida per i iibri?
Originalissima, peraltro, la battuta su Casadei. Fosse Emilio Fede - che non è, purtroppo - avrebbe scambiato Avoledo con Avocado e chiamato Moresco Nanni. Non c'è più la satira di destra di una volta.

Posted by: giovanni at 01.07.05 10:27

la cornice del cugino è divertente. Interessante poi la principale stoccata critica, nella quale Langone confonde, volontariamente, voluminosità del tomo con tempo di lettura dello stesso: come se tutte le scritture comportassero un medesimo esercizio, impegno e quindi tempo di lettura (mentre chi ha letto Avoledo, o il Genna del ciclo "commissario Lopez", per citare due autori incriminati, sa benissimo che in qualche ora il libro è bello che letto).

Posted by: gualtiero-kimota at 01.07.05 11:31

Nono sono d'accordo con Langone. Umberto Casadei, magnifico interprete del repertorio di Fred Buscaglione, è sicuramente un musicista più interessante di Raul Casadei. Vedi qui: http://web.tiscali.it/casadeiumberto/centrale.html

Posted by: giuliomozzi at 01.07.05 12:23

ogni volta che qualcuno si permette di criticare Perceber rispondete ridicolizzandolo e facendone la caricatura. Prima Di Rienzo, adesso Longone.
Non potreste rispettare di più chi non la pensa come voi? Spaventa, questo vostro assolutismo.

Posted by: marilù at 01.07.05 12:53

E' più facile rispettare pareri opinioni giudizi autorevoli. Quello di Langone non lo è, e oltretutto ricopia male una già bruttina lamentela di Arbasino (i critici, dice quel grande, vanno pagati a ore. Il tempo che si impiega a leggere Eco è molto più di quel che ci vuole per Tabucchi).
Che cosa c'entra questo col rispetto? E con la facoltà di criticare Colombati o chiunque altro? Che esiste, e di cui molti fanno o faranno uso (quorum ego, Marilù).

Posted by: giovanni at 01.07.05 12:57

Simulate ampie vedute, mettendo in questo spazio anche le recensioni contro, ma in realtà è solo un furbo escamotage per mettere alla berlina i vostri detrattori, lapidarli in pubblica piazza a colpi di sberleffi e ironia.

Posted by: marilù at 01.07.05 13:00

E chi sei tu per decidere se un opinione è autorevole o meno?
Mica c'hai San, davanti a Giovanni.

Posted by: marilù at 01.07.05 13:03

Marilù,
Langone si permette di fare ironia sugli altri (e non particolarmente riuscita, a mio avviso), e noi non possiamo fare ironia su di lui ?
"Perceber" gioca in casa, su questo sito. Nessuno vieta ai supporters di Langone di venire qui e tifarci contro.

Federico (Ultrà di Perceber)

Posted by: Federico at 01.07.05 13:39

Marilù, l'articolo di Langone è spiritoso e cattivello: l'ho letto, mi sono divertito, e ho risposto con una spiritosaggine.
Quanto al "lapidare sulla pubblica piazza", vorrei far notare che la "pubblica piazza" sulla quale Giorgio De Rienzo ha "lapidato" Perceber è una "pubblica piazza" nella quale stanno circa un milione di lettori; mentre www.perceber.com è una "pubblica piazza" frequentata da forse un centinaio di visitatori.
Se Giorgio De Rienzo decide di usare il suo potere - il potere di prendere la parola in una "pubblica piazza" prestigiosa e frequentata come il Corriere della sera - per "lapidare" Perceber; e se decide di usare il suo potere nel modo più duro, ossia scrivendo un pezzo puramente prescrittivo (i romanzi vanno scritti così e così; questo romanzo non è scritto così e così; quindi questo romanzo è una schifezza), io che devo fare?
Se Giorgio De Rienzo avesse offerto un ragionamento, avrei potuto ragionare anch'io, e dargli ragione o dargli torto: ma Giorgio De Rienzo non ha offerto alcun ragionamento; Giorgio De Rienzo ha emesso un comunicato prescrittivo, ha dato ordini.
E allora, non essendoci alcun ragionamento su cui ragionare, mi sono permesso, in questa "pubblica piazza" frequentata forse da un centinaio di lettori, di fargli uno sberleffo.
Potevo essere più mite di così?

Posted by: guliomozzi at 01.07.05 13:47

Non ho mai letto uno scritto di Langone che riguardasse libri letteratura scrittori scritture, altro del genere. Induco che la sua autorevolezza in materia sia pari alla quantità di materiale prodotto, cioè zero. Se tu conosci sue pubblicazioni, ti sarò grato di ogni segnalazione al riguardo.

Posted by: giovanni at 01.07.05 13:47

Marilù,
io ho pubblicato l'intervento di Langone senza aggiungere una riga di commento. Non riesco a capire perchè tu dica che l'ho ridicolizzato. Puoi spiegare?

Posted by: Leonardo Colombati at 01.07.05 13:49

Per fare un esempio: federico zeri era uno autorevole. era l'autorevolezza della critica (e non solo) d'arte. intendo, si imponeva per la sua autorevolezza senza bisogno di essere riconosciuto autorevole. lo era prima del riconoscimento. perché era in grado di fare e capire cose che altri non erano in grado di fare e capire. ora mi chiedo, in campo letterario chi è autorevole come federico zeri?

Posted by: melpunk at 01.07.05 13:53

Giovanni, Langone scrive spesso di libri letteratura scrittori scritture.

Posted by: giuliomozzi at 01.07.05 14:05

E come giustifica Langone il fatto che la gente si pappi tutto d'un fiato "Il codice da Vinci" (pp. 528) e "Angeli e demoni" (pp. 562) di Dan Brown, uno scrittore non certo reputato un genio dalla critica? Ma i libri cosa sono, quarti di manzo da valutare al chilo? Se un libro è bello non importa quanto sia lungo, anzi il piacere della lettura viene prolungato.

Posted by: emma at 01.07.05 14:12

Per Giulio Mozzi: Non è questione di diritto di replica, ma di possibilità (di replica). Voi avete avuto possibilità di replicare a Di Rienzo e Longone perchè i loro articoli sono comparsi in "piazze" ampie, famose e affollate. Loro invece non possono esecitare alcun diritto di replica perché non ne hanno la possibilità, comparendo le vostre "rappresaglie" in una piazza minore, nascosta tra i palazzi, impossibile da raggiungere. A meno che qualcuno di voi li abbia avvisati: guardate che stiamo parlando di voi in questo posto, guardate che se volete potete passare a replicare. Lo sberleffo in contumacia, ripeto, non mi sembra corretto.

Per Giovanni: Il punto non è stabilire se Longoni abbia o meno autorevolezza per parlare di libri. Il punto è stabilire se dice cose intelligenti o meno, cose che stanno in piedi o meno. Tu invece l'hai liquidato a prescindere, basandoti solo sul suo curriculum, senza entrare nel merito delle cose che ha detto, come se la sensatezza di un argomento dipendesse solo dai titoli. Mi sembra un preconcetto assurdo.

Per Colombati: Non ho detto che tu l'hai ridicolizzato. O detto che l'hai messo nelle condizioni di essere ridicolizzato da altri (come poi effettivamente è accaduto). Hai appeso la carne sanguinante allo scafo della barca sapendo (o potendo prevedere) che presto, attirato dall'odore di carcassa, sarebbe arrivato un branco di squali a divorarla.

Posted by: marilù at 01.07.05 14:43

Giulio, è vero che non sto molto dietro a 'ste cose, ma non ricordo di aver letto niente di libresco a firma Langone. Ogni tanto, incrocio la sua faccia sui magazine dei quotidiani o su Panorama, però.
Marilù, ho scritto in lungo e in largo di Perceber e, incredibile, ne sto ancora scrivendo, proprio in questi giorni. La tesi principale del pezzo di Langone essendo: il libro è troppo spesso, non mi sembrava il caso di replicare. Se Perceber ha dei limiti, e credo ne abbia, non stanno nelle dimensioni. Commentando un post precedente, ho citato una celebre battuta di Beckett citata da Calvino. Puoi non averla letta, e in ogni caso sàppi che da quella battuta nascono i problemi di Perceber (e di tutta la narrativa contemporanea; almeno quella italiana).

Posted by: giovanni at 01.07.05 14:55

Però Marilù non può ridicolizzare Langone chiamandolo una volta Longone, un'altra Longoni.
(Però ha ragione: discutiamo seriamente se uno può star lì a leggere un libro di 500 pagine: che dite, fino a 350 si può arrivare?)

Posted by: massimo at 01.07.05 15:06

Cara Marilù , io proprio non capisco tutta questa acrimonia, questo astio compresso che le persone sembrano godere nel riversare sui vari blog. Se uno si collega al sito di Perceber è perché, molto presumibilmente, il romanzo di Colombati gli è piaciuto. Che senso avrebbe collegarsi per lasciargli dei messaggi o commenti denigratori se non addirittura offensivi? Siamo repressi a tal punto da voler infierire su una persona che nemmeno conosciamo (almeno non io)? A che pro? Non ti sembra un tantino melodrammatico parlare di "carcassa insanguinata appesa allo scafo"? Qualche tempo fa Colombati ha scritto un post dove si domandava se la struttura piuttosto complessa su cui è impiantato il romanzo non lo avesse soffocato: ognuno ha espresso la propria opinione molto civilmente, e ti assicuro (andare a vedere per credere) che non tutti gli hanno tributato un plauso incondizionato. Oggi abbiamo la fortuna di poter dialogare virtualmente con alcuni degli scrittori di cui leggiamo i libri, e a me questa sembra un'opportunità fantastica, da sfruttare al meglio, in modo costruttivo e non come l'ennesima valvola di sfogo alle proprie frustazioni.

Posted by: emma at 01.07.05 15:12

Marilù, mi trovi d'accordo quando "contesti" i primi commenti di giovanni che stroncavano Langoni solo per i titoli: pessima pratica sempre e comunque. Un titolo non fa la testa e nemmeno le idee. Poi ha cambiato il tiro, giovanni.

Non sono invece d'accordo quando sostieni che De Rienzo non ha avuto alcuna possibilità di difesa. Scusami, ma mi riesce difficile immaginare che De Rienzo non sia passato (sapendo dell'esistenza del sito di perceber) a leggere e non sia rimasto, in parte, magari compiaciuto dell'effetto scatenato o, sempre in parte, magari incazzato nell'essere preso a pesci in faccia. Se poi un critico, e non solo, come lui non ha queste informazioni beh, che dire: peggio per lui :-)

La mia personale impressione è che si limiterà a lasciar trascorrere il tempo "che tutto aggiusta e ripara". Una sana e normale "tattica Andreotti"; assimilabile a quando partecipi ad una riunione e il tuo interlocutore continua a storpiare il tuo nome fingendo di non ricordarlo: o lo mandi a quel paese o storpi a tua volta e ricambi o lo ignori. Esattamente quello che è successo qui e in altri luoghi agli scritti di De Rienzo e Langone; Langone che potrebbe anche avere qualche ragione, ma avrebbe dovuto motivarla e non giocare, da mestierante qual è (o dovrebbe essere, scusate ma non lo conosco come non conoscevo De Rienzo), con le parole :-)

Buon fine settimana. Trespolo.

Posted by: Trespolo at 01.07.05 15:20

x marilù:
"Il punto è stabilire se dice cose intelligenti o meno, cose che stanno in piedi o meno"

Vero. A te sembra che le cose che dice Langone stiano in piedi?

Posted by: Sonni at 01.07.05 15:34

Sonni, sono pienamente d'accordo con te. Ribadisco il concetto di prima: per me i libri non sono quarti di manzo da valutare al chilo, per cui il discorso di Langone non sta in piedi.

Posted by: emma at 01.07.05 15:48

Mi pare che Langone abbia posto, in modo ironico, una questione seria, ovvero la tendenza che invale presso molte case editrici a pubblicare libri sempre più voluminosi. Una questione che indirettamente ne apre molte altre:
- sta cambiando il modo di scrivere degli scrittori italiani?
- sono cambiati i modelli e i punti di riferimento?
- sta cambiando l'editoria, che punta su opere di sempre più ampio respiro?
- come si adegueranno i gusti dei lettori a questi cambiamenti?
- come cambierà il mestiere del critico?

Insomma, non mi sembra un articolo così idiota come lo si vuole far passare.

Posted by: marilù at 01.07.05 15:58

Emma, il Foglio ha un numero di lettori non di tanto superiore a quello di un blog un po' frequentato. 22 commenti (compreso il primo, che ho firmato io, e questo, che àuspico sia l'ultimo) garantiscono a Langone una giornata di fama del tutto immeritata.
Nel frattempo, Mario Lavagetto ha pubblicato da Einaudi "Eutanasia della critica" e non se n'è ancora parlato da nessuna parte, che mi ricordi (salvo un post affrettato sul blog di Roquentin)

Posted by: giovanni at 01.07.05 16:07

Marilù, io non credo affatto che Langone abbia individuato una tendenza. Tanto per fare qualche nome : "Con le peggiori intenzioni" di Piperno (pp. 304), "La ragazza che non era lei" di Pincio (pp. 308), "La verità bugiarda" di Montanari (pp. 312), "Gli ultimi giorni di lucio Battisti" di Domanin (pp. 119). Ora, un libro che consta di 300 pagine non lo definirei certo un "mattone cartaceo". E non credo che il problema principale della critica italiana odierna riguardi il numero di pagine, semmai la "reale" attenzione data ai nuovi autori e non. Prendiamo ad esempio le recensioni in 25 parole di D'Orrico sul magazine del Corriere: più che recensioni sembrano oracoli della Sibilla cui bisogna affidarsi come gli adepti di un culto, ovvero il culto di san'Antonio D'Orrico. Ti sembra buona critica quella?

Posted by: emma at 01.07.05 16:30

"Mi pare che Langone abbia posto, in modo ironico, una questione seria"
Secondo me sei generosa. La questione, abbastanza seria, la poni te (vedi seguito), ma a mio avviso Langone si è ben guardato dal porla, preferendo cazzeggiare :-)
Ma la questione, appunto, non manca di serietà, quindi affrontiamola.

"sta cambiando l'editoria, che punta su opere di sempre più ampio respiro? Come si adegueranno i gusti dei lettori a questi cambiamenti?"

Non so, a me sembra che la faccenda vada al contrario: cambiano i gusti dei lettori, e in conseguenza di ciò l'editoria punta su opere di più ampio respiro, anzi alle volte cerca di far passare per opere di respiro dei libri che invece non ne hanno molto. in certi casi mi pare che _lo stesso identico libro_ che qualche anno fa sarebbe stato pubblicizzato, chessò, come "crudo realismo minimalista", oggi venga proposto come "rutilante barocco postmodernista" senza che sia cambiata la sostanza. Non mi pare un caso che da noi Gravity's rainbow sia stato tradotto dopo 25 (leggasi: venticinque) anni dalla pubblicazione; e che nello stesso periodo sia stato ripubblicato dopo un oblio di pari durata Horcynus Orca. Libri "che c'erano già", solo che erano (in italia) dimenticati. Ecco perché mi pare che in questo fenomeno gli scrittori arrivino dopo: e arrivano - mi pare il caso di Colombati - come lettori.

Posted by: Sonni at 01.07.05 16:42

Cara Marilù, copio e incollo quel che ho scritto prima: "l'articolo di Langone è spiritoso e cattivello: l'ho letto, mi sono divertito, e ho risposto con una spiritosaggine". Non mi pare di aver fatto alcun tentativo di ridicolizzarlo. Cinque minuti dopo l'ho pure difeso, Langone, rispondendo a Giovanni.
Quanto al diritto di replica, mi pare che tu dica un'assurdità. [a] L'indirizzo di questo sito è indicato nel risvolto di copertina di Perceber. Se De Rienzo vuole leggerlo, può farlo. Se vuole pubblicare commenti qui, può farlo. Il suo diritto di replica (meglio: di controreplica) è garantito sia formalmente sia sostanzialmente. [b] Se provo a ricavare da quello che tu scrivi un principio generale, ne consegue che avrei dovuto replicare a Giorgio De Rienzo sullo stesso Corriere della sera, o quantomeno su un mezzo di comunicazione la cui diffusione sia dello stesso ordine di grandezza del Corriere della sera. Questo principio sarebbe valido in generale (cioè: per tutti e in ogni caso) se tutti avessero l'uguale possibilità di accedere alle pagine del Corriere della sera o ad altri mezzi di comunicazione di quell'ordine di grandezza; il che non è, in generale, e non è nemmeno nel caso particolare. Quindi il principio generale che riesco a ricavare dalla tua affermazione, secondo me, non è vero; e pertanto non è vera neanche la tua affermazione. [c] Quando l'articolo di Giorgio De Rienzo è uscito nel Corriere della sera, Giorgio De Rienzo non mi ha avvisato. Io l'ho saputo ugualmente: perché sono uno che, per usare le sue parole, si occupa professionalmente di letteratura; e quindi mi tengo informato. Se Giorgio De Rienzo è uno che si occupa professionalmente di letteratura (e lo è), ha come me la possibilità materiale, e direi anche il dovere professionale, di tenersi informato.
Che Langone abbia posto, in modo ironico, una questione seria, mi pare senz'altro vero. Non è peraltro né il primo né l'ultimo a porre questa questione; e, quanto a me, su questa questione ho scritto più volte, ad esempio nel "programma di sala" della serata padovana del 16 giugno, leggibile qui: http://www.perceber.com/archives/2005/06/100.html

Posted by: giuliomozzi at 01.07.05 17:26

Comunquo io Langone lo leggo gratis su internet (mai comprerei il foglio), mentre Perceber l'ho comprato......interessante eh?

Posted by: bernacco at 02.07.05 00:49

Be': di Perceber si possono leggere, proprio in questo sito, alcuni sostanziosi estratti (oltre alel recensioni ecc.). Abbastanza sostanziosi, secondo me, quegli estratti, da permettere a chi se li legga (gratis) di decidere con cognizione di causa se spendere o no i 17 euro che il libro costa.

Posted by: giuliomozzi at 04.07.05 08:53