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08.08.05
Da Perceber a Springsteen
di Roberto Carnero
[Questa breve intervista è uscita oggi su l'Unità.]
Leonardo Colombati è nato il 21 aprile 1970 a Roma, città dove vive. Collabora alla rivista Nuovi Argomenti diretta da Enzo Siciliano. Perceber (Sironi, pp. 506, euro 17,00) è il suo primo romanzo, cui è anche dedicato un sito internet, www.perceber.com, gestito da Giulio Mozzi. Perceber è un romanzo di 500 pagine che si compone di quarantuno episodi, ognuno ambientato in un diverso Rione e Quartiere di Roma. Il sottotitolo è “Romanzo eroicomico”, con un esplicito riferimento ad Henry Fielding, in particolare al Tom Jones, ma più in generale al romanzo inglese settecentesco, di cui l'autore riprende l’intreccio tra il novel (il romanzo “realistico” che esamina la psicologia dei personaggi) e il romance (la giostra ariostesca).
"Ecco", spiega Colombati, "io volevo costruire una narrazione che sotto i suoi continui fuochi d’artificio, il citazionismo esposto come una ruota di pavone, l’esuberanza verbale, covasse anche – oltre al divertimento e all’ironia – il dramma di tre personaggi (i tre protagonisti) schiacciati dal loro destino. Ci ho messo undici anni a scriverlo; l’ho iniziato quando in Italia sembrava non ci fosse scampo: uscivano solo narrazioni minimaliste o pulp, comunque libri 'magri', quasi scarnificati. Quello di realizzare un malloppo abnorme sia in termini quantitativi che di contenuto, era dunque un intento polemico".
Colombati, dove trascorrerà la prima vacanza da scrittore?
In una bifamiliare a Punta Ala, in Toscana, con mia moglie, i miei due figli, e una coppia di amici anche loro con due bambini. Praticamente, un asilo nido.
Che cosa leggerà quest’estate?
Il padiglione d’oro di Mishima, una biografia di Isadora Duncan e Cibo di Helena Janeczek.
Cosa farà a settembre?
Riprenderò la scaletta e le prime 100 pagine del mio nuovo romanzo e provarò a finirlo entro l’estate del 2006 (ma la vedo dura). E poi ho praticamente terminato un progetto che mi sta molto a cuore: un libro su Bruce Springsteen. Devo dargli qualche ritocco qua e là e poi trovare un editore che sposi la mia folle idea di fare col Boss una specie di Meridiano della Mondadori: trattarlo, cioè, come un importante poeta contemporaneo americano. Il dibattito della poeticità di un canzone, secondo me, è sterile se affrontato rispetto ai cantautori italiani; ha invece ragion d’essere con riferimento alla pop music d’Oltreoceano. Non è una questione di qualità, ma di radici: i blues di Robert Johnson stanno all’America come Il Cantico delle Creature sta all'Italia.
Posted by Leonardo Colombati at 08.08.05 17:44