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08.08.05
Una risposta al problema cosmico del male
di Iperurano
Grazie a Kinglear ho avuto modo di scoprire Perceber, di Leonardo Colombati.
Perceber è un romanzo vasto e difficile, duro e complesso.
Vale la pena di leggere le sue 400 e passa pagine per almeno i seguenti motivi:
1. tenta esperimenti linguistici inusuali nel panorama piuttosto piatto della scrittura contemporanea (salve, per carità, numerose eccezioni);
2. è una vera miniera di informazioni, personaggi e situazioni originali e interessanti; tra l’altro mi ha spinto a ricomprare Siamese Dreams degli Smashing Pumpkins (che avevo delittuosamente prestato a non so più chi) e di questo lo ringrazio, dato che l’album è sempre più fenomenale;
3. è strutturato come un albero cabalistico o come lo scheletro dell’Adamo cosmico e le sue ossa, o meglio i tasselli del suo puzzle, sono le parti di Roma;
4. leggerlo fa male, anche dolore fisico, è come farsi un tatuaggio o mangiare cioccolata fondente e marmellata di more amare.
Ci sono almeno venti motivi per non leggerlo, ma ve li risparmio perché penso che i motivi per leggerlo siano qualitativamente prevalenti.
Al di là della trama, sviante, tanto che preferisco non parlarvene, e dei personaggi, in realtà probabilmente sfaccettature della stessa Entità, è un libro sul male e sull’esistere.
Al problema del Male (ad esempio, perché esiste il Male e noi soffriamo se il mondo è stato creato da Dio e Dio è buono?), problema immenso e diversamente affrontato dalla gnosi a Seneca, da Agostino a Leibniz a Leopardi, viene data qui una risposta originale tratta dalla antica cabala e mistica ebraica: il male origina da quella parte di Dio (Ein Sof) che era contraria alla creazione, e in sostanza si identifica colla decadenza cui tutte le cose dell’universo tendono, a partire dai nostri corpi.
Già i corpi. Perché in Perceber ciò che colpisce e ferisce di più è che la descrizione e la sensazione dei corpi appare sempre grottesca e sgradevole.
L’esperienza mi insegna che le persone percepiscono solitamente con tenerezza le imperfezioni e le debolezze dei corpi delle persone che amiamo.
Quando tale sentimento si affievolisce o muta completamente è segno che l’amore non c’è più.
Così è in Perceber, dove l’amore, condizionato dalla morte della madre o dei genitori del Personaggio/personaggi, è nel migliore dei casi autoerotismo, nel peggiore pedofilia e violenza.
È dunque nell’annullamento, così come suggeriva Leopardi, che il romanzo dà la sua risposta al problema cosmico del male e dell’esistere, per questo fa male e per questo è assolutamente da leggere.
Posted by Leonardo Colombati at 08.08.05 18:07