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05.09.05
Un libro soffocante
L'ho comprato, ho letto le prime 120 pagine, è un libro soffocante. Così stratificato e saturo che respinge il lettore dicendogli: per te non c'è posto (neanche per riprendere fiato e riannodare diversi fili); tutto è citato e dizionarizzato, la storia affoga in una miriade di rimandi continui ad altro (altre epoche, altri luoghi, altre lingue). C'è un'erudizione enciclopedica che vuole essere ironica e leggera, decisamente postmoderna (sì? ma che è? che vuol dire?? boh??) ma che in realtà è vischiosa e si appiccica addosso rendendo sempre più carichi e affaticati. Infatti le note e le citazioni (di cui Benjamin diceva: «nel mio lavoro, sono BRIGANTI ai bordi delle strade, che balzano fuori armati e strappano l'assenso all'ozioso viandante») sono interessanti, ma più si va avanti più l'assenso (a cosa? come? quando?) si concede con fatica.
Insomma è un libro paradossale: ha mille aperture (è infinito, si può cominciare in realtà da qualsiasi punto) e nello stesso tempo è terribilmente angusto e ansiogeno. In futuro se capiterà ci ritornerò armato di machete per farmi spazio.
nota a margine: la citazione di Benjamin è decisamente gratuita...
Posted by Leonardo Colombati at 05.09.05 16:08
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sabato, 11 giugno 2005
I rischi del Panoptikon
Un primo (credo) approssimativo giudizio su Perceber di Leonardo Colombati
Il labirinto è fatto perché chi vi entra si perda ed erri. Ma il labirinto costituisce pure una sfida al visitatatore perché costruisca il piano e ne dissolva il potere. Se egli ci riesce, avrà distrutto il labirinto; non esiste labirinto per chi lo ha attraversato. (Hans Magnus Enzensberger).
Entrare in Perceber di Leonardo Colombati è come entrare in un labirinto. Sta al lettore trovare la strada, percorrerla, perdersi, ritrovarsi, individuare l’uscita. Da Perceber si esce, comunque. Ma non è tanto l’immagine del labirinto che richiama per me questo libro, quanto il Panoptikon: volgarizzando, un luogo in cui si vede di tutto. Un luogo, quindi, in cui si corre continuamente il rischio di perdere il filo, di distrarsi, presi da rimandi, citazioni, informazioni, digressioni. L’iperstrutturazione di Perceber affascina e incanta. La tecnica narrativa sortisce lo stesso effetto. E’ quella che io chiamo struttura narrativa “a forchetta”: c’e il manico, che si apre e separa nei rebbi, che a loro volta si riuniscono in un nuovo manico, che a sua volta si diparte in altri rebbi, che a loro volta… Il rischio è quello che la scrittura disperda di continuo l’attenzione, faccia perdere il filo (di Arianna), rendendo faticoso il processo della lettura, e non mi riferisco alla necessità del lettore di tornare indietro per verificare, controllare, individuare nel testo e sulle piantine collocazioni spaziali, riferimenti, citazioni ecc. L’opera di memorizzazione del lettore può uscirne provata, soffocata da una struttura ipertrofica. Un’altra immagine che mi viene in mente per rappresentare questo aspetto è quella delle Carceri di Piranesi: strutture architettoniche che fuggono, si intrecciano, creano illusioni ottiche. Mentre si osserva un disegno di Piranesi si può dimenticare che ci si trova in un carcere… è la stessa sensazione che ho provato leggendo L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon (ma non sto dicendo che Colombati sia un pynchoniano!!!). Detto questo, Perceber è, comunque, un gran bel romanzo, e pure una gran bella Invenzione, di quelli che capitano raramente in libreria, e che quasi si è persa l’abitudine di leggere, scritto da qualcuno che (per usare un termine orribile) ha “osato”. La stuttura messa in piedi da Colombati è di quelle che mi costringono a leggere fino a notte fonda, e in particolare la sovrapposizione di Rioni romani con Sefiroth e parti dell’Adamo cosmico (per tacere del resto) hanno su di me un potere psicotropo. Dico ancora che Perceber è un gran libro perché è molte cose insieme, non ultimo un atto d’amore nei confronti della città di Roma: dei suoi luoghi, della memoria che contengono, degli accadimenti micro e macro che l’hanno segnata. E poi, certe pagine avrebbero fatto la felicità di Francesco Orlando se le avesse lette durante la stesura del suo Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura! Infine, precisando che non intendo qui riassumere le vicende del romanzo (che si possono leggere ovunque), voglio spendere altre due righe sugli straordinari personaggi usciti dalla Fucina-Colombati: “Leonardo, ma come hai fatto????”.
Nota per i curatori di Perceber
Ho trovato refusi (minimi), è una deformazione professionale, nelle pagine 25, 28, 39, 44, 118, 140, 155, 161, 163, 228, 230, 250. E’ un augurio che per la seconda edizione scompaiono
Posted by: Melpunk at 06.09.05 13:22