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28.09.05
Un romanzo riuscito solo a metà
[Questa recensione di Perceber è apparsa oggi su Il Foglio]
Almeno un primato, il romanzo di Leonardo Colombati lo può sicuramente vantare. Mai libro di un esordiente era stato così copiosamente osannato, vilipeso e recensito come questo suo Perceber. Già un anno prima di venire pubblicato, qualcuno aveva previsto una "lotta nell'editoria euopea" per accaparrarsene i diritti. C'era chi lo definiva "la massima scoperta letteraria degli ultimi anni" o addirittura "il romanzo del decennio, il decennio che è trascorso e quello che verrà". Anche se poi, in un soprassalto di realismo, lo stesso critico prevedeva che ben pochi sarebbero riusciti a leggerlo.
E forse il punto sta proprio qui. Nella leggibilità di un romanzo di cinquecento pagine (ma un'ottantina sono dedicate a note, postille e riferimenti bibliografici) per cui sono stati scomodati i nomi di Joyce, di Pynchon e di Borges. Perceber è infatti un'opera di difficile digestione. Questo nonostante il talento e la ricchezza inventiva di Colombati appaiano innegabili. Ma la complessità della sua struttura, che si dirama in mille rivoli secondari, non rende facile nemmeno ricostruirne la trama.
Protagonisti del romanzo-monstre sono un giornalista omosessuale in crisi d'identità, un pediatra con fantasie pedofile e un avvocato in pensione. I tre personaggi incrociano le loro esistenze il 6 luglio del 2000, quando un tram investe un anziano signore trinciandogli la gamba. In una Roma travolta dal Giubileo e da una manifestazione del Gay Pride, le loro vite si intrecciano con quelle degli abitanti di una cittadina medioevale spangola, Perceber appunto, che terrorizzati dalla paura del nulla non possono mai smettere di parlare. Continui sono i rimandi tra le due città, ma è Roma il vero punto nodale del romanzo. Una Roma caotica, accaldata, pigra, malinconica e fascinosa che rispecchia la società italiana.
Nella straripante narrazione si mescolano tempi e paesi diversi, luoghi reali e immaginati, cosmologie cabalistiche e deliri sessuali, citazioni erudite e canzonette, figure inventate e personaggi storici. A volte si è presi dal dubbio che questa fantasmagorica follia, che non si sa dove inizia nè dove voglia andare a finire, rischi di diventare uno straordinario gioco linguistico fine a se stesso. E forse infatti questo romanzo-non romanzo denso e ambizioso, frutto di oltre dieci anni di lavoro e di quaranta riscritture, è riuscito solo a metà. Ma certo non fa rimpingiare tante operine modeste e minimaliste di cui la letteratura italiana degli utlimi anni è stata fin troppo prodiga.
Posted by Leonardo Colombati at 28.09.05 11:30
Comments
eh eh ! pigliate questa a Colombà!Se sapeva ch'eri na Bufala/o
Posted by: TIE' at 28.09.05 14:29
Ah Ah Ah. Finalmente t'hanno tanato! A' Pancottazzo!
Posted by: er gricia at 30.09.05 11:20
Ah colomba', la devi capi', la gente nun è coiona!!!
Posted by: sbufalone at 30.09.05 15:22
Caro Leonardo,
a differenza dei simpatici amici qui sopra - i quali,tra l'altro, non hanno nemmeno il coraggio delle proprie parole (non le chiamo opinioni perché l'insulto crasso denota totale incapacità di elaborare un pensiero) dato che non si firmano nemmeno con nome e cognome - sappi che quando uscirà il tuo prossimo romanzo potrai contare su un sicuro acquirente:la sottoscritta Emma Locatelli.
Posted by: emma at 30.09.05 23:02
A li mortèèèèèè!....cci
Posted by: derty at 01.10.05 21:58
che sia un pancottazzo siamo d'accordo tutti, comunque...
Posted by: ovvio at 01.10.05 23:25
beh dai, saranno beceri ma son simpatici.
comunque a me il romanzo è piaciuto, mi piacciono anche altre cose che scrivi ergo comprerò un nuovo romanzo.
comunque non mi sento di dissentire sulla recensione del foglio. solo credo non riescano a centrare in concetto di completezza adatta a perceber.
Posted by: mattia at 22.10.05 15:05