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15.11.05
Genna, il thriller è l'arte della sincope
di Igino Domanin
[Questa recensione de L'anno luce di Giuseppe Genna è apparsa ieri su l'Unità]
Il nuovo libro di Giuseppe Genna rappresenta una svolta nella sua già ampia produzione letteraria. S'interrompe infatti, almeno per il momento, la saga milanese dell'ispettore Lopez sulla quale erano stati imperniati ben quattro romanzi.
In particolare, a partire da Nel nome di Ishmael, che fece conoscere l'autore a un vasto pubblico (il libro è stato tradotto e pubblicato negli Stati Uniti e nei principali paesi europei), la ricezione della narrativa di Genna è stata soprattutto legata alle fortune nostrane del noir. Senza dubbio, l'aspetto più evidente dei romanzi della serie di Lopez risulta essere il legame con la struttura del thriller. Ma appare chiaro che la scrittura di Genna abita in modo paradossale all'interno della forma della letteratura di genere.
L'autore milanese, in realtà, tende a deviare dai corsi tradizionali della trama e a destrutturare in profondità la sintassi e la lingua che appartengono al canone classico del thriller. A ben vedere, se si prende in esame una prova narrativa meno nota, ma che è sicuramente indicativa della qualità della prosa di Genna e delle sue più autentiche intenzioni, come lo struggente Assalto a un tempo devastato e vile (Pequod e poi Oscar Mondadori, 2001), si può scorgere come il fine verso cui tende la sua narrazione non è la finzione riuscita e la completezza della rappresentazione, bensì una viscerale aleatorietà e una tendenziale diffidenza verso le coerenze apparenti del racconto.
L'anno luce, il nuovo libro di Genna, pubblicato presso Marco Tropea, mostra con efficacia il risvolto. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a delle convenzioni di genere letterario, ma viene meno del tutto la preoccupazione seriale. Le prime cinquanta pagine del romanzo sono di una forza prosastica stupefacente.
Il prologo della vicenda è il ritrovamento di una donna, sposata a un influente manager di una compagnia telefonica, che viene ritrovata in un misterioso e inquietante stato catatonico. Genna riesce mediante una scrittura altamente ritmica, numinosa e con cadenze continue di sincope, a esplorare i legami sottili del dolore psichico che mina la salute della donna. Genna utilizza una sintassi espansa, capace di moltiplicare i sensi della narrazione. Sovrapponendo spesso un linguaggio di derivazione poetica, quasi metrico, alla rappresentazione dei fatti.
Genna costruisce la trama del proprio thriller, però, deviando subito rispetto al folgorante esordio. La sua scrittura sovradetermina tutto ciò che viene captato dolorosamente all'interno della materia del proprio romanzo. Quasi divorando il proprio libro. Altre storie entrano nel racconto. Frammenti di spazio-tempo che cadono come meteoriti nel testo, mettendo in discussione le certezze referenziali del racconto. Un cosmo nel quale possono trovare posto le vicende del playboy Gigi Rizzi e la teologia del Papa Ratzinger. Alla linearità della trama, si sostituisce una curva stocastica nella cui traiettoria sono abbracciati con desiderio e amore gli aspetti più improbabili della vita. Il lettore, però, non è mai annoiato entro una cornice di vacui sperimentalismi, al contrario percorre il viaggio all'interno della storia tracciata dal libro come in una lunga galleria fantastica. Genna, cioè, non smette mai di narrare, pur mettendo in discussione i protocolli vetusti del racconto.
L'anno luce deve, dunque, essere considerato come un testo importante della narrativa italiana contemporanea. La scena letteraria degli ultimi anni, nel cui contesto s'inserisce in modo altamente significativo il percorso di Genna, al fianco di autori molto diversi (si potrebbero citare alcuni esempi come gli ultimi testi di Colombati, Pincio, Wu Ming 1) propone sempre di più un rinnovamento delle matrici stesse della narrazione. Ma senza giochi combinatori o escamotage formalistici; al contrario trasformando l'atto del raccontare in nuova mitopoiesi, cioè mai trascurando la presa emotiva della leggibilità e il confronto con l'orizzonte di attesa del pubblico.
Posted by Leonardo Colombati at 15.11.05 17:10