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14.11.05
Lettera aperta a Bono Vox
di Gabriele Pescatore
[Dall'ultimo numero di Medicine Show, pubblichiamo questo sfogo di Gabriele Pescatore. Del numero settembre-ottobre, in vari siti, sono disponibili i seguenti articoli: New orleans blues di Seia Montanelli, Elikopterquartett di Giulio Mozzi e Syd Barrett, la vita dopo la musica di Alex Cremonesi dei La Crus]
Caro Bono,
sapessi come sono incazzato con te. Prima di metterti al corrente delle ragioni del mio malumore - ti assicuro, mai come ora sto ricorrendo ad un eufemismo -, vorrei raccontarti una storia.
Un’estate di tanti anni fa (almeno una ventina), durante uno scenografico soggiorno alle Eolie, mi ritrovai a Lipari. Per purissimo caso, scoprii che la stessa sera del mio arrivo sull’isola si sarebbe esibito niente meno che Zarrillo (un cantante le cui opere non avevano fino a quel momento e non avrebbero mai – lo sottolineo non senza orgoglio: mai – trovato posto nella mia pur benevola discoteca). Fatto sta che un po’ per la noia che inevitabilmente ti assale a cavallo di ferragosto, un po’ per la gratuità dell’evento, assieme ad un paio di amici fidati finimmo al centro della piazza, luogo deputato allo show del Nostro.
La tristezza nell’aver ascoltato per due volte, in apertura ed in chiusura, la stessa canzone – quello che, è inevitabile, doveva essere il suo brano del momento; non certo un Gelato al cioccolato di Pupo e neppure un Self Control di Raf, ma comunque un onesto hit che nelle balere di provincia, al tempo, avrà di sicuro detto la sua – quella tristezza, dicevo, ancora me la porto dietro, indelebile cicatrice delle tristi potenzialità della musica leggera italiana.
La storia, Bono mio, è finita: non ci vuole una grossa immaginazione (di cui tu, ne sono certo, comunque disponi) per comprendere che se è quasi un quarto di secolo che provo a metabolizzare la delusione per la zarrilliana gig, ci vorranno almeno un’altra cinquantina d’anni per archiviare lo scempio a cui ho assistito allo Stadio Olimpico alla fine dello scorso luglio.
Vedi, Bono caro, per me e per tanti altri che con la tua musica sono cresciuti, gli U2 sono ancora una cosa seria; non un gruppetto di cialtroni che, impunemente e dietro generosissimo compenso, si permette di arrivare sul palco e di uscirne sempre sulle note di Vertigo (“Uno, dos tres, catorse”), composizione cafona sin dal suo incipit.
Ma questo, Bono caro, è nulla. C’è dell’altro che prolunga, da ormai quasi tre mesi, il mio turbinare di palle. Anche, infatti, a conoscenza della circostanza che le date del “Vertigo Tour” si sarebbero aperte e chiuse con lo stesso miserabile brano, non ho esitato un attimo a perdere un paio di notti alla ricerca del tagliando per l’evento. Non ho avuto esitazioni perché ero, ingenuamente, convinto che il tuo legame con il Bel Paese (“la gente italiana e quella irlandese hanno lo spirito vicino”; ricordi, Doc, le parole della Voce dal palco del Flaminio nel 1987?) avrebbe apportato qualche sostanziale sorpresa allo show. E, invece, mi sono sorbito esattamente la stessa modesta scaletta eseguita a San Siro (anzi, ad essere puntuali, pure un brano in meno, Original Of The Species: nulla per cui strapparsi i capelli, sia chiaro) e durante quasi tutte le altre date di questa gigantesca macchina che tu e The Edge avete messo su (Adam e Larry, lo notano anche i non addetti ai lavori, ormai si limitano ad eseguire il compitino dispensando qualche sorrisetto di circostanza). Ciò che mi porta ad una ben triste riflessione: andare, oggi, ad un concerto degli U2 equivale passare una serata natalizia con Holiday On Ice ovvero assistere ad una rappresentazione di un qualsiasi Circo Togni che si rispetti: non ci sono sorprese, il pubblico si diverte più con le luci che con i suoni, le maestranze fanno il loro senza mai esagerare o concedere qualcosa alla platea, interessate più a finire in fretta che a trasmettere emozioni.
Ed il gioco è fatto.
Tu potresti obiettare, caro Bono, che in scaletta, oltre a tanti altri cavalli di battaglia, c’erano anche I Will Follow, The Electric Co., New Year’s Day, tutti brani della prima ora. Potresti, è vero, ma è preferibile che tu non lo faccia: eseguire canzoni da WAR o da BOY conciato come un lavorante del Circo Togni di cui sopra (un pagliaccio, esatto) non fa bene né alla tua né alla reputazione di quella che è stata la più importante rock band del mondo. Purtroppo i tempi (e gli uomini con loro) sono cambiati: per rendersi conto che l’anima elettrica di BOY, la barricadera di WAR, la visionaria di THE UNFORGETTABLE FIRE, la magnetica di THE JOSHUA TREE, la mittleuropea di ACHTUNG BABY sono solo ricordi lontani è sufficiente piazzare sul lettore un paio delle tue ultime produzioni: sciatte, piatte, senza cuore, buone solo per far felici i vertici della casa discografica che, ritengo generosamente, ti/vi ha messo sotto contratto.
Ora ti lascio, caro Bono; mi resta solo lo spazio per consigliarti l’acquisto dell’intera discografia di Zarrillo. Hai visto mai che riuscissi a trovare uno spunto per il prossimo album?
Posted by Leonardo Colombati at 14.11.05 12:42
Comments
SOTTOSCRIVO
ora Bono e' dichiarato uomo dell'anno in una famosa rivista mentre in un'altra e' dichiarato l'uomo piu' potente della discografia mondiale
intanto siamo in tanti a non poter piu' assistere ai suoi show senza esser presi dalla nausea
Posted by: Giovanni Mannelli at 19.12.05 00:35
La coreografia e' parte dello show...
per ritornare all'uno dos tres catorce...anche bruce springstenn nel presentarli ad una serata di gala ha detto....MA CHI CAZZO ERA IL VOSTRO INSEGNANTE DI MATEMATICA?1 2 3 14?MAH....
Cmq signori miei avrei preferito una "40" di chiusura come nelle date americane...
piu' indelebile della pur rispettabile "vertigo"..
cmq sono gli U2...Mica Zarrillo.....:-)
Buon viaggio a tutti...
Posted by: francesco at 23.02.07 20:44
vuoi un consiglio?non li ascoltare più.....
Posted by: nicola at 17.03.07 13:55
Gabriele, io credo che tu prendi troppo sul serio il rock. E', vero, quello degli U2, è quasi sempre stato rock impegnato, ma il rock è anche divertimento, sana spensieratezza, gioia di vivere, insomma è la giovinezza. Io la penso così. Loro si divertono davvero! Sai quanti cantanti rock fanno il loro concertino fingendo di divertirsi e poi alla fine quando tornano in hotel si fanno?
Ciao!
Posted by: manuele at 30.03.07 11:26