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04.11.05
Un neoluddista creazionista sulle rive del Nilo
Sul Venerdì di Repubblica, Piero Ottone si è iscritto al partito dei creazionisti con un articolo sorprendente. Titolo: “Noi, così simili agli egiziani di 5000 anni fa”. Svolgimento: “L’Egitto […] continua ad andare di moda come argomento di conversazione”.
Ohibò, non me n’ero accorto. Già sogno di frequentare gli stessi salotti di Ottone per ascoltare l’ultimo gossip su Cleopatra e Tutankhamon; e mi dispaccio davvero di non avere la possibilità di apprendere dalla viva voce dei suoi amici le ultime dalla Valle dei Re. Ma l’ex direttore de Il Corriere della Sera, nella sua magnanimità, qualcosa di quei simposi ci svela nel prosieguo dell’articolo. Con atto di rara modestia premette di non essere un egittologo, ma osa “esprimere qualche riflessione” su quella “civiltà straordinaria”. Dice di riferirsi “a quelle straordinarie figure, dipinte o scolpite, che si vedono in loco, quando si viaggia su e giù lungo il Nilo e si sbarca nei luoghi famosi”. E qui, nello spazio lungo una parentesi, indugia sul ricordo di quando andò in Egitto “per la prima volta nel 1964, per così dire con Kruscev” (credo che Ottone sia l’unico italiano vivente ad associare gli anni Sessanta all’ex capo del Soviet) e sospira: “Allora i turisti erano pochi”.
Queste due annotazioni – Kruscev e il rimpianto per i bei tempi in cui il turismo era affare di pochi – basterebbero a fare dell’articolo di Ottone uno dei ritratti più mirabili di certa intellighenzia d’antan: un vero e proprio trattato antropologico del proto-radicalchicchismo. Ma il meglio è ancora da venire. Ottone, infatti, si sofferma su quelle “figure dipinte o scolpite” e riflette: “Sempre mi colpisce, quando le guardo, la loro modernità. Vestite, quando sono vestite, di eleganti abiti aderenti, magari sopra il ginocchio come le prime minigonne di Mary Quant; con quei corpi sportivi e slanciati, spalle larghe e fianchi stretti”. Il che gli dà modo di convincersi “che è assurdo pensare a un’evoluzione (per lo meno nel giro di una decina di millenni) del genere umano. Siamo sempre gli stessi, e quelle personcine che andavano anch’esse su e giù per il Nilo, allora, non differivano da noi, quali siamo adesso. Nel bene e nel male. È progredita, negli ultimi due secoli, la tecnica, è vero. Senza dimenticare, tuttavia, che anche allora sapevano fare grandi cose, sia pure un po’ più faticosamente: scavavano canali, costruivano dighe, acquedotti, palazzi, oltre alle famose piramidi”.
Ora, chi ha il coraggio di dire all’affascinante Ottone neoluddista ed antidarwiniano che dietro quel suo “un po’ più faticosamente” si celano alcune centinaia di migliaia di schiavi?
Posted by Leonardo Colombati at 04.11.05 12:30
Comments
Ma Leo, quel orreur, la parola "schiavo" è così cheap!!!
;-)
Posted by: gianni biondillo at 04.11.05 18:03
"Ora, chi ha il coraggio di dire all’affascinante Ottone neoluddista ed antidarwiniano che dietro quel suo “un po’ più faticosamente” si celano alcune centinaia di migliaia di schiavi?"
se è l'unica obiezione che hai, non è certo l'obiezione giusta. al di là di qualunque considerazione etico/politica, o sociologica, o storica, o quello che si vuole (che non è affatto in questione qui), dal punto di vista della contrapposizione "evoluzione darwiniana/evoluzione tecnica", gli schiavi sono hardware tanto quanto i più moderni macchinari, e non spostano minimamente la questione posta da Ottone.
Se c'è qualcosa da obiettargli, semmai, è che il metro temporale su cui valutare la plausibilità dell'evoluzione biologica non è certo quello dei 6 o 7 millenni che ci dividono dagli egizi, rispetto ai quali si sa abbastanza per certo che non ci differenzia NULLA dal punto di vista evolutivo (dimensioni e vita media a parte, ma in questo conta molto la tecnica). Ora, chi ha il coraggio di dire al caro Colombati che critica Ottone senza mostrare di averci capito più di lui? ;-).
Posted by: Sonni at 05.11.05 11:30
Coloro che costruirono le piramidi non erano schiavi, bensì lavoratori salariati. Pare addirittura che avessero una qualche forma di organizzazione sindacale.
Posted by: damiano at 06.11.05 10:30
Erano schiavi, ma non nel senso che intendiamo noi. Gli schiavi in catene sono un'invenzione relativamente recente, credo risalgano al colonialismo britannico o giù di lì. Gli schiavi egizi erano liberi di muoversi, avevano delle abitazioni proprie e forse avevano anche un'organizzazione sindacale, come qui ricordato. C'era solo quel fastidiosissimo "dettaglio" del diritto di vita e di morte da parte dei loro padroni... che pochi esercitavano perché uno schiavo rendeva più da vivo che da morto.
Posted by: Fam at 06.11.05 14:10