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28.03.06
La vita e le opinioni di Martin Bux
[Esce oggi in tutte le librerie il nuovo romanzo di Mario Desiati, Vita precaria e amore eterno, di cui questa che segue è una mia recensione in anteprima, pubblicata oggi su Il Giornale. L'articolo è stato ripreso dalla Lipperini sul suo blog, dove numerosi sono i commenti, favorevoli e contrari (alla recensione, non al libro). E, se volete, ecco l'incipit del romanzo.]
“Cadevano le bombe come neve, il diciannove luglio a San Lorenzo” cantava De Gregori più di vent’anni fa. A quei tempi, in quel quartiere di Roma “ci andavano ad abitare studenti e gente con pochi quattrini”, scrive Mario Desiati nel suo nuovo romanzo, Vita precaria e amore eterno (Strade Blu, Mondadori 2006, pag. 217, Euro 15). “Adesso è il regno dei cazzoni. Un sacco di cazzoni. San Lorenzo (…) portava addosso l’orgoglio e l’onore che poteva avere una Marzabotto dell’eccidio nazista, o una Milazzo del riscatto dei Mille. Invece ha iniziato a diventare il cacatoio di una serie di arricchiti, attori, registi, intellettuali dal portafoglio gonfio e la penna vuota”.
Parlare del libro di Desiati rappresenta per me una doppia sfida. C’è innanzi tutto il fatto che Desiati è mio amico e recensire un amico – dicono – non è di buon gusto. Se si citano a propria difesa alcuni precedenti illustri (Moravia su Pasolini, ad esempio) si fa la figura dei tromboni. Però… il fatto è che la mia amicizia con Desiati nasce dal reciproco apprezzamento dei nostri libri. Un anno fa, tre persone che non si conoscevano – Mario Desiati, Alessandro Piperno e il sottoscritto – lessero ognuno l’opera prima degli altri. Erano, quei romanzi, tre ricognizioni di Roma tra loro diversissime, ma che muovevano tutte da un intento per così dire polemico: rifuggire il ritratto della Roma fighetta e radical-chic che ammorbava – e ancora ammorba – molta narrativa e (soprattutto) molto cinema italiano; quello, tanto per fare dei nomi, dei film di Muccino. Io provavo – indegnamente – a restituire Roma al suo mito, raccontandone le sue bellezze più note, perché non sopportavo più di leggere e vedere storie ambientate solo davanti al Gazometro, con un pasolinismo laccato di progressismo. Piperno, con il suo Con le peggiori intenzioni, raccontava l’alta borghesia romana con un fare che poteva apparire iconoclasta solo a chi si compiace dei tinelli che puzzano di sugo, dei vellutini a coste e della Due Cavalli. Desiati, invece, con il suo romanzo d’esordio, Neppure quando è notte, aggrediva la città “da sinistra”, e continua a farlo con questo suo Vita precaria e amore eterno. Ma non c’è traccia, in lui, di conformismo o, peggio, di moralismo. È uno scrittore “amorale”.
Qualche giorno fa, leggevo su “Il Corriere della Sera” una battuta fulminante di Fausto Bertinotti sul nuovo film di Nanni Moretti: “Mi sento più attratto da una cinematografia alla Clint Eastwood, per esempio Million dollar baby, o alla Ken Loach”. È di una stupenda perfidia, questo giudizio di Bertinotti, che al “morettismo” (ormai una sottocategoria nostrana del radical-chicchismo messo alla berlina da quel geniaccio di Tom Wolfe), preferisce gli sguardi asettici che Loach getta sul proletariato inglese e, addirittura, un film di un regista notoriamente di destra come l’ex ispettore Callaghan su un mito classico del sottoproletariato: quello dell’ascesa e del declino di un campione (in questo caso campionessa) di boxe.
Ecco, la Roma di Desiati, allo stesso modo è antimorettiana: non ci sono Vespe, tanto per intenderci. Il protagonista del libro, Martin Bux, arriva a Roma con la famiglia da un paesino siciliano vicino alla base NATO di Sigonella; fa i conti con le proprie ristrettezze economiche, con il disagio sociale, con un lavoro precario e disumanizzante, con la brutalità della città ai suoi margini. Adesso, provate a mettere questi elementi in mano a un qualunque scrittore italiano di trent’anni e avrete la solita pappa; di sicuro, a pagina 50, troverete Martin Bux intento a leggere le poesie di Neruda o ad assistere una vecchietta mentre attraversa la strada. Il Martin Bux di Desiati, invece, è spiazzante: è impegnato? no, è un qualunquista. Va al cinema a vedere Il caimano? no, preferisce i film porno. Vota Bertinotti? no, senza sapere perché, va in strada a urlare slogan neofascisti. “Coi radical”, dice Bux, “ho avuto a che fare un sacco di volte. Per colpa loro ho un sacco di problemi, fanno casino la notte. Sono autentici padroni della via sotto la mia finestra. Hanno così tanti quattrini, altrimenti non starebbero tutte le sere a lisciarsi canne e ubriacarsi sotto la mia stanza da letto”. Odia tutti: i ricchi come i poveri. Con gli immigrati si comporta da vero razzista: li chiama “merdaglia pakistana”, “negri”, “ghanaboys”. Vive vagando tra un’agenzia interinale all’altra; viene assunto in un call-center a sei euro l’ora: “Nessuno sciopererà per te, nessuno andrà a trattare o a ululare la sua indignazione su un palco davanti a centinaia di migliaia di bandiere sventolanti”.
Ecco, l’altra sfida che mi aspettava nel parlare di questo romanzo è che io Martin Bux e la Roma in cui si dibatte non la conosco. Sono un pariolino cresciuto tra avvocati, chirurghi e palazzinari che da quando ha pubblicato un libro si trova a flirtare con un esercito di radical più o meno chic: due categorie antropologiche spesso accomunate dallo stesso estratto conto e dalla frequentazione degli stessi ristoranti, gli stessi cinema, gli stessi luoghi di villeggiatura.
In qualche squarcio, la Roma di Desiati si ricongiunge idealmente a quella che quarant’anni fa registrava Pier Paolo Pasolini in Una vita violenta e in Ragazzi di vita; in effetti, Martin Bux starebbe bene in compagnia del Riccetto, del Ciriola e del Bassotto. Secondo Pasolini, l’uinca rivalsa per costoro “è stata sempre il considerarsi depositaria di un concezione di vita… più virile: in quanto spregiudicata, volgare, furba e magari oscena e priva di noie morali”. E per dimostrarsi all’altezza di questa irresponsabilità, s’utilizzava il gergo romanesco come un linguaggio cifrato che rivendiccase la propria adesione a una vita intesa come malavita.. La Roma descritta da Desiati, invece, è un melting pot che nessuna lingua può tenere insieme. È una babele formata da singoli reietti, che girano in tondo e non s’incontrano mai: ogni tanto si scontrano, per mancanza di spazio.
Il fatto che da un quadro simile, un personaggio non solo antieroico ma addirittura meschino e a tratti volutamente ripugnante ci faccia palpitare per i suoi sogni d’amore e di fuga (o di ritorno), può spiegarsi solo con quel miracolo – sempre sull’orlo dell’abisso – che è l’esplosione del talento narrativo, quando la nostra adesione a ciò che stiamo leggendo annulla ogni categorizzazione morale (e moralistica) e ci confonde perché ciò che leggiamo è semplicemente vero.
Posted by Leonardo Colombati at 28.03.06 09:45
Comments
In bocca al lupo a Mario!!!
Posted by: Re Cremisi at 28.03.06 11:03
Letta la recensione, sembrerebbe un Houellebecq trasportato a San Lorenzo. Letta la recensione, sembra che a San Lorenzo ci si possa ancora andare ad abitare senza avere un sacco di soldi. Letta la recensione, sembra che non esistano i movimenti dei precari (si, c'e' gente che fa manifestazioni per te...). Insomma, letta la recensione sembra che il libro sia pieno di luoghi comuni e lontano dalla realtà.E' cosi'? Se non lo è, ci spieghi perche'?
Posted by: ricambi originali at 28.03.06 11:41
Questo è un giorno in cui la luna
si confonde con la strada, e va veloce.
La violenza del mattino lascia il posto
alla tristezza della sera
e San Lorenzo chiede ancora un'altra canzone d'amore.
Ma scusa devo andare via Roma
Roma dimmi chi sei.
Roma dimmi, dimmi , dimmi che vuoi.
Non vedi le mie mani,
le mie mani chiuse a chiave nelle tasche
Non la senti questa voce,
questa maledetta voce che non vuole uscire.
Ma dentro me soltanto, soltanto la voglia di un'altra canzone
Ma scusa devo andare via Roma
Roma dimmi chi sei.
Roma dimmi, dimmi, dimmi che vuoi
e San Lorenzo chiede la solita storia d'amore
Ma scusa devo andare via Roma
Roma dimmi chi sei
Roma dimmi, dimmi, dimmi che vuoi.
Posted by: fm at 28.03.06 13:04
fm,citi la canzone di Venditti che preferisco, anzi una delle mie preferite in assoluto.
Posted by: Leonardo Colombati at 28.03.06 14:32
Sto leggendo Neppure quando è notte, il primo romanzo di Desiati. Devo dire che mi piace la sua scrittura e come rappresenta il mondo dei disadattati in una Roma gremita dai pellegrini del Giubileo. C'è l'ispirazione pasoliniana in Desiati.
Ho ordinato stamani (che è il giorno della sua uscita ed è finalmente apparso su iBS proprio stamani) il romanzo che hai recensito: Vita precaria e amore eterno.
Un caro saluto, Leonardo, e un augurio per il bravo Mario.
Bart
Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 28.03.06 14:53
In effetti sembra un po' alla lontana Houellebecq. Ma se così fosse tonto varrebbe rileggere "La possibilità di un'isola"... Be', ne approfitto per mandar, anche da qui, un besito con la bocca sulla bocca di Michel. ;-)
Posted by: SHALIMAR IL CLOWN at 28.03.06 16:38
A proposito del libro di Desiati, segnalo recensione agrodolce di Christian Raimo, oggi su Liberazione (http://www.liberazione.it/giornale/060328/default.asp).
Posted by: altravoce at 28.03.06 16:49
Raimo è agrodolce, nel senso del maiale.
Posted by: Enzo Jannacci at 28.03.06 16:51
Ma voi ricordate Tonino Carotone?
Che nostalgia!
Sarà che sa di Avantpop.
Sarà che 'sto libro pare Avantpop.
Ma sarà quel che sarà.
Che nostalgia, vita mia!
Tonino, Tonino, c'è bisogno della tua musica. :-)
E' un mondo difficile
e vita intensa
felicita' a momenti
e futuro incerto
il fuoco e l'acqua
con certa calma
serata di vento
e nostra piccola vita
e nostro grande cuore
Porque voy a creer yo en el amor
si no me entiende no me comprenden tal como yo soy
Porque voy a creer yo en el amor
si me traiciona y me abandona cuando mejor estoy
No sabemos muy bien entre tu y yo
y aunque parezca no tienes la culpa la culpa es del amor
E' un mondo difficile
e vita intensa
felicita' a momenti
e futuro incerto
[...]
Posted by: SHALIMAR IL CLOWN at 28.03.06 17:09
Desiati è un sottoprodotto - lettarario solo perché v'è l'etichetta di romanzo sui suoi libri - costruito male dall'inizio alla fine - moretti sarà radical-chic ma si è inventato da sé - questo desiati è un parto altrui riuscito male: è il testo (il libro) fatto e impaginato e venduto (da mondadori addirittura) omologo del vuoto chiacchiericcio celebrativo intorno a pasolini, a prescindere dai meriti (intellettuali o artistici) del quale prima di nominarlo questi romani di nascita o di adozione dovrebbero sciacquarsi la bocchina fatua e vanesia
Posted by: rostro at 28.03.06 19:54
E però, e lasciamolo perdere Pasolini sempre e sempre e sempre: ogni uscita, uscita editoriale è accompagnata dal nome di Pasolini. Fra un po' anche la Littizzetto meriterà d'esser accostata a Pasolini. E forse sarebbe giusto, perché perlomeno lei fa incazzare qualcuno con le sue battute avantpop ma sempre attuali. Ecchecavolo! Non ci sono manco i tag! Due tag, grassetto e corsivo, Leonardo, due tag. Non di più.
Ok, vado al cine, a vedermi "Il Caimano" prima che non faccia più in tempo. E non scherzo, sto per andare... Andato.
g.
Posted by: SHALIMAR IL CLOWN at 28.03.06 20:20
devo dire - come ha ben asserito, secondo me - re cremisi - che, letta la recensione...bè, dove sta la novita? Non vi è mica il bisogno di andare a s. lorenzo per vedere martin bux! ci sono tanti martin bux in provincia. Un mucchio. Noi provinciali non vi facciamo nemmeno più caso, perchè sono quasi la regola. E se non lo è un martin bux, uno lo vuole diventare. Fin da adolescente. E' questo il vero dramma. E la domanda vera è: Chi è che fa diventare le persone dei martin bux? Il fatto che ci siano è scontato....perciò, nulla di nouvo.
Credo si dovrebbe scrivere di altro.
Posted by: Camillo Carrea at 29.03.06 11:28
ho appena finito di leggerlo: la prima parola che mi è venuta in mente è stata "grandioso!".
adesso che scrivo sul blog comincio a vedere più in là e più in là c'è solo miseria, la miseria della follia che si sta insinuando tra noi e quello che ci circonda. la totale incapacità di intendere e di volere che segna le nostre misere vite della periferia dell'impero. siamo surrogati della vita..siamo pedine, formiche, tessere, granelli che ruotano attorno alla finzione pura. un romanzo è di per sè finzione ma desiati ci ha raccontato la finzione di una mente che implode su se stessa dissimulando spiragli di sanità sugli altri fino al momento dell'agnizione finale, dove scompare martin bux ed egli diventa vittima nientemeno che di un gonzalo pirobutirro qualsiasi, di un nevrotico, pazzo, alienato che recita l'ultima scena come fosse lui quello sano...grandioso!
Posted by: daniele at 29.03.06 18:11
Beh, in realtà non l'ho scritto io...
io mi sono limitato all'"in bocca al lupo"!
Posted by: Re Cremisi at 30.03.06 14:54
perchè in pagina appaiono solo i commenti e parole amicali per il libro del tale? Io non ho letto, vero questo, ma dalla recensone avevo arguito si trattasse di un arogmento e di un personaggio oramai datato: cose note, cose già dette e ridette. Il personaggio fa parte del mondo, è intorno a noi. E' un modello di vita. E questo è grave. Penso che lo scrittore si debba chiedere e far sì che ci si chieda PERCHE' è un modello di vita per i giovani adolescenti, questo Bux, da DOVE deriva e da CHI deriva il fatto che molti nostri adolescenti vogliano essere come lui: qui,nella provincia più remota e oscura, senza andare a s lorenzo, ci sono tanti Bux, e tanti che lo ammirano e lo invidiano, e vogliono essere come lui... E' questo il compito dello scrittore non il 'mero descrittivismo', come si dice in genere... a meno che Desiati nel suo libro lo faccia. In tal caso... chapeau!
Posted by: l'Eternauta at 01.04.06 12:07
sarà che sono un lettore ingenuo(mi è piaciuto sto libro) però vi consiglio di leggerlo, il libro, prima di decifrare chissà che e chissà cosa solo da una recensione.
con affetto
a tutti gli scriventi...
Posted by: daniele at 01.04.06 13:20
A dire il vero la descrizione scatologica di S. Lorenzo mi pare veritiera. E per i licenziati di Atesia siamo scesi in piazza in 300, che su un palco ci entravamo tutti ma poi le bandiere sventolanti chi le reggeva?
frat't'
Posted by: per Ricambi Originali at 01.06.06 03:21
