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12.04.06
Il Dies Irae a Milano
Giovedì 13 aprile, h 18.30
FNAC - Milano, Via Torino
Giuseppe Genna e Igino Domanin presenteranno il DIES IRAE, l’ultimo librone del Genna, edito da 24/7 Rizzoli.
Posted by Leonardo Colombati at 12.04.06 20:03
Comments
Bella presentazione. Io c'ero. Anzi: c'ero io.
Posted by: Marco Candida at 14.04.06 09:52
Ieri sera sono stata alla presentazione di Dies irae, di Giuseppe Genna. Ho cominciato a leggere il librone (a proposito, perché è scritto con un carattere enorme? Lo trovo un po' faticoso) ieri l'altro, perciò potrei riferire solo del primo centinaio di pagine. Non parlerò del libro, quindi. Ma dei pensieri sparsi che mi ha suscitato la serata.
Nel presentare l'opus magnum del Genna Igino Domanin osserva come questo sia un romanzo matrice, un romanzo che non ti prende per mano verso un finale rassicurante (un romanzo dove tutti i conti tornano), ma piuttosto un romanzo che, mi vien da dire, non diverte – nell'accezione etimologica di "distrazione" – bensì interpella. E a me come lettrice, piace essere interpellata senza scorciatoie. Un opus magnum siffatto – con un romanzo, che è il “romanzo classico” che rimane incompiuto dentro a un romanzo contenitore che è poi l’unico romanzo possibile e leggibile – non può essere il lavoro di un singolo, o meglio, offre la prova dell’impossibilità di comprendere soggettivamente il reale.
Poi il Genna, interrogato su cosa sia per lui la letteratura, dice che si dà narrazione in quanto epica (e qui penso all’indebita identificazione scrittore-opera, all’ancestrale necessità dell’“ade mousa” omerico) e “smazzula”, suscitandomi immensa gioia e gratitudine, quell’impeccabile mestierante che è Ian McEwan: uno che fa del del romanzo-distrazione del romanzo-rassicurazione del romanzo-autore la sua poetica, la sua bandiera, mi vien da dire.
E mi vien da chiedere a chi c’era ieri, o a chi sta leggendo Dies irae, o al Genna stesso: si può dire, quasi paradossalmente, che c’è narrazione – quella narrazione che mi scortica ma senza interrompere appunto il sacro patto di leggibilità che tiene uniti scrittore e lettore, quella narrazione che il Genna fa e che mi piace moltissimo, quella narrazione che è trasfigurazione mitica e corporea di dati del reale – solo al di fuori del romanzo (di quella novel che ha, guarda caso, la stessa data di nascita della borghesia…)?
Io penso timidamente di sì.
Ho un altro paio di pensieri sparsi, ma per ora mi fermo qui.
Ila
Posted by: ila at 14.04.06 12:19
vorrei fare un tentativo di risposta richiamandomi a un altra esternazione dell'autore Giuseppe Genna, il quale anni fa in una recensione del romanzo americano Revolutionary Road di Richard Yates ha scritto: "I quali [i Wheeler, i protagonisti], nella loro dimensione archetipica, sono forse la prima evenienza di fiction televisiva in letteratura - un'intuizione che Yates avrebbe poi sfruttato, scrivendo in seguito per il cinema. Però è un'intuizione molto consapevole: non assistiamo allo sbraco della finzione letteraria in fiction tv, bensì siamo compartecipi di una lotta della retorica finzionale letteraria contro un movimento di disappropriazione della stessa retorica da parte del "mondo della comunicazione", anzi, del mondo tout court. L'abisso che inghiotte tutto il libro, quell'agghiacciante buco nero che ha l'aspetto di un buco bianco, resta comunque una risposta insuperata che la letteratura getta in faccia al mondo. Soltanto a partire da quel buco bianco (e non, invece, dalla satira sociale o dalla comicità irresistibile di Yates, che la tv saprebbe addirittura fare meglio) si può comprendere come e perché Revolutionary Road è un romanzo della nostra tradizione contemporanea: senza quella sensazione agghiacciante, non avrebbe corpo metà della letteratura odierna. Sulla distanza da questo buco bianco si misura oggi che cosa sia proporzionale alla forza radiante della narrazione in questi tempi.”
Ieri Giuseppe Genna diceva che una è la via per fare quel che lui vorrebbe facesse la Letteratura (o forse anche le vie per fare quel che solo lui considera Letteratura): introdurre una discontinuità; e tre sono le possibili discontinuità: stile, struttura, immaginario. Se l'elemento struttura rimane continuo, cioè resta romanzo come novel con un plot inizio fine svolgimento personaggi può esserci lo stesso letteratura come la intende Giuseppe Genna (cioè narrazione che permette di fantasticare - era questo il verbo usato? - come i bambini a cui si racconta la storia serale e a cui non interessa sapere come va a finire, si addormentano su quell'immaginario e il giorno dopo non si ricordano di chiedere come è andata a finire - ma forse alla sera sì, quando nel momento presonno hanno bisogno di ricollegarsi al sé della sera prima -). c'è da vedere cosa fa sulla sponda dello stile o dell'immaginario. si veda Revolutionary Road. O i wu ming.
Posted by: giordano at 14.04.06 13:56
@ Ila
Hai perfettamente ragione quando definisci Ian McEwan "un impeccabile mestierante" della letteratura, ma non lo è sempre stato, lo è diventato col tempo. Da "Lettera a Berlino" (il suo romanzo peggiore, una pessima rivisitazione del genere classico della spy-story a mio modesto parere) in poi ha cominciato a scrivere romanzi "à la" McEwan, trasformandosi nel simulacro di se stesso. Ma la sua raccolta di racconti (penso a "Farfalle" e "Travestimenti" in particolare) e i suoi primi romanzi ("Il giardino di Cemento", "Cani neri" e soprattutto "Cortesie per gli ospiti") non credo possano essere definiti "distraenti" o tantomeno "rassicuranti", al contrario mettono in scena situazioni efferate e scioccanti, guardate con fredda razionalità, in quanto parte e manifestazione della realtà umana, testi in cui la sordità del dato reale viene evocata con una precisa e abile evidenza narrativa capace di scoprire nelle minime pieghe della quotidianità il lato più corrosivo e inquietante dell'esistenza.
Posted by: emma locatelli at 15.04.06 13:59
FORSE BERLUSCONI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Posted by: VIVA at 19.04.06 20:02
Hai tolto il mio commento, malgrado non fosse offensivo e fosse firmato. Bravo. Continua così.
Posted by: Massimiliano Governi at 21.04.06 09:33
Massimiliano, mi dispiace. In questi ultimi giorni il sito è stato invaso da centinaia di messaggi spam, così Giulio ed io, ieri, abbiamo fatto un po' di pulizia; evidentemente, abbiamo cancellato il tuo commento per errore.
Come tu puoi osservare, guardando i post di questo sito, non ho mai tolto alcun commento, anche il più offensivo.
Se hai la possibilità di farlo, ti prego di inserire nuovamente il tuo intervento.
Grazie e ancora mille scuse.
Posted by: Leonardo Colombati at 21.04.06 11:33
ok, non preoccuparti. non era una battuta geniale, la mia. ciao, m.
Posted by: Massimiliano Governi at 21.04.06 12:22
è sparita anche la risposta di quella gentile signora che ha corretto il verbo "fantasticare" con quello usato da genna e che io ho già dimenticato. peccato, ero passato di qui per riprendere memoria.
Posted by: giordano at 28.04.06 10:11