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03.04.06

Perceber / Florilegio critico

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[Ecco qui una serie di giudizi - positivi e negativi - su Perceber, raccolti in questi ultimi mesi.]

Perceber è un opus magnum che, al momento, mi pare inarrivabile da parte di quasi tutti. Per i fascisti del nostalgismo romanzesco: sorridete, è arrivato l'Uomo della Provvidenza. Per le persone sane di mente, in-vece: preparatevi a un'apparizione letteraria sconvol-gente. (Giuseppe Genna, «I Miserabili», 16 gennaio 2004)

La differenza tra i 1200-1500 romanzi che ogni anno calano sulla scrivania di un giornalista culturale e il ro-manzo che vale la fatica di leggere, si chiama Perceber. (Luigi Mascheroni, «Il Giornale», 21 aprile 2005)


Un’opera-catalogo non polifonica, come sarebbe piaciuto a Bachtin, ma più propriamente atonale, se non addirittura dodecafonica. Un libro soprendente, un debutto fra i più affascinanti delle ultime stagioni let-terarie.(Giovanni Choukhadarian, «Stilos», 3 maggio 2005)

L’impressione è quella di discendere una scala che non si sa dove porti, ma non è detto che non sia un’esperienza da fare. (Ferruccio Parazzoli, «Famiglia Cristiana», 11 maggio 2005)

Una scrittura immaginifica, lussureggiante, dove i quadri si susseguono vorticosamente, ci avvolge nel suo turbinio. È questa la prima sensazione che si prova nell’immergerci in Perceber. Ci sembra di avere a che fare con personaggi fatti d’aria, che di volta in volta si colorano del nero della Yourcenar de L’opera in nero, o dello scintillio dei dipinti di Toulouse-Lautrec. Si intuisce da subito che non sarà facile per chi legge seguire la rotta di questa nave in balia della tempesta. Una nave grande quanto un galeone spa-gnolo. Una nave che non ha ammainato le vele per godersi tutto intero il vento della fantasia. (Bartolomeo Di Monaco, «xoomer», 13 maggio 2005

Perceber è un Capolavoro pienamente originale, che dà alla letteratura italiana un nuovo energico soffio di vita come non accadeva da quindici anni a questa parte. (…) C’è il serio rischio che Leonardo Colombati sia presto eletto da critica e pubblico il più originale e geniale romanziere d’un’intera generazione di scrittori. (Giuseppe Iannozzi, «Bio Iannozzi», 14 maggio 2005)

Chissà se davvero, come ha scritto il Giornale, Perceber è il libro del decennio. Quel che certo, è che non è un libro rinunciatario. Forse, anche se non hanno più il Piano, o proprio per questo, i narratori italiani hanno smesso di lamentarsi, e si son messi a scrivere di nuovo. (Massimo Adinolfi, «Il Riformista», 19 maggio 2005)

È sorprendente la passione per la letteratura che un libro di straordinaria complessità linguistica e strutturale come Perceber rivela. Se è vero che siamo abituati ai diligenti compitini di cento pagine o alle compilazioni prevalentemente di genere noir che gli editori riversano senza soste e senza criterio sui banchi delle librerie, qui, invece, ci troviamo di fronte a un libro densissimo, frutto di sette anni di fatica, e caratterizzato (vivaddio) da una smisurata ambizione e dalla stupefacente padronanza di registri diversissimi tra loro. (Felice Piemontese, «Il Mattino», 19 maggio 2005)

Colombati è un tipo di narratore che finora ha avuto scarso diritto di cittadinanza in Italia. E' onnivoro come Thomas Pynchon, e come lui tormentato da un demone classificatorio che lo spinge a trasformare la narrazione in un disorientato regesto enciclopedico. Ma è anche immaginifico e generoso come Gabriel Garcìa Màrquez, tanto da imperniare il suo racconto su una città non meno fittizia della proverbiale Macondo. (Alessandro Zaccuri, «Avvenire», 21 maggio 2005)

Perceber mi sta facendo pensare, prima che a ciò che dice, a ciò che significa il fatto stesso di scrivere un Perceber. Al modo in cui opere come questa ci induco-no a riallineare lo scrivere del nostro tempo rispetto a un certo tipo di progetti letterari. Anche solo per respingerli, qui progetti. Potremmo chiamarli (e anche questo, se non sbaglio, è già stato detto proprio ri-guardo a Perceber) opere-mondo. (Tommaso Giartosio, «Fenomeni e Fonemi», 25 maggio 2005

Perceber di forza si candida a diventare l’opera guida per un intero, nuovo gruppo di scrittori italiani. (Jacopo Guerriero, «Letture», giugno 2005)

Perceber è opera che, come dovrebbe essere per il romanzo contemporaneo, dà modo di conoscere l'autore; di svelare, cioè, il suo pensiero, di scoprire le influenze e il percorso che l'ha condotto a confrontarsi con chi avrà il coraggio di immergersi in un immenso caleidoscopio: fatto di luoghi reali ed immaginari, ci-tazioni erudite e da vernacolo, cura esasperata per il più insignificante dei particolari, riff di chitarra, corrispondenze cabalistiche e umorismo amaro: luoghi comuni, quelli proprio no, sono banditi. (Gabriele Pescatore, «Il Mucchio Selvaggio», giugno 2005)

Ho la sensazione di ritrovarmi davanti a un distillato, a un accurato distillato. Un paio di enciclopedie, sei vocabolari, un dizionario dei sinonimi, qualche trattato storico, tre o quattro compendi di filosofia, delle dispense assortite di matematica, un’intera libreria domestica di buoni libri, qualche brutto libro (che capita a chiunque di ritrovarsi a leggere), una dozzina di vaste antologie di racconti vari, alcune discografie, libercoli di barzellette e innumerevoli letture sparse per la vita dell’autore il tutto frullato assieme a una buona dose di volontà umana. Fatto poco a poco, nel corso del tempo, aggiungendo e sottraendo ingredienti. (Gattostanco, «Gattostanco», 6 giugno 1995)

E’ un’opera borgesiana. Non per lo stile (Borges sapeva proiettarci negli universi con una fionda di quattro pagine) ma perché è una di quelle opere escheriane che Borges amava immaginare. (Elio Paoloni
«Conquiste del Lavoro», 9 giugno 2005)

Perceber è una storia di cui non ricordo l'eguale in lingua italiana per ardimento combinatorio e fervore inventivo. (…) Non provo nemmeno a dare un riassunto dell'intreccio perché mi perderei facendo un torto all'autore. Ciò che conta del resto, al di là degli avvenimenti, è il modo in cui Colombati li rende con una serie scintillante di associazioni linguistiche e mnemoniche quali solo un grande talento poteva escogitare. (Corrado Augias, «Il Venerdì di Repubblica», 10 giugno 2005)

Potrei sbagliare, ma credo onesto avvertire il lettore che questo non è un romanzo: è soltanto un contenitore zeppo di velleità e vanità pseudo culturali. (Giorgio De Rienzo, «Il Corriere della Sera», 17 giugno 2005)

Di Perceber, sono convinto, se ne parlerà per i decenni a venire. Questo libro è un “monumento letterario” per il quale ogni iperbolismo o definizione trionfale è del tutto giustificata. (Angelo Petrelli, «angelopetrelli», 18 giugno 2005)

Perceber mi ha reso amimico. Le guance, la bocca hanno perso elasticità. La lingua si è attorcigliata su se stessa, si è annodata ; ed è per questo che quando qualcuno – ed è già successo – mi chiede “com’è?”, io rispondo “da leggere”. E se mi chiedono di argomentare, io resto inebetito, assumo un habitus paralitico, e aggiungo “è impossibile da spiegare”. Federico, «voloindeltaplano», 21 giugno 2005)

Complessità, narrazione prolungabile all’infinito, enciclopedismo, digressioni che sgretolano la centralità dell’intreccio, allegoria aperta a innumerevoli interpretazioni, stream of consciousness in abbondanza. Insomma Faust, Moby Dick, Ulisse, Bouvard e Pécuchet, Cent’anni di solitudine e via andare. (…) L’opera mondo è Perce-ber, è anche l’opera prima di Leonardo Colombati (Roma, 1970) e, al di là di ogni ragionevole dubbio, è un capolavoro assoluto. Uno di quei libri che ti fanno venir voglia di telefonare agli amici: “Dammi retta, molla quello che stai leggendo e comincia Perceber, vedrai che poi mi ringrazi”. (Stefano Tettamanti, «La Repubblica», 27 giu-gno 2005

Scrivere il tomo è stato indubbiamente uno sforzo (durato, ci dicono, sette anni), però illuminato dalla passione dell'autore per la propria cultura talvolta insolita. Se il lettore non la condivide, peggio per lui. Colombati fa poco per venirgli incontro. Lo farò dunque io, consigliandogli di non leggere, ma di sfogliare. Sepolte nell'autocompiacimento ci sono pagine, e per la verità non poche, piene di felicità anche descrittive; una certa stralunata Roma di oggi ogni tanto viene pur fuori. Prenderei a campione proprio quelle della zona intorno a piazza Vittorio. Qui l'evocazione di degrado urbano è vivida, l'elenco dei rifiuti dell'ex mercato diventato strano miscuglio di etnie è da antologia. (Masolino D’Amico, «Giudizio Universale», luglio-agosto 2005)

Se vi piacciono i libri aggrovigliati, con tentacoli che escono dalle pagine e vi fanno girare incuriositi per vedere dove vanno a parare, avete trovato quello che fa per voi. (Giuseppe Ierolli, «I libri in testa», 4 luglio 2005)

La luciferina volontà di riempire tutte le caselle del suo metafisico Gioco dell'Oca fa sì che l'autore, più volte, imbastisca episodi che si rivelano al di là delle sue forze, o che poco s'ingranano nell'economia complessiva del testo; ben altra penna richiederebbe, poi, l'emulazione del pluristilismo joyciano. Tuttavia l'ardimento di un simile esordio va indubbiamente incoraggiato. (Andrea Cortellessa, «Tuttolibri», 9 luglio 2005)

Il romanzo non è male, ma sinceramente tutta la caciara fatta sul web per lanciarlo mi lascia perplesso, la parola capolavoro mi sembra un’esagerazione. (Subliminalpop, «subliminalpop», 5 settembre 2005)

Nella straripante narrazione si mescolano tempi e paesi diversi, luoghi reali e immaginati, cosmologie cabalistiche e deliri sessuali, citazioni erudite e canzonette, figure inventate e personaggi storici. A volte si è presi dal dubbio che questa fantasmagorica follia, che non si sa dove inizia nè dove voglia andare a finire, rischi di diventare uno straordinario gioco linguistico fine a se stesso. E forse infatti questo romanzo-non romanzo denso e ambizioso, frutto di oltre dieci anni di lavoro e di quaranta riscritture, è riuscito solo a metà. Ma certo non fa rimpingiare tante operine modeste e minimaliste di cui la letteratura italiana degli utlimi anni è stata fin troppo prodiga. («Il Foglio», 28 settembre 2005)

Ulisse joiciano all’amatriciana scritto da un adulto-bambino troppo serio per non essere uno scrittore che apre a…né destra né sinistra ma solo un geome-tra catastale dell’erudizione molto intellettuale. Qui non c’è ironia né sarcasmo. Solo masturbazione cerebrale per paura di consumare una sessualità già inesistente. Con alcuni momenti di talento, se fosse stato un racconto di trenta pagine sarebbe stato un capola-voro osceno. (Davide Bregola, «davidebregola», 9 novembre 2005)

Colombati ha composto il suo corposo volume "per accumulazione", quasi scomparendo come artefice dell'opera, e usando i materiali più diversi e inseriti con straordinaria pazienza, e diligenza da archivista, nel contesto di una narrazione a frammenti e comparti-menti stagni, che rivelano forse una vocazione di novellatore più che di romanziere; lo stile è corretto, e di rado estroso, ma forse volutamente impersonale - a parte il non gradevole abuso di iniziali maiuscole probabilmente in omaggio ad Apollinaire -, che dà risalto anche maggiore alla eterogeneità e stranezza degli inserti: articoli di vecchi giornali, un elenco di canzoni e cantanti d'epoca, incredibili vicende di una gamba amputata, imitazioni e quasi citazioni d'un Sade estremizzato nella sua nota coprofilia; tutto ciò finisce per provocare nel lettore una certa sazietà e, a volte, ripugnanza: ma se questo accadeva fra i latini persino al grande biografo Svetonio, da tutti stimato, perché non perdonarlo anche a Colombati? (Luca Canali, «l’Unità», 24 dicembre 2005)

Lode a Colombati per questa opera così complessa e ambiziosa, che blandisce il lettore avveduto con un ardito e sincretismo di tutto (o quasi) lo scibile umano e al tempo stesso lo mortifica con l’ostinata ritrosia di uno stile arduo, magmatico, inesorabilmente ‘difficile’. (…) Non sarà forse il Libro Perfetto del quale parlavano le antiche profezie, ma caspiterina se è un Libro. Di quelli veri, da serie A, roba fina. Ce ne fos-sero, di libri così. (David Frati, «lettera.com», 3 marzo 2006)

Posted by Leonardo Colombati at 03.04.06 13:49

Comments

Fuori tema cancellabile: la data del mio intervento è anticipata di dieci anni

Posted by: gattostanco at 07.04.06 11:23

Sono in attesa febbrile di ricevere dal mio libraio la copia di perceber..speriamo arrivi presto..

Posted by: massi at 06.02.07 18:11