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09.11.07

Tor di Quinto

Vivo a dieci minuti di macchina dalla baraccopoli di Tor di Quinto, a Roma, dove viveva l’uomo che alcuni giorni fa ha violentato e ucciso la signora Giovanna Reggiani.
Solo poche parole per dire che la scena dei poliziotti che in favore di telecamera radevano al suolo quelle che – pure se l’Italia intera vuol chiudere gli occhi – erano le abitazioni di PERSONE, destinando improvvisamente queste ultime ad un addiaccio odioso e ipocrita nel cuore di una sera d’autunno, questa scena, dunque, mi ha ripugnato fino al voltastomaco – dico di più: quei servizi telegiornalistici propinati ad un Italia col tovagliolo annodato al collo in attesa della minestra e del manganello sono stati, per me, la pietra che ha definitivamente sigillato la tomba dove riposa in pace l’idea di fare di questo Paese un Paese civile.
Sul decreto d’urgenza approntato dal Governo – una masnada di boriosi incompetenti con la schiena al muro, che per salvarsi il culo venderebbero mille volte Gesù Cristo se un sondaggio gli mostrasse il favore della folla – si potrebbe dire che oltre ad essere incostituzionale e fascista è anche ridicolo. Ma è meglio non farlo, meglio non rifugiarsi nella solita storia che più che tragici gli italiani sono comici.
Ho un’idea molto semplice sui fatti di Tor di Quinto e su ciò che ne è scaturito. Per i delitti, esiste il codice penale. Basta applicarlo. Le baraccopoli sono una vergogna non per chi ci abita ma per chi le tollera. Nel caso specifico di Roma, amministratori locali che la domenica si rifugiano nei Circoli Canottieri e le spiano da lontano, solo un attimo prima che cominci la loro partita di tennis. Questo è avvenuto e avviene a Roma, così come in molte altre città italiane: non è un problema di destra o di sinistra, così come modernamente destra e sinistra sono intese nei Paesi civili. È un problema di fascismo, quello antico, odioso, mai del tutto sradicato dal tessuto connettivo del nostro popolo e della nostra politica.

Posted by Leonardo Colombati at 09.11.07 09:27

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