18.07.07
Rio sul Foglio
[Questa recensione di Rio è uscita sul Foglio il 14 luglio]
Due anni fa Colombati ha esordito con Perceber, un romanzo osannato dalla critica per la carica innovatrice ma condannato dai lettori per la scarsa leggibilità e l'eccessivo autocompiacimento. Tutt'altra storia invece per questa opera seconda. Rio (il titolo non allude alla città brasiliana ma è semplicemente il nome di un esclusivo ritrovo notturno per nudisti nel centro di Londta) ha tutte le caratteristiche del romanzo tradizionale, con una struttura ben definita e uno sguardo ironico e dissacratorio che alleggerisce anche le atmosfere più torbide.
Il libro è molte cose insieme: è prima di tutto l'autoritratto molto critico di un uomo mediocre e votato all'autodi-struzione. Ma è anche un romanzo generazionale (quella dei giovani yuppies che si consumano tra donne facili, alcol e cocaina negli spregiudicati anni Novanta). E', ancora, il ritratto di una città che gira troppo velocemente su se stessa e la storia di un'amicizia calpestata.
Il protagonista-narratore, di cui non sappiamo il nome anche se sembra avere più di un punto in comune con l'autore, è un giovane emigrante di lusso. Un piccolo Lucien de Rubempré in cui ogni illusione è già perduta e ogno emozione «cremata nell'inceneritore del suo invincibile egoismo». E' partito da Roma per fuggire dal ricordo della ex fidanzata e dall'opprimente persona del padre, ex muratore che ha conquistato e poi perduto una fortuna costruendo bilocali in periferia. Deciso ad acquistare l'arte del saper vivere nella peccaminosa swinging London e avviato a una brillante carriera nella City, trova in Filippo Runeberg il gran cerimoniere che gli spalanca le porte dei salotti letterari. Runeberg è stato un mito letterario delle patrie lettere e, pur in decadenza, è ancora lo scrittore italiano più celebrato nel mondo. Al nuovo amico, che incontra in una vasca idromassaggio del Rio Centre, schiude anche le porte della camera da letto della splendida nipote Lea. Ma nell'insolito terzetto si instaura un rapporto ambivalente, in cui non è mai chiaro quale sia per il giovane protagonista il vero oggetto di attrazione. A complicare il gioco interviene una misteriosa signora, anche lei incontrata tra i vapori del Rio Centre, dove si svolgono gli snodi fondamentali della narrazione. Il finale non può che essere amaro. A illuminare questa avvincente storia di formazione è la qualità di una scrittura così nitida, vitale e creativa (il meglio di sé lo regala nei fulminanti ritratti dei personaggi) da trovare pochi esempi tra i giovani autori italiani.
Posted by Leonardo Colombati at 10:40 | Comments (0)
20.06.07
Rio - Roma 11.06.2007
Si è svolta a Roma, l'11 giugno scorso, la presentazione di Rio, sulla terrazza della Fondazione Olivetti. A presentare la serata, Carlo Carabba, Raffaele La Capria ed Emanuele Trevi.

(Con mia moglie Gaia e Raffaele La Capria prima d'iniziare)
Qui di seguito riporto il testo del mio discorso alla presentazione.
Perché leggiamo? Credo che lo facciamo non tanto per istruirci o per essere migliori, ma per "potenziarci". Non possiamo conoscere che un numero insufficiente di persone, un numero limitato di città e di nazioni. La letteratura ci dà la possibilità di riempire le H, J e le K della nostra rubrica telefonica e di piantare nuove bandierine sul mappamondo.
La lettura, insomma, rafforza il nostro io. E questo vale ancor di più quando invece di leggere, scriviamo.
Ai più grandi tra gli scrittori l’io si gonfia così tanto da produrre miracoli. Tolstoj, ad esempio, in un momento di esaltazione mise in dubbio la propria stessa morte. Perché avrebbe dovuto morire l’autore di Anna Karenina e di Guerra e pace? Si sentiva talmente necessario da considerarsi probabilmente eterno.
Agli scrittori mediocri come me certi dubbi ovviamente non vengono. Eppure anche noi nani, così come i giganti, ci sentiamo "espandere" quando scriviamo, e cioè quando creiamo dei mondi. Perché è questo che facciamo: creiamo mondi.
Per farlo, vampirizziamo i nostri ricordi personali e pure l’esperienza dei nostri amici, parenti e conoscenti.
Alle volte, così come nel mio caso in occasione di questo libro, il mondo che creiamo è piuttosto simile a quello vero; il dato autobiografico è abbastanza presente, anche se i due mondi, anche quando uno si sforzasse allo spasimo, non coincideranno mai.
Io, scrivendo questo romanzo, non volevo che coincidessero. Ho voluto divertirmi immaginando un ragazzo che avrei potuto essere io ma un po' diverso. Mi entusiasmava l’idea di immaginare per me stesso un destino differente da quello che mi è toccato nella vita vera. Un destino peggiore.
Anche perché, toccando ferro, finora il mio destino è stato felice: sono cresciuto circondato dall’amore dei miei genitori, ho una moglie meravigliosa e due splendidi figli.
Piuttosto noiosa come trama per un libro.
Così mi sono inventato un me stesso un poco più stronzo di quel che in realtà sono scalandoil mondo di un paio di marce in termini di cinismo e di malvagità. Volevo che il mio protagonista andasse incontro a un destino tragico. Ma per raccontare questo fallimento volevo utilizzare un registro quasi comico, da commedia, seguendo l’esempio di uno dei miei scrittori preferiti, Saul Bellow.
Sapevo che facendo così avrei corso dei rischi. Il primo, e il più ovvio, è quello di non far ridere. Tutti noi abbiamo provato come ci si sente quando si racconta una barzelletta e nessuno ride. È l’incubo peggiore per un comico. Ma anche se fossi riuscito a essere comicamente credibile, sapevo come in Italia tutti i libri che puzzano di commedia e che fanno ridere siano guardati con sospetto. Molti dei nostri critici letterari assomigliano a quel monaco bibliotecario de Il nome della rosa che avvelena le pagine del secondo libro della Poetica di Aristotele, dedicato alla commedia e al riso, perché potrebbe insegnare che “liberarsi della paura del diavolo è sapienza”.
Un altro rischio era quello di inserire nel libro dei personaggi ricchi, perché esiste un pregiudizio critico nei confronti dei soldi, che, come si sa, puzzano ed è volgare parlarne. Eppure, di solito, sono il movente principale dell’amore e dell’odio, della felicità e del delitto; insomma della commedia e della tragedia. Sottraete 3000 rubli da I Fratelli Karamazov e vi ritroverete senza il più grande romanzo che sia mai stato scritto.
La verità è che il romanzo è l’arte della prosa, nel senso di "prosaico". Lo scrittore di romanzi deve continuamente sporcarsi le mani. A Omero non viene in mente di chiedersi se, ad esempio, dopo uno dei loro numerosi scontri, Aiace e Achille abbiano ancora tutti i denti. Per Don Chisciotte e Sancho, invece, i denti sono un assillo costante, i denti che fanno male, i denti che mancano. A un certo punto Don Chisciotte dice: “Sappi, Sancho, che un diamante non è prezioso quanto un dente”.
Potrebbe essere la regola aurea per gli scrittori di romanzi.
Posted by Leonardo Colombati at 12:06 | Comments (0)
20.03.07
Leonardo Colombati, Rio
Il mio nuovo romanzo, Rio, è in libreria dal 7 marzo. L'editore è Rizzoli, la collana 24/7, il prezzo di copertina è di 17 Euro e le pagine sono 359.
Ho iniziato a scrivere Rio nei primi mesi del 2004 - subito dopo aver finito Perceber - e l'ho consegnato all'editore nel gennaio 2007.
A dispetto del titolo, il romanzo è ambientato principalmente a Londra, a metà degli anni Novanta.
RIO - Rassegna stampa aggiornata al 31.03.07
RIO - Primo appunto sul romanzo
RIO - L'incipit (pagine 13-18)
RIO - Soundtrack
Duran Duran, "Rio" (vedi e ascolta)
Wham!, "Club Tropicana" (vedi e ascolta)
Righeira, "Vamos A La Playa" (vedi e ascolta)
Frankie Goes To Hollywood, "Welcome To The Pleasuredome" (vedi e ascolta)
Blur, "Parklife" (vedi e ascolta)
U2, "A Sort Of Homecoming" (vedi e ascolta)
The Beatles, "Tomorrow Never Knows" (vedi e ascolta)
RIO - Intervista tv a "Tempi Dispari" (Rai News 24)
RIO - Intervista tv a "Due minuti un libro" con Alain Elkann
Posted by Leonardo Colombati at 18:35 | Comments (0)
26.02.07
Rio
Il mio nuovo romanzo, Rio, sarà in libreria tra 10 giorni (il 7 marzo). L'editore è Rizzoli, la collana 24/7, il prezzo di copertina è di 17 Euro e le pagine sono 359.
Ho iniziato a scrivere Rio nei primi mesi del 2004 - subito dopo aver finito Perceber - e l'ho consegnato all'editore nel gennaio 2007.
A dispetto del titolo, il romanzo è ambientato principalmente a Londra, a metà degli anni Novanta.
Posted by Leonardo Colombati at 16:03 | Comments (2)
06.12.06
Rio 21.02.07
Posted by Leonardo Colombati at 18:11 | Comments (0)

