20.12.05
Chi c'è dietro la scimmia
Per sapere chi c'è dietro la scimmia di Perceber clicca qui: Haluk e Leonardo
Posted by Leonardo Colombati at 13:15 | Comments (0)
18.11.05
Letture sinottiche di Perceber / 1
Nel febbraio del 2000 – tra una stesura e l’altra di Perceber – scrissi un piccolo racconto che intitolai In penombra: un uomo raccontava (con quella che avrei voluto fosse un’estrema lucidità) il momento della sua morte.
Me ne ricordai circa un anno dopo, quando dovevo rappresentare la scena della morte della moglie di Antonio Baldini, uno dei tre protagonisti di Perceber.
Utilizzai, di quel racconto, alcuni paragrafi della prima parte, che mi sembrava la più riuscita.
Qualche giorno fa, rileggendo In penombra, ho ritrovato tutti i difetti che ai tempi in cui l’avevo scritto mi facevano giustamente pensare che non sarei mai diventato un buon scrittore di racconti.
Però le ultime cinque righe, oggi le trovo non male.
Scarica qui il pdf di:
Perceber sinottico 1
Posted by Leonardo Colombati at 12:18 | Comments (0)
26.09.05
Mi par di veder
Or, se mi mostra la mia carta il vero,
non è lontano a discoprirsi il porto;
sì che nel lito i voti scioglier spero
a chi nel mar per tanta via m'ha scorto;
ove, o di non tornar col legno intero,
o d'errar sempre, ebbi già il viso smorto.
Ma mi par di veder, ma veggo certo,
veggo la terra, e veggo il lito aperto.
(Lodovico Ariosto, Orlando furioso, Canto XLVI, vv. 1-8)
Posted by Leonardo Colombati at 16:49 | Comments (2)
06.09.05
Perceber, Varenne e Ribot
Ho ricevuto una e-mail da parte di un lettore di Bergamo, in cui si segnala un erroraccio in Perceber.
A pagina 497, nel Repertorio, definisco Varenne "il più forte cavallo da trotto della storia dell'ippica dai tempi di Ribot", quando invece Ribot correva al galoppo.
Il lettore mi suggerisce di ovviare alla svista ricorrendo a un nome fra i grandi del trotto italiano: Crevalcore e Tornese.
Se e quando ci sarà una nuova edizione del romanzo, prometto che utilizzerò Tornese (suona meglio nella frase).
Posted by Leonardo Colombati at 11:41 | Comments (4)
20.07.05
I magnifici tre. Zanzare, mistica ebraica, successi editoriali, realtà virtuali, cosmogonia e disgusto
di Giuseppe Braga
...un ragazzo che era lì in biblioteca a studiare, s’è alzato indispettito, ma poi gli hanno detto che quei tre caciaroni erano tre giovani scrittori esordienti, validi esponenti della nuova narrativa italiana che stavano per tenere una conferenza pubblica e lui se n’è tornato al posto ancora più indispettito, quando hai da preparare un esame non c’è scrittore che tenga e della nuova scena letteraria italiana te ne frega una beata mazza...
La vera storia della serata milanese dell'11 luglio con Colombati, Domanin e Piperno, circa 60K in formato Pdf.
Altri testi di Giuseppe Braga, in vibrisse.
Posted by giuliomozzi at 09:58 | Comments (2)
21.06.05
Perceber nelle Librerie Feltrinelli
di giuliomozzi
Nel sito delle Librerie Feltrinelli è possibile controllare la disponibilità di un titolo in tutte le Librerie Feltrinelli d'Italia. Abbiamo fatto l'esperimento con Perceber, considerando tutte le categorie di librerie ("normali", "libri e musica", "village") tranne le Feltrinelli International. Questo il risultato:
Afragola: 0 copie.
Alessandria: 0 copie.
Ancona: 0 copie.
Assago: 0 copie.
Bari: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Basiliano: 0 copie.
Bologna Piazza Galvani: 0 copie.
Bologna Piazza Ravegnana: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Bologna Via dei Mille: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Brescia: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Casalecchio di Reno: 0 copie.
Cesano Boscone: 0 copie.
Cremona: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Curno: 0 copie.
Ernusco: 0 copie.
Ferrara: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Firenze: "Si rechi presso il punto vendita prescelto, ne trovera' tantissime copie!".
Fiumicino: 0 copie.
Genova: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Grugliasco: 0 copie.
Marcon: 0 copie.
Melilli: 0 copie.
Mestre: "Si rechi presso il punto vendita prescelto, ne trovera' tantissime copie!".
Milano Piazza Duomo: "Si rechi presso il punto vendita prescelto, ne trovera' tantissime copie!" .
Milano Via Manzoni: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Milano Corso Buenos Aires: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Milano Piazza Piemonte: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Modena: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Napoli Via San Tommaso: 0 copie.
Napoli Piazza Martiri: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Novate Milanese: 0 copie.
Olbia: 0 copie.
Orio al Serio: 0 copie.
Padova: "Si rechi presso il punto vendita prescelto, ne trovera' tantissime copie!".
Palermo: 0 copie.
Parma Via della Repubblica: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Parma Village: 0 copie.
Pescara: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Piacenza: 0 copie.
Pisa: 0 copie.
Quartucciu: 0 copie.
Ravenna: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Roma Largo di Torre Argentina: "Si rechi presso il punto vendita prescelto, ne trovera' tantissime copie!".
Roma Via del Babuino: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Roma Via V. E. Orlando: "Si rechi presso il punto vendita prescelto, ne trovera' tantissime copie!".
Roma Galleria Alberto Sordi: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Roma Via Giulio Cesare: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Salerno: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Sesto San Giovanni: 0 copie.
Siena: 0 copie.
Torino Piazza Castello: 0 copie.
Torino Village: 0 copie.
Torino Via Roma: "Si rechi presso il punto vendita prescelto, ne trovera' tantissime copie!".
Torri di Quartesolo: 0 copie.
Udine: "Ne abbiamo un numero limitato di copie, si affretti a recarsi presso il negozio scelto oppure telefoni per riservarne una copia a suo nome".
Vigevano: 0 copie.
Posted by giuliomozzi at 12:42 | Comments (9)
157, 192, 219
di giuliomozzi
Nella classifica settimanale delle vendite curata da Demoskopea, Perceber si colloca al centocinquantasettesimo posto nella categoria: "Narrativa italiana", con una stima di centonovantadue copie vendute nel corso della scorsa settimana. Il relativo profitto (lordo) per l'autore è di duecentodiciannove euro e trentaquattro centesimi.
[Ringrazio H. J. per l'informazione.]
Posted by giuliomozzi at 09:01 | Comments (5)
26.05.05
Atlantide
di giuliomozzi
A giorni sarà in libreria il nuovo numero di Nuovi argomenti. Il titolo è: Atlantide. Luoghi e personaggi sommersi. Naturalmente ci sarà dentro un pezzo di Leonardo Colombati. Ma ci sarà dentro anche molta, molta altra roba. Se volete farvi un'idea, scaricate la scheda.
Posted by giuliomozzi at 03:01 | Comments (0)
25.05.05
Il sito del Premio Viareggio
E' on line, credo da pochissimo, il sito ufficiale del Premio Viareggio.
Posted by giuliomozzi at 12:28 | Comments (1)
Se son rose
Queste le "rose" del Premio Viareggio. Il prossimo appuntamento è per il 7 giugno, quando alcune di queste rose fioriranno.
Narrativa
Roberto Alaimo, E’ stato il figlio, Mondadori
Luca Canali, Gimkana, Editori Riuniti
Gianni Celati, Fata Morgana, Feltrinelli
Mauro Covacich, Fiona, Einaudi
Giovanni D’Alessandro, I fuochi di Kelt, Mondadori
Ernesto Ferrero, I migliori anni della nostra vita, Feltrinelli
Raffaele La Capria, L’estro quotidiano, Mondadori
Salvatore Niffoi, La leggenda di Redenta Tiria, Adelphi
Antonio Scurati, Il sopravvissuto, Bompiani
Domenico Starnone, Labilità, Feltrinelli
Walter Veltroni, Senza Patricio, Rizzoli
Opera prima
Leonardo Colombati, Perceber, Sironi
Mario Desiati, Le luci gialle della contraerea, LietoColle
Mario Domenichelli, Lugemalè, Polistampa
Giorgio Messori, Nella città del pane e dei postini, Diabasis
Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni, Mondadori
Posted by giuliomozzi at 00:27 | Comments (7)
23.05.05
Roma, 18 maggio 2005
Belle non sono, ma sono quelle che ho. Le devo, credo, al fratello di Leonardo (grazie). Comunque, ecco. Le foto della presentazione di Perceber a Roma, mercoledì 18 maggio.
Da sinistra: Mario Desiati, Enzo Siciliano, Leonardo Colombati, Alessandro Piperno.
Il gentile pubblico.
Posted by giuliomozzi at 20:18 | Comments (11)
16.05.05
Come stanno andando?
di giuliomozzi
Edda, in un commento a un post del mio diario, ha scritto oggi:
Giulio, come stanno andando le vendite di Perceber? E le recensioni? Ce ne sono state? E in generale, l'accoglienza com'é? Hai l'impressione che questo tuo coinvolgimento in prima persona abbia dato qualche frutto? Pensi che il libro sarebbe passato inosservato se non avessi investito questo tempo e energie nel segnalarlo? (sebbene in forma molto sobria economicamente, poiché credo che anche solo un quarto di pagina di pubblicità di quotidiano ti sarebbe costato di più). Scusa tutte queste domande, ma sono curiosa perché vorrei capire se sono efficaci e praticabili queste vie alternative per far conoscere l'esistenza dei libri.
Cara Edda, è ancora presto per sapere come vanno le vendite di Perceber (è in distribuzione da 11 giorni). Ci sono state delle richieste di nuove forniture: confortanti - almeno per la nostra dimensione economica -, ma niente di che. Certo: se il libro fosse partito a razzo (come avvenne a suo tempo con il libro d'esordio di Tullio Avoledo) ce ne saremmo accorti.
Le recensioni uscite finora sono quelle pubblicate nel sito. Alcune altre dovrebbero uscire: ma, come sempre, prima le vedo e poi ci credo. I giornali sono macchine complicate, le cui logiche di funzionamento mi risultano ancora misteriose (e spesso, a quel che mi dicono, risultano misteriose anche a coloro che ci lavorano).
[Ah: più che di "sobrietà economica", parlerei di "marketing tirchio". Un quarto di pagina di pubblicità in un quotidiano costa, così a occhio, più o meno come tutto il mio reddito annuale. L'operazione perceber.com mi è costata circa 400 euro (acquisto del dominio, affitto del server, acquisto della licenza di Movable Type, remunerazione del lavoro professionale per installare e far funzionare il tutto). Sottolineo: mi è costata, perché quei soldi li ho spesi io e non l'editore. Il tempo che ci ho messo non è un costo in più, perché con Sironi ho un contratto di collaborazione a progetto onnicomprensivo.]
Non mi stupisce che l'editore, quando parlai dell'idea di fare un sito specifico su Perceber, mi abbia risposto in sostanza: "Be', se ti va di farlo, fallo pure". Si trattava di un azzardo. Io non potevo in nessun modo garantire non dico che la cosa avrebbe funzionato: ma nemmeno che avesse senso.
In questa operazione-Perceber abbiamo comunque trovato dei validi alleati. Il primo è senz'altro lo stesso Leonardo: la sua vitalità è stata in ogni momento stimolante, il suo perfezionismo è stato un pungolo, la sua disponibilità a mettersi in gioco (e la sua capacità di mettersi in gioco senza tradire sé stesso) è stata davvero ammirevole. Il secondo alleato è stato la squadra di Sironi: che all'inizio aveva, verso l'oggetto bizzarrissimo che è Perceber, un più che giustificato sentimento misto di timore, ammirazione e diffidenza; che nonostante questo si è buttata nell'impresa con entusiasmo; e che lavorando e lavorando si è liberata del tutto dal timore e dalla diffidenza, conservando l'ammirazione e guadagnando il divertimento. Il terzo alleato è stato Giuseppe Genna, la cui ormai celebre sparata sul "capolavoro misterioso" mi costrinse a pensare alla promozione di questo libro come a una faccenda di lungo corso. Il quarto alleato è stato Ferruccio Parazzoli, che è stato prodigo di consigli e di conforto. Il quinti alleato è stato il gruppetto romano: Mario Desiati che ha invitato Leonardo a collaborare a Nuovi argomenti; Alessandro Piperno che con Leonardo s'è inteso subito e che non solo ha scritto il risvolto di copertina, ma in più occasioni ha caldamente suggerito a lettori autorevoli di dare un'occhiata a Perceber; Enzo Siciliano che ha apprezzato il libro, ha desiderato presentarlo a Roma, e probabilmente ha suggerito ad altri lettori autorevoli di almeno sfogliarlo. Il sesto alleato sono i giornalisti di cultura che hanno generalmente reagito alla faccenda con curiosità e prontezza (magari criticando l'operazione, ma con serio interesse verso il libro). Il settimo alleato sono stati i lettori naviganti, che hanno animato questo sito, lo hanno apprezzato e/o criticato, lo hanno linkato di qua e di là, hanno attirata l'attenzione di altri.
Ma, cara Edda, la tua domanda chiave è: "Pensi che il libro sarebbe passato inosservato se non avessi investito questo tempo e energie nel segnalarlo?". Sinceramente, penso di no. Avrebbe avuta una visibilità diversa, forse minore, forse addirittura maggiore, ma sicuramente diversa. Ad esempio, saremmo andati in cerca di un giornale interessato a fare un "lancio col botto" (senza alcuna garanzia di trovarlo, peraltro). Avremmo trovati forse, per proporlo, degli argomenti un po' diversi. Adesso sui due piedi non saprei dirti che cosa di diverso avremmo fatto: ma sicuramente sarebbe stato tutto diverso.
Le cose che mi sono piaciute, di perceber.com, sono almeno tre. La prima è stata la giocosità della faccenda: Leonardo è una persona cordiale ma serissima, io sono un pedante noioso con un bel po' di faccia tosta, e credo che l'accoppiata abbia funzionato. La seconda è stata la possibilità di mettere a disposizione dei lettori degli estratti di Perceber, di pubblicare alcuni saggi di Leonardo, di raccontare qualcosa del lavoro editoriale. La terza è stata la possibilità di proporre Leonardo come autore. Questa forse è la più difficile da spiegare, ma credo che si capisca bene se la dico così: a me non importa un fico secco che Perceber venda cento o centomila copie, m'importa che gli ambienti del giornalismo di cultura, della critica, dell'editoria, eccetera, fino ai lettori, percepiscano Leonardo come un autore. Come, si può dire meglio, un vero artista.
Ecco cara Edda. Non so se ho risposto bene alle tue domande. Una cosa devo dirla: fare perceber.com non sarebbe servito pressoché a niente, se non avessimo trovati per via tutti quegli alleati che ho elencati sopra; e quegli alleati non li ho trovati io, non li ha trovati la casa editrice, non li ha trovati Leonardo: li ha trovati il libro, con le sue proprie forze.
Posted by giuliomozzi at 15:48 | Comments (11)
11.05.05
Sono vecchio, sono vecchio
di giuliomozzi
[Avviso: questo è un post disordinato. gm]
Ebbene sì, me ne sono reso conto in questi giorni: sono vecchio, più vecchio di quello che credevo. La campagna pubblicitaria dello Jägermeister, per me (e per quelli della mia generazione, credo di poter dire) è una di quelle cose che si sanno da sempre, che hanno contribuito in maniera decisiva alla formazione della sensibilità umana, dello spirito poetico, dell'approccio teorico-pratico alla funzionalità della comunicazione commerciale.
Lo Jägermeister è un liquore d'erbe. Tanti (tanti, tanti...) anni fa fece una campagna pubblicitaria (di sole inserzioni in riviste, credo) basata sulla battuta: "Bevo Jägermeister perché...". In ogni inserzione c'era il primo piano d'un personaggio (sempre personaggi diversi) con la bottiglia in una mano e il bicchierino nell'altra; e la battuta era sempre: "Bevo Jägermeister perché...".
In tutto ne uscirono mille (in un angolino in basso a sinistra, nell'inserzione, c'era la scritta: "Di tutti, il trecentosessantanovesimo", "Di tutti, la quattrocentocinquantasettesima", eccetera), e la millesima fu clamorosa. Vi compariva una testa di cervo (non la testa d'un cervo, ma una testa di cervo appesa a un muro) e la battuta era: "Bevo Jägermeister perché sulla bottiglia c'è il ritratto del nonno" [vedi]. Tra le tante, alcune me le ricordo ancora: una con un ragazzo vestito da campeggio che dice: "Bevo Jägermeister perché domani vado in vacanza con la canadese, e la mamma è convinta che sia la tenda"; un'altra con due ragazzotti con pagaie e canoa, e uno dei due che dice: "Bevo Jägermeister perché io remo", e l'altro: "E io invece Romolo"; e così via.
Solenni puttanate? Sì, signori miei: solenni puttanate.
Eppure, per me la campagna pubblicitaria dello Jägermeister fu importantissima. Non so che cosa ne pensino i pubblicitari (invoco, come sempre, a questo proposito, il parere del copywriter di fiducia), ma io ne penso questo: fu (per me, ripeto: per me) la prima campagna pubblicitaria nella quale: (a) nulla si diceva del prodotto, (b) nulla ero indotto a credere, (c) ci si divertiva. Anche la famosa campagna del callifùgo (o callìfugo?) Ciccarelli, per dire (voi vecchi, ve la ricordate? Quella con la fotina di lui, sempre lo stesso lui, travestito diversamente ogni volta, che fa una smorfia di dolore mentre il testo dice: "Ecco lo sceicco Ohiài Kemàl, ritratto mentre scende dal suo jet personale. Poveretto, come soffre! Nessuno gli ha mai detto che il callifugo Ciccarelli" eccetera) mi induceva comunque a credere che il callifugo Ciccarelli lenisse il dolore; la campagna pubblicitaria dello Jägermeister, invece, niente da fare: non mi induceva a credere proprio niente. Era solo una dimostrazione di umorismo, autoironia e buon gusto.
Così, giunto il giorno della pubblicazione di Perceber, non potendo più giocare sull'annuncio, ho pensato di cominciare a propinarvi le fotografie di "Lettori e Lettrici di Perceber". Non l'avessi mai fatto! Ho dovuto rendermi conto che parecchi (sia tra coloro che apprezzavano il gioco, sia tra coloro che lo trovavano stucchevole) non avevano la minima cognizione della campagna pubblicitaria dello Jägermeister.
E' una delle condizioni più tristi del parodista, quella di parodizzare qualcosa che nessuno conosce. E' una cosa terribile!
Allora mi sono messo in moto. "Vabbè", mi sono detto, "nella rete c'è tutto, perdiana!, ci sarà pure qualche bel link da mettere, ci sarà pure qualche maniaco che avrà scannerizzate tutte le mille inserzioni d'epoca, no? E quelli della Jägermeister, perbacco, avranno pure un sito con tutte quelle bellissime inserzioni, no?".
No.
Niente di tutto questo.
Ho messo dentro Google la battuta: "Bevo Jägermeister perché", e non è uscito fuori quasi niente. Ho ravanato nei siti ufficiali dello Jägermeister, e non ho trovato traccia di archivi delle campagne pubblicitarie. Ho messo la parola Jägermeister nella ricerca d'immagini, e ho trovato un po' d'inserzioni: tutte, tra l'altro, in lingua tedesca o, credo, svedese (sono quelle che adornano questo post: basta cliccare sulle immaginette per avere l'ingrandimento). Un po' poco. I miei libri sulla pubblicità, ahimè, sono ancora negli scatoloni nel garage; e, a dire il vero, non sono proprio sicuro che contengano qualche capitolo dedicato allo Jägermeister.
In conclusione: no, non c'è nessuna conclusione precisa. Io trovo che la faccenda sia piuttosto divertente, e che la animi uno spirito goliardico che (e va ben: piuttosto nascosto, magari un po' represso, che ne so?) mi pare di condividere con Leonardo. Fare la promozione di un libro (chi è del mestiere mi capirà, chi non è del mestiere è pregato di prendere per buona, almeno provvisoriamente, questa dichiarazione) è uno dei lavori più fastidiosi che possano capitare. Che cosa dici di un libro? Che è bello. E di un altro? Che è avvincente. E di un terzo? Che è scritto bene. E di un quarto? Che è attuale. E di un quinto, di un sesto, di un settimo? Certo: in realtà, a proposito di ogni libro che si ritenga sia un buon libro (e, grazie al cielo e grazie agli amici di Sironi, finora mi è toccato occuparmi solo di libri che mi sembrano buoni libri - posso sbagliarmi, naturalmente), ci sarebbero e si potrebbero dire molte cose; ma vige, negli ambientini della comunicazione culturale, una sorta di riduzionismo ipersemplificazionista: per cui, il più delle volte, anzi, quasi tutte le volte, alla persona che hai davanti (o che sta al di là del filo, a un altro capo della rete, eccetera) non interessa stare a sentire tutte le cose importanti e notevoli che ci sarebbero da dire; interessa, punto e basta, sapere se e perché quel dannato libro fa notizia. E il fare notizia, ahimè, è cosa che tende ad aver poco che fare con la letteratura.
Tutto ciò che spero di comunicare, pubblicando le foto di Lettori e Lettrici di Perceber in sfacciata imitazione della storica campagna dello Jägermeister, è la splendida vitalità che io ho percepita in ogni pagina di Perceber. Vitalità che, per farla percepire a parole (al telefono, per esempio), ho bisogno di cinque-sei minuti almeno: e, nella comunicazione culturale, cinque-sei minuti sono un tempo lunghissimo...
Posted by giuliomozzi at 23:40 | Comments (7)
10.05.05
Comperare Perceber senza uscire di casa
E' possibile comperare Perceber senza nemmeno uscire di casa. Potete infatti ordinarlo presso InternetBookShop o Bol; o direttamente presso l'editore, beneficiando di uno sconto del 10% e della spedizione postale gratuita. Si può fare anche al telefono: il numero verde è 800 120 200.
Posted by giuliomozzi at 09:59 | Comments (0)
05.05.05
Nove copie
di Leonardo Colombati
Mercoledì, 5 maggio 2005, ore 13. Ho appuntamento con il mio amico Armando davanti a Ponte Sisto, in Trastevere. Lo passo a prendere in motorino e ce ne andiamo a mangiare da Olindo: vignarola e una bella amatriciana – tanto per star leggeri.
Mentre stiamo parlando del fatto che Medicine Show (la rivista musicale on-line di cui siamo entrambi redattori) praticamente non la legge più nessuno, mi arriva un sms sul cellulare: mio cognato, a Milano, ha appena acquistato una copia di Perceber. Ach… C’è riuscito prima di me. Il fatto è che per una serie di disguidi fantozziani, a me il libro Sironi non me l’ha ancora spedito e io non so nemmeno che faccia abbia.
Dopo un caffè di un’amarezza neorealista e il saldo di un conto vagamente viscontiano (nella sua fase aristo-decadente), Armando e io decidiamo di fare una puntata alla Feltrinelli di Piazza di Torre Argentina per acquistare due copie del romanzo.
Entriamo. Ci siamo messi d’accordo che sarà Armando a chiedere se il libro c’è e dove è possibile trovarlo. Facciamo tre passi e vediamo due commessi che stanno trascinando due carrelli stipati di libri. Sopra la pila del primo carrello c’è Perceber. Nove copie.
Ne prendiamo due.
Guardo la copertina, mi rigiro il libro tra le mani, sfoglio velocemente per vedere che tipo di carta è stata usata. Mi piace; tutto – la copertina, la grafica, la carta.
Andiamo alla cassa. Etichetta vuole che sia io a pagare. Ma non ho contanti e così devo farlo con la carta di credito; in più ho la tessera sconto della Feltrinelli e cento punti di abbuono. Mi tocca così allungare alla ragazza due copie di Perceber con su scritto «Leonardo Colombati» e due carte con su scritto «Leonardo Colombati». Con evangelica indulgenza, la cassiera non fa una piega, nemmeno quando gli chiedo in prestito una penna. Armando mi ha chiesto di scrivergli una dedica sulla sua copia.
Scrivo: «Ad Armando, questa è la prima dedica che scrivo in vita mia. Sono contento di aver vissuto con te questo momento. Roma, 5 maggio 2005».
Usciamo.
Ci accendiamo due sigarette e ci sediamo sullo scalino della vetrina, accanto a due extracomunitari che sono lì a vendere Terre di Mezzo. Tiriamo fuori le due copie di Perceber e restiamo lì a guardarcele. Siamo entrambi felici e allegri.
I due extracomunitari ci si fanno più vicini e Armando gli fa vedere la sua copia. «L’ha scritto lui», dice.
Il più giovane dei due mi fa i complimenti , il più anziano cerca di vendermi un libro scritto da uno dei Medici Senza Frontiere.
Il più giovane mi chiede se può dare un’occhiata al libro. Lo sfoglia e mi domanda quanto tempo ci ho messo a scriverlo.
«Undici anni», gli dico. «Finora ne ho comprate due copie; speriamo di riuscire a venderne qualcuna».
Lui mi guarda e mi fa: «Facciamo uno scambio. Io ti regalo un libro se tu mi regali il tuo».
«Affare fatto».
Ci scambiamo i regali. Gli chiedo come si chiama.
«Dia Mamadu».
«Allora, ciao, Dia, e grazie mille».
«No», mi fa, «Dia è il cognome. Il mio nome è Mamadu. E grazie a te, amico, e buona fortuna. Inshallah».
«Inshallah».
Posted by giuliomozzi at 16:04 | Comments (3)
04.05.05
La sparizione di Perceber
di giuliomozzi
Il bello degli incidenti inattesi è che sono, appunto, incidenti, e che sono, appunto, inattesi. E gettano nello scompiglio.
Perceber è uscito dalla tipografia qualche giorno fa. Io ero qui, dove sono adesso, cioè in casa editrice, mercoledì scorso: e il corriere, il corriere con nella pancia del camion il frutto di tanto lavoro e di tanta passione, doveva arrivare da un momento all'altro.
Invece non arrivò. Non arrivò mercoledì, non arrivò giovedì. Arrivarono invece, in successione confusa, tremende tremendissime notizie.
L'intera tiratura di Perceber sta vagando per l'Italia, a bordo di un camion che non è quello a bordo del quale dovrebbe essere. Oppure, no: l'intera tiratura di Perceber giace nell'angolo in fondo a dedstra di un magazzino, che non è il magazzino nel quale dovrebbe essere.
In parole povere: c'era stato un errore nella spedizione, o nella gestione della spedizione. Avevamo sbagliato noi? Aveva sbagliato la tipografia? Aveva sbagliato il corriere? Non si capiva più niente.
Ora, il nostro scopo era: arrivare nelle librerie, come da mesi promesso, il 5 maggio. Ma il libro sembrava essersi dissolto nel nulla.
Ci riunimmo. Considerammo le alternative. Dare per persi i bancali in questione, e ristampare tutto? Almeno dieci giorni di tempo, senza contare i costi. Tener duro, continuare nelle ricerche, e sperare nel ritrovamento? Ma se di un carico si perdono le tracce per giorni e giorni; se inutilmente il nostro signor Wolf - il risolutore di problemi - si è sgolato a forza di telefonare a destra e a manca; se più o meno tutti coloro che con questi benedetti bancali ci hanno avuto che fare sono stati sentiti e interrogati, alcuni anche con metodi discutibili; se almeno sei diversi magazzini - collocati quattro nel Nord Italia, uno presso Roma e uno presso Bari - sono stati rovistati da cima a fondo dai nostri emissari; be', in somma, ci dicemmo, se il ritrovamento avvenisse entro l'ultimo minuto utile (utile per andare in libreria il 5, per portare il libro alla Fiera del libro, per non farci mandare al diavolo dai giornalisti che telefonano due volte al dì per avere questo benedetto capolavoro...) ci sarebbe davvero da gridare al miracolo.
In somma.
In somma, siamo stati travolti dall'effetto Dorando Petri. A pochi metri dal traguardo siamo stramazzati. Ma l'umiliazione più forte era questa: essere stramazzati inciampando o scivolando su un ostacolo invisibile. Quattro bancali quattro volatilizzati da un momento all'altro, senza neanche dire Ciao. Non sapevamo più da che parte voltarci.
Voi che cosa avreste fatto al nostro posto?
Abbiamo tenuti i nervi saldi, abbiamo riso e scherzato come niente fosse, abbiamo temporeggiato con i giornalisti, abbiamo aggiornato il blog: ma ormai, ieri sera, al 3 di maggio, con il libro che già avrebbe dovuto essere impacchettato nei singoli colli destinati a ciascuna singola libreria, e già avviato alla destinazione ultima - ieri sera eravamo veramente sconfortati. E stamattina, arrivando in casa editrice, ho trovata proprio un'aria di tregenda.
Poi, alle tre del pomeriggio, un corriere si è presentato alla porta. "Sìo miga viàltri, ciò, l'azienda agricola Sironi?".
Via Mercalli, a Milano, è in pieno centro, dodici minuti a piedi dal Duomo.
"Siamo Sironi, sì".
"Eh, perché mi gavarìa quatro bancài, qua, che no se capisse pì 'ndove che i gà da 'ndare".
"Ma da dove arrivano".
"Mi, i gò caricài a Treviso... Ma i me gà scrìto, quà, in su le carte, do indirissi difarénti, e po' no se capisse, 'sta ròba, parte da Milàn, gà da rivàre a Milan, par cossa casso i la gà inoltrà via Treviso...".
"Non si preoccupi. E' tutta roba nostra. La prendiamo".
"Però gavì da firmàre qua...".
"Firmiamo tutto".
Domani, dopodomani al massimo, saremo finalmente in libreria: in tutta Italia, isole comprese.
Posted by giuliomozzi at 16:50 | Comments (14)
28.04.05
Un pubblico appello a Leonardo Colombati
Leonardo!, tu che leggi queste pagine e che sei da noi letto! Leonardo!, tu che sei lo scrittore di cui si parla adesso e hai scritto il libro di cui si parla adesso e che noi lo compreremo, quel libro! (E che lo leggeremo, quel libro!) Leonardo!, non sottrarti ai tuoi obblighi di scrittore! [...]
Così comincia un Pubblico appello a Leonardo Colombati apparso in Capitani coraggiosi, il blog di Gabriele Dadati e Giuseppe Mauro (che di Leonardo hanno scritto anche qui). Nei commenti la risposta dell'appellato.
Posted by giuliomozzi at 15:20 | Comments (0)
23.04.05
Che cos'è Perceber per me, e che cosa sono io per lui
di giuliomozzi
Ho letti svariati libri sul lavoro dell'editor, e ho ascoltati parecchi editor di buona fama mentre raccontavano (in pubblico, in privato) il loro lavoro. Mi si dice che il lavoro che faccio in Sironi, è appunto di fare l'editor (io preferisco dire: "Sono un consulente per la narrativa italiana"). Da tutti questi libri e da tutti questi racconti, mi è sembrato di capire che il lavoro dell'editor consiste principalmente in:
- tenere a bada l'ego dell'autore,
- far diminuire il numero di pagine,
- essere lo sparring partner razionale di un soggetto tendenzialmente irrazionale se non caotico (l'autore),
- sviluppare una qualche forma di mimesi dell'autore, e contemporaneamente rappresentare le ragioni del lettore (chiarissima Laura Lepri, a un convegno veneziano di qualche anno fa: "Il talento dell’editor sta nel mimetizzarsi, nell’entrare nella voce e nel progetto dell’autore – senza però lasciarsi sopraffare, conservando appunto la capacità di mediazione, ossia di pensare a chi leggerà"). (Attenzione: l'editor rappresenta le "ragioni del lettore", sì; ma del "lettore" immaginato dall'editore).
Un amico scrittore, qualche settimana fa, mi scriveva osservando che "da noi", cioè in Italia, ci sarebbe "l'abitudine consolidata di considerare l'autore un poveretto da gestire nel migliore dei modi, un po' come si fa con i matti".
In effetti, l'idea di editor che viene fuori dai cinque punti che ho detti prima è - tolta l'iperbole - più o meno quella.
Bene. Secondo me il lavoro dell'editor è l'esatto contrario. E l'esperienza fatta con Perceber (ma anche con altri libri particolarmente importanti, come Il suicidio di Angela B. di Umberto Casadei, Infanzia dea di Maria Luisa Bompani e Pausa caffè di Giorgio Falco) mi conforta nel pensarlo.
Nei confronti dell'autore io non rappresento le "ragioni del lettore". Rappresento le ragioni di un lettore, che sono io. E io sono un lettore che non dice al libro: "Dammi ciò che mi piace", bensì: "Dammi ciò che non conosco".
I quattro libri che ho citati sono, per me, avventure nell'ignoto. Sono libri belli grossi, e che mi sarebbe piaciuto fossero ancora più grossi. Sono libri in cui l'ego dell'autore (e si tratta di quattro eghi assai diversi) la fa da padrone. E sono libri, tutti e quattro, che mentre espongono un caos di superficie edificano al loro interno un organizzatissimo ordine profondo. Che non è un ordine logico-razionale, ma è un ordine del discorso: è una retorica.
Non posso dire di non avere avuta la tentazione di procedere a radicali semplificazioni. Ma l'ho tenuta a bada. I recensori di questi libri non hanno mancato di far notare che qualcosa non andava. Ad esempio Giovanni Choukhadarian, recensendo Il suicidio nell'Indice, ha scritto:
Il Suicidio è un libro sconcertante: spesso confuso, quando non proprio velleitario. Non si dà però alternativa. Il mondo di Gianni Dezanni [autore fittizio della maggior parte dei testi che costituiscono il Suicidio, gm] è regolato dal principio di indeterminazione e il nucleo teorico del romanzo risiede nella ricerca di un corto circuito, che per miracolo riordini le fila di una trama altrimenti deprivata di senso. I mezzi a disposizione di Casadei sono una strepitosa capacità di mimesi linguistica e stilistica e un controllo della materia narrativa decisamente allentato. Dal caos, Casadei/Dezanni è attratto in maniera invincibile – e la suprema antinomia di questo Suicidio consiste nel vano tentativo di ricomporlo per via di parola. [testo intero]
E Andrea Cortellessa, recensendo Pausa caffè sempre nell'Indice:
Se è proprio Nove [...] la matrice della stupefazione che contempla certe icone commerciali (dai brand delle merci alle intoccabili super-modelle), c’è anche molto del disincanto combinatorio del Balestrini narratore nella formula di Pausa caffè. Ma rispetto a questi classici moderni il rischio che corre Falco è quello di eccedere, per così dire, in grammaticalizzazione. Voglio dire che lo zapping del primo Nove, quello di Woobinda, era una pratica di rottura: salutare in quanto sperimentale. Non a caso il Nove attuale è da un’altra parte. Istituzionalizzare quello spezzettamento, o il balestriniano mix di materiali orali (per esempio riportando pressoché per intero una mattinata di cazzeggio a "Radioitaliasuper", come si fa alle pp. 130-138; oppure citando tutto il listino delle offerte di abbonamento Omnitel), sospende ogni ipotesi di sperimentazione e, al contrario, assume un linguaggio dato: per dire determinati contenuti. Come fa, con indubbia capacità di denuncia (non senza auto-irridersi sul piano fattuale: si leggano le amare pp. 180 e sgg.), il nostro scrittore. Eppure, a lettura compiuta, non si riesce a non pensare che non era un caso se Woobinda non superava le 140 pagine. Una volta dimostrata la capacità urticante di uno spot, non si vede il bisogno di replicarlo sei o sette volte. [testo intero]
A proposito di Infanzia dea (libro che, lo dico tra parentesi, essendo scritto da una donna, è passato quasi inosservato) ha scritto in Legendaria Gaja Cenciarelli:
È così che la Bambina diventa autrice di quelle pagine, sostituendosi all'"adulta scrivente", e presentandoci la sua vita. Un'azione di annientamento aveva lasciato macerie e ricordi davanti agli occhi dell'adulta: aveva cancellato, ridotto a niente la sua vita, svelandone i segreti. Il libro, al contrario, pur mettendo a nudo gli eventi e le emozioni, si costituisce come creazione, come creatura che si oppone al nulla, al sopracitato annientamento. Diventa, quindi, la casa della Bambina. Che riesce, perciò, a ricostruire le quattro mura entro cui vivere, esplorare, comprendere, osservare, per sempre. [testo intero]
I linguaggi sono molto diversi, ma a me sembra che queste tre recensioni finiscano col segnalare eventi simili. Segnalano che i libri in questione sono libri che "si costituiscono come creazione"; che, in quanto "si oppongono al nulla" tendono ad essere esageratamente lunghi (448 pagine il Suicidio, 352 Pausa caffè, 224 Infanzia dea: in Italia un libro sembra lungo quando supera i cinque sedicesimi, ossia le 180 pagine) e a costituirsi (anche) per accumulazioni di materiali (il controllo sui quali può essere "decisamente allentato"); che tutti hanno in comune una "strepitosa capacità di mimesi linguistica"; che tutti mettono in questione l'autore, contemporaneamente disgregandolo e ricomponendolo, facendone una sorta di piccolo demiurgo che si arrabatta a costruire sé stesso, e un mondo vivibile, con i pezzi avanzati da una creazione ormai andata a ramengo.
Bene. Tutte queste cose si possono dire anche di Perceber. Pari pari.
Non è un caso, mi dico, se quattro libri così intimamente (cioè nel profondo: intus) simili escono, nel giro d'un paio d'anni, presso lo stesso editore. Non è un caso, mi dico, se quattro personalità così apparentemente diverse producono libri così diversi in superficie e così intimamente simili.
La mia influenza (il lavoro dell'editor è un'influenza, non c'è scampo) su questi quattro libri è stata diversissima. In Infanzia dea ho contribuito, dando a Maria Luisa una sorta di "spintone", a far venire fuori le "voci" che parlano nel libro (prima una, poi ciascheduna, poi tutte). Nel Suicidio di Angela B. sono implicato in maniera bizzarra (Umberto ha cominciato a scrivere quella cosa lì a partire da una mia imbeccata, come è raccontato qui), ma poi il mio lavoro (e di Paola Borgonovo) è stato sostanzialmente il lavoro di un'ostetrica: Umberto procedeva tra mille esitazioni, continuava a intervenire, non era mai soddisfatto, e a noi è toccato scegliere il momento in cui il bimbo ci sembrava maturo, e darci un taglio. Con Giorgio non ho fatto altro che aspettare e, quando il dattiloscritto è arrivato, non dire: "Potremmo farne un libro di 140 pagine" (tentazione che, naturalmente, ho avuta).
Che cosa è dunque Perceber per me? Non è altro che il quarto (almeno il quarto) tentativo di offrire una chance a una letteratura creazionistica. Che nell'epoca delle grandi narrazioni che non funzionano più, del crollo delle ideologie, della dissoluzione dell'io, della frammentazione del soggetto, della morte e definitiva sepoltura di dio, del pensiero debole, eccetera eccetera, tenta di fare il gesto di "costituirsi come creazione".
Un gesto, in somma, di strepitosa, vitale, gioiosa positività (non per niente un'altra caratteristica comune di questi quattro libri è: che ci sono dentro un sacco di pagine esilaranti). Una positività difronte alla quale un critico avveduto e aggiornato potrebbe reagire con le armi affilatissime e novecentesche dell'ironia e dello scetticismo. Ma io, oggi, credo fermamente che di questa positività abbiamo un gran bisogno.
Posted by giuliomozzi at 08:27 | Comments (5)
21.04.05
Il trentacinquesimo anno
di Leonardo Colombati
Oggi è il mio trentacinquesimo compleanno. Insieme a me festeggiano la città di Roma (che ne compie 2.758) e il grande Toninho Cerezo, che nella stagione 1983-’84 costituì assieme a Paulo Roberto Falcao, Carlo Ancelotti e Bruno Conti (con Di Bartolomei libero “atipico”) il più bel centrocampo della storia del calcio moderno.
Non mi soffermerò su queste madeleine giallorosse – anche perché i tempi son tornati ad essere cupi e il ricordo di certe prodezze fa male – e andrò dritto al punto: fra quattordici giorni esatti, il 5 maggio, uscirà finalmente ‘sto benedetto Perceber, il mio primo romanzo.
Il buon Giulio mi ha chiesto di scrivere qualche impressione “della vigilia”, come si fa coi calciatori prima di una finale di Champions League. E io mi sono domandato se dissimulare o meno la mia angoscia; che faccio, un pezzo spiritoso-falso-pretenzioso in cui dichiaro che la pubblicazione del mio libro non è poi tutta ‘sta gran cosa, oppure mi sdraio sul lettino, davanti a uno specchio, e lascio che i miei fantasmi si agitino a spaventare tutti i futuri scrittori all’esordio?
Bisogna che io dica la verità. D’altronde, Perceber è così pieno di panzane, bugie, improbabilità, che il lettore potrebbe ricavarne l’idea che io sia un contaballe di prima categoria; e siccome la cosa non è poi così lontana dalla realtà, mi accingo qui a riequilibrare la mia immagine compromessa, parlandovi con il cuore in mano.
Da circa dieci giorni ho perso il sonno. Mi sveglio nel bel mezzo della notte e immagino ad occhi aperti una di queste scene:
La prima: Il libro esce, i più importanti critici letterari del Paese si sperticano in elogi di una grassezza rablesiana, la gente fa la fila davanti alle librerie come nell’estate del 1967 per Sgt. Pepper, la nazione intera è contagiata non solo dalla genialità del romanzo, ma anche dalla simpatia, intelligenza e profondità del sottoscritto; c’è una gara ad estorcermi pareri sulla crisi di Governo, sul probabile ritorno di Zeman sulla panchina della Roma, sul programma preconciliare del nuovo Papa, su Shakespeare e il teatro elisabettiano, sul rincaro della benzina, sull’Essere…
La seconda: Il libro esce, insieme ad una recensione favorevole sul giornale “X”, che però non fa vendere un libro. Una settimana dopo esce una stroncatura del giornale “Y”, cui si accodano altri tre-quattro critici. Nelle settimane successive continuo a chiamare in casa editrice per chiedere il rendiconto delle copie e mi sento rispondere: “Si muove. Lento, ma si muove”. Alla Feltrinelli di Largo di Torre Argentina mi presento alla cassa con otto copie di Perceber, senza poter usufruire della tessera che dà diritto allo sconto perché sarei ignobilmente smascherato come uno di quegli autori che si comprano per far vedere all’editore che non si è sbagliato. La ragazza prende i libri e i centotrentasei euro in contanti (di cui l’editore mi avrebbe restituito, dopo un anno il sette per cento) e battendo il prezzo sul registratore di cassa sbiascica: “È il secondo, oggi”.
“Il secondo cosa?”
“A comprare Colombati.”
“Ah. E ne avete venduti molti?”
“Con lei, nove su nove.”
“Scusi?”
“Nove ne avevamo e nove ne abbiamo venduti”, dice la ragazza. “Ma la cosa incredibile… non m’era mai capitato prima… è che la signora che ha comprato l’altra copia, stamani, ha pagato con la carta di credito…”
“Non mi sembra una cosa…”
“No. Vede… La signora di cognome faceva Colombati. Credo che fosse la madre.”
Oggi è il 12 luglio.
Il ventotto per cento delle copie del mio romanzo vendute a Roma si trova sotto un telo di plastica, accanto alla BMW station-wagon parcheggiata nel garage di casa dei miei genitori. Il quattordici per cento è nascosto dietro la prima fila di libri in basso a sinistra della libreria del salotto del mio appartamento. Un altro dieci per cento fu acquistato dagli amici e parenti che si degnarono di intervenire alla presentazione da Bibli, in Trastevere. Per l’occasione avevo indossato il mio completo di velluto verde marcio e una cravatta di maglia bordeaux comprata al volo da Schostal…
Quando riesco a non sognare ad occhi aperti due dei mille possibili destini cui andrà incontro il mio romanzo, mi prende una strana euforia. Non perché la smetta di pensare a Perceber - ci penso continuamente - ma perché riesco a vedere il lato buono della cosa.
Il “lato buono” è l’oggetto che sto sfogliando in questo momento. Non è il mio romanzo, quelle cinquecento e rotte pagine che sono andato affastellando nell’ultima decade; è un libro – che è un altro affare.
Innanzitutto ha una copertina (su cui Giulio, su questo sito, ha svolto esaurienti considerazioni…), una copertina che mi piace perché è stata assemblata con “pezzi” prodotti da due miei grandi amici: il disegno è di Haluk Akakçe e la bandella l’ha scritta Alessandro Piperno. Il loro due nomi, stampati lì sopra, fanno compagnia al mio – sembra che ci siano per darmi un po’ di coraggio.
Poi, aprendo il volume, non posso fare a meno di andare subito in fondo, alla pagina dei Ringraziamenti. In testa ho messo i miei due datori di lavoro, quei “Mr. Booth e Mr. Thompson” che a leggerli così fanno pensare ad un vecchio duo da Music Hall. Dal 1996 lavoro per una ditta inglese che produce cavi in fibra ottica. Diciamo che m’hanno assunto più o meno quando iniziavo a scrivere Perceber; vi renderete conto che del tempo che per scrivere ho rubato al lavoro dovevo per forza ringraziare Mike e Paul.
Passo poi a ringraziare Bernardino Sassoli, con cui parlo di letteratura e di musica da quando avevo quindici anni. Se non ci fosse stato lui nella mia vita, dubito che avrei letto tutti i libri che ho letto ed ascoltato tutti i dischi che ho ascoltato.
Renato Marini è “Tato” sin dal giorno in cui ci siamo ritrovati nella stessa classe, in prima elementare. Si dà il caso che oltre ad essere “Tato” il nostro sia anche un valente avvocato. Della sua consulenza mi sono avvalso quando ho dovuto imbattermi (non di rado) in norme e cavilli giuridici che la trama del libro mi imponeva.
I Ringraziamenti si chiudono con cinque nomi. Alessandro Barbero è uno scrittore che mi è sempre piaciuto moltissimo; a lui inviai il primo capitolo di Perceber: mi rispose con una lettera che fu il primo incoraggiamento da parte della Repubblica delle Lettere. Marco Monina è l’anima di PeQuod, una casa editrice che mi propose di pubblicare il libro. Il fatto che poi Perceber andò a Sironi non mi ha vietato di instaurare un’amicizia di cui vado orgoglioso, corroborata dalla comune predilezione per la buona tavola. Giuseppe Genna mi rese la persona più felice del mondo quando nel febbraio del 2004 pubblicò a sorpresa sul suo sito una serie di elogi sperticati nei confronti del mio romanzo. Ci siamo conosciuti poco tempo dopo ed ora siamo grandi amici. Durante tutto il tempo che è trascorso dalla fine della stesura di Perceber alla sua pubblicazione, ogni volta che mi sentivo insicuro di quanto avevo scritto, chiamavo Giuseppe e mi facevo tirare un po’ su. Posso dire che il Genna è stato il mio antidepressivo. Mario Desiati e Alessandro Piperno li ho conosciuti un anno fa, quando Perceber era stato già (quasi tutto) scritto. Diedi loro il libro e tornarono con una serie di giudizi così precisi e così importanti per me, che ho voluto ringraziarli ex post. Tra l’altro devo dire che Mario ed Alessandro mi sembra di conoscerli da sempre: si è instaurata tra noi una di quelle amicizie che credevo fosse possibile inaugurare solo nell’adolescenza.
Prima di questi ultimi Ringraziamenti, ne ho fatti degli altri. Alla Sironi. In particolare a Giuseppe Vottari, che per primo lesse Perceber, e a Paola Borgonovo, l’editor più appassionata e pignola del mondo. Quando dico che una cosa è il Romanzo e una cosa è il Libro, penso a lei.
E poi c’è Giulio. L’Artefice. Be’, se sono qui a sproloquiare, lo devo a lui.
Perceber è dedicato a mia moglie Gaia e ai miei due figli, Margherita e Matteo. Quando uno scrittore dice d’aver “sottratto tempo alla propria famiglia” dice una cosa inesatta, perché presuppone un calcolo delle ore passate a scrivere. Non c’è solo quello. Chi edifica un castello – o un gioco – e gli dà la forma di un libro ha molte colpe in più da farsi perdonare: è colpevole di avere sempre la testa fra le nuvole, è colpevole di vanità, è colpevole delle mille attenzioni che avrebbe dovuto rivolgere alle persone che ama e che invece ha destinato a personaggi fittizi – vecchi pazzi, giornalisti omosessuali, pediatri pedofili…
Ora che l’avventura è finita (e al tempo stesso sta per cominciare) è a te, Gaia, è a voi, Margherita e Matteo, che voglio dire pubblicamente questo: che in tutto questo tempo, anche pensando ad altro, non ho mai smesso un solo istante di pensarvi e di amarvi, e che non c’è libro – nemmeno Guerra e pace, nemmeno Re Lear – che possa competere in bellezza con la vostra bellezza.
Posted by giuliomozzi at 00:01 | Comments (10)
18.04.05
Le copertine di Perceber [4 - fine]
di giuliomozzi
[prima puntata] [seconda puntata] [terza puntata]
Haluk Akakçe piombò dunque su Roma. Nella sua cartelletta aveva una scimmia. Che scimmia? Una scimmia, una vera scimmia. Quella scimmia, precisamente, a proposito della quale nel quarantunesimo e ultimo episodio di Perceber (il cui titolo è ovviamente: Roma) si legge:
La scimmia più vecchia, quella con la protesi alla zampa destra - quella, insomma, su cui i Cinesi contavano di più - aveva al collo un nastrino rosso da cui pendeva un fermaglio forgiato a formare i seguenti ideogrammi:
Il significato di questi tre ideogrammi mi è ignoto. In Perceber è spiegato da qualche parte che, interpretandoli come se fossero una scrittura sillabica, comporrebbero la parola: Ro-mo-lo. Che peraltro non so se è il fondatore di Roma, o il povero Romolo Carpi: l'uomo la cui gamba, amputatagli da una ruota di tram, è al centro (almeno apparentemente) dell'intreccio di Perceber.
Vista la scimmia, Leonardo concepì istantaneamente una serie di copertine a forma di scimmia. Il disegno di Haluk Akakçe aveva un bellissimo sfondo di colore rosso. Bisogna dirlo: era un disegno così forte e preciso, che c'era poco da girarci attorno. Si poteva mettere la scimmia un po' più a destra o un po' più a sinistra, ma poco cambiava. Il problema non era quello. Il problema era che ormai, dopo tanta fatica e tante discussioni, noi ci eravamo fermati. E, tutto sommato, non avevamo tanta voglia di cambiare ancora. Già il libro Perceber è una cosa pazzesca, ci dicevamo, cerchiamo di non fare pazzie anche sulla copertina... Ma Massimiliano, direttore editoriale di Sironi, non fece una piega. Dovevamo metterci pazientemente a discutere, di nuovo. Preparò un bozzetto, lo spedì a tutti (le discussioni più avvincenti, dalle nostre parti, si fanno per posta elettronica) e scrisse: "Ecco la proposta con l'immagine dell'uomo-scimmia su sfondo rosso. Dobbiamo decidere quale tra le due utilizzare. Personalmente penso che siano entrambe due ottime soluzioni. Fatemi sapere le vostre opinioni".
"Sinceramente, mi piace molto la scimmia", scrissi io. Paola: "Io continuo a trovare l'alchimista perfetto. Io un libro così lo comprerei senza neanche aprirlo... La scimmia invece mi spaventa. Non credo che prenderei in mano il libro. Però, a prescindere dai miei gusti, la scimmia mi pare una copertina ben fatta. Quindi lascio scegliere a Leonardo". Ilaria: "Mi piacciono molto entrambe! Però quella con l'alchimista mi sembra meno 'oscura', e più appetibile". Fausto: "Io voto per l’alchimista: mi sembra più 'immediato' della scimmia". Pietro: "Così a scatola chiusa tra queste due: la scimmia. Ma preferirei l'alchimista con colore seppiato da per tutto (senza il rosso) e con il font precedente". A quel punto io rivelai quanto i nostri visitatori già sanno dalla puntata precedente: "Ieri sera alle 20 circa Leonardo mi mandava una riga sul telefono, dicendo: 'non rompo più le palle, non cambio più idea, lo giuro, mi va bene l'alchimista'. (Può testimoniare Massimiliano, che gliel'ho subito girato). Stamattina, vedendo le due prove, Leonardo era ancora nelle incertezze. Io invece mi sento molto sicuro: e dico che l'alchimista è una gran bella copertina, ma la scimmia ci ha un di più che la rende - secondo me - formidabile". Paola: "Se Leo è d'accordo, allora l'alchimista". Enrica: "Anche a mio parere vince l'alchimista, però comunque la scimmia non e' male". Marina: "Esteticamente è senza dubbio la scimmia. Ma concettualmente è un po' ermetica forse. Se si usa l'uomo lo preferirei con i colori della scimmia".
Ora: io, di quella scimmia, ormai mi ero innamorato (e sapevo che se n'era innamorato, segretamente, non osando più nemmeno dirlo, anche Leonardo). Così mi misi di buzzo buono, e scrissi un'email lunga lunga (che qui vi scorcio anche, peraltro):
Io credo che la scimmia sia la scelta migliore.
Dato per scontato che stiamo ragionando per impressioni e sensazioni(nessuno di noi è uno scienziato della comunicazione, non abbiamo una ricerca di mercato sottomano ecc.), provo a dire - come se fossi un lettore che le vede per la prima volta: per finta, quindi - le sensazioni che queste due copertine mi danno.
Anzi: non le copertine, ma i due complessi titolo + sottotitolo + immagine + grafica + [...].
- Perceber, all'inizio, è solo un nome. Un marchio. Magari al primo colpo non lo pronuncio nemmeno correttamente: magari dico Percèber, oppure pronuncio la "c" all'italiana. Al secondo colpo mi rendo conto che è una parola spagnola, che significa probabilmente "percepire", e allora penso alla percezione.
- poi leggo: "romanzo eroicomico". Al primo colpo penso: "Bene, è comico". Comico è quasi universalmente, e anche per me, prossimo a: "piacevole". Poi mi ricordo di quello che ho studiato a scuola, e mi accorgo che "romanzo eroicomico" è un pleonasmo: se il romanzo è un "poema eroicomico in prosa", un "romanzo eroicomico" è un "romanzo romanzo". Quindi questo libro qui, che ormai lo sto guardando bene, è un "romanzo romanzo", inevitabilmente quindi un - come dire? - "più che romanzo", un "romanzo più romanzo di tutti gli altri", o qualcosa del genere: un "iper-romanzo", un "romanzo ultrapsichico", dìtelo come volete.
- e quindi mi rendo conto che questo romanzo, grazie al pleonasmo, si mette in una tradizione: che è la tradizione appunto del poema eroicomico in prosa, la tradizione di Rabelais, Cervantes, Fielding, eccetera, fino al Joyce che quella tradizione ripesca e re-innerva tentando di salvare il romanzo dalla palude positivistico-realistica ottocentesca (e non ce la fa), fino ai narratori statunitensi d'oggi che, forse perché privi di passato (è una cosa che si pensa sempre degli statunitensi, questa), invece riescono dove Joyce ha fallito: e fanno poemi eroicomici in prosa che diventano popolari, che si fanno leggere volentieri, che in somma non restano lì a fare i monumenti sullo scaffale.
- In somma, questo libro qui ci ha delle ambizioni mica piccole. Anzichenò. Gigantesche.
A questo punto osservo la copertina (lo so che non si fa così, che si vede prima l'immagine; ma portate pazienza)
- E tuttavia, benché si abbiano delle ambizioni, questi qui (ormai l'hopreso in mano, il libro) mi mettono su questa cosa che sembra veramente il Codice da Vinci dei poveri: un muro sgraffiato, un disegnino vagamente alchimistico, un font squinziamente in stile antiquario. Bello, per carità. Ben fatto. Modaiolo. Opportunistico, ma chi ha qualcosa da ridire contro l'opportunismo? Ma ho comunque una sensazione, come dire?, di volgarità. Certo: questi piccoli editori devono pur campare. [...]
[Alternativa:
- Cusa l'è che l'è, quéla cosa lì lì rossa? Diobòno, sarà minga un romanso comunista? Che ghe ne vorìa, ormai, de 'sti ani... Varda ciò (lo prende in mano), a ghe zé anca 'na sìmia in covertina... Se 'a zé na sìmia... "Pe-ce-ber". E cossa saràlo, 'sto Percebèr. "Romanso eroi-comico". Mah. I eroi no i esiste pì, i dize. 'Desso i zé deventài anca còmici...]
No, così non va bene. Riproviamo:
- Certo però che questo libro, a guardarselo bene (sto sfogliando, giro e rigiro il volume) ci ha questa pretesa di essere una specie di oggetto d'arte. Già questo rosso violento, non è mica una coosa normale. E - oohhh, guarda questi apparati, queste noticine... scritte così in piccolo... E questi disegnetti alchemici della quinta elementare... Ragazzi, sì, questo è proprio uno che se la tira...
- Peraltro questa scimmia (è una scimmia? sì, lo è, sembra la scimmia di un manga spaziale-mutante, tipo Evangelion o Alita o Eden) è davvero una bizzarra creatura. Con tutte queste cose che le escono dalla testa...
- Bravi, però, che stavo ancora sulla porta della libreria e già lo vedevo, da distante, questo bel pugno di rosso... Oddìo, che detta così sembra un libro comunista... Invece ho sentito dire che l'autore è uno di quei neocon di merda... Ma chissà... A forza di leggere gli statunitensi sarà diventato statunitense anche lui...
Ma non è neanche esattamente così. E' piuttosto così:
- Bella! E che bel rosso!
Alla fin fine. Non dico che la copertina alchimistica non sia una copertina efficace. Il problema è che, nonstante tutti i ragionamenti, è una copertina che promana (va bene "promanare"?) una quantità di sensi e significati che purtroppo non sono quelli giusti. Sensi e significati più su un piano editoriale: fa, in somma, essere questo libro, un libro d'altro genere rispetto a ciò che è.
Invece la scimmia mi sembra, da questo punto di vista, perfetta. La scimmia è Baldini, il Grande Imitatore. La scimmia è Leonardo. (La scimmia siamo noi, volevo anche scrivere, ma poi mi è sembrato eccessivo).
Non credo, sinceramente, che la scimmia sia un disegno "respingente". Mi rendo conto che le tolleranze al deforme e/o al mostruoso ecc. possono essere molto diverse.
Ma non vedo niente di mostruoso in quella scimmia. In quella graziosa, elegante, un po' mutante Cheeta.
Nelle discussioni per iscritto vale un antico principio: vince chi scrive la lettera più lunga, a prescindere dalla qualità delle sue argomentazioni. Ma in realtà la scimmietta piaceva davvero a tutti: e poi così veniva fuori una cosa più semplice, più sciolta, più sparata. E più bella. Perché la scimmietta di Haluk è veramente bella.
Ecco dunque il bozzetto definitivo della copertina di Perceber:
E' una buona copertina? Non lo è? Ma: non lo sappiamo. Però, possiamo dire che ci abbiamo provato.
Posted by giuliomozzi at 15:50 | Comments (18)
12.04.05
Le copertine di Perceber [3]
di giuliomozzi
Non appena ci sembrò di essere arrivati a un punto fermo Leonardo cominciò ad inquietarsi. Il fatto è che sulla scelta della copertina di Perceber pendeva una spada di Damocle. Circa un anno prima di questi fatti, quando la storia editoriale di Perceber era appena cominciata, Haluk Akakçe, artista turco nato ad Ankara e residente a New York, amico di Leonardo, gli aveva promesso un disegno per la copertina. Della cosa, poi, per un anno circa, tra Leonardo ed Haluk non si era più parlato. "Cosa vuoi", diceva Leonardo, "Haluk è sempre che corre su e giù, tra il Moma e la Tate Gallery, adesso ha pure da fare questo megavideo per la città di Las Vegas, da proiettare su uno schermo lungo duecento metri... Magari se n'è dimenticato, figùrati...". E tuttavia la cosa restava irrisolta. Leonardo non aveva voglia di fare uno sgarbo ad Haluk. E non aveva nemmeno voglia di farsi vivo per chiedergli un disegno più o meno sui due piedi. Allora cominciò a trafficare. Provò a mettere insieme una copertina con le immagini di opere di Haluk che trovava nei cataloghi delle mostre o in rete. Tirò fuori una strana cosa, vagamente Belle Epoque: una donna sottile sottile, e un orlo di gonna con due scarpettine sotto (non so nemmeno se si trattasse di un unico disegno di Haluk, o dell'incastro di due fatto da Leonardo). Noi guardammo la cosa con una certa perplessità.
La perplessità aumentò quando all'immagine vagamente Belle Epoque fece seguito (e qui già Haluk non c'entrava più niente) la Belle Epoque in persona: una ballerina di cancan, con le sue brave mutande rosse belle in mostra, e la gonnellona alzata come una gran ruota di pavone. In casa editrice esaminammo il tutto con un senso di disorientamento. Ma che c'entrava, con Perceber, quella gonnellona alzata come una gran ruota di pavone? (Un po' c'entrava, forse; non come soggetto, ma come gesto: provate a leggere qui). Mah. A Leonardo non dicemmo niente. La data di chiusura del libro si avvicinava. Rimettere tutto in discussione era troppo rischioso. Il libro doveva essere pronto per la Fiera del Libro di Torino, non potevamo permetterci di mancarla.
E così, mettemmo a punto il bozzetto definitivamente definitivo. L'immagine da Fludd, un bel rosso di sfondo. Ci piaceva. Convinceva tutti: se non convinceva del tutto, convinceva (tutti) abbastanza. Anche Leonardo si mise tranquillo. Una sera, dopo l'ennesima discussione, mi mandò (erano quasi le nove, io stavo da mezz'ora ad aspettare una persona davanti a un cancello chiuso; faceva freddo, tirava vento) un messagio nel telefono: "Ho deciso. Fludd è la copertina giusta. Giuro che non cambierò più idea".
Il giorno dopo la notizia corse da Roma a Padova, da Padova a Milano. Haluk Akakçe aveva telefonato da New York. Era in arrivo. Si sarebbe fermato a Roma qualche giorno. Lo avrebbe ospitato il fratello di Leonardo. E, cosa ben più grave, aveva con sé un disegno per la copertina.
[continua] [prima puntata] [seconda puntata]
Posted by giuliomozzi at 15:46 | Comments (6)
10.04.05
Visualizzare Perceber
di giuliomozzi
Incipitario segnala, nei commenti al post precedente, un problema di visualizzazione di questo sito. Con Internet Explorer, dice, lo vede così (cliccare sull'immagine per ingrandirla):
Con Firefox, invece, lo vede così (cliccare ecc.):
Ora, ciò che Incipitario vede con Internet Explorer è ciò che vedo normalmente anch'io (che, appunto, uso Internet Explorer). Ed è, a torto o a ragione, ciò che mi auguro veda chiunque passi di qui. Faccio mia, dunque, la domanda conclusiva di Incipitario: "Qualcuno ne sa più di me?".
Posted by giuliomozzi at 22:52 | Comments (13)
08.04.05
Le copertine di Perceber [2]
di giuliomozzi
L'esperimento con l'immagine tratta da un libro del filosofo e mnemologo Robert Fludd (per la quale rimando alla puntata precedente) sembrò convincente. Non ci sembrava importante, all'inizio, che l'immagine fosse proprio quella lì; a Leonardo interessava che fosse un'immagine di quel tipo. Ci mandò infatti qualche esperimento con altre immagini fluddesche (vedi a sinistra, cliccare per ingrandire). Ma ben presto ci rendemmo conto che la prima scelta, come spesso avviene, era quella buona. Si tornò quindi a lavorarci sopra, con altri esperimenti (come ad esempio questi due: "selleriano" quello su fondo azzurro carta da zucchero, "wuminghiano" quello ispirato alla copertina di 54).
Naturalmente l'eterna domanda è: che cosa fa di una copertina una buona copertina? Che relazione deve esserci tra l'immagine esterna e il contenuto del testo? Che relazione deve esserci tra l'immagine e il titolo? E, nel particolare: che cosa ci sembrava che facesse di quell'immagine (misteriosa per i più, e in buona parte misteriosa anche per noi) una buona immagine per il libro di Leonardo? Sicuramente quell'immagine rimandava a un sapere arcano e misterioso, o semplicemente così antico da apparire - a noi ignoranti - arcano e misterioso; quell'omino con tutte quelle strane cose che gli uscivano dalla testa ci davano l'idea di un pensiero cosmologico, di una riconduzione del tutto all'intelletto dell'uomo; ma era poi così? Ed era la cosa giusta?
In realtà, non facemmo poi tante discussioni. L'immagine ci piaceva. Non avevamo modo di fare delle indagini di mercato. Dovevamo (come abbiamo sempre dovuto, peraltro) fidarci delle nostre impressioni, delle impressioni di Leonardo, delle impressioni di tutti coloro ai quali mettevamo sotto il naso l'immagine. Avevamo esitazioni? Sì, parecchie. Alla fin fine, un ragionamento (un cattivo ragionamento, oserei dire ora) tagliò la testa al toro: da quell'immagine poteva venire fuori una copertina inequivocabilmente alla moda. E, per una casa editrice piccola come la nostra, riuscire una volta tanto a fare qualcosa di modaiolo (in Italia, o sei alla moda o non vendi un fico secco; questa è una regola che ha le sue eccezioni, ma è una regola che c'è; e dico: "in Italia" solo perché non ho idee precise su che cosa avvenga all'estero), ci sembrava un risultato interessante.
Ma era ormai tempo di trasferire il tutto nelle mani di un professionista. Il quale lavorò, lavorò, lavorò, e poi ci fornì una serie di varianti della copertina-Fludd (cliccando sulle immaginette si ha l'ingrandimento; che "pesa" tra gli 80 e i 100K):
A questo punto, ci sembrò di essere arrivati in porto. Io mi feci coraggio, e misi l'omino di Fludd addirittura nella "testata" di questo sito. Quello che non sapevamo, era che la vera avventura stava per cominciare.
[continua] [prima puntata] [terza puntata]
Posted by giuliomozzi at 12:04 | Comments (3)
07.04.05
Il lettore sulla via di Damasco
...tutti gli scrittori, [...] anche quelli che danno alle stampe libri difficili fino all’illeggibilità, sperano in cuor loro che il “lettore-medio” resti misteriosamente folgorato sulla via di Damasco, lasci l’ultimo Ken Follett sullo scaffale della Feltrinelli e vada alla cassa con il suo.
In Nazione indiana, Gianni Biondillo (qui a sinistra) conversa con Leonardo Colombati. Tema: l'invidia (e altro). [Qui i commenti in Nazione indiana] Questa conversazione fa parte di una serie di conversazioni (intitolate complessivamente Vomitorium) che Gianni Biondillo sta tenendo con vari scrittori: finora ha pubblicato quelle con Franz Krauspenhaar, Raul Montanari, Piersandro Pallavicini]. Gianni Biondillo è l'autore dei romanzi Per cosa si uccide e di Con la morte nel cuore, entrambi pubblicati da Guanda.
Posted by giuliomozzi at 16:09 | Comments (0)
Copia pilota + libri che si muovono + pubblicità integrale
di giuliomozzi
Le copie-pilota di Perceber, che sono state spedite in questi giorni a una ventina di giornalisti di cultura e critici letterari, non portano la copertina definitiva. Non è che vogliamo fare i misteriosi. La verità è che la copertina definitivamente definitiva, quella da mandare in stampa (quella che va in stampa oggi), l'abbiamo messa a punto solo ieri. Le copie-pilota hanno al loro interno una Nota: "Questa edizione del romanzo Perceber è distribuita in un numero limitato di copie*, in anteprima rispetto alla stampa e alla diffusione nel circuito librario (che avverrà nel maggio 2005). Corrisponde alla stesura definitiva dell'autore ma non è ancora stata sottoposta alla completa revisione della redazione editoriale. Pertanto è possibile che vi si rinvengano refusi o disuniformità grafiche e che si verifichino parziali difformità tra la presente versione e l'imminente edizione a stampa".
A che cosa serve far circolare delle copie-pilota un mese prima dell'uscita in libreria? Serve a far sì che i giornalisti di cultura e i critici letterari che eventualmente vorranno parlare (bene o male) di Perceber possano farlo, se vorranno, nell'imminenza della pubblicazione o a pubblicazione appena avvenuta.
In Italia (non solo in Italia) i libri hanno vita assai breve. Per il libraio medio, un libro che non si muove (questa è la parola del gergo professionale) già nei primi giorni d'uscita, è un libro nato morto. E l'unico modo** che un editore ha, per far sì che il libro d'un esordente ignoto cominci a muoversi fin dai primi giorni, è facilitare l'uscita di articoli, positivi o negativi che siano, in vicinanza della data di pubblicazione.
Naturalmente, può funzionare o no. Non si sa mai. Il lavoro di ufficio stampa (che in Sironi è fatto da Enrica Brambilla e Pietro Coerezza) è un lavoro difficile (per contatti: qui).
* Una ventina.
** C'è anche un altro modo: si comperano spazi pubblicitari. Noi non ce lo possiamo permettere. Ieri, a Milano, ho visto un tram completamente ricoperto della pubblcità dell'ultimo romanzo di Wilbour Smith. Stamattina ho data un'occhiata alle pagine dedicate alla pubblicità integrale nel sito dell'Azienda Trasporti Milanese, e poi al sito di IGPDecaux, l'agenzia che gestisce appunto la vendita di spazi pubblicitari sui mezzi di trasporto dell'Atm. Non ho avuto il coraggio di telefonare per farmi dire i prezzi. Non che ce li potremmo permettere. Ma così, tanto per saperli.
Posted by giuliomozzi at 12:19 | Comments (1)
03.04.05
Le copertine di Perceber [1]
di giuliomozzi
Nei giorni scorsi, nell'imminenza della "chiusura" e dell'andata in stampa c'è stato l'ultimo serrato confronto sulla scelta della copertina. Diciassette giri di email in una sola mattina... Senza contare che, in effetti, non è che ne stessimo discutendo per la prima volta. Anzi. Probabilmente mai copertina, in Sironi, fu più sofferta di questa. Anche perché Leonardo, vulcanico com'è, ha continuato fino all'ultimo a bombardarci di proposte e controproposte. Tanto perché si capisca il tipo: ogni proposta che ci spediva (e certi giorni ne spediva due, tre, quattro) era sempre una "ultima proposta", quando non addirittura un' "ultimissima".
Immagino possa essere curioso, per chi si domandi come avvengono certi processi decisionali nelle aziende editoriali, avere una "campione" del vortice di proposte che si sono succedute. Cominciamo con alcune proposte di Leonardo (in ordine cronologico). Per vedere le immagini grandi, basta cliccare sulle immagini piccole. Le immagini grandi sono tutte sui 50-60K.
A sinistra: 3 dicembre 2004. Sancta simplicitas. Il modello è (e resterà a lungo, con andate e ritorni) la grafica di McSweeney's (vedi anche il blog di Leonardo, o il sito della rivista di ciarlataneria musicale Medicine Show).
A destra: 14 gennaio 2005. Qui il modello è, invece, la copertina di L'arcobaleno della gravità, amatissimo (da Leonardo: e ora anche da me) romanzo di Thomas Pynchon.
A sinistra: 15 gennaio 2005. Proposta definita "ultimissima". Il modello è sempre L'arcobaleno della gravità (magari con i colori di Mason & Dixon, sempre di Pynchon).
A destra: 16 gennaio 2005. Il suggerimento di usare immagini tratte dai meravigliosi libri di Robert Fludd, studioso di alchimia (credo), mnemotecnica (di questo sono sicuro) e di tante altre cose, venne da Giuseppe Genna. Questo è un primo (assai confuso, mi pare) tentativo leonardesco.
A sinistra: 16 gennaio 2005. A questo punto, ci sembrava di essere più o meno arrivati. Il Fludd piaceva. Il problema era: trovare un'immagine di qualità sufficiente (e che non costasse una fortuna). Di immagini fluddesche, in rete se ne trovano a bizzeffe. Ma la qualità è, com'è logico, assai scarsa.
Ci mettemmo in caccia. Io ordinai un po' di libri di Fludd (ne esistono delle ristampe anastatiche curate - questo lo scoprii dopo - da un'associazione dichiaratamente massonica). Non era essenziale usare proprio quell'immagine lì: poteva andarne bene anche un'altra (ne vedremo), l'importante era ciò che quel tipo d'immagine poteva evocare.
Sempre che, ovviamente, nella mente del potenziale lettore sorgessero le stesse immagini che sorgevano nelle nostre menti...
[continua] [seconda puntata] [terza puntata]
Posted by giuliomozzi at 22:42 | Comments (3)
Dirittura d'arrivo
di giuliomozzi
Bene. Perceber è in dirittura d'arrivo. Bozze e controbozze, sulle quali Paola Borgonovo (lode a lei!) ha lavorato con una pazienza certosina fino all'eroismo, sono ormai completate. Lunedì o martedì il testo sarà spedito in tipografia. La copertina seguirà in settimana. Il romanzone sarà in libreria il 5 maggio 2005; il primo appuntamento pubblico è fissato all'8 maggio 2005, nel corso della Fiera del libro di Torino.
Si parte con una diffusione di poco meno di duemila copie. Ovviamente noi contiamo di vendere, alla lunga, molti milioni di copie di questo libro. Ma il grande comincia sempre dal piccolo: siamo fiduciosi.
E' stata una lunga corsa. Per Leonardo è cominciata nel 1992 (come ha raccontato qui). Per noi della casa editrice è cominciata solo nell'autunno del 2003. Ma è stata anche per noi una corsa appassionante. Cominciammo con un misto di esitazione ed eccitazione (ne parlai un anno fa nel mio diario); e proseguiamo oggi con un misto di convinzione e di speranza.
In questi giorni è partito un certo numero di copie-pilota (noi le chiamiamo anche pre-print): bozze stampate in digitale e rilegate con una copertina provvisoria, destinate prevalentemente a giornalisti (è un uso abbastanza frequente: soprattutto per libri di una certa mole e/o di una certa complessità).
Poi, naturalmente, tutto andrà come vorrà andare.
Posted by giuliomozzi at 18:40 | Comments (2)
07.03.05
Come ho scritto (in undici anni) Perceber
di Leonardo Colombati
Nel 1992 scrissi un racconto di cinque pagine intitolato Il silenzio di Alonso Barrulho, dove descrivevo gli strani usi degli abitanti di Perceber, un paese immaginario che collocai nella regione della Murcia, in Spagna. A Perceber si vive con l’incubo del silenzio, del bianco e dello zero: tutti parlano continuamente, senza riuscire a fare una pausa tra una parola e l’altra; e il bianco e i numeri arabi sono banditi per decreto. Fino a quando qualcuno – Alonso Barrulho, appunto: che un bel giorno ammutolisce – scopre che Perceber, i suoi abitanti, il mondo intero non esistono.
Il racconto era una cosa à la Swift, “trattata” con uno stile che cercava di rifarsi il più possibile a Calvino. Restò nel cassetto per quattro anni, finché non mi venne in mente di costruirci sopra un romanzo.
Nel 1996 vivevo a Londra, lavoravo per una multinazionale nella City, la sera svestivo i panni funebri dell’impiegato e mi trastullavo di fronte ad una vecchia macchina da scrivere Imperial, nera, che avevo comprato a Portobello. In una notte di febbraio, progettai l’intero romanzo, buttando giù una scaletta in trenta punti; e nei giorni successivi ampliai il racconto originario fino a completare i primi due capitoli. Il mio punto di riferimento stilistico, a quel punto, era divenuto Garcìa Marquez: immaginavo Perceber come una città gemella di Macondo.
Quando tornai a vivere a Roma nell’autunno del 1996, dimenticai ben presto il progetto, e per due anni non scrissi niente...
Leggi tutto l'articolo di Leonardo Colombati Così ho scritto Perceber, circa 14K in Rtf.
Posted by giuliomozzi at 11:28 | Comments (7)
17.12.04
I primi passi, titubanti, del giovine scrittore
di giuliomozzi
Nel 2000 Leonardo Colombati ricevette un riconoscimento speciale dalla giuria del Premio Arona (composta da Donata Aphel, Giacomo Battiato, Andrea Camilleri, Angelo Canevari, Giulio Cattaneo, Oriella Dessì, Laura Toscano) per il racconto La repubblica delle lettere anonime. Riconoscimento consistente, peraltro, in una "raccolta in confezione esclusiva della collezione completa dell’Almanacco dell’Altana" (tutti i particolari).
Ma non gli bastò, al Colombati. Lo stesso anno conquistò anche una segnalazione d'onore, nella sezione racconto inedito, alla diciottesima edizione del Premio Firenze. La giuria in quel caso era composta da Vittorio Vettori, Anna Belli, Giuseppe Cancemi, Uberto Frediani, Franco Manescalchi, Enrico Nistri, Gloria Giudizi Pattarino, Pierandrea Vanni (tutti i particolari).
Li aspettiamo, tutti questi illustri giurati, al varco. Loro che, già quattr'anni fa, avevano "visto". Loro almeno lo compreranno, il libro Perceber, quando uscirà. Quindici copie garantite, se non altro.
Posted by giuliomozzi at 22:38 | Comments (14)
15.12.04
Cronistoria di un inizio
di giuliomozzi
Bene, ragazzi, si comincia. Vi ricordate la faccenda del capolavoro misterioso? Cominciò a parlarne, un giorno, a sorpresa (a sorpresa anche per i più diretti interessati) Giuseppe Genna nel suo e-magazine I Miserabili: dopo uno, due, tre suoi interventi (Prime considerazioni sul Capolavoro Misterioso; Di fronte all'altrui Capolavoro; Configurazione del Capolavoro Misterioso) si sollevò (in quel mondo separato, eppure non incomunicante con Reale, che è la Rete) un tale vespaio che dovetti intervenire nel mio diario a placare un po' gli animi, con un pezzo (non so quanto, in realtà, placatorio) intitolato Pubblicità per un capolavoro (avevo appena finito di leggere Pubblicità per me stesso di Norman Mailer, Lerici 1962).
Ora, il capolavoro misterioso è un romanzo che s'intitola Perceber (parola spagnola: si pronuncia persebèr), e l'autore del capolavoro misterioso è un sano ragazzone che risponde al nome di Leonardo Colombati (ritratto qui sopra in una foto di Kìmota). Il romanzo, pubblicato da Sironi, casa editrice per la quale lavoro, sarà in libreria in aprile, o fine aprile, comunque in tempo per la Fiera del libro di Torino (che si tiene, tradizionalmente, attorno al primo fine settimana di maggio).
Leonardo Colombati ha nel frattempo fatta un po' di strada. Si è lasciato irretire dalla rete (vabbe', è un po' colpa mia) e prima ha avviato Il catalogo è questo?, luogo nel quale instancabilmente monologa della sua musica preferita (che è, tanto per spiegarsi, tutta quella che sta tra Bruce Springsteen e Bruce Springsteen), poi si è inventato di fare Medicine Show, ossia una rivista musicale deliberatamente e sfacciatamente ciarlatanesca nella cui redazione, ahimè, ha coinvolto anche persone normalmente serie, o quanto meno seriose, come Niccolò Borella, Davide L. Malesi, Seia Montanelli, Alessandro Piperno, Bernardino Sassoli e Armando Trivellini (oltre che, doppio ahimè, il sottoscritto).
Ma non solo nella rete si sono agitati i destini di Leonardo Colombati e di Perceber: anche nel mondo della carta stampata. Un estratto del romanzo è stato pubblicato prima dell'estate 2004 dalla prestigiosa rivista Nuovi Argomenti, diretta da Enzo Siciliano; e la stessa rivista ospita, nel numero che arriva in libreria in questi giorni, un saggio su Thomas Pynchon nel quale Leonardo, con lo spirito ciarlatanesco che gli è proprio, ha infilato uno dei più stupefacenti refusi-lapsus degli ultimi ventidue anni.
Qualche settimana fa, Leonardo e il sottoscritto si sono guardati negli occhi. Avevamo fantasticato un po', in precedenza, sulla possibilità di fare un sito-work-in-progress per Perceber. Bene: questo che state leggendo è il sito-work-in-progress del romanzo Perceber.
Pubblicheremo diari di bordo, foto delle varie location del romanzo, estratti, pagine rifiutate o ripudiate (l'editore rifiuta, l'autore ripudia), sciocchezzuole, severi interventi critici (quando il libro sarà uscito), scritti divaganti ed extravaganti.
Siori e siore, si comincia. Seguìteci con fiducia.
Posted by giuliomozzi at 09:53 | Comments (8)